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• contenere i rischi

più il prestito si adegua alle esigenze del cliente, tanto più è probabile che questi sia in grado di

rispettare le condizioni previste dal contratto e ridurre il rischio sopportato dalla banca.

Il processo di individuazione delle forma tecnica risulta da un accordo a cui giungono il prestatore

di fondi e il prenditore/cliente.

Il buon esito di un’operazione di prestito è principalmente legato al modo in cui il prestito stesso si

inserisce nella gestione economico-finanziaria del cliente e contribuisce al

raggiungimento/mantenimento di una situazione di equilibrio. È necessario che la banca utilizzi le

informazioni acquisite in sede istruttoria del fido per individuare le caratteristiche più opportune.

Fase iniziale che si basa su una relazione banca-impresa improntata sulla collaborazione e sulla

fiducia reciproca.

La scelta della forma tecnica deve quindi essere effettuata in una logica di relazione di

clientela ossia la banca propone il servizio che meglio di altri soddisfa il cliente. Spesso è il cliente

stesso che quando chiede un fido è già indirizzato verso una particolare tipologia di forma tecnica.

La capacità propositiva del cliente si basa quindi sulla sua competenza in materia finanziaria.

Il rischio di credito e la sua valutazione

Il soddisfacimento del bisogno di finanziamento comporta la valutazione del rischio di credito del

cliente da parte del prestatore.

Il rischio di credito dipende dall’entità della somma prestata e dalla probabilità che il

prenditore non rimborsi puntualmente tutto o parte del prestito. È possibile stimare la cosiddetta

perdita attesa connessa a un’esposizione creditizia.

Viene determinata in funzione della:

- probabilità di invsolvenza

- perdita in caso di insolvenza

- entità dell’esposizione al momento dell’insolvenza

- durata del prestito

le perdite effettivamente subite possono discostarsi da quanto atteso; si parla di perdita inattesa ed

è la differenza delle perdite effettive riscontrate e quelle preventivate ex-ante.

Nella banca il processo di stima degli elementi che determinano perdita attesa e inattessa è noto

come risk measurement and management.

Un sintetico schema di valutazione, noto come schema delle 5C, fa riferimento:

- character

- capital

- capacity

- collateral

- conditions

cinque fattori costituiscono l’oggetto principale dell’istruttoria di fido (indagini e analisi quali-

quantitative che permettono di pervenire ad un giudizio sulla richiesta di fido inoltrata dalla

clientela.

L’istruttoria di fido presenta due dimensioni fondamentali:

- la valutazione della capacità di credito

- la verifica della compatibilità della richiesta con gli obiettivi

l’istruttoria si compone in quattro fasi:

- raccolta delle informazioni e accertamento dei dati

- analisi qualitative

- analisi quantitative

- stesura della relazione di fido

nell’ambito dell’istruttoria di fido, possono essere utilizzate le tecniche del credit scoring e del

credit rating.

Credit scoring: tecnica quantitativa automatizzata tramite la quale si ottiene un punteggio

espressivo della rischiosità. Modello che mette in relazione una serie di indicatori atti a

rappresentare variabili che influenzano il rischio di credito e pertanto in grado di stimare la

probabilità di insolvenza dei singoli affidati. Le variabili input possono essere : - scelte

discrezionalmente dal costruttore del modello o – individuate attraverso apposite tecniche

statistiche. Solo i modelli di scoring oggettivo sono in grado di fornire una valutazione della

rischiosità di un debitore valida in assoluto. Questi modelli però incontrano alcuni ostacoli.

La tecnica del credit rating prevede l’assegnazione di un prenditore o di un prestito a una

categoria determinata di rischio contraddistinta da un indicatore alfanumerico. Possono essere

utilizzati rating esterni emessi da apposite società di rating o rating interni ossia rating assegnati

da un intermediario alla propria clientela.

La classificazione delle forme tecniche dei prestiti

Le operazioni di prestito vengono solitamente classificate:

- prestiti monetari; danno luogo alla materiale erogazione di fondi. Rappresenta lo strumento

principale attraverso quale la banca svolge la funzione creditizia.

- presititi non monetari; non danno luogo necessariamento all’erogazione di fondi. Si distinguono in

crediti di firma e prestiti di titoli. Nei crediti di firma la banca si limita a garantire un’obbligazione

del proprio cliente e solo nel caso in cui questi non vi adempia essa è chiamata a pagare. Banca

ottiene ricavi sotto forma di commissioni tranne nel caso in cui dovrà pagare che allora riceverà

anche interessi.

I risvolti economi e finanziari sono differenti. Nel primo caso vi è un coinvolgimento immediato

della tesoreria della banca e l’immediato insorgere di un rischio di credito; nel secondo caso la

tesorreria viene eventualmente interessata solo in un secondo momento.

Classificazione secondo la capacità di controllare il rischio a cui essi espongono la banca:

- credito in bianco

- credito a base controllata: erogazione è subordinata alla presentazione di documenti

rappresentativi di un credito non ancora scaduto. Sconto, anticipo salvo buon fine, anticipi

all’export, ecc. consente alla banca di controllare direttamente parte delle entrate monetarie

del cliente e di finalizzarle all’estinzione del prestito. Sono operazioni “autoliquidanti”.

Presentano un minore rischio di credito oltre che di liquidità.

- Credito a base garantita: prestiti la cui concessione è subordinata alla costituzione di una

garanzia a favore della banca. Mutui ipotecari, anticipazione su pegno di titoli, di merci e di

crediti.

il contenimento del rischio avviene in due momenti diversi. Nel primo caso è garantit da un

controllo diretto di parte dei flussi di cassa, il presidio si ha prima ancora che il rischio dia luogo

a una eventuale perdita. Nel secondo caso c’è una attenuazione o più difficilmente un

annullamento della perdita grazie all’escussione della garanzia.

Un’ulteriore classificazione rispetto al target di clientela cui sono rivolti:

- prestiti destinati alle famiglie

- prestiti destinati alle imprese.

La natura dell’affidato non ha dirette ripercussioni. La scelta della forma tecnica è più semplie nel

caso delle famiglie perché la loro gestione economico-finanziaria risulta indubbiamente meno

articolata di quella di un’impresa.

I prestiti possono essere anche classificati in base alla loro durata:

- prestiti a breve

- prestiti a medio-lungo termine.

La distinzione temporale rimanda anche al criterio di gestione integrata di fonti e impiego

all’interno dell’impresa da finanziare. La copertura del fabbisogno finanziario deve tenere conto

anche della sua durata. L’omogeneità in termini di durata tra fonti e impieghi riduce al minimo il

rischio di liquidità.

I prestiti possono essere anche classificati in base alla valuta di denominazione. Distinzione

tra i prestiti in valuta nazionale e prestiti in valuta estera. È un rischio gestibile sia a livello di

impresa sia a livello di banca.

Capitolo 10 – Regolamentazione del sistema finanziario e

organismi di controllo

Obiettivi della regolamentazione

Regolamentazione: quadro normativo che disciplina l’attività degli intermediari e dei mercati

finanziari, costituito sia da leggi (principi generali della disciplina e poteri alle autorità )che da

norme amministrative (concreta attuazione a tali principi attraverso emanazione di regolamenti e

circolari). Nei paesi EU, ci sono regolamenti e direttive che rappresentano gli strumenti attraverso

cui il legislatore comunitario esercita il proprio potere normativo nell’ambito delle competenze

attribuitegli. Anche l’attività degli organismi internazionali ha un forte impatto sul quadro

regolamentare. Per esempio comitato di Basilea o IOSCO, cui obiettivi sono quelli di individuare e

diffondere le best practises nella supervisione bancaria.

Si sta assistendo ad un rilevante processo di convergenza internazionale della disciplina sui mercati

e su intermediari finanziari. Il termine regolamentazione si trova quasi sempre accompagnato al

termine di vigilanza o supervisione, attività di controllo svolta dalle autorità a ciò preposte. Capire

obiettivi e motivazioni per regolamentazione dei mercati e intermediari finanziari.

Riferimento alla centralità del sistema finanziario nelle moderne economie, l’esistenza di rapporti

con tutti gli operatori economici e riferimento ai fattori di contagio che accompagnano il

malfunzionamento o il fallimento delle strutture del sistema finanziario.

La crisi di un’impresa finanziaria ha in molti casi effetti pronunciati su più segmenti e operatori

economici. Rischio sistemico o effetto domino: possibilità che crisi di un intermediario si propaghi

agli altri attraverso i rapporti che si instaurano sul mercato. Tale crisi spesso determina una perdita

di ricchezza finanziari per i risparmiatori che a sua volta può determinare una caduta nei consumi e

quindi una recessione economica. Episodi del genere generano disfunzione nel regolare

funzionamento del sistema dei pagamenti e credit crunch.

Gli obiettivi della regolamentazione si sostanziano nel garantire stabilità, efficienza e trasparenza.

Obiettivo di stabilità è riferito sia all’industria sia ai singoli intermediari finanziari che lo

compongono.

A livello macro l’industria viene considerata stabile se dispone di meccanismi di

prevenzione/limitazione di situazioni patologiche in grado di diffondersi al resto del sistema.

Interventi per limitare i costi di risoluzione delle crisi finanziarie. Processi di aggiustamento

possono essere troppo onerosi in termini di rallentamento della crescita di un sistema economico.

A livello micro, capacità dei singoli intermediari di evidenziare corretti equilibri gestionali

verificando e garantendo le condizioni di liquidità e solvibilità dei singoli operatori, nonché

limitandone l’assunzione dei rischi, attraverso una regolamentazione di tipo prudenziale.

Il secondo obiettivo è il perseguimento di efficienza per i singoli intermediari e mercati e

quindi per il sistema finanziario nel suo complesso. La nozione di efficienza allocativa riguarda la

capacità del sistema finanziario di destinare in modo ottimale le risorse fornite dai risparmiatori sui

diversi progetti di investimento proposti. Condizioni per una efficiente divisione del lavoro tra

mercati e intermediari. Adeguata selezione delle iniziative imprenditoriali e finanzino i progetti di

investimento con maggiori rendimenti a parità di rischio. Efficienza tecnico-operativa si riferisce

alla capacità degli intermediari e dei mercati organizzati di raggiungere una dimensione ottima ossia

un volume di produzione cui corrisponda il minimo costo unitario. Prima di definivano precisi

vincoli ma a partire dagli anni novanta il processo di regolamentazione imperniato su

regolamentazione prudenziale e su apertura internazionale. La ricerca di una maggiore efficienza

poggia sulla promozione e tutela della concorrenza.

L’obiettivo di trasparenza ha due diverse eccezioni a seconda del punto di vista macro o

micro. Macro: capacità del sistema dei prezzi dei titoli negoziati sul mercato di riflettere, in ogni

istante, tutte le informazioni possibili (efficienza informativa). Micro: individua il livello ottimale di

informazioni da offrire al mercato e alla clientela; trasparenza nel rapporto intermediario-cliente e

quantità/qualità dei dati contabili ed extracontabili resi disponibili al pubblico. Disciplina di

mercato: attività di selezione e monitoraggio svolta sugli intermediari dai creditori finali. Garantire

l’instaurarsi di rapporti negoziali equi e trasparenti.

Strumenti della regolamentazione

Il perseguimento dei fini di stabilità, trasparenza ed efficienza avviene attraverso l’utilizzo di

strumenti di regolamentazione. Prevalenza di strumenti di regolamentazione e vigilanza del tipo

prudenziale. Norme su adeguatezza patrimoniale che impongono livelli minimi di

patrimonializzazione dei rischi assunti, in particolare di credito e di mercato.

Le autorità di vigilanza

Istituzioni chiamate a definire le regole di funzionamento del sistema finanziario

(regolamentazione) e a verificarne l’applicazione da parte dei soggetti ivi operanti (vigilanza). Ad

una tripartizione dell’industria finanziaria corrispondono altrettanti organi istituzionali che

possiamo indentificare con le autorità di vigilanza bancaria, organi di vigilanza sui mercati

finanziari e intermediari mobiliari, organi di vigilanza sulle assicurazioni; vigilanza su fondi

pensione si è aggiunta in un secondo momento. Ad essi si affiancano le banche centrali e le autorità

antitrust.

Ci sono quattro approcci/modelli di regolamentazione e vigilanza in campo finanziario.

Modello istituzionale: si può chiamare per soggetti o per mercati ovvero selezionale; la

vigilanza si esercita su ciascuna categoria di operatori finanziari. Modello ottimale in economia

caratterizzate da mercati finanziari poco sviluppati dove in ogni segmento di mercato è presente una

sola tipologia di intermediario, di strumento finanziario e di autorità di vigilanza. Si evitano

sovrapposizioni sui regulators.

Modello funzionale: alla diverse funzioni esercitate dagli intermediari corrispondono

altrettante forme di regolamentazione e supervisione. Non è molto chiaro quali funzioni considerare

ai fini della vigilanza e, quindi, quanti regulators sono necessari.

Modello accentrato: single regulator. Una unica autorità di controllo, diversa dalla banca

centrale che ha competenza su tutti gli intermediari e tutti i mercati del sistema finanziario. Uno dei

maggiori vantaggi è che prevede un unico riferimento per gli intermediari. Costi minori ma

esperienza troppo recente per confermare questo modello. Può esserci un conflitto di interesse tra

eventuali finalità.

Modello per finalità: tre agenzie diverse dalla banca centrale, ognuna con riferimento a

ciascun obiettivo della regolamentazione: microstabilità (macrostabilità rimane alle banche

centrali), trasparenza e concorrenza. Ogni auturoità dovrebbe presidiare un obiettivo. Evitare

arbitraggi regolamentari pure in presenza di rischi di duplicazione o triplicazione di regole e

controllo. Evita le inefficienze tra i trade-offs tra gli obiettivi. Forti coordinamenti tra le autorità.

Tra i paesi dell’UM, non emerge un modello prevalente. Modello istituzionale, modello accentrato e

modello per finalità (IT e ND).

Il modello adottato in Italia prevede una serie di accezioni al modello classico funzionale:

- unica autorità preposta alla regolamentazione per stabilità, trasparenza e efficienza del

settore bancario (banca centrale approccio istituzionale)

- approccio per finalità sui mercati mobiliari (BI stabilità; Consob trasparenza; AGCM

concorrenza/efficienza)

- approccio semi-istituzionale per assicurazioni e fondi pensione. Isvap e covip unico

organismo per trasparenza e stabilità mentre concorrenza spetta sempre ad AGCM.

Sovraordinati ci sono i ministeri dell’economia, del lavoro e dell’industria; nonché i comitati

interministeriali cui spettano i compiti di definire le direttive generali.

Quadro della regolamentazione europea

Importante fonte della regolamentazione in campo finanziario è costituita dalle norme menatae dal

legislatore comunitario. Lungo processo di convergenza e integrazione delle strutture e degli

ordinamenti dei paesi appartenenti all’UE.

La creazione di un mercato unico dei servizi finanziari si fonda sul principio chiave di libertà di

accesso ai mercati comunitari, libertà di prestazione di servizi (direttamente dalla sede di origine in

tutti i paesi comunitari) e libertà di stabilimento (possibilità di creare una succursale in qualsiasi

paese dell’unione secondo le regole del proprio paese di origine). Per realizzare tale obiettivo,

l’ordinamento comunitario ha cercato una armonizzazione minima delle legislazioni nazionali per

ridurre le maggiori disparità e creare un level playing field.

Realizzata tale armonizzazione minima trova applicazione il principio del mutuo riconoscimento:

l’autorizzazione a svolgere l’attività finanziaria concessa in un paese vale anche per tutti i paesi

dell’Unione. Possibilità di operare nel mercato unico. L’intermediario è sottoposto al controllo solo

dell’autorità del paese di origine: home country control.

La produzione normativa comunitaria si realizza attraverso l’uso di direttive e regolamenti. Le

prime hanno efficacia negli ordinamenti nazionali solo dopo l’emanazione di leggi di recepimento.

Tra la fine degli anni 70 e 80, l’attenzione è stata prevalentemente rivolta all’attività creditizia. Le

due direttive di coordinamento dell’attività bancaria ponevano le condizioni di accesso al mercato

bancario e definivano lo spettro dell’operatività consentita alle banche.

Mercato interno del settore bancario è nato realmente nel 1993 con il TUB. Condizioni di accesso

sono state condotte a criteri oggettivi (dotazione di un capitale minimo e predisposizione di un

programma di attività); l’operatività è stata articolata sulla base di un elenco di attività consentite,

ammesse al mutuo riconoscimento. Sono stati delineati anche dei profili prudenziali come direttive

sul patrimonio, che ne definiscono composizione e adeguatezza rispetto ai rischi assunti; norme per

limitare l’assunzione di grandi rischi di credito e il grado di concentrazione del portafoglio

creditizio.

La comunità ha trattato separatamente l’assicurazione sulla vita rispetto a quella diversa

sulla vita. Ci sono state per entrambe le categorie 3 direttive e la più importante è stata la direttiva

83 del 2002. Vige un sistema di autorizzazione concessa dalle autorità competenti dello stato

membro in cui l’impresa ha sede che le consente di svolegere l’attività in regime di stabilimento o

di libera prestazione di servizi negli altri paesi della comunità. Le condizioni di accesso sono

ricondotte a criteri oggettivi, quali la forma giuridica della società, limitazione dell’oggetto sociale

all’attività di assicurazione, dotazione di un capitale minimo, programma di attività e rispetto di

requisiti di onorabilità per proprietari e dirigenti. Introdotto il concetto di margine di solvibilità:

supplemento di capitale minimo su cui un’impresa di assicurazione può fare affidamento in casi

imprevisti quali un numero più elevato di sinistri o andamento negativo della gestione finanziaria.

ammontare assoluto di capitale minimo richiesto di € 3mln, più supplementi di capitale calcolati

sulla base di coefficienti. Imposti anche limiti massimo alla concentrazione del portafoglio delle

riserve. Presenza di una vigilanza supplementare che permette alle autorità di vigilanza di estendere

la vigilanza a tutte le imprese partecipanti alla e partecipate dalla impresa di assicurazione.

Nell’ambito dell’intermediazione mobiliare, 1996. Obiettivo di armonizzare le norme

fondamentali e che riguardano le condizioni di ammissione alle quotazione ad una borsa valori e gli

obblighi di trasparenza per le imprese quotate, le informazioni sugli assetti proprietari delle società

quotate, disciplina delle operazioni di insider trading. La direttiva sui servizi di investimento ha

definito l’impresa di investimento abilitata a offrire l’intero spettro dei servizi di intermediazione

mobiliare in tutto l’unione e ha liberalizzato l’accesso al settore sia alle imprese di investimento sia

alle banche. Nel 1998 TUF; successivamente innovato per tenere conto della direttiva MIFID.

Introduce novità con riferimento sia ai mercati mobiliari organizzati, sia a operatività degli

intermedieri del settore mobiliare. Possobilità di offrire alla clientela il servizio di consulenza

finanziaria indipendentemente da altri servizi ed una maggiore tutela per l’investitore. Sul versante

dei mercati, il MIFID elimina l’obbligo di concentrazione delle negoziazioni nei mercati

regolamentati.

Si ha abuso di mercato quando gli investitori subiscono le conseguenze sfavorevoli del

comportamento di altri soggetti che hanno approfittato di informazioni confidenziali (insider

trading), hanno divulgato informazioni false o ingannevoli, hanno falsato il meccanismo di

formazione dei prezzi degli strumenti finanziari.

Nel maggio 2003 è stata emanata la prima direttiva che si applica al segmento degli enti

pensionistici per istituire un quadro prudenziale a tutela dei futuri pensionati. Nel 2002 è stata

emanata una direttiva duo contratti a distanza in materia di servizi finanziari.

La regolamentazione italiana

TUB

TUF

TUA

Il TUB e il TUF rappresentano i due fondamentali corpi legislativi e costituiscono l’ossatura

portante della regolamentazione e dei controlli. Obiettivi generali di sana e prudente gestione.

Condizioni di ingresso nel settore finanziario e contenuti dell’attività

Per operare nel settore dell’intermediazione finanziaria, un soggetto deve rispettare alcuni vincoli

formali.

Per la costituzione di una banca:

- adozione della forma giuridica di S.p.A. o società cooperativa per azioni a responsabilità

limitata

- capitale minimo di €6.3mln (2mln per BCC)

per le imprese di investimento (SIM):

- forma giuridica di Spa con denominazione sociale di società interm. Mobiliare

- capitale sociale minimo di:

€385k per SIM senza rischi finanziari in proprio

o €1mln per quelle che li assumono

o

per le società di gestione del risparmio (SGR):

- forma giuridica Spa con denominazione sociale di società di gestione del risparmio

- capitale sociale minimo di almeno €1mln

per gli intermediari ex art.107:

- forma giuridica Spa o società in accomandita per azioni, Srl o società coop.

- Capitale sociale minimo non inferiore a 5 volte il capitale minimo previsto per Spa

Per le imprese di assicurazione:

- forma giuridica di Spa, società cooperativa a responsabilità limitata o mutua assicurazione

- dotarsi del capitale sociale o fondo di garanzia minimo variabile tra un minimo di 1.549 e un

massimo di 5.165 mln in funzione del ramo assicurativo esercitato.

Tutti gli intermediari sono inoltre tenuti a presentare un programma concernente l’attività che esso

intende svolgere, occorre che i partecipanti al capitale, amministrativi, direzione e controllo abbiano

i requisiti di onorabilità e proffessionalità fissati dalle autorità. Primo requisito è che non siano

incorsi in sentenze di condanna o in misure di prevenzione per reati bancari, societari o fallimentari.

La regolamentazione definisce anche il perimetro entro cui possono agire i soggetti

autorizzati.

Per quanto attiene le società che gestiscono i mercati regolamentati, le cosiddette società-mercato,

richiedono:

- forma di Spa, anche senza scopo di lucro

- capitale minimo di €5mln (12.5 se svolge anche servizi di compensazione e garanzia su

derivati)

- requisiti di onorabilità e professionalità a soggetti amministrazione, direzione e controllo e

soci con partecipazioni rilevanti.

- Apposito regolamento, sotto approvazione CONSOB, deve specificare:

Condizioni di ammissione, esclusione e sospensione delle negoziazioni degli

o operatori e strumenti finanziari

Condizioni e modalità per svolgimento negoziazioni e eventuali obblighi di operatori

o ed emittenti

Modalità di accertamento, pubblicazione e diffusione dei prezzi; tipi di contratti

o ammessi alle negoziazioni, criteri per determinazione dei lotti minimi di

negoziazione.

Al contrario, il tuf non detta specifiche regole di organizzazione e funzionamento per i mercati non

regolamentati, che quindi sono rimessi all’autonomia decisionale privata.

Norme sull’adeguatezza patrimoniale

La regolamentazione prudenziale mira a controllare e contenere i rischi complessivi dell’attività dei

singoli intermediari. La dimensione del patrimonio dell’intermediario diventa cruciale per sostenere

la crescita dimensionale e l’articolazione per i tipi di attività e controllare la rischiosità.

L’ammontare del patrimonio è determinato in misura proporzionale ai rischi, finanziari e non,

assunti dall’intermediario a seguito delle scelte di gestione. Si definisce un rapporto minimo tra una

dimensione del patrimonio e una misura dei rischi sostenuti.

La regolamentazione sull’adeguatezza patrimoniale si preoccupa di:

- stabilire la composizione del patrimonio degli intermediari utile ai fini di vigilanza, noto

come patrimonio di vigilanza.

- Individuare i rischi oggetto di regolamentazione

- Quantificare esposizione intermediario a tali rischi

- Stabilire un rapporto minimo tra patrimonio di vigilanza e ammontare delle esposizione a

rischi suddetti.

Queste norme sono il risultato di una regolamentazione sviluppata da organismi internazionali. I

requisiti minimi di capitalizzazione sono il frutto dell’accordo tra le autorità di regolamentazione

dei paesi del G-10 + Lux e Ch. Accordo di basilea del 1988.

Si definì un coefficiente patrimoniale minimo obbligatorio riferito al rischio creditizio che

imponeva di mantenere il livello del patrimonio di vigilanza almeno pari all’8% del volume delle

attività in bilancio e fuori, ponderate sulle base di tre fattori (categoria di appartenenza, rischio

paese e presenza di garanzie). PdV/APR>=8%. Il criterio di calcolo per il denominatore assegnava

ponderazioni più ridotte ai crediti detenuti in contropartita di soggetti pubblici (banche centrali o

governi) appartenenti all’OCSE (ponderazione0) e verso enti del settore pubblico e istituzioni

creditizie (ponderazione 0.2); ponderazioni progressivamente più elevate per le posizioni di rischio

nei confronti di soggetti privati, quali prestiti non assistiti da garanzie ipotecarie (ponderazione fino

a 1) o partecipazioni in imprese non finanziarie con risultati di bilancio negativi negli ultimi due

anni (ponderazione con peso 2).

Nel nostro paese, coefficiente di solvibilità si applica alle banche, alle società finanziarie

(intermediari ex art.107) e alle imprese di investimento in relazione ai rischi creditizi da esse

sostenuti. Il coefficiente deve essere rispettato sia a livello individuale, sia a livello consolidato.

A partire dal 1993 è entrato un ulteriore requisito riguardo ai rischi di mercato, ossia i rischi

connessi a variazioni dei prezzi di mercato. Rispettare distintamente requisiti patrimoniali a fronte

delle seguenti categorie di rischio:

- rischio di posizione sui titoli di debito e titoli di capitale, rischio di subire perdite in seguito

ad oscillazioni dei prezzi dei valori mobiliari negoziati per rischi generi o specifici

- rischio di regolamento, connesso alle transazioni in titoli, che si determina quando la

controparte non adempie all’obbligo di consegna dei titoli o del controvalore in denaro

- rischio di controparte, connesso alla possibilità che la controparte non adempia alla propria

prestazione come stabilito dagli obblighi contrattuali

- rischio di cambio, rischio di subire perdite per effetto di avverse variazioni del tasso di

camgio

- rischio di posizione in merci, rischio di subire perdite a fronte dell’oscillazione dei prezzi di

tali merci.

Nel complesso il patrimonio di vigilanza degli intermediari deve essere almeno pari alla somma dei

requisiti calcolati con riguardo al rischio di credito e di mercato prima elencati.

Basilea 2 2006. Revisione dei requisiti, risultato di progressive versioni della normativa

sull’adeguatezza patrimoniale che hanno coinvolto, oltre alle autorità di vigilanza, l’intera comunità

di intermediari e associazioni professionali. Il nuovo accordo prevede modalità più articolate di

computo dei rischi.

Nel caso delle assicurazioni il requisito minimo di capitale prende il nome di margine di

solvibilità; definito come una riserva complementare (alle riserve tecniche) per far fronte ai rischi

dell’attività assicurativa; forma di garanzia per fronteggiare determinati rischi collegati ad una

maggiore sinistrosità e non si tiene conto dei rischi assunti nell’ambito della gestione finanziaria e

tanto meno del rischio operativo. Questo margine di solvibilità è composto da una parte

fissa (quota minima di garanzia) che costituisce un minimo assoluto, determinata in funzione dei

diversi rami assicurativi esercitati, ed una parte variabile, di ammontare proporzionale al volume di

affari. Nelle assicurazioni danni il margine di solvibilità deve essere pari al più elevato tra i risultati

ottenuti applicando due metodi di calcolo, il primo in funzione dei premi incassati, il secondo in

relazione all’onere medio dei sinistri degli ultimi tre esercizio. Calcolo in base ai premi, si

cumulano gli importi dei premi dell’ultimo esercizio e si ripartisce il relativo ammontare in due

quote: la prima inferiore o pari a 10mln con percentuale del 18%, e l’eccedenza con aliquota del

16%. Importo ottenuto viene rettificato per la riassicurazione passiva. Calcolo basato sull’onere

medio dei sinistri; tiene conto dei sinistri pagati negli ultimi tre esercizi dedotti i recuperi e le

riserve sinistri iniziali. Il valore ottenuto si divide per 3 e rappresenta il costo medio complessivo.

Questo viene suddiviso in due quote: la prima fino a 7mln con percentuale del 26% e la seconda

uguale all’eccedenza del costo medio su 7mln con aliquota del 23%. Sulla base del margine di

solvibilità viene definita la quota di garanzia pari ad un terzo del margine stesso e comunque non

inferiore alla quota minima di margine di garanzia.

Nelle assicurazioni sulla vita il margine di solvibilità è calcolato facendo riferimento

alle riserve matematiche (per le coperture caso vita) e ai valori dei capitali sotto rischio (per le

coperture caso morte). Nel primo caso si applica una aliquota del 4%, nel secondo una che va dallo

0,3% al 0.1% + la composizione dei portafogli attivi e passivi rettificati dalla riassicurazione

passiva. sulla base del margine di garanzia pari ad un terzo del margine stesso e comunque non

inferiore alla quota minima di garanzia prevista dalla legge.

Le norme sulla concentrazione dell’attività e la disciplina delle partecipazioni

Evitare che una eccessiva concentrazione dei rischi nel portafoglio delle attività possa

compromettere la stabilità degli intermediari e possa condizionare la qualità delle scelte di gestione.

Promuovere una adeguata diversificazione dell’attivo perché posizioni rischiose fortemente

concentrate possono generare perdite di dimensioni tali da rendere comunque insufficiente il ruolo

di ammortizzazione riconosciuto al patrimonio. Rischio di concentrazione che si affianca al

tradizionale rischio di insolvenza. Elevata concentrazione delle esposizioni potrebbe provare un

rischio di commistione che mette strettamente in dipendenza le scelte gestionali dell’IF con qualità

della gestione delle imprese finanziate.

Tutti gli intermediari sono sottoposti a regole di diversificazione del portafoglio.

Nel caso del portafogli di prestiti di banche e altri intermediari creditizi, le norme

definiscono grandi rischi o fidi le posizioni di rischio di importo pari o superiore al 10% del

patrimonio di vigilanza dell’ente creditizio erogante. Tenuti a contenere l’ammontare complessivo

dei grandi rischi entro il limite di 8 volte il patrimonio di vigilanza (limite globale) e ciascuna

posizione di rischio riferita ad un cliente o a gruppi di soggetti collegati entro il 25% del medesimo

aggregato patrimoniale (limite individuale). Il limite individuale è al ridotto, per le banche, al 20%

nei confronti dei soggetti collegati, ovvero azionisti per una quota superiore al 15% e imprese

partecipate dalla banca in misura superiore al 20% del capitale della società partecipata. Gli

intermediari non bancari appartenenti a gruppi bancari sono esentati dal rispetto del limite globale e

sono tenuti a rispettare un limite individuale pari al 40% del patrimonio di vigilanza.

Con riferimento alla partecipazioni. Se per le participazioni finanziarie in altre

banche e in intermediari finanziari non sono posti particolari vincoli, le partecipazioni non

finanziarie vengono commisurate sia al capitale della partecipata che al patrimonio del partecipante;

alle banche non è concesso di superare il 15% del capitale della partecipata se questa è una impresa

non finanziaria (limite di separatezza) e ogni singola partecipazione non può eccedere il 3% del

patrimonio di vigilanza (limite di concentrazione). Distanza del braccio impresa-banca.

L’acquisizione di partecipazioni qualificate e di controllo deve essere preventivamente autorizzata

da parte dell’organismo di vigilanza competente. I soggetti che svolgono attività impresa in settori

non bancari o finanziari, non possono assumere partecipazioni superiori al 15% del capitale di una

banca o di una finanziaria capogruppo o comunque il controllo delle stesse (principio di separatezza

banca-industria).

Anche nel caso di IF che gestiscono portafogli sono previsti limiti allo scopo di garantire la

diversificazione. Nel caso di un fondo comune di investimento aperto armonizzato, il gestore non

può investire in SF di uno stesso emittente per un valore superiore al 5% del totale delle attività; il

limite è elevato al 15% nel caso di SF quotati e a condizione che l’insieme degli investimenti

superiori al 5% delle attività del fondo non superi il 40% del totale delle attività.

La trasparenza dei comportamenti degli intermediari e al tutela dell’utente di servizi

finanziari

Obiettivo della trasparenza del comportamento degli intermediari si propone la protezione del

contraente debole, il cliente. Obiettivo tanto più perseguito quanto più si presuppone che il cliente

non possa avere le conoscenze finanziarie e tutte le informazioni. La tutela accordata alla clientela

al dettaglio è ben più elevata di quella spettante alla clientela istituzionale. Vincoli volti a rendere

trasparente l’operato e la costituzione di appositi organismi di garanzia a favore degli utenti di

servizi finanziari.

Nel primo caso, l’obiettivo è quello di rendere noti ai clienti gli elementi essenziali del

rapporto contrattuale nonché le loro variazioni. Limitare la possibilità che l’intermediario sfrutti la

propria posizione di vantaggio a danno del cliente. Sono posti quindi obblighi di:

- pubblicità delle condizioni economiche

- forma scritta dei contratti, pena nullità degli stessi; la possibilità di variare in senso

sfavorevole al cliente il tasso di interesse e ogni altro prezzo o condizione può essere fatta

valere a patto che sia stata esplicitamente predisposta e specificamente approvata dal cliente

la clausola.

- Comunicazione al cliente di modifiche unilaterali delle condizioni contrattuali, per i contratti

di durata pluriennale, in merito alle condizioni del contratto.

- Predispozione di schemi contrattuali standard.; indicazione dell’ammontare, del numero,

degli importi, della scadenza delle singole rate e del TAEG che comprende interessi e tutti

oneri sostenuti dal debitore. Valutare onerosità del finanziamento.

L’intermediario deve acquisire le informazioni necessarie dai clienti e operare in modo che essi

siano sempre adeguatamente informati. Delibera della CONSOB che impone:

- acquisire, nella fase precontrattuale, informazioni circa ll’esperienza, la situazione

finanziaria, gli obiettivi di investimento, nonché la propensione al rischio del cliente.

Eventuale rifiuto di fornire suddette informazioni da parte del cliente deve risultare dal

contratto o da apposita dichiarazione scritta dall’investitore. Intermediario è tenuto ad

aggiornare le informazioni periodicamente.

- Fornire all’investitore informazioni adegutate sulla natura, sulle condizioni e sui rischi delle

operazioni che si accinge a compiere. Si impone di consegnare al cliente un documento

informativo sui rischi generali degli investiment in strumenti finanziari. Non solo la

transazione deve essere adeguata ma devono essere state fornite anche tute le informazioni

necessarie per effettuare l’investimento.

- Informare prontamente il cliente in caso di perdite su strumenti derivati o warrant con

finalità diverse da quelle di copertura di importo pari almeno al 50% del valore dei mezzi

costituiti a titolo di provvista o garanzia per l’esecuzione delle operazioni.

Il TUF prevede che operazioni in conflitto di interesse possano essere effettuate a patto che questi

abbia dichiarato ed esposto al cliente che sta agendo in proprio favore e che l’investitori rilasci una

autorizzazione scritta in cui acconsente di aderire all’operazioni.

Si prevista la costituzione di organismi delagati alla protezione e alla tutela dell’utente di servizi

finanziari.

L’ombudsman bancario; organismo collegiale istituito nel 1993 e promosso dall’ABI per

dirimere le controversie tra banche e clientela che non abbiano trovato soluzione presso gli uffici

reclamo delle banche. Difensore civico chiamato a risolvere le controversie tra banche e clienti

privati consumatori di importo esiguo ossia inferiore a €5165 (riferito all’entità del danno subito dal

cliente). Il giudizio è vincolante per le banche ma non per il cliente che può far comunque ricorso in

seguito all’autorità giudiziaria.

La nuova procedura di gestione dei reclami (2003-isvap); chiunque intenda proporre un

reclamo nei confronti di un’assicurazione può farlo rivolgendosi all’ufficio gestione reclami, il

quale deve gestire il reclamo e dare un motivato risconto entro 45 giorni dalla data di ricevimento;

qualora l’assicurazione non risponda o la risposta sia insoddisfacente, è possibile rivolgersi

direttamente all’ISVAP.

Il fondo garanzia dei depositanti o assicurazione dei depositi o fondo interbancario di tutela

del depositante (FITD); meccanismo con cui si intende limitare gli effetti delle crisi bancarie su

alcune categorie di creditori definiti “socialmente meritevoli” di tutela. Si garantisce il rimborso di

una parte dei depositi costituiti dal pubblico presso una banca, in caso di insolvenza della

stessa.1987 ma riformato nel 1996.

- la partecipazione al fondo è obbligatoria per le banche italiane e filiali di banche

extracomunitarie operanti in Italia

- il rimborso garantito è pari a 103291,38 euro per depositante (e non deposito). Maggiore del

minimo comunitario di 20000

- protezione offerta comprende i fondi acquisiti dalle banche con obbligo di restituzione sotto

forma di depositi o sotto altra forma. Esclusi titoli al portatore e obbligazioni bancarie.

- Il fondo interviene, previa autorizzazione banca d’italia, nei casi di liquidazione coatta

amministrativa e amministrazione straordinaria della banca in crisi.

- Possibilità delle banche di fruire della tutela offerta dal fondo è subordinata al rispetto di

determinati requisiti di equilibrio patrimoniale e reddituale.

- Quota di contribuzione a carico di ogni banca dipende dalla sua effettiva rischiosità. Tali

risorse vengono conferite solo successivamente alla manifestazione di una situazione di

crisi.

Anche per gli investitori in SF opera un analogo schema di tutela volto a garantire la restituzione

delle somme e degli strumenti finanziari affidati; vieta agli intermediari di confondere gli SF e il

denari di pertinenza degli investitori con il patrimonio proprio dell’intermediario.

Imposizione agli stati membri di subordinare il rilascio dell’autorizzazione alla prestazione di

servizi di investimento all’adesione ad uno schema di indennizzo specifico.

Fondo nazionale di garanzia: ad esso aderiscono obbligatoriamente gli intermediari italiani

autorizzati all’esercizio dei servizi di investimento e facoltativamente le imprese di investimento e

le banche comunitarie al fine di integrare la tutela offerta dal sistema del paese di origine. Il fondo è

alimentato dai contributi versati dagli aderenti sulla base della dimensione dell’attività e rimborsa

fino a max 20000€ per ciascun investitore. Crediti vantati nei confronti degli intermediari e

derivanti da operazioni di investimento. Risarcimento solo quando c’è procedure concorsuale.

Cap 14 : I servizi finanziari per imprese

L’attività di investment e corporate banking comprende servizi di investment banking in senso

stretto, i primi a essere stati offerti dalle investment banks: essi sono servizi di supporto

consulenziale, tecnico e di garanzie che gli intermediari offrono alle imprese che intendono

finanziarsi con l’emissione di titoli sui mercati organizzati.

Sono, cioè, strumenti finanziari finalizzati al funzionamento del mercato dei capitali, la cui offerta

realizza un’efficiente allocazione delle risorse.

In tale attività rientrano:

offerta di prodotti e servizi di finanza strutturata;

servizi Mergers and Acquisitions (M&A)

servizi di ristrutturazione/risanamento di imprese in difficoltà.

La componente di consulenza è preponderante, ma non è l’unica cosa offerta: l’intermediario può

proporre veri e proprio pacchetti di prodotti/servizi (operazioni di ingegneria finanziaria) ma può

anche coinvolgere altri intermediari, ciascuno con un ruolo definito.

L’ampiezza di operazioni di corporate banking dipende dalle dimensioni delle imprese: solo gli

intermediari di maggiori dimensioni sono in grado di offrire, in quanto advisor o capofila, servizi

più complessi.

Tra le operazioni di investment banking vi sono le operazioni di underwriting. L’offerta di questo

servizio è scomposta in 3 fasi:

origination: avvio dell’operazione (ricerca da parte dell’intermediario per la raccolta e analisi di

info sugli emittenti)

advisory e arranging: attività di consulenza per la definizione delle condizioni a cui effettuare

l’emissione, degli intermediari che si occuperanno della vendita e che offrono garanzie sulla

sottoscrizione

selling: modo in cui titoli classati nei ptf.

Tale procedura può essere offerta pubblica o privata a seconda degli investitori cui si indirizza.

(offerta privata vs investitori istituzionali; offerta pubblica vs ampio pubblico di risparmiatori fra

cui distribuire titoli e renderli negoziabili)

Le offerte PUBBLICHE si suddividono in:

seasoned offerings: offerte da parte di società già quotate sui mercati regolamentati;

IPO: offerte da parte di società che si affacciano per la prima volta sul mercato.

Tali offerte, a seconda della modalità per rendere disponibili i titoli da offrire sul mercato:

offerte pubbliche di sottoscrizione (OPS) in genere hanno per oggetto azioni (obbligazioni

tendenzialmente collocate con offerte private). La società decide di aumentare il capitale sociale e

limitare diritto d’opzione in modo da riservare azioni a nuovi investitori;

offerte pubbliche di vendita (OPV): i titoli già esistenti sono messi in vendita dai soci. Viene

utilizzata per creare flottante minimo.

Combinazione di OPS e OPV.

Nell’underwriting, uno degli aspetti rilevanti è l’organizzazione di un consorzio di collocamento

con garanzia, tuttavia il consorzio può essere anche non garantito.

Le garanzie prestate saranno diverse se si tratta di:

consorzio di collocamento e garanzia: i titoli rimasti invenduti sottoscritti dagli intermediari

partecipanti;

consorzio di assunzione a fermo: i titoli interamente sottoscritti dal consorzio prima che inizi il

collocamento.

L’underwriting può riguardare titoli emessi da società che vogliono quotarsi. La quotazione in borsa

è un’operazione complessa e necessita di un global coordinator.

L’impresa emittente ha rapporti solo con l’intermediario che coordina il collocamento e remunera i

servizi ottenuti. Il consorzio trasferisce all’emittente fondi decurtati delle commissioni, che variano

in funzione delle dimensioni dell’emittente. Il compenso complessivo è ripartito in:

management fee, per attività di origination

underwriting fee

selling fee.

Perché quotarsi?

Scelta di gestione straordinaria. Gli obiettivo possono essere:

ampliare e diversificare le fonti finanziarie, anche in vista di espansioni;

rafforzare capacità di leadership, accrescendo visibilità e prestigio dell’azienda;

espandere relazioni aziendali con comunicazione finanziaria, che migliorerà anche l’immagine

dell’azienda;

accresce standing creditizio nei confronti di finanziatori e la possibilità di utilizzare titoli quotati

come garanzia;

si può conoscere in ogni momento il valore della società;

si rendono trasparenti gli obiettivi e i risultati del mgmt;

incentivare mgmt;

attrarre personale qualificato grazie al miglior standing della società.

Finanza strutturata

Si intende l’organizzazione di operazioni basate su attività già esistenti o su progetti d’investimento

che sono enucleati dalla complessiva attività dell’impresa cliente e incorporati in veicoli

appositamente costituiti, definiti “special purpose vehicles”.

Un’operazione di finanza strutturata si compone di servizi di consulenza e di strumenti finanziari

appositamente disegnati, coinvolgendo numerosi intermediari. Sono operazioni di finanza

strutturata:

project financing

securisation

leveraged finance

accomunate da una valutazione accurata dei cash flows attesi dai progetti d’investimento (per

project financing), da un ptf di attività per securisation e da un’impresa funzionante (operazioni

leveraged. Esempio: acquisto di un’impresa con capitali presi a prestito da parte di un gruppo di

manager).

Project financing

È più costosa rispetto a un finanziamento bancario. Comporta una serie di compensi/commissioni

per le consulenze tecniche e legali offerte e coordinate dall’intermediario. I motivi che spingono a

intraprenderlo sono:

necessità di un servizio di consulenza per valutare i rischi dell’operazione e un’attenta allocazione

degli stessi;

limitare la responsabilità dell’impresa al solo capitale conferito nella società veicolo.

Tale operazione si caratterizza per:

natura del prenditore di fondi: soggetto autonomo rispetto alle parti;

mix di contratti di finanziamento utilizzati: bisogna individuare struttura finanziaria ottimale alle

condizioni più convenienti per gli sponsor, definita dagli arranger;

modalità di rimborso di creditori: si basa sulla capacità del progetto di generare cash flows adeguati

per coprire il debito.

Tale operazione prevede per l’advisor:

retainer fee: anche se il progetto non seguito (coprire costi per l’elaborazione)

success fee: fra 0.5% e 1% del debito, riconosciuta solo se operazione si sonclude.

Per l’arranger c’è un arranging fee, se c’è o meno la garanzia di underwriting nei confronti dello

SPV.

securisation

consente a un’impresa di raccogliere risorse finanziarie su mercati mobiliari a fronte della cessione

di parte degli attivi di cui è titolare. L’operazione prevede uno scorporo di un pacchetto crediti

dell’impresa e il suo trasferimento a un veicolo (SPV) che per finanziarne l’acquisto, emette titoli. I

crediti acquisiti sono a garanzia dei titoli che vengono chiamati ABS (asset back securities).

L’operazione è complessa, costosa (11/1.5% dei crediti) e coordinata da un arranger. Il veicolo

provvede quindi al collocamento sul mercato dei titoli Al fine di facilitare il classamento dei titoli, il

rischio di credito incorporato nelle ABS è ridotto mediante garanzie accessorie, interne o fornite

dall’originator (colui che presta).

Mergers & Acquisitions e ristrutturazione/risanamento d’imprese in difficoltà

Si tratta di operazioni di finanza straordinaria, che richiede intervento di intermediari che offrono la

loro consulenza specialistica e organizzano le operazioni finanziarie.

Le operazioni di M&A sono remunerate tramite una success fee 82.3% sul prezzo finale).

Una delle prime decisioni del processo di ristrutturazione quando la crisi di un’impresa è evidente è

la nomina di un advisor. Egli deve valutare la convenienza della ristrutturazione e redigere il piano

industriale di rilancio e il piano finanziario.

Servizi di pagamento e cash mgmt

L’attività d’impresa richiede costantemente servizi di pagamento e operazioni di trasferimento di

fondi al sistema bancario. I servizi richiesti riguardano sia pagamenti tra imprese d’importo

rilevante sia operazioni ricorrenti di pagamento l dettaglio, generate dalla gestione corrente. Delle

volte sono connessi al regolamento di prodotti/servizi commercializzati dall’impresa e si richiede

all’intermediario di gestire gli incassi. L’offerta di servizi di pagamento è indispensabile ed è

un’attività strategica propria della funzione MONETARIA svolta dagli intermediari bancari. Essa

genera ricavi da servizi, produce informazioni per valutare gestione aziendale e le operazioni di

pagamento determinano movimentazioni dei saldi attivi e hanno impatto sui conti detenuti

dall’impresa con un intermediario. (possono essere attivate anche linee di credito)

L’attività di pagamento determina quindi connessione fra funzione monetaria, creditizia e di

allocazione degli intermediari e permette alla banca di offrire anche servizi di gestione finanziaria

(CASH MANAGEMENT) che permette di ottimizzare l’impresa. In genere entrambi i servizi (Cash

M e servizi pagamento) privilegiano soluzioni cooperative, che coinvolgono il sistema bancario nel

suo complesso e che permettono di utilizzare infrastrutture comuni e offrire maggiore efficienza.

Assegni

L’assegno bancario è un titolo di credito in forma cartacea, mediante il quale il soggetto traente

impartisce un ordine incondizionato alla banca di pagare una data somma ad un terzo beneficiario.

La sua emissione è riservata a correntisti bancari. Per aumentare la sicurezza, la legge prevede che

si possa apporre clausole per limitare la circolazione e il pagamento:

clausola non trasferibile: che preclude la possibilità di girare il titolo;

assegni < 12500 devono indicare obbligatoriamente il nome del beneficiario e la clausola di non

trasferibilità (norme antiriciclaggio).

L’assegno bancario presenta invece alcuni limiti derivanti da:

rischi legati alla possibilità di utilizzi non autorizzati, contraffazioni o assenza di provvista (non

disponibilità sul conto del soggetto pagatore)

costi lavorazione elevati

normativa molto rigida che può implicare tempi di riconoscimento lunghi e una scarsa tutela del

prenditore.

L’assegno circolante, che richiede obbligatoriamente il nome del beneficiario, seppur analogo, si

differenzia in quanto:

può essere incassato e convertito in contanti immediatamente presso qualsiasi filiale della banca

emittente;

è rilasciato a fronte di un pari importo precostituito (versato dall’utilizzatore alla banca emittente o

addebitato nel suo conto di deposito). Il controvalore è, per il prenditore, un elemento certo.

(significa che i soldi del soggetto traente vengono bloccati al momento dell’emissione dell’assegno)

Gli intermediari, per poter essere autorizzato ad emettere assegni circolari, devono avere precisi

requisiti.

La banca offre il servizio di assegno circolare a imprese e privati e ne trae vantaggio poiché, a

fronte di costi di emissioni minimi, dispone gratuitamente di fondi versati al momento

dell’emissione (float) che rappresentano una raccolta a costo nullo.

Per gli assegni d’importo ridotto, si ha una procedura di troncamento che consente la

smaterializzazione dei documenti e la trasmissione alla banca trattaria attraverso messaggi

elettronici.

La gestione attraverso procedure telematiche, tuttavia, consente di fornire via rete l’esito delle

operazioni (esito elettronico).

E’ stato creato un archivio nazionale informatizzato, la centrale di allarme interbancaria a cui

possono accedere sia le banche sia uffici postali per ottenere info in tempi reali sulla regolarità di

tali pagamenti: consente di rilevare soggetti con operazioni irregolari su assegni e fare revoca di

sistema che impedisca l’emissione di nuovi assegni o il pagamento degli stessi. I tempi di valuta

oscillano fra i 2 e 6 gg mentre quelli di effettiva disponibilità fra 5 e 7 gg.

I bonifici

Sono ordini di pagamento in cui l’impresa ordinante richiede alla banca, presso la quale di solito

dispone di un conto, di effettuare il trasferimento di un determinato importo a favore di un

beneficiario, addebitando il proprio conto e accreditando quello di un’altra persona presso una

banca destinataria. Raramente avviene in assenza di conto (in tal caso l’ordinante procede al

versamento in contanti dell’importo e delle relative commissioni). Se si parla di due conti intestati

alla stessa persona allora si parla di GIROCONTO.

E’ una modalità efficiente:

oneri ridotti:

consente il trasferimento di potere di acquisto senza chiedere contestualmente il trasferimento di

contante (come per esempio nell’assegno); delle volte può essere effettuato tramite remote banking

(telefono) o internet banking;

sicuro e non presenta rischi finanziari per il beneficiario:

non c’è neppure rischio di credito poiché, una volta originato dal pagatore, è perfezionato dalla

banca solo previa verifica delle disponibilità sul conto;

altamente standardizzata:

conferisce elevata certezza al regolamento dello scambio.

Presenza di due tipologie:

bonifici d’importo rilevante (BIR): importo > 500 000

bonifici esteri: pagamenti internazionali senza distinzione d’importo.

Bonifici di importo rilevante trattati nel BI-REL che permette scambio di informazioni e fondi

tramite conti con la banca centrale in tempo reale. La procedura è stata integrata dalla SWIFT che è

una rete di trasmissione di dati operante su scala internazionale.

L’elevata standardizzazione e la possibilità di utilizzare reti telematiche assegna al bonifico il ruolo

di forma di pagamento preferenziale per tutte le transazioni dell’area euro.

Disposizioni d’incasso

Nuove iniziative per standardizzare le procedure di incasso e agevolare info relative a pagamenti.

procedure RiBa: tale forma d’incasso prevede l’invio in forma elettronica da parte della banca

dell’impresa creditrice del flusso di info relative al pagamento di fatture emesse alle banche presso

cui deve essere effettuato il regolamento (banca debitore). Esse riportano tutte le info per lo

scambio (data, importo, estremi del debitore). Sono simili a una quietanza di pagamento che non ha

efficacia esecutiva e non consente al creditore di avviare azioni legali in caso d’insolvenza. Il

creditore trasmette alla banca disposizioni d’incasso, la quale invia i flussi elettronici relativi alle

disposizioni alle altre banche . La banca del debitore invia l’avviso d’incasso al domicilio del

debitore e il debitore effettua il pagamento e riceve la ricevuta stampata, come quietanza, che lo

libera.

Rid (rapporti interbancari diretti) e Ria (rapporti interbancari accentrati):

utilizzate per l’incasso dei crediti commericali con scadenza periodica. Si tratta di disposizioni

automatizzate d’incasso convogliate dalla banca dell’impresa creditrice a quella del debitore. Nel

Rid dopo l’inoltro della disposizione alla banca del debitore, è richiesto a quest’ultimo di

autorizzare l’addebito automatico sul proprio conto, con data di valuta corrispondente al termine di

scadenza del pagamento. (operazione efficiente se pagamenti rateali o periodici quali il leasing,

polizze assicurative, abbonamenti). Nel Ria, sebbene il meccanismo operativo sia simile le

disposizioni d’incasso sono centralizzate da una banca attraverso la quale il creditore gestisce i

propri incassi presso un unico ente accentratore che deve smistare gli ordini di addebito alle

controparti bancarie che devono procedere agli incassi. In genere è questa la modalità utilizzata per

i pagamenti periodici di utenze (energia, servizi telefonici…) e denominata RID UTENZE. Serve

comunque l’autorizzazione di addebito da parte del debitore. Le procedure descritte prevedono la

comunicazione degli esiti alle imprese creditrici per tramite di messaggi elettronici; il regolamento

dei conti avviene attraverso la procedura di compensazione Bi-Comp.

Quando l’operazione di pagamento è standardizzata debolmente o ha carattere occasionale, il

debitore può effettuare il pagamento in modo flessibile:

procedura “freccia”

c’è l’invio di un bollettino e il pagamento può essere fatto in contanti preso qualsiasi dipendenza

bancaria o si può disporre l’addebito del proprio conto corrente. (tempi rapidi per l’esito del

pagamento)

MAV (servizio incassi mediante avviso)

il debitore riceve dalla banca creditrice un bollettino cartaceo di versamento utilizzabile presso

dipendenze bancali o postali.

Entrambe per pagamenti di piccolo importo.

Forme innovative di pagamento

Carte prepagate e ordini di addebito online grazie allo sviluppo della telematica.

Realizzati schemi di pagamento elettronici idonei al regolamento delle transazioni commerciali tra

imprese, nella forma di assegni elettronici. Si tratta di assegni virtuali che possono essere utilizzati

per spedizione di posta o via rete, a cui è possibile procedere per l’autenticazione e invio tramite

una carta a microprocessore che produce una firma digitale. Altrimenti può essere utilizzato in un

circuito chiuso di utilizzatori, dotati di un unico sistema di sicurezza che produce dati codificati

necessari all’emissione (effettuazione se dati prodotti dall’ordinante sono uguali a quelli del

beneficiario).

Tali forme di pagamento sono subordinate:

alla qualità dei sistemi di sicurezza che proteggono invio di info e trasferimento fondi;

per assegno elettronico serve valore legale dei titoli non cartacei e della firma.

Servizi di “cash management”

C’è anche l’offerta di servizi a valore aggiunto finalizzati a ottimizzare la gestione di tesoreria delle

imprese clienti. Sono indirizzate a imprese medie e grandi che intrattengono rapporti di conto con

gli intermediari per la gestione di incassi e pagamenti e che possono voler razionalizzare i flussi

generati dall’operatività corrente e i costi connessi alla gestione dei conti. Tali servizi, detti di cash

management, possono avere doppio obiettivo:

informativo: rispondono alle esigenze di ottenere informazioni complete e tempestive sull’esito di

incassi e pagamenti

finanziario: richiedono a una banca di riferimento interventi per minimizzare gli squilibri fra i

diversi conti e ottimizzare il rendimento dei saldi liquidi.

Una procedura di CM è nota come corporate banking interbancario per la gestione attraverso

messaggi telematici degli incassi e dei pagamenti commerciali e per la contabilizzazione dei

movimenti di conto: un intermediario bancario, la banca proponente, è incaricato dall’impresa di

centralizzare i flussi relativi a incassi e pagamenti e smistarli per l’esecuzione verso le banche

aderenti, le banche passive, le quali eseguono l’operazione vs destinatari finali e inviano alla banca

proponente i flussi informativi circa l’esito dei pagamenti e alla movimentazione del saldo . Il

servizio consente di gestire pagamenti di varia natura (bonifici, Rid, RiBa, Mav) e permette di

disporre pagamenti diversi.

Il flusso di messaggi che transita sulla rete interbancaria di trasmissione dati può utilizzare una

struttura tecnica delegata, in genere una società di servizi, che opera come punto di centralizzazione

e di controllo dati e gestisce le attività di data processing a favore di una o più banche.

Vantaggi per la banca: accentrare la totalità dei pagamenti dell’impresa consente di avere

un’informazione completa in ordine all’operatività corrente del cliente ridurre gli errori connessi

alla gestione di una pluralità di rapporti e può offrire servizi di ottimizzazione della posizione di

tesoreria sulla base delle informazioni relative a pagamenti e movimentazioni.

Vantaggi per l’impresa: essa gode della velocità di esecuzione degli ordini e della qualità delle

informazioni che si traducono in un risparmio di costi, amministrativi, propri e finanziari.

Tale attività può essere ulteriormente sviluppata con servizi di pool account, a favore di gruppi

industriali di grandi dimensioni, per gestire la liquidità del gruppo. Si tratta di servizi di gestione

coordinata dei conti su cui l’intermediario monitora per verificare e ottimizzare l’entità dei saldi e

interviene per convogliare la liquidità su un conto principale (pool).

Pricing dei servizi di pagamento

Le politiche di prezzo perseguite dalle banche sui servizi di pagamento possono essere:

tariffazione esplicita:

commissioni applicate sul servizio e commisurate alla singola transazione, possono riferirsi anche a

un determinato periodo;

tariffazione indiretta

il servizio offerto è indirettamente valorizzato tramite l’applicazione di spese sulla movimentazione

del conto, conseguente all’operazione di pagamento;

tariffazione implicita

il ricavo per la banca scaturisce dall’applicazione delle valute sui movimenti di conto determinati

dall’operazione.

Il ricavo complessivo per gli intermediari è dato dalla combinazione dei 3 approcci, ma non porta

alla politica di trasparenza. C’è stato il sollecito a forme di tariffazione esplicita per garantire la

copertura di costi e tutelare gli utenti che possono, così, fare un confronto concorrenziale fra diversi

produttori di servizi di pagamento.

Servizi di gestione dei rischi e gli strumenti di copertura e assicurativi

Le imprese esprimono un bisogno di gestione e trasferimento dei rischi, puri e/o finanziari. Tale

bisogno viene soddisfatto da intermediari attraverso l’offerta di strumenti assicurativi per il ramo

danni e di strumenti come i contratti derivati per la copertura dei rischi finanziari.

I servizi per la gestione dei rischi finanziari

Servizi di financial risk mgmt:

definizione puntuale del rischio finanziario che l’impresa vuole correre

corretta misurazione dei rischi finanziari effettivamente assunti,

gestione attiva di tali rischi coerentemente con l’obiettivo prefissato di risk mgmt.

Tali servizi sono destinati a tutte le tipologie d’imprese che siano esposte a rischi finanziari.

Gli strumenti di copertura sono gli strumenti derivati, fra cui una categoria è quella delle opzioni su

tassi d’interesse.

I contratti più utilizzati sono:

• interest rate cap: è un contratto in base al quale il venditore del cap incassa il premio e si

assume l’obbligo di corrispondere all’acquirente del contratto la differenza fra un tasso

variabile di riferimento e il tasso fisso stabilito al momento della cedola QUALORA IL

TASSO VARIABILE SIA SUPERIORE AL TASSO FISSO. L’obiettivo è quello di porre un

tetto al costo max dell’indebitamento a tasso variabile (l’aumento dei tassi coperto dal

pagamento effettuato dal venditore del cap).

• interest rate floor: il compratore del floor, contro il pagamento di un premio, acquista il

diritto a ottenere una somma pari alla differenza fra il tasso floor, definito nel contratto, e il

tasso variabile di riferimento NEL CASO IN CUI ESSO SCENDA AL DI SOTTO DEL

FLOOR RATE. Ci si vuole difendere dal ribasso dei tassi d’interesse. Se il ribasso si

verifica, il compratore riceverà i pagamenti a compensazione dei minori rendimenti generati

dal tasso variabile.

• Interest rate collar: combinazione di acquisto di un cap e vendita di un floor su uno stesso

ammontare, con pari durata e identico tasso di riferimento. Alla stipula viene scambiata la

differenza fra i due premi dell’operazione. Così si costituisce un finanziamento che è

caratterizzato da un costo massimo e un costo minimo.

Gestione dei rischi puri e strumenti assicurativi

Imprese esposte a una pluralità di rischi:

• relativi alle cose e beni posseduti dall’impresa;

• legati alla responsabilità civile (risarcimenti);

• relativi alle persone (incolumità e salute).

Questi rischi, copribili tramite contratti assicurativi, riguardano ramo danni e fanno sì che

l’assicuratore ricostituisca la capacità di reddito del soggetto assicurato, ridotto dal manifestarsi

dell’evento temuto.

Polizze sottoscritte più frequentemente:

• assicurazioni di cose: aventi per oggetto uno o più beni d’impresa contro i danni o l’insieme

di danni (all risks). In genere si copre rischio di furto, rapina, incendio…I contratti possono

riguardare rischi diretti (danni causati direttamente dall’evento) o indiretti (danni indiretti),

• assicurazioni della responsabilità civile: l’assicuratore si impegna a indennizzare l’assicurato

per i danni involontariamente causati a terzi nello svolgimento della propria attività. Si tratta

di “assicurazioni di patrimonio”.

• Assicurazioni contro rischi d’infortuni e malattia: coprono danni derivanti da invalidità

causati da infortunio o malattia. Esse possono coprire sia danni diretti (spese mediche) sia

indiretti (perdita di altre capacità).

La prestazione non sempre coincide con il valore del danno effettivamente subito: alcune clausole

possono limitare la responsabilità dell’assicurazione:

- MASSIMALE: soglia massima oltre la quale il danno resta a carico dell’impresa colpita,

soprattutto quando i beni oggetti di rischio non sono esplicitati.

- SCOPERTO/FRANCHIGIA: identificano una quota del danno che non viene risarcita. Esse

mirano a disincentivare l’assicurato dal tenere comportamenti che possono accentuare la

responsabilità di accadimento.

L’impresa denuncia il danno subito e l’assicuratore verifica che il sinistro ricada nella copertura e

stima l’entità del risarcimento.

Il premio assicurativo varia in funzione di:

- valore assicurato;

- massimale richiesto;

- tipologia di rischio.

Le polizze assicurative possono essere distribuiti anche da altri intermediari, in primis i broker

assicurativi.

Capitolo 15 – strumenti e servizi finanziari per le famiglie

I bisogni finanziari delle famiglie

Anche le famiglie esprimono una serie di bisogni finanziari che gli intermediari si propongono di

soddisfare. Classificare in:

- gestione degli incassi e dei pagamenti connessi con la vita di tutti i giorni. Gestire con

rapidità, sicurezza ed al minimo costo l’insieme delle entrate e delle uscite monetarie

quotidianamente generate dalla sua attività. Possibile utilizzare un’ampia gamma di

strumenti di pagamento.

- Investimento del risparmio in attività finanziarie e i connessi bisogni di consulenza

- Consulenza per la gestione dei rischi attraverso la copertura di alcuni rischi e/o forme di

assicurazione e di previdenza per altri.

- Bisogno di finanziamenti: necessità di far fronte alle spese correnti per un bisogno di credito

al consumo o per acquistare un immobile.

Teoria economica del ciclo vitale: utile approccio per interpretare i comportamenti finanziari

delle famiglie. Gli individui pianificano la destinazione del loro reddito in un arco temporalew

piuttosto lungo, sino a comprendere anche la trasmissione ereditaria, con l’obiettivo di

uniformare il loro livello di consumi nel tempo. Ripartizione del reddito tra consumo e

risparmio che viene a dipendere da una serie di fattori quali:

- età e aspettative di vita residua

- livello dei redditi correnti e aspettative per i redditi futuri

- livello di istruzione

- caratteristiche del nucleo familiare

- tipo di occupazione

- situazione patrimoniale dei componenti della famiglia.

Nei periodi in cui il reddito corrente si colloca al di sotto del reddito permanente, il primo viene

integrato con l’indebitamento per consentire il consumo ottimale. Nei periodi il cui reddito correnti

si colloca al di sopra del reddito permanente, l’individuo risparmia, investendo in attività

finanziarie. Il reddito permanente è quel livello di reddito costante nel tempo in cui la somma ha lo

stesso valore attuale dei flussi di reddito effettivo e rappresenta una buona misura del consumo

sostenibile nell’intero orizzonte. Normalmente nella fase espansiva del ciclo economico le famiglie

sono solite anticipare decisioni di consumo durevole o di investimento; viceversa in fase recessiva

riducono la domanda di finanziamenti.

La consulenza finanziaria

Il grado di soddisfacimento dei diversi bisogni finanziari espressi dalle famiglie dipende dalla

capacità di individuare i prodotti finanziari che meglio sono in grado di fronteggiare le esigenze

espresse da ciascun individuo. Saper coniugare le caratteristiche di ogni soggetto e i suoi obiettivi

con i servizi disponibili: questo è il contenuto e al tempo stesso il focus dell’attività di consulenza.

Ancorchè il termine si usi correntemente con riguardo alla consulenza riguardo servizi di

investimento, di fatto esso ha una propria valenza anche nel caso in cui il privato debba soddisfare

esigenze di finanziamento o di copertura dei rischi.

Le fasi salienti del processo di consulenza sono analoghe indipendentemente dalla tipologia del

bisogno da soddisfare. Consideriamo la consulenza ai risparmiatori.

Primo passo è quello di definire i bisogni e le preferenze del cliente-investitore. Bisogno di

raccogliere tutte le informazioni necessarie per analizzare bisogni, obiettivi e propensione al rischio.

Questo processo può essere suddiviso nelle seguenti tappe:

- esame della situazione finanziaria del cliente

- analisi degli obiettivi di investimento

- valutazione della propensione al rischio del cliente

- formulazione della proposta di investimento.

La consulenza può essere offerta dagli intermediari in modo sia esplicito (strutture e operatori

deputati a questa attività) che implicito (offerta in modo informale all’interno del processo di

assistenza all’acquisto di un prodotto/servizio finanziario.

I depositi in conto corrente e i servizi di pagamento al dettaglio

L’apertura di un conto corrente è condizione necessario per poter usufruire dei sercizi di gestione di

incassi e pagamento offerti dalle banche, prerequisito per poter accedere alla maggior parte dei

prodotti e servizi offerti dalle banche.

I depositi in conto corrente: più importante strumento di raccolta di fondi per le banche, attraverso

cui possono svolgere la funzione monetaria e la funzione di intermediazione. I depositi

rappresentano quindi una forma di materia prima o semilavorato per la banca. Il conto corrente di

deposito o di corrispondenza è un contratto mediante il quale una banca si impegna a svolgere tutti

gli incarichi e le operazioni che le vengono affidate da un cliente o crrentista, quali pagamenti di

terzi e risciossioni di crediti. Ordini impartiti attraverso l’utilizzo di una serie di strumenti di

pagamento e attraverso diversi canali di distribuzione.

La titolarità di una deposito in conto corrente permette al cliente di accedere al sistema di

pagamenti.

Ad ogni operazione di versamento e prelevamento corrisponde una valuta, data a partire dalla quale

decorrono o cessano di maturare gli interessi. Questo permette di calcolare il saldo liquido del conto

che può differire da quello contabile. Il saldo liquido può differire dal saldo disponibile che è il

saldo per cui la banca ha già verificato il buon fine. Il C/C può essere considerato uno strumento di

investimento del risparmio a condizione di offrire sulle somme depositate un interesse. Oggi in tutti

i paesi le banche tendono a differenziare le due tipologie di conto corrente che vengono distinti in

depositi moneta e depositi riserva o tempo. Per i primi l’elemento qualificante è il mezzo di

pagamento, per i secondi è il rendimento.

Il conto corrente può essere aperto dal cliente mediante la sottoscrizione di una lettera-contratto

prestampata e può essere cointestato a più persone, da cui deve risultare se la facoltà di gestire il

conto e utilizzare la disponbilità è attribuita congiuntamente o disgiuntamente. Se congiuntamente,

per ogni singola operazione è richiesta la firma di tutti gli intestatari.

La banca può modificare le condizioni contrattuali anche in senso sfavorevole al cliente purchè ne

dia comunicazione scritta. Il cliente ha 15 giorni dalla notifica di recedere senza penalità. La banca

deve inviare almeno una volta l’anno l’estratto conto al cliente, un documento riepilogativo delle

singole operazioni registrate. Trimestralmente vengono accreditati sul conto gli eventuali interessi

maturati sulle somme detenute dal cliente e addebitate le spese di tenuta conto.

La chiusura di un conto può avvenire in qualsiasi momento il cliente voglia e generalmente

vengono addebitate sul conto le spese di chiusura. La determinazione delle commissioni possono

costituire oggetto di accordi tra la banca e il cliente. I conti correnti convenzionati possono essere

sottoscritti dai dipendenti di una impresa o di un ente convenzionato, da coloro che rientrano in una

determinata categoria o dai soci di una associazion a sua volta convenzionata.

Le condizioni di utilizzo del conto sono prestabilite dalla banca in funzione del target di clientela

(conti target).

In taluni casi l’entità delle commissioni e dei costi a carico del correntista per l’utilizzo del conto

corrente è pari a zero, a fronte della rinuncia del cliente a percepire interessi sulle somme depositate

sul conto (conti leggeri). Talvolta è invece previsto il pagamento di un canone, generalmente

mensilmente, che permette l’accesso gratuito ad una serie di strumenti di pagamento anche

attraverso canali diversi.

Conti di liquidità: cliente concorda con la banca un limite relativo agli importi depositati oltre il

quale le somme eccedenti confluiscono automaticamente in una forma di risparmio gestito o in altri

strumenti di investimento.

Gli strumenti e i servizi di pagamento retail

Il ricorso al sistema bancario per l’effettuazione dei pagamenti risente delle abitudini di pagamento.

I comportamenti della domanda e dell’offerta di servizi di pagamento. La prevalenza di taluni

strumenti consente di identificare agevolmente le specificità di un sistema di pagamenti:

- sistemi di pagamento cash-based: molto diffuso l’utilizzo del contante

- cheque-based: forte ricorso agli assegni

- giro-based: utilizzo di bonifici e giroconto.

Solitamente i servizi di pagamento sono ricondotti a due ampie categorie che consentono di

differenziarli in base alla sicurezza del trasferimento del potere di acquisto:

- credit-transfer: trasferimento realizzato su iniziativa del debitore che dispone direttamente

l’addebito del proprio conto; elevata sicurezza del pagamento

- debit-transfer: pagamenti con assegni e carte di credito; richiedono una iniziativa del

creditore per la riscossione e la verifica, spesso successiva al pagamento, dell’esistenza di

una disponibilità. Livello di sicurezza inferiore.

In Italia le innovazioni realizzate nell’area dei pagamenti delle imprese hanno migliorato

parallelamente la qualità di tali servizi anche a vantaggio dei privati.

La standardizzazione degli incassi delle imprese si è tradotta in un crescente utilizzo delle forme di

addebito preautorizzato in conto per i pagamenti ricorrenti al dettaglio.

Le carte di pagamento

Definiti documenti elettronici (plastic cards) che consentono di regolare acquisti al dettaglio di beni

e servizi senza esborso contestuale di contante. Una carta di pagamento consente di disporre il

trasferimento di fondi a favore del beneficiario in condizioni di elevata sicurezza. Ciò che

differenzia le diverse tipologie è il momento di addebitamento della spesa:

- carte che prevedono addebito immediato, o carte di debito o pay now

- carte implicano addebito in un momento successivo, carte di credito o pay after

- carte prepagate che consentono il caricamento preventivo di un certo importo di moneta

spendibile successivamente presso terminali abilitati.

Una carta di debito consente al possessore di accedere indifferentemente presso sportelli

automatici (automated teller machines) o terminali installati presso i punti vendita (point of sale)

per effettuare operazioni di pagamento collegate al suo rapporto di conto corrente con una

banca. Nel primo caso si effettuano prelevamenti di contante o funzioni analoghe e di ottenere

informazioni; nel secondo caso è possibile disporre a favore dell’esercente il trasferimento di

fondi per il pagamento di beni o servizi al dettaglio, attraverso un ordine di addebito del proprio

conto corrente che viene eseguito immediatamente, secondo il meccanismo pay now, senza

movimentazione del contante. Si tratta queste di operazioni effettuate online dove l’acquirente

autorizza la transazione immettendo il PIN sul dispositivo. Le carte di debito possono essere

anche abilitate al prelievo del contante e al regolamento di pagamenti all’estero. Sono note in

Italia anche come carte bancomat ed hanno sempre alimentato l’uso del contante. La

realizzazione del circuito ATM e POS è stato il risultato di una attività consortile, incaricato

dello sviluppo della rete di terminali, delle funzioni delle carte e della revisione delle politiche

tariffarie. L’attuale schema tariffario prevede:

- commissione a carico dell’utilizzatore nel caso di prelievi

- per i pagamenti presso POS è previsto un canone annuale e commissioni a carico degli

esercenti in percentuale al volume dei pagamenti effettuati, cui si aggiunge un canone per

l’utilizzo dei terminali installati nel punto vendita.

le carte di credito: consente di effettuare pagamento presso gli esercizi commerciali dotati di

terminali disponendo la movimentazione del proprio rapporto di conto. Solitamente è previsto un

limite di spesa e possono essere talvolta utilizzate per prelevare anticipi di contante presso gli

sportelli automatici. L’addebito del conto avviene in un momento successivo, di solito con una

cadenza mensile per l’importo totale dei pagamenti effettuati con carta; le carte di questo tipo sono

anche definite charge cards. Si può regolare il saldo mensile in diverse forme (assegni o vaglia). Le

modalità di regolamento permettono quindi al possessore di ottenere una forma impropria di

finanziamento per il periodo che incorre tra il momento di pagamento e il momento di effettivo

regolamento della data del mese. La struttura delle commissioni prevede:

- canone annuo a carico del titolare per il possesso/utilizzo della carta

- commissione per gli esercenti (merchant fee) che viene calcolata in percentuale sul volume

delle transazioni regolate con carta di credito ed è applicata alla società che ha effettuato

l’acquiring dell’esercizio; qualora tuttavia l’emittente e la società aquirer siano soggetti

diversi, una parte di tale commissione viene retrocessa a favore dell’emittente (interchange

fee). Quando acquirer ed emittente sono soggetti diversi, si usano i sistemi del circuito

internazionale.

Anche in Italia il settore delle carte di credito ha conosciuto una crescita ed è stato caratterizarro da

politiche di innovazione e di differenziazione del servizio. Progressivo passaggio da carte di credito

a banda magnetica a carte di credito dotate di microchip; le ultime consento di disporre di una

maggiore quantità di informazioni ed inoltre sono più di difficile clonazione/falsificazione. C’è stata

anche una progressiva diffusione di carte multifunzione che possono svolgere sia la funzione di

carte di credito sia di carte di debito e sia di quelle prepagate.

La differenziazione dei prodotti si è spesso accompagnata a politiche di marketing mirate che

poggiano sulla segmentazione della clientela e sull’identificazione di bisogni specifici di quella

segmentazione.

Carte co-branded: associano al logo dell’emittente quello di un partener, spesso una società

di calcio o gruppi industriali o ancora soggetti non industriali per favorire la penetrazione e

l’utilizzo della carta ed inoltre offrono una serie di servizi accessori, attraenti per la clientela.

Carte corporate: emesse a beneficio di imprese e consentono quindi alle stesse di fornire ai

propri dipendenti uno strumento di pagamento per l’effettuazione di spese connesse all’attività

interna della società.

Carte revolving: operazioni di pagamento sono connesse all’apertura di credito concessa

dalla banca a valere su un rapporto di conto corrente entro un importo massimo; pagamenti

utilizzando questa linea di credito permettono di rateizzare il rimborso del capitale preso a prestito

per effettuare il pagamento. Revolving perché si intende che con il procedere dei rimborsi si

ricostituisce la linea di credito.

Carte prepagate, dette anche borsellini elettronici: sono utilizzate soprattutto per effettuare

pagamenti di piccolo importo presso i punti vendita. Prevedono il caricamento di una somma

predertiminata. Gli importi dei pagamenti vengono detratti progressivamente. Per questo viene

definata anche tipologia di carte a scalare. Gli esercenti trasferiscono successivamente sul proprio

conto bancario gli importi cassati; trasferimento può avvenire o via rete o caricando il valore degli

incassi in una carta che verrà svuotata presso la banca.

Le carte prepagate possono avere funzioni differenti:

- carte monouso, a spendibilità limitata, se utilizzate all’interno di un circuito di pagamenti

delimitato

- carte a spendibilità generalizzata che hanno una funzione di strumenti di pagamento

sostitutivi del contante.

L’innovazione dei servizi di pagamento e le forme di moneta elettronica

Lo sviluppo di internet e della moneta elettronica ha accelerato l’innovazione dei servizi di

pagamento, soprattutto quelli utilizzabili in rete per acquisti al dettaglio. Si possono dividere queste

innovazioni in:

- strumenti di pagamento tradizionali utilizzabili in rete

- pagamenti elettronici in senso proprio, anche definiti moneta elettronica.

Tra i primi vanno annoverate le carte di credito per le quali sono state sviluppate procedure standard

idonee a garantire una maggiore sicurezza in caso di utilizzo in reti aperte; protocolli per garantire

condizioni di sicurezza e di riservatezza; appartengono a questa categoria anche i bonifici e gli

ordini di pagamento on-line. In questo secondo caso, l’utilizzo dello strumento rientra tra i servizi di

e-banking. L’accesso ai servizi di bonifico on-line quindi rientra tra un accordo tra utilizzatore e la

propria banca. Possono essere utilizzate per i pagamenti in rete anche le carte di debito.

Sono stati sviluppati recentemente anche nuovi schemi di moneta elettronica, in particolare per il

regolamento di transazioni di valore limitato. Il determinato valore spendibile attraverso la rete può

essere caricato su supporti diversi e cioè in:

- in una carta prepagata, spesso smart card: in questo caso la procedura si definisce anche

card-based.

- Direttamente sul personal computer (software-based): il mezzo di pagamento viene definito

anche moneta digitale, fornita di norma da un internet provider.

Altre forme di pagamento elettronico poggiano sull’utilizzo di carte prepagate monouso

(itunescard), acquistabili per tagli di valore determinati presso punti di vendita al dettaglio.

Per pagamenti individuali tra privati che propongono acquisti tra le aste, sono stati sperimentati

schemi di pagamento elettronico che prevedono l’apertura di conti presso un provider e il

trasferimento dei fondi a cura di quest’ultimo. Informazioni trasferiti tramite messaggi di posta

elettronica (paypal di ebay).

Il processo produttivo delle carte di credito

Il processo produttivo che contraddistingue il servizio di pagamento fornito dalle carte di credito

può essere distinto in due fasi, issuing e acquiring.

Nella fase dell’issuing (emissione) il soggetto emittente colloca la carta presso gli

utilizzatori final, collegandola ad un rapporto di conto corrente. Questa fase comporta anche una

valutazione di affidabilità del richiedente condotta attraverso l’esame dei suoi comportamenti

finanziari. Qualora l’emittente sia un soggetto diverso dalla banca distributrice, la valutazione

avviene attraverso moduli di richiesta che di fatto presentano uno schema di scoring. Il punteggio o

score consente di valutare la sua presumibile capacità di far fronte agli impegni generati

dall’utilizzo della carta e di decidere se emettere o meno la carta a suo favore.

Le caratteristiche dell’emittente portano a classificare le carte di credito in:

- carte bancarie, emesse direttamente da banche e sono a spendibilità generalizzata

- carte “travel&entertainment”, carte a spendibilità generalizzata o universale ma sono emesse

da società specializzate di matrice non bancaria. (diners & AE). Si basano su una relazione

trilaterale che coinvolge, oltre all’emittente non bancario, la banca del titolare e il circuito

degli esercizi convenzionati. In origine erano concepite come uno strumento di pagamento

particolarmente indicato in occasione di viaggi. Spesso prevedono limiti di spesa più elevati

e la possibilità di usufruire di una serie di servizi accessori destinate a clientela ad alto

reddito.

- Carte fidelity, sono carte a spendibilità limitata e in molti casi monofunzione, utilizzabili

solo all’interno del circuito di punti vendita dell’emittente e utilizzate presso catene della

grande distribuzione. Costituiscono una sorta di fidelizzazione della clientela con

promozioni commerciali o servizi accessori dedicati.

La fase dell’acquiring invece riguarda lo sviluppo della rete di esercizi convenzionati e comporta la

definizione degli accordi contrattuali con i punti vendita chiamati ad accettare le carte di credito,

nonché l’installazione e la manutenzione dei terminali. Collegata all’acquisizione delle convenzioni

vi è una serie di attività cui il soggetto acquirer è responsabile. La presenza di una pluralità di

emittenti con caratteristiche diverse e di una attività di acquiring che può dare luogo alla stipula di

convenzioni con più circuiti di carte rende particolarmente complessa la gestione dei flussi

informativi e le operazioni di addebito accredito conseguenti ai pagamenti con carta. Il grado di

complessità è differente a seconda che i soggetti issuer e acquirer coincidano o meno.

Quando lo stesso soggetto opera sia come emittente che come acquirer le operazioni sono definite

“on us” . nel caso di transazioni on us è quindi lo stesso soggetto che verifica la richiesta di

autorizzazione inoltrata dall’esercente e provvede alla compensazione e successivo regolamente

dell’operazione.

Nel secondo caso la proceura, definita interchange, o tramite scambio, richiede un collegamento fra

l’emittente e il soggetto che ha svolto l’attività di acquiring. Il tramite è realizzato da un circuito di

pagamento internazionale. Lo schema prevede che l’interposizione di un circuito internazionale è

utilizzato sia nelle transazioni domestiche e anche all’estero. La strutturea delle commissioni

applicate sui pagamenti è particolarmente articolata anche a motivo del numero di soggetti che

possono essere coinvolti nel circuito di pagamento. L’emittente applica un canone annuo a carico

del titolare della carta, tale costo di solito è l’unico onere che ricade sull’utilizzatore. Gli esercenti

convenzionati sono a loro volta gravati da una commissione, merchant fee; qualora l’emittente e

l’acquirer siano soggetti diversi, e qundi la transazione non rienti nella categoria on us, una parte di

tale commissione, definita interchange fee, viene retrocessa a favore dell’emittente.

I prodotti e i servizi di investimento e di gestione del risparmio

La seconda tipologia di bisogni finanziari è rappresentata dell’esigneza di investire il proprio

risparmio. Attitudine a presentare una differenza positiva tra reddito disponibile e consumi.

Questo risparmio pèuò essere investito in attivitò reali o in attività finanziarie.

L’investimento in attività finanziarie avviene prevalentemente secondo due modalità:

- per stratificazione; le scelte di investimento sono effettute sulla base delle risorse disponibili

e degli obiettivi di investimento in ogni momento prevalenti e non con una precisa e definita

stretegia di lungo periodo. Ogni investimento viene consideraro quindi a sé stante. Questo

può portare facilmente all’accumulazione di posizioni non razionali e non finalizzate, cioè

ad un aggregato di attività caratterizzato dalla stratificazione di scelte fatte nel corso del

tempo. La mancanza di strategia può portare facilmente a soluzioni subottimali.

- Attraverso un processo decisionale programmato e coordinato (pianificazione finanziaria o

financial planning). Processo coordinato e gestito solitamente da un intermediario

finanziario che si propone di indirizzare le scelte del cliente all’interno di una strategia di

investimento che si articola in due momenti precisi:

Individuazione dei bisogni finanziari dell’investitore, della sua propensione al rischio

o e del suo orizzonte temporale di investimento

Scelta delle soluzioni finanziarie coerenti.

o

Solo nell’ipotesi di financial planning si può effettivamente parlare di una costruzione del

portafoglio, ossia di una gestione unitaria delle scelte di investimento tale da renderle coerenti tra

loro e con l’obiettivo di soddisfare le esingenze finanziarie del risparmiatore. È necessario che

l’individuo comprenda il significato e l’utilità della diversificazione, le modalità di misurazione del

rischio e del rendimento di un portafoglio, i criteri di allocazione tra le diverse classi di attività

finanziarie (asset allocation), i criteri di scelta dei singoli titoli o strumenti, le modalità di

misurazione della performance della gestione del proprio portafoglio.

Per effettuare scelte di investimento, l’investitore può operare da sé oppure può affidarsi ad

intermediari specializzati nell’offerta di servizi di gestione professionale del risparmio.

I prodotti di investimento emessi dalle banche

Lo strumento che viene maggiormente utilizzato a questo fine è quello delle obbligazioni bancarie.

Devono avere una durata pari a 3 anni; l’eventuale rimborso anticipato deve essere esplicitamente

previsto nel regolamento e non può avvenire prima di 18 mesi dal collocamento del titolo. Questo

strumento non è ricompreso nel sistema di assicurazione dei depositi. Il rendimento dovrebbe quindi

riflettere totalmente il rischio di credito dell’emittente. Il taglio minimo può essere pari: a) €1000 e

la banca deve emettere un prestito obbligazionario di almeno €150mln e avere un patrimonio di

vigilanza almeno pari a €25mln e avere i bilanci degli ultimi 3 anni in positivo e l’ultimo deve

essere certificato; b) €10000 nel caso in cui la banca emittente non soddisfi uno o più requisiti

sopraindicati.

Con riferimento agli obblighi di trasparenza, emissione soggetta alla vigilanza da parte della Banca

d’Italia, diversamente dalle altre emissioni di obbligazioni che sono invece vigilate dalla CONSOB.

Le banche emittenti devono redigere dei prospetti informativi analitici che devono essere messi a

disposizione della clientela nei locali dell’emittente e consegnati agli investitori. Nella sostanza per

questi strumenti non si è mai sviluppato un mercato secondario perché va ad alimentare il circuito

chiuso dei mercati di sportello.

Negli anni più recenti le banche hanno notevolmente ampliato l’offerta di obbligazioni

strutturate che sono contratti misti ossia la combinazione di un contratto di debito con un contratto

derivato, oppure la combinazione di un contratto di debito con un contratto azionario. Strumenti di

raccolta molto complessi e talvolta anche molto rischiosi. Possiamo individuare:

- obbligazioni index/equity-linked; offrono una cedola inferiore ai tassi di mercato ma

possono beneficiare di una rivalutazione di un paniere di titoli azionari o di un titolo ad essi

collegati.

- Obbligazioni reverse-convertible; combinazione di una obbligazione e di una opzione put

sui titoli azionari che viene venduta dal cliente all’emittente. Il sottoscrittore, alla scadenza,

incassa una cedola molto elevata ma non è certo di ottenere il rimborso dell’intero capitale.

La banca ha la facoltà di consegnare il titolo azionario collegato all’obbligazoine o il

corrispondente valore, se sono inferiori al rimborso.

- Obbligazioni reverse-floater; prevedono cedole fisse iniziali più elevate dei tassi di mercato;

dopo un certo numero di cedole, il tasso si trasforma in variabile e sarà dato dalla differenza

tra un tasso prefissato e un tasso variabile; qualora si verifichi un rialzo del secondo tasso di

intersse, il sottoscrittore rischia nella seconda parte della vita di non ottenere alcuna

remunerazione.

Un altro strumento utilizzato sono i certificati di deposito; titoli trasferibili rappresentativi di un

deposito a scadenza vincolata. I certificati sono titoli individuali emessi dalla banca “a rubinetto”,

cioè su richiesta del cliente, con caratteristiche di importo, durata e tasso che vengono contrattate tra

le parti. Generalmente sono al portatore e rientrano nel sistema di assicurazione dei depositi.

Possono avere la struttura zero coupon o del titolo con cedola.

Pronti contro termine di raccolta; contratto con il quale una banca vende a pronti una

determinata quantità di titoli e si impegna a riacquistarli al termine convenuto e ad un prezzo

stabilito. Il cliente investe in un’attività finanziaria e contestualmente la banca effettua una

operazione di raccolta temporanea. Sono di durata breve. Il taglio minimo è intorno ai €25000. Il

rendimento è data dalla differenza tra il prezzo di vendita a termine il prezzo di acquisto a pronti.

I=(Cgr)/36500.

Deposito a risparmio; ibrido tra un deposito moneta e un deposito tempo. Il depositante può

disporre più o meno liberamente delle somme depositate. I depositi a risparmio si dividono in:

- liberi: depositante è libero di prelevare

- vincolati: depositante si impegna o a non prelevare per un determinato periodo di tempo o a

prelevare previo un prestabilito periodo di preavviso

si possono anche distinguere in:

- nominativi: intestato a una o più persone, che possono operare a firme congiunte o disgiunte

- al portatore: può circolare mediante la sua consegna e possessore è abilitato ad effettuare le

operazioni.

La normativa anti-riciclaggio ha posto un limite massimo di €10329,14

Viene applicata una valuta, cioè la data a partire dalla quale decorrono gli interessi.

I prodotti derivati: strumenti di investimento speculativi o di copertura

Gli strumenti derivati possono essere sottoscritti a fini speculativi o di copertura. Ai risparmiatori

interessati a prendere posizioni speculative o di copertura sui mercati derivati, l’offerta degli

intermediari italiani propone la possibilità di negoziare strumenti derivati come i future o i covered

warrant.

I CW sono opzioni cartolarizzate, in quanto incorporate in un titolo, emesse in serie da

un’istituzione finanziaria e collegate a strumenti finanziari di ampia diffusione. Strumento

finanziario derivato che, analogamente alle opzioni, attribuisce ai sottoscrittori il diritto all’acquisto

(call CW) o alla vendita (put CW) di una certa attività finanziaria o reale (underlying asset), entro

una data di scadenza (american CW) o in una specifica data (european CW), in quantità e ad un

prezzo (strike price) prefissati. L’acquirente versa al venditore un premio che rappresenta la

massima perdita a cui si espone in caso di andamento sfavorevole del mercato. Il pagamento del

premio svolge una funzione assicurativa; nel caso di una andamento favorevole dei prezzi del

sottostante, il premio comporta una riduzione dei guadagni. Per il venditore di un CW, i rischi sono

alti, dal momento che le perdite sono potenzialmente illimitate. In Italia sono autorizzati ad emettere

CW società o enti nazionali ed esteri, sottoposti a vigilanza da Banca d’Italia e CONSOB.

Caratteristica distintiva dei CW è la presenza di una copertura nell’esecuzione del contratto da parte

dell’istituzione emittente. Questo strumento rappresenta una valida alternativa all’investimento

diretto nel sottostante. L’esborso monetario necessario per investire in CW è inferiore rispetto a

quello richiesto per investire direttamente nello strumento. Chi acquista un CW solitamente lo fa

per effettuare strategie speculative.

Anche il CW risponde all’obiettivo di copertura (hedging) dei rischi. Ci si copre dal rischio di

prezzo dell’attività sottostante.

Il CW è un titolo negoziabile, quotato ufficialmente presso le borse. In Italia da 1998 in MTA e

hanno come sottostante azioni di società IT ed estere, l’indice di borsa italiana, MIB30, indici di

borse estere, tassi di cambio, tassi di interesse, commodities e basket settoriali.

I CW presentano alcune caratteristiche distintive che li rendono più accessibili al grande pubblico

dei risparmiatori rispetto alle opzioni tradizionali:

- scadenza tendenzialmente più lunga e compresa fra i 12 e i 24 mesi. Anche il premio CW

tende a zero all’approssimarsi della scadenza. Non conviene quindi quasi mai portare il CW

a scadenza quanto piuttosto rivenderlo sul mercato.

- Taglio minimo ridotto. Soglia di accesso è più bassa (€500) rispetto a quella del mercato

delle opzioni.

- La liquidità dello strumento è garantita dalla presenza degli stessi emittenti in veste di

market makers.

Per gli investitori ad alta conoscenza della materia finanziaria, delle tecniche di investimento e con

un’alta propensione al rischio esiste una seconda tipologia di strumenti derivati, in particolare

quotati sull’IDEM e sono i contratti futures e mini-futures.

Sebbene la finalità principale della negoziazione di questi strumenti sia la gestione del rischio

tramite copertura, ad essa si affiancano altre due funzioni:

- Arbitraggio

- Speculazione.

Prodotti e servizi di gestione del risparmio

La gestione del risparmio, o risparmio gestito, comprende l’insieme di attività finalizzate alla

gestione, per conto di terzi, di portafogli di investimento sia su base individuale che su base

collettiva (o in monte) , nonché l’insieme delle attività di investimento gestite dagli intermediari per

conto dei risparmiatori nell’ambito della previdenza complementare.

Si offrono un ventaglio di prodotti e servizi che ricomprendono essenzialmente:

- gestione dei fondi comuni d’investimento (gestione collettiva) e la negoziazione delle loro

quote

- gestione di patrimoni mobiliari e il private banking (gestione individuale).

Non tutti i servizi di risparmio gestito offerti dagli intermediari finanziari sono indistintamente

destinati alla totalità dei risparmiatori. Si identificano 3 grandi fasce:

- fascia bassa (mass market) con patrimoni disponibili fino a €25000, servizi di gestione

collettiva

- fascia intermedia (affluent) con patrimoni disponibili fino a €500000, i quali possono

accedere anche ai servizi di gestione individuale standardizzati

- fascia alta (private, vip); patrimoni disponibili oltre i €500000, clientela tipica dei servizi di

gestione individuale e altamente personalizzata.

All’interno di queste fasce si opera un’ulteriore segmentazione per tenere conto della propensione al

rischio. A fonte di propensioni al rischio crescenti, si offrono diverse linee di gestione:

- monetaria: fondi comuni monetari, pronti contro termine, BOT, titoli di stato con durata

inferiore ai 12 mesi in euro, polizze vita tradizionali e rivalutabili. Basso rischio, elevata

liquidità e basso rendimento.

- Obbligazionaria pura: investimento in titoli a reddito fisso, fondi comuni obbligazionari,

titoli di stato italiani ed esteri con scadenza oltre i 12 mesi, obbligazioni bancarie e societarie

italiane ed estere. Gestione che consente di far crescere, con relativa certezza, il capitale nel

medio-lungo periodo, a ritmi contenuti;

- Mista o balanced: caratteristiche dell’investimento obbligazionario misto a quelle di un

investimento azionario, limitando vantaggi di maggiore rendimento e svantaggi di maggiore

rischio.

- Azionaria pura: più rischiose in termini di rischio di mercato e, in caso di condizioni avverse

di mercato, possono portare a forti riduzioni del valore del capitale conferito. Massimizzare

la crescita del capitale nel lungo periodo a fronte di rischi maggiori.

Non esiste nell’ambito del risparmio gestito un servizio di gestione in strumenti derivati. L’autorità

CONSOB emise un regolamento in cui l’attività in derivati nella gestione è limitata a sole funzioni

di copertura su sottostanti posseduti.

La gestione collettiva del risparmio

Analizzare quegli aspetti dei fondi che possono risultare utili ad orientare l’investitore nella scelta di

un fondo a fronte di un’offerta estremamente variegata. La funzione principale svolta dai fondi è

quella di diversificare gli investimenti finanziari a costo contenuto, grazie alla possibilità di far

confluire in un unico patrimonio di grandi dimensioni le risorse, spesso limitate, di una pluralità di

risparmiatore (pooling di risorse). Strumento utile in particolare per i risparmiatori con ridotte

disponibilità finanziarie per i quali una piena diversificazione del portafoglio finanziario potrebbe

altrimenti risultare costosa e di difficile attuazione.

Il patrimonio del fondo è suddiviso in quote di partecipazione tutte di eguale valore e con uguali

diritti; la sottoscrizione di un fondo comune non richiede l’apertura né di un conto di regolamente,

né di un deposito titoli, come invece avviene per i servizi di gestione patrimoniale su base

individuale.

Il fondo gode di autonomia patrimoniale rispetto al patrimonio di ciascun partecipante.

Il possesso delle quote non comporta movimenti di compravendita, incasso di cedole e dividendi a

nome del possessore delle quote: la titolarità è a nome del fondo e non dei partecipanti. Il guadagno

del sottoscrittore risulterà dall’aumento del valore del patrimonio del fondo. Il fondo non garantisce

sempre e comunque un rendimento positivo e neppure la restituzione totale del capitale investito

inizialmente.

L’investitore è interessato a valutare, ex ante, prima della decisione di investire, ed ex post, una

volta presa tale decisione, la performance del gestore. A tal fine, deve prestare attenzione al

prospetto informativo che deve essere obbligatoriamente consegnato al risparmiatore prima

dell’acquisto del fondo. Esso rappresenta il principale strumento conoscitivo a disposizione

dell’investitore, nel quale può trovare:

- elementi contrattuali contenuti nel regolamento che definisce caratteristiche e modalità di

funzionamento, politica di investimento, suo profilo di rischio e i costi a carico del

partecipante;

- informazioni sulla società di gestione e nomi dei gestori

- risultati storici in termini di rischio/rendimento dei fondi e indice di sharpe che misura il

rapporto tra il rendimento realizzato da un’attività finanziaria o da un portafoglio di attività

finanziarie rischiose, al netto del tasso di interesse privo di rischio, e la sua volatilità. S=(rp-

rF)/ σP

questo indice misura il rendimento periodale in eccesso rispetto ad un’attività priva di rischio,

offerto dal gestore per ogni punto di rischio corso. Più l’indice è elevato, più è elevato il valore

aggiunto fornito dal gestore. Se è negativo, il gestore ha distrutto valore.

Il benchmark è l’indice di riferimento che esprime l’andamento di un portafoglio di attività

rappresentativo di un mercato azionario o obbligazionario.

Per quanto attiene alla struttura dei costi si rimanda al capitolo 8.

Il sottoscrittore può verificare quotidianamente il valore della quota sottoscritta. Tra due fondi che

nello stesso periodo di tempo hanno conseguito il medesimo risultato, sarà da preferire quello che

presenta un maggiore indice di sharpe.

La gestione individuale del risparmio

La gestione individuale del risparmio consiste nella gestione di portafogli di attività finanziarie,

svolta, in nome e per conto del cliente, da personale specializzato e finalizzata al conseguimento di

specifici bisogni e obiettivi di investimento dell’investitore.

Dà solitamento luogo ai servizi di:

- gestione di patrimoni in fondi (GPF)

- gestione di patrimoni mobiliari (GPM)

- private banking

questi servizi si distinguono nella prassi per l’entità del patrimonio minimo da conferire in gestione

e per il diverso grado di personalizzazione del servizio offerto dall’intermediario.

Gestione patrimoniale in fondi: si basa su un mandato di gestione individuale del patrimonio

conferito da un cliente ad un intermediario, che prevede che il patrimonio venga investito

esclusivamente in organismi di investimento collettivo. Il cliente è titolare di una gestione e le quote

di fondi o SICAV sono acquistate e vendute dal gestore in nome e per conto del cliente. La GPF

offre pertanto all’investitore una consulenza puntuale personalizzata. Le soglie di accesso a tale

servizio si aggirano infatti intorno ai €25000. Il cliente, al momento della sottoscrizione,

sottoscrive anche un documento standard preparato dalla CONSOB in cui sono elencati tutti i rischi

che egli sopporta. Nella prassi gli IF offrono alla clientela un numero di linee di GPF o linee di

gestione; ciascuna linea è caratterizzata da un proprio benchmark e da una composizione di fondi

più o meno aggressiva e un correlato grado di rischiosità. Per le GPF è obbligatorio l’uso del

benchmark perché rappresenta una importante forma di garanzia per l’investitore, che può

confrontare la capacità del gestore di far rendere il suo capitale con un indicatore individuato al

momento della sottoscrizione della gestione. I costi sostenuti da un cliente di GPF si articolano in:

- commissioni d’entrata, di gestione e incentivo, così come definite per l’investimento in

fondi;

- costi relativi al C/C di regolamento su cui transitano le operazioni relative alla gestione

patrimoniale

- commissioni di intermediazione concernenti la negoziazione delle quote.

Ogni tre mesi il cliente riceve il rendiconto trimestrale di gestione; è un documento strutturato

secondo le direttive della CONSOB, che espone in maniera standardizzata una serie di

informazioni:

- capitale di partenza

- capitale a prezzi di mercato o a prezzi di realizzo attuali

- rendimento del capitale nel trimestre e dall’inizio della gestione

- movimenti di portafogli effettuati dal gestione nel corso dell’ultimo trimestre

- andamento del benchmark di riferimento

- composizione finale del portafoglio.

Gestione patrimoniale in fondi mobiliari: comporta per l’intermediario la scelta degli investimenti

da effettuare e il compito di sollevare il cliente da tutti quegli adempimenti fiscali e amministrativi

cui altrimenti dovrebbe provvedere in proprio. Si tratta di un servizio composito di consulenza,

negoziazione e amministrazione. Ogni cliente gestito ha un proprio personale profilo di

investimento distinto da quello di altri clienti. L’accuratezza delle soluzioni su misura viene pagata

sia in termini di commissioni di gestione, sia in termine di soglie d’ingresso. Sono necessari

patrimoni più elevati rispetto alle GPF. Una gestione individuale di patrimoni che comporti

l’investimento diretto in titoli azionari e obbligazionari risulta efficace, sotto il profilo della

diversificazione del rischio, solo a partire da valori minimi elevati del patrimonio gestito. Il cliente

gestito può comunicare al gestore o al consulente sia le proprie idee sul mercato, sia esigenze che

vorrebbe soddisfatte in maniera diversa. Ha la possibilità di indirizzare e limitare le scelte del

gestore, ponendo vincoli sia di tipo quantitativo che qualitativo, con l’avvertenza però che tali

limitazioni ostacolano il libero operare del gestore e potrebbero influire negativamente sulle

performance. Anche per le GPM l’intermediario può decidere di adottare elementi di

standardizzazione nella gestione individuando linee di gestione. Questo implica un minor grado di

personalizzazione a fronti di minori costi/commissioni di gestione. C’è l’obbligo di confrontare

l’andamento della singola gestione con un benchmark.

Private banking: per i risparmiatori che dispongono di patrimoni molto consistenti, superiori

almeno a €500000, gli intermediari offrono un servizio di consulenza a tutto campo, che vanno

dalla gestione di patrimoni mobiliari su tutti i mercati mondiali, alla consulenza fiscale e

successoria, a forme di consulenza e assistenza sull’attività professionale o imprenditoriale, alla

consulenza in campo immobiliare ovvero per investimenti nel campo dell’arte e del collezionismo.

Non tutti gli intermediari però sono in grado di offrire servizi di private banking.

Servizi di negoziazione e custodia di strumenti finanziari

Nel caso in cui il risparmiatore decida di costruire e gestire in prima persona il proprio portafoglio,

un primo semplice servizio cui egli necessita è quello relativo alla possibilità di negoziare strumenti

finanziari.

L’intermediario offre tali servizi in qualità di semplice broker ovvero in qualità di dealer. Nel primo

caso si parla di servizi di negoziazione per conto terzi; nel secondo si parla invece di servizi di

negoziazione in conto proprio. Il cliente può cioè optare nel primo caso ad una certezza di

esecuzione dell’operazione a scapito di una meno efficienza del prezzo. Il prezzo pagato nelle due

opzioni non è immediatamente comparabile: il dealer applica un prezzo totale; nel caso con diretta

controparti col mercato invece devono essere applicate le commissioni per il servizio di

negoziazione.

Ultimamente si è espanso, con la nascita della new economy, il servizio di trading on-line, grazie

all’euforia dei mercati di quel periodo.

Un servizio accessorio è quello relativo alla custodia e all’amministrazione degli strumenti

finanziari. L’intermediario conserva e amministra per conto del cliente gli strumenti finanziari di

sua proprietà. La custodia si sostanzia nella semplice tenuta delle scritture contabili.

L’amministrazione si sostanzia nell’espletamento in maniera autonoma di operazioni quali incasso

di cedole e dividendi maturati, il rimborso dei titoli giunti a scadenza, il ritiro di titoli in caso di

aumento gratuito del capitale, l’esecuzione delle disposizioni impartite dal cliente circa l’esercizio o

la vendita del diritto d’opzione collegato agli aumenti di capitale sociale a titolo oneroso. Il servizio

è remunerato con una commissione forfettaria o commisurata proporzionalmente all’ammontare dei

titoli depositati.

La gestione dei rischi e gli strumenti di copertura e assicurativi

Una tipologia di bisogni finanziari sempre più avvertita dagli individui è quella di gestione dei

rischi; che si dividono, come abbiamo già visto, in rischi finanziari o speculativi e rischi puri.

Il rischio di mercato legato ad oscillazione dei prezzi delle attività finanziarie detenute potrà essere

limitato all’origine, mediante la composizione di un portafoglio (asset allocation) più sbilanciata

verso la componente obbligazionaria o monetaria.

Solo nel caso di soggetti con una elevata cultura finanziaria si verificherà il ricorso a strumenti di

copertura. Considerazioni ben diverse invece valgono per i rischi puri.

I prodotti di gestione dei rischi legati alla vita umana

L’incertezza circa la durata della vita umana si traduce in due tipologie di bisogni:

- bisogno di pianificazione previdenziale connesso alla necessità di garantirsi una capacità di

consumo non diversa da quella sostenuta in precedenza

- bisogno di tutelare i propri familiari da un’eventuale morte prematura.

Gli strumenti finanziari specificamente finalizzati a fronteggiare il fabbisogno di protezione

previdenziali si propongono di erogare trattamenti pensionistici complementari al sistema

obbligatorio pubblico ovvero un capitale da erogare dopo il termine del periodo lavorativo e si

dividono in due grandi categorie:

- fondi pensione, a loro volta distinti tra fondi negoziali o chiusi o collettivi e fondi aperti

- polizze pensionistiche individuali (PIP)

entrambi rappresentano il cosiddetto secondo pilastro del sistema di previdenza istituito nel nostro

paese e beneficiano di agevolazioni fiscali.

Nei fondi pensione confluiscono i contributi personali personali dei lavoratori e, per i lavoratori

dipendenti, anche il contributo del datore di lavoro e il TFR. Il sottoscrittore può scegliere la linea

di investimento. Talora gli intermediari, in particolare le imprese di assicurazione, offrono anche

linee di investimento con garanzia di risultato, che pertanto limitano l’impatto di congiunture di

mercato negative.

Al momento della pensione di vecchiaia o anzianità, il fondo eroga la pensione integrativa, che

quindi si somma a quella pubblica.

L’importo di tale pensione integrativa può essere noto a priori, come nel caso dei fondi a

prestazione definita, ovvero incerta, come nel caso dei fondi a contributo definito; in questo ultimo

caso, la prestazione del fondo dipenderà:

- risultati finanziari ottenuti dal fondo pensione nel corso degli anni

- speranza di vita del lavoratore all’età del pensionamento

- da quanto si vorrà destinare della pensiona integrativa al coniuge sopravvivente.

Le PIP sono forme pensionistiche attuate mediante contratti di assicurazione sulla vita:

- polizze a vita di tipo rivalutabile

- polizze a maggiore contenuto finanziario come le polizze unit-linked o index-linked.

Le polizze a prestazione rivalutabile: rivalutazione periodica delle prestazioni, del premio periodico,

in funzione del rendimento conseguito dall’assicuratore nella gestione del patrimonio separato e

dedicato a tali prodotti. Patrimonio alimentato da versamenti effettuati dai sottoscrittori delle

polizze che confluiscono in una gestione speciale di natura prevalentemente obbligazionaria. Dalla

gestione l’assicuratore ottiene un rendimento finanziario in parte retrocesso agli assicurati: ciò

consente di incrementare la prestazione finale. La rivalutazione del capitale ottenuto ogni anno

risulta acquisita e garantita e pertanto non esiste il rischio di perdite.

Le polizze ad elevato contenuto finanziario sono polizze a vita che prevedono prestazioni il

cui importo è determinato sulla base di indici di borsa (index-linked) o di panieri di singoli titoli

azionari (equity-linked) nonché alle polizze legate ai fondi comuni di investimento (unit-linked).

Molto spesso tali polizze prevedono comunque un rendimento minimo garantito. I rendimenti delle

polizze linked sono ottenuti dalle imprese di assicurazione investendo i premi in parte in zero

coupon bond, e in parte in opzioni sugli indici azionari di riferimento o sulle azioni.

Le polizze unit-linked comportano l’investimento delle somme versate dal sottoscrittore in

quote di fondi comuni: la prestazione che si otterrà alla scadenza dipenderà quindi dal numero di

quote acquistate moltiplicato per il loro valore raggiunto a quella data. A meno che non sia prevista

una garanzia di restituzione dei premi versati o di rendimento minimo, il sottoscrittore sopporta il

rischio di ritrovarsi alla scadenza con un capitale inferiore a quello versato.

Recentemente si stanno evolvendo polizze long-term care che prevedono, dietro pagamento

di un premio unico, una rendita pensionistica di base e il pagamento di una rendita aggiuntiva dello

stesso importo in caso di perdita dell’autosufficienza e comunque al compimento di 85 anni anche

se si è autosufficienti e in buone condizioni di salute.

In ogni caso è possibile, nel corso degli anni, modificare le proprie scelte.

Le polizze assicurative godono di alcune peculiarità quali:

- la non pignorabilità della polizza

- l’esenzione dall’imposta di successione che permette ai beneficiari di ottenere il capitale alla

morte dell’assicurato senza dover pagare alcuna tassa.

- Possibilità di portare in detrazione, nella dichiarazione dei redditi il premio fino ad un certo

limite.

La sottoscrizione di polizze ramo vita caso morte sono proposte in una forma temporanea ed a vita

intera. Polizza temporanea caso morte: è la più diffusa e copre il rischio di morte dell’assicurato

dovuto sia ad infortunio che a malattia. Il costo della polizza è stabilito inizialmente e non varia per

tutta la durata del contratto. l’importo del premio è stabilito in base alle condizioni di salute

dell’assicurato e alle attività svolte. Se il capitale non è particolarmente elevato basta la

compilazione di un semplice questionario; altrimenti è necessario un check medico. Se il contratto è

stipulato senza visita medica sono previste alcune limitazioni alla garanzia. La compagnia di

assicurazione non può in nessun caso risolvere il contratto, mentre il contraente può farlo in

qualsiasi momento, dopo aver pagato il premio del primo anno.

L’assicurazione a vita intera copre invece tutto l’arco di vita dell’assicurato. L’assicuratore si

impegna a versare un capitale rivalutato agli eredi o ai beneficiari alla morte dell’assicurato. È una

soluzione particolarmente adatta a chi, avendo accumulato un certo patrimonio, vuole trasferirlo

integralmente agli eredi. Le somme corrisposte in caso morte dell’assicurato sono esenti da IRPEF.

Polizze miste: unione di garanzie diverse. La parte più importante del premio versato dal

contraente viene impiegato per la costituzione del capitale o della rendita pagabili alla scadenza,

mentre la parte rimanente di premio è destinata a fronteggiare altri rischi. Realizzare piani di

risparmio a favore dei figli, per garantire loro una disponibilità economica per tutta la durata del

ciclo di studi, fino all’università e oltre, qualunque cosa accada.

Le polizze ramo vita sopra esposte possono essere integrate con le cosiddette assicurazioni

complementari, attraverso le quali è possibile coprirsi non solo dal rischio di longevità ovvero di

premorienza, ma altresì dalle conseguenze derivanti da infortuni, invalidità, da malattie.

Una tipologia di copertura complementare è la dread disease che fornisce una garanzia contro il

rischio di insorgenza di una malattia particolarmente grave. L’assicuratore, in questo caso, si

impegna a pagare un anticipo sul capitale assicurato per il caso morte o in via aggiunta a

quest’ultimo.

I prodotti assicurativi del ramo danni

Fanno parte del ramo danni le assicurazioni contro gli infortuni, le malattie, gli incendi, il furto;

caratteristica comune nel trasferire il rischio che un evento futuro e incerto comporti una riduzione

del patrimonio di un soggetto o della sua capacità di produrre reddito; ricostruire la ricchezza

perduta e ripristinare la capacità di consumo pregiudicata dall’evento dannoso.

Le principali tipologie si dividono in tre categorie:

- assicurazioni di persone

- assicurazioni di responsabilità

- assicurazioni di patrimoni

le assicurazioni di persone forniscono al copertura dei rischi di infortuni e di malattia. Tutela contro

la perdita totale o parziale, permanente o temporanea, della capacità di lavorare. A fronte del

verificarsi dell’evento, l’assicurato ha diritto al pagamento di un importo pari ai costi effettivamente

subito o un generico indennizzo.

Le assicurazioni di responsabilità civile tutelano le riduzioni del patrimonio dovute al

pagamento dell’indennizzo di un danno causato direttamente o indirettamente a terzi. RC auto.

Un’altra tipologia di polizza di responsabilità civile è quella stipulata a favore dei liberi

professionisti che si vogliono tutelare dai danni provocati a terzi nello svolgimento della loro

attività professionale.

Assicurazioni di patrimoni tutelano beni di proprietà della famiglia contro i rischi di furto e

incendio. Immobili e beni in essi contenuti, autoveicoli e altri mezzi di trasporto,ecc. indennizzo

determinato in funzione del danno subito, del valore del bene.

Polizze miste per la famiglia; contratti assicurativi che tutelano da una serie di rischi a cui è

solitamente esposta una famiglia.

Gli strumenti di finanziamento

I mutui-casa

• introduzione di finanziamenti a tasso misto, che prevedono accanto al finanziamento una o più

opzioni che il mutuatario può esercitare a date prestabilite per il passaggio delle modalità di

calcolo degli interessi da tasso fisso a tasso variabile e viceversa.

• Previsione di un tetto massimo per il tasso variabile attraverso l’inserimento nel contratto di un

derivato (cap). il costo complessivo di questo mutuo risulta superiore a quello dei mutui

tradizionali o plain vanilla.

• L’applicazione di un tasso di interesse di ingresso per un primo periodo al di sotto dei tassi di

mercato e successivamente l’applicazione di un tasso di interesse più elevato.

• L’offerta di contratti di mutuo abbinati a contratti assicurativi. Il mutuatario rimborsa gli

interessi alla banca e versa dei premi ad un’assicurazione attraverso i quali viene garantito da

parte della compagnia di assicurazione il rimborso del capitale in un’unica soluzione a scadenza,

o prima in caso di morienza del mutuatario. Questa tipologia di mutuo può presentare dei

vantaggi fiscali grazie alla possibilità di detrarre, oltre ad una quota di interessi, anche una quota

per i premi assicurativi. In alcuni casi, i premi pagati sono più elevati rispetto ai premi necessari

per garantire il rimborso del capitale, e permettono al mutuatario di ottenere alla fine del periodo

una certa somma il cui ammontare è variabile in funzione della performance ottenuta dalla

società d’assicurazione investendo i premi in attività finanziarie. Si tratta in questo caso di un

prodotto complesso ch soddisfa contemporaneamente tre bisogni del cliente, quello di

finanziamento, quello di assicurazione e quello di gestione del risparmio.

Il credito al consumo

I prodotti che rientrano nella categoria di credito al consumo sono deputati a soddisfare un

fabbisogno finanziario scaturente dalla volontà di acquistare beni e servizi di consumo.

I prodotti che rientrano nel credito al consumo sono offerti sia dalle banche sia dalle società

finanziarie specializzare in tali finanziamenti e si distinguono in:

- prestiti finalizzati: il credito è cioè finalizzato all’acquisto di uno specifico bene di consumo;

l’erogazione del credito avviene contestualmente all’acquisto del bene.

- Prestiti non finalizzati: prestiti senza vincolo di destinazione; forma tecnica dell’apertura di

credito semplice: il prestito viene erogato in un’unica soluzione e il rimborso avviene

seguendo un piano di ammortamento. Si è diffuso lo scoperto di doppia mensilità, una vera e

propria apertura di credito in conto corrente che attribuisce al beneficiario la possibilità di

ottenere credito per un importo massimo pari al doppio dello stipendio. Il credito concesso

può essere erogato attraverso una carta di credito rotativa.

L’erogazione del credito al consumo avviene successivamente alla stipula di un contratto di

indebitamento; la forma più diffusa è quella del prestito rateale che prevede l’erogazione in

un’unica soluzione del prestito che verrò rimborsato in rate mensili, bimestrali o semestrali per lo

più costanti.

Cessione del quinto dello stipendio: prestito rimborsabile in più rate costanti che vengono

pagate direttamente dal datore di lavoro dell’affidato.

Il tasso praticato sui prestiti al consumo è fisso e superiore a quello applicato alle imprese.

I mercati

Sono organizzati con riferimento a categorie di titoli omogenei fra loro.

Quelli che compongono il sistema finanziario sono:

• Monetari: con strumenti finanziari a breve termine e con rischio basso;

• Finanziario: con strumenti finanziari a medio/lungo termine (titoli di stato, obblig. e azioni);

• Dei cambi: mercato delle valute;

• Dei derivati: mercato di future, swap e options;

• Internazionale dei capitali.

In tutti i mercati bisogna distinguere:

- Mercato Primario: è quello delle nuove emissioni di titoli e ha la funzione di fornire fondi

all’emittente, legando, cioè, le decisioni di investimento delle unità in deficit (emittente) con le

decisioni finanziarie dell’unità in surplus;

- Mercato Secondario: vengono scambiati titoli già emessi, per cui la funzione è quella di esprimere

continuamente il prezzo degli stessi e consentire all’acquirente di liquidare il proprio investimento.

Il mercato è un’organizzazione complessa, caratterizzato da regole di funzionamento.

I mercati possono essere

• Regolamentati o tra operatori;

• Aperti al pubblico o riservati a certi operatori.

Le procedure e i servizi comuni a tutte le tipologie di mercato sono:

• Determinazione dei criteri di ammissione;

• Raccolta ordini di acquisto e vendita;

• Formazione del prezzo tramite price discovering;

• Informazioni su ordini;

• Esecuzione degli ordini (tramite clearing e settlement);

• Sorveglianza.

Borsa Italiana

Nei paesi anglosassoni, i mercati sono sorti dall’iniziativa libera degli operatori (dal basso); mentre

in Europa Continentale essi rimanevano un’istituzione pubblica. Solo tramite il recepimento della

direttiva europea, si è iniziato il passaggio alla borsa come impresa.

Borsa Italiana è una SpA che dal 1998 gestisce i mercati mobiliari italiani. L’odierna impostazione

societaria è impostata a principi imprenditoriali e di autoregolamentazione.

Obiettivo: consentire agli operatori di negoziare gli strumenti finanziari alle migliori condizioni di:

• Liquidità

• Trasparenza

• Economicità;

Perseguendo efficienza e redditività.

Pertanto essa definisce l’organizzazione e le modalità di funzionamento (criteri di ammissione e

permanenza dei titoli e degli intermediari) dei mercati.

Vigila, inoltre, sull’andamento delle contrattazioni, intervenendo con sospensioni o richiedendo

informazioni al fine di garantire trasparenza e parità di trattamento fra gli operatori.

Mercati mobiliari:

• MTA: azioni,warrants, obbligazioni convertibili. I segmenti sono blue

chips,star,standard,mta international, expandi;

• Idem: futures, opzioni;

• Sedex: covered warrants, certificates su azioni, tassi d’interesse, valute,merci…

• Mot: titoli di stato, obbligazioni bancarie. I segmenti sono: Domestic Mot (strumenti presso

sistemi di liquidazione nazionali) e EuroMot (strumento liquidati presso sistemi di

liquidazione ESTERI);

• Mtf: classe 1 (Sicav indicizzate e fondi aperti indicizzati) e classe 2 (fondi chiusi e

immobiliari).

MERCATO PRIMARIO

La sua attività comprende

- collocamenti finalizzati alla quotazione in Borsa di nuove azioni;

- aumenti di capitale di società quotate;

- operazioni di finanza straordinaria per acquisire o aggregare altre imprese.

Le società non quotate che vogliono raccogliere sul mercato le risorse finanziarie per sostenere lo

sviluppo devono iniziare con un’offerta pubblica iniziale (IPO) (anche se non necessaria) per

diffondere i titoli fra una vasta cerchia di investitori e richiedere ammissioni alla quotazione.

Per la società quotanda ci sono vantaggi e costi riconducibili a:

1) vantaggi di natura finanziaria:

questo perché la società ha accesso a un canale di finanziamento diverso da quello bancario che gli

permette di richiedere, anche più volte, fondi a potenziali investitori, i quali apprezzando l’agevole

liquidabilità del titolo quotato, non richiedendo un premio per la liquidità (rendimento più elevato

per rischi connessi alla difficile liquidabilità del titolo) e rendono il costo del capitale minore. La

quotazione può comportare anche un minore costo del debito poiché essa impone maggiore

trasparenza all’impresa, che ha obblighi d’informazione verso il pubblico e quindi anche verso il

creditore e inoltre, generando una struttura finanziaria più equilibrata, rende il debito meno

rischioso e il costo di finanziamento più basso. Grazie a tali vantaggi, la quotazione è vista come

uno strumento per effettuare grandi investimenti e favorire la crescita della società ( i titoli quotati

possono essere utilizzati come mezzi di pagamento e il loro prezzo costituisce una base di

riferimento su cui fondare valore delle offerte per combinazioni e alleanze strategiche).

2) vantaggi di natura operativa:

la quotazione consente una crescita rapida e finanziariamente equilibrata, poiché permette un

miglioramento d’immagine, rendendo la società più conosciuta e percepita come “sicura”. Essa,

inoltre, può attrarre con più facilità manager qualificati perché il loro lavoro è più visibile e i

risultati sono apprezzabili dal mercato nell’andamento dei valori e possono ricevere schemi di

incentivazione, fondati sulla partecipazione al capitale. La quotazione permette la partecipazione

dei dipendenti al capitale, rendendo comune l’obiettivo di efficienza produttiva.

3) costi

- diretti (di stampa, di collocamento, compensi di consulenti e legali..)

- indiretti (tempo per realizzare offerta, underpricing – prezzo di offerta minore di quello

successivo all’IPO)

- costi ricorrenti (uffici, investor relator, controllo conti) Quello principale riguarda

tuttavia l’accresciuta responsabilità degli amministratori nella disclosure delle

informazioni (norme su insider trading).

Vantaggi/Costi della quotazione per gli AZIONISTI DI CONTROLLO

- il vantaggio risiede nella disponibilità di un prezzo ufficiale dei titoli detenuti e

possibilità di monetizzare investimento in qualsiasi momento. Essi possono diversificare

la composizione del proprio ptf e magari dare in garanzia le azioni per ottenere

finanziamenti;

- il rischio risiede della perdita di controllo o, con l’OPA obbligatoria, devono condividere

il premio con azionisti di minoranza.

Processo di quotazione:

1) caratteristiche di offerta

Per ottenere l’ammissione alla quotazione occorre che la società, con una OPS, o alcuni suoi

azionisti con una OPV, offrano al pubblico una quota di capitale rappresentato da azioni ordinarie,

la cui capitalizzazione deve essere pari ad almeno 40 milioni.

Se l’offerta serve per accrescere le risorse della società per finanziare investimenti, si effettua un

aumento di capitale riservato al mercato (OPS).

Se invece essa serve per permettere a vecchi azionisti di cedere le proprie azioni (OPV), la società

non andrà a ricevere nessun fondo. Il prezzo finale è fissato con il collocamento imminente.

2) documentazione

Per permettere all’investitore di fare una decisione d’investimento consapevole, è diffuso il

prospetto informativo, previa approvazione della Consob, che riguarda informazioni contabili e

gestionali sulla società e sull’offerta. Le informazioni sull’offerta diffuse sono sottoposte alla

Consob per evitare che siano fuorvianti e incomplete.

3) collocamento

L’offerta viene generalmente divisa in due tranches, una per gli investitori istituzionali e l’altra per

il pubblico dei risparmiatori. Il global coordinator (generalmente una banca) si occupa di

coordinare l’offerta globale.

3 a) tranche offerta al pubblico

Il collocamento avviene tramite un consorzio formato da banche e società di servizi d’ investimento,

capeggiato da una lead manager (capofila) che riceve una commissione di organizzazione

(management fee). Se la capofila è una figura diversa dal global coordinator, allora essa agirà per le

fasi di collocamento al pubblico sotto la supervisione del global coordinator.

La lead manager si occupa di invitare altri intermediari, tendenzialmente un numero piuttosto alto

per garantire la capillarità alla diffusione dei titoli, tramite una proposta. Alcuni, fra gli invitati,

possono divenire co-manager o co-lead manager ricevendo parte della management fee. Gli

impegni dei partecipanti sono nel patto consortile e dipendono dal tipo di consorzio:

- a semplice collocamento: gli intermediari sollecitano acquisto/sottoscrizione dei titoli e

percepiscono una commissione in base ai titoli effettivamente collocati;

- assunzione a fermo: gli intermediari acquistano i titoli direttamente dalla società e li

offrono al pubblico, ricevendo una commissione per l’impegno di garanzia;

- garanzia: gli intermediari si impegnano a sottoscrivere i titoli non collocati e

percepiscono una commissione di garanzia (underwriting fee). Tale parcella si distingue

in due componenti: la prima relativa all’impegno di garanzia e calcolata in proporzione

al rischio massimo teorico assunto; l’altra in relazione alla garanzia effettivamente

prestata ex post. In caso di mancato collocamento, l’accollo può essere individuale

(ciascun partecipante deve accollarsi il numero di azioni che scaturiscono dalla

differenza fra azioni garantite e quelle collocate) o solidale (ciascun partecipante si

accolla una quota di azioni non sottoscritte in base alla sua quota di partecipazione,

indipendentemente da quelle che ha collocato).

3 b) tranche offerta a investitori istituzionali

avviene mediante un meccanismo di asta imperfetta denominato book-building:

- il global coordinator predispone di un documento di presentazione dell’investimento con le

informazioni economiche e un intervallo di prezzo di offerta, che invierà a investitori istituzionale

con cui ha rapporti abituali, invitandoli a formulare proposte di acquisto dei titoli;

- organizza poi con il management il road show(incontri con investitori istituzionale per favorire

trasferimento di informazioni)

- il global coordinator decide, poi, in via definitiva il prezzo dell’offerta e individua quali proposte

accettare

- in base al prezzo fissato, il collocamento al pubblico avviene a cura dei partecipanti al consorzio

( se domanda > offerta, riparto secondo criteri predeterminati).

PREZZI DI BORSA DELLE NUOVE AZIONI

E’ molto frequente che si verifichi una rivalutazione del prezzo delle azioni nei giorni

immediatamente successivi alla chiusura del collocamento.(UNDERPRICING) Questo può

accadere perché i sottoscrittori che non hanno ottenuto i titoli richiesti al momento

dell’assegnazione cerchino di acquistarli sul mercato nei giorni successivi provocando un rialzo del

prezzo.

Inoltre bisogna considerare anche alla modalità di determinazione del prezzo d’offerta, notando che

il global coordinator stabilisce il prezzo senza essere vincolato a criteri aritmetici, che ciascun

investitore può formulare più di una richiesta e non vi è garanzia di parità informativa fra gli

investitori. Pertanto il global coordinator ha quindi potere di orientamento e di determinazione del

tempo. Quindi sebben il prezzo è fissato d’intesa con la società, il global coordinator ha sempre una

posizione privilegiata in termini di conoscenza dell’andamento del collocamento. Il suo interesse di

ridurre il prezzo di collocamento per favorire investitori e accrescere il suo placing power diverge

da quello della società, che invece vorrebbe massimizzarne il prezzo. Da questo può nascere

l’underpricing.

Per evitare che i pr. Di borsa siano caratterizzati da troppa volatilità nel periodo immediatamente

successivo all’offerta, il global coordinator può aumentare il quantitativo dei titoli (GREEN SHOE

OPTION)

Altrimenti può ottenere l’impegno degli azionisti di controllo a non vendere titoli nel periodo

immediatamente successivo all’offerta. (LOCK UP)

AUMENTI DI CAPITALE

Le azioni di nuova emissione sono generalmente offerte in prelazione ai vecchi soci che possono

esercitare tale diritto (diritto d’opzione) entro un periodo di 30 gg. O venderlo sul mercato. Il valore

di mercato del diritto d’opzione è strettamente correlato con il prezzo di borsa delle azioni. (per

l’azionista è indifferente aumentare capitale o vendere diritto= stesso valore) Tuttavia se egli

sottoscrive le nuove azioni accrescerà l’investimento della società, mentre se vende i diritti lo

ridurrà. Tale diritto è utile agli azionisti di controllo che in questa maniera sono certi di mantenere

inalterata la percentuale di partecipazione al capitale della società.

OFFERTE PUBBLICHE DI ACQUISTO (OPA) E OFFERTE PUBBLICHE DI

SCAMBIO (OPS)

Sono rivolte ai risparmiatori che prevedono, in caso di OPA, un corrispettivo per l’acquisto dei titoli

in denaro mentre in caso di OPS in un tot. Di titoli. Gli investitori che accettano ottengono un

prezzo unitario da moltiplicare per il numero di titoli consegnati.

OPA FACOLTATIVA:


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Corso di laurea: Corso di laurea in economia dei mercati e degli intermediari finanziari
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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher rossellaferrini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia degli intermediari finanziari e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Gualtieri Paolo.

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