Cap II Prodromi dell'unificazione europea
Il gold standard
A cavallo fra diciannovesimo e ventesimo secolo i tassi di cambio si fondavano sulle riserve d'oro. Quando un paese voleva pagare i suoi debiti con l'estero, essenzialmente dovuti alla bilancia dei pagamenti in passivo, lo faceva con il proprio oro e questo causava una diminuzione nelle riserve auree e quindi una svalutazione della moneta. Questo meccanismo era detto gold standard e fino allo scoppio della I Guerra Mondiale produsse stabilità monetaria, libero commercio e prosperità dovuti alla capacità di tenere a bada l'inflazione e la non necessità dell'esistenza di un paese egemone per il suo funzionamento. La perdita di oro però implicava una contrazione dell'offerta di moneta e quindi un aumento dei tassi di interesse.
Gli accordi di Bretton Woods
Grande depressione 1929 → rallentamento del commercio internazionale che rese necessaria la creazione di un nuovo sistema di cambio.
Luglio 1944 Bretton Woods → si stabilì che ogni valuta veniva ancorata con un tasso di cambio fisso, al dollaro USA e che il valore di questo, basato sulle riserve d'oro era di 35 dollari per oncia. Iniziò così l'egemonia del dollaro USA (signoraggio). A Bretton Woods furono anche creati la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale con il compito di sovrintendere al funzionamento del sistema attraverso un complicato meccanismo di prestiti ai paesi con difficoltà di bilancia dei pagamenti.
I primi trattati europei
Dopo la II Guerra Mondiale venne redatto sotto richiesta francese il Piano Schuman il quale contemplava che l'intera produzione europea di carbone e acciaio venisse posta sotto la responsabilità di un'autorità sovranazionale. Questo portò alla sottoscrizione nel 1951 del Trattato di Parigi con il quale si istituì la CECA (comunità europea carbone e acciaio), cui aderirono Francia, Italia, Repubblica federale tedesca e paesi del Benelux. I sei paesi membri della CECA dettero via nel 1957, con il Trattato di Roma, ad altre due istituzioni sovranazionali, La Comunità Europea dell'Energia Atomica (EURATOM) e la Comunità Economica Europea (CEE), con l'intento di:
- Costituire un'entità sovranazionale basata sulle comuni origini europee di civiltà e cultura
- Ridurre le possibilità di conflitti armati fra i paesi europei
- Contrapporre un'entità politica omogenea al blocco sovietico
- Realizzare mercati di produzione e consumo più ampi, dove operare con economie di scala.
- Lanciare un messaggio di maggiore integrazione economica e politica.
Le istituzioni della Comunità economica europea
Commissione → “braccio esecutivo” formata da più uffici, alcuni dei quali si occupano della proposizione di norme.
Parlamento Europeo → “componente legislativa” con funzione di presentazione e approvazione di leggi, ma fondamentalmente è un organo con poco potere.
Consiglio dei Ministri → organo esecutivo della CE che rappresenta gli stati membri con un ministro per ciascuno stato.
Consiglio europeo → formato dai capi di stato o di governo degli stati membri e presiede alle indicazioni politiche di particolare importanza (formulate di comune accordo). È da questo consiglio che nascono le direttive principali e le decisioni più importanti dell'Unione Europea. Le direttive devono essere sempre decise all'unanimità. I consigli ratificano quindi degli accordi preesistenti.
Banca Europea degli Investimenti e Fondo Sociale Europeo → con lo scopo di stimolare lo sviluppo nelle aree più arretrate dei sei paesi fornendo risorse, la prima in conto capitale (per investimenti nelle infrastrutture), la seconda per fini sociali (migliorare le condizioni dei lavoratori o sostenere i disoccupati).
L'integrazione dei mercati
Nel trattato istitutivo della CEE era esplicitamente prevista l'integrazione dei mercati dei sei paesi. I cui vantaggi erano collegati allo sfruttamento delle economie di scala (maggiore libertà ai produttori relativamente alla scelta delle dimensioni da adottare e quindi una forte diminuzione dei costi di produzione e distribuzione); all'innovazione tecnologica e come conseguenza avrebbe portato ad un incremento della concorrenza che avrebbe dovuto ridurre il potere oligopolista delle imprese nazionali. Per quanto riguardava gli aspetti negativi, erano associati ad una possibile ripartizione diseguale dei vantaggi derivanti dalle economie di scala ed al fine di evitare ciò divenne fondamentale intervenire in modo da garantire la convergenza dell'evoluzione economica degli stati che partecipano all'integrazione.
Il rapporto Werner
Negli ultimi anni '50 il sistema di Bretton Woods aveva iniziato a dare segnali di tensioni data la mancanza di fondi sufficienti per le transazioni e l'aumento del prezzo del dollaro da parte degli USA.
1969 Summit dell'Aja → i sei paesi si opposero e redassero un piano per arrivare ad una unione economica e monetaria. In questa occasione venne redatto il rapporto Werner che raccomandava la costituzione di una unione economica e monetaria completa nell'arco di un decennio, con l'obiettivo finale di rendere libera la circolazione dei capitali e di fissare permanentemente i tassi di cambio tra le valute della CEE, che avrebbero anche potuto essere sostituite da una valuta comunitaria unica.
I paesi membri della CEE si divisero su alcune delle principali raccomandazioni del rapporto, ma poi il Consiglio europeo e i rappresentanti dei governi espressero la volontà politica di attuare una Unione Economica e Monetaria (UEM) secondo un piano decennale distinto in 3 fasi con inizio il primo gennaio 1971. Nella I fase sarebbe stato effettuato l'esperimento di ridurre le fluttuazioni dei tassi di cambio intracomunitari, al termine del decennio la comunità avrebbe dovuto costituire una zona nell'ambito della quale sarebbero circolati liberamente le persone, i beni, i servizi e i capitali.
Era previsto inoltre che:
- La ripartizione delle competenze e delle responsabilità tra istituzioni della comunità da una parte e stati membri dall'altra si sarebbe dovuta fare tenendo presenti le esigenze di coesione dell'Unione e di efficacia dell'azione comunitaria.
- Le istituzioni della comunità dovevano essere poste in grado di svolgere con rapidità ed efficacia i propri compiti in materia economica e monetaria.
- Le politiche comunitarie adottate nel quadro dell'unione economica e monetaria dovevano essere sottoposte alle deliberazioni ed al controllo del parlamento europeo.
- L'organizzazione comunitaria delle banche centrali avrebbe dovuto concorrere nell'ambito delle proprie competenze, al conseguimento degli obiettivi di stabilità e sviluppo della comunità.
Il crollo di Bretton Woods
Nel frattempo il sistema di cambi fissi di Bretton Woods aveva cominciato a mostrare gravi difetti. Nel ventennio '40-'60 l'inflazione era aumentata in modo dissimile nei diversi paesi e l'uso del dollaro aveva presentato molti problemi come il paradosso di Triffin.
Così nel 1969 l'FMI aveva creato i Diritti Speciali del Prelievo (SDR), una moneta virtuale che si aggiungeva al dollaro e che avrebbe dovuto sostenere i paesi con forti disavanzi nella bilancia dei pagamenti, con lo scopo di rendere il commercio internazionale indipendente dall'oro e dalle valute forti.
Ma già nel 1967 il sistema monetario internazionale aveva rischiato il collasso a causa dell'eccessiva creazione di moneta. E De Gaulle causò ulteriori squilibri facendo cambiare le riserve di dollari francesi in oro, accentuando la crisi di sfiducia ed incoraggiando azioni come la sua. Iniziò così un periodo di radicali variazioni dei mercati dei cambi, di alta inflazione e generale stagnazione per le principali economie industrializzate. Questo fenomeno prese il nome di stagflazione.
Cap III Il rafforzamento della CEE negli anni '70
Il serpente nel tunnel
La strategia contemplata nel rapporto Werner era stata subordinata al sussistere di tassi di cambio fissi tra le valute comunitarie ed il dollaro. Così quando gli USA fecero fluttuare il dollaro l'instabilità del mercati che ne derivò causò forti pressioni sul marco tedesco e spazzò le speranze di coordinare maggiormente le economie della comunità secondo le indicazioni del rapporto Werner. Così i sei membri della CEE ritennero necessario che le valute fossero legate insieme in una fluttuazione congiunta.
Nel marzo 1972 i sei decisero di restringere il margine di oscillazione delle rispettive valute tra di loro e contemporaneamente di non far variare l'intera banda di fluttuazione delle valute rispetto al dollaro di più del 4.5%, questa manovra prese il nome di Serpente nel Tunnel. Questa strategia dura tutt'ora ed il vincolo fra le valute deriva dalla non volontà di ogni paese che gli altri svalutassero.
L'allargamento della comunità a nove stati membri
Danimarca (economia legata a quella tedesca), Irlanda (dipendenza UK), Norvegia (faceva già parte della NATO) e Regno Unito (ragioni commerciali) firmarono nel gennaio 1972 un trattato di adesione alla CEE e nel maggio dello stesso anno sottoscrissero anche l'accordo valutario.
Le aree valutarie ottimali
Aggregazione di più stati in una sola istituzione con moneta vincolata. Motivi per vincolare le valute:
- Certezza del tasso di cambio → l'incertezza del cambio ostacola il commercio e gli investimenti, aumenta i costi delle transazioni ed origina costi per gli esportatori e gli importatori ad esso avversi. Maggiore è il rischio, maggiore è la tendenza a ridurre il commercio estero.
- Convenienza a sfruttare le economie di scala → inflazione meno volatile e minore possibilità per gli speculatori di influenzare i prezzi.
Costi:
- Limitazione della sovranità nella politica monetaria
- Perdita associata alla rinuncia ad usare lo strumento del cambio per dar luogo a svalutazioni competitive.
L'esistenza di un paese egemone in un'area valutaria ottimale rende il sistema monetario asimmetrico. Caratteristiche per far parte dell'area valutaria ottimale:
- Tassi di inflazione simili
- Grado di mobilità dei fattori di produzione → sostituto alla flessibilità del tasso di cambio nell'aggiustamento dell'economia rispetto a shock esterni che possono colpire in maniera diversa i Paesi dell'area.
- Apertura dimensione dell'economia per tener fissi i tassi di cambio
- Grado di diversificazione della produzione
- Integrazione fiscale tra i paesi
Ma queste caratteristiche non appartenevano a tutti i paesi del serpente monetario. I tassi di inflazione, la mobilità dei fattori, i sistemi fiscali erano marcatamente dissimili e Regno Unito, Italia e Francia non rispettando i caratteri I, II e V non potevano fare a meno di uscire dall'area per non compromettere il proprio sviluppo economico. La repubblica federale tedesca, paese egemone, riceveva i benefici senza pagarne i costi e quindi vi rimase secondo le indicazione del carattere III.
Il Fondo Europeo di Cooperazione Monetaria
Costituito nell'aprile...
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Integrazione economica europea - Appunti parte prima
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