Informativa finanziaria e principi contabili internazionali
Assunti di fondo dei principi contabili internazionali IAS/IFRS
I principi contabili internazionali vengono dall’Europa con un regolamento, quindi sono obbligatori perché i regolamenti europei sono cogenti negli Stati membri dal 2002, che prevedeva che dal 2005 si dovessero applicare. Infatti, dal 2005 si applicano i principi contabili internazionali. L’organismo che emana i principi contabili internazionali è lo IASB (International Accounting Standard Board), che prima si chiamava IASC (International Accounting Standard Committee). Lo IASC emanava gli IAS (International Accounting Standard), poi il nome è cambiato in IASB e i principi emanati si chiamano IFRS (International Financial Reporting Standard). Per questo oggi si parla di sistema IAS/IFRS, perché ci sono sia gli IAS, emanati prima, sia gli IFRS, emanati dal nuovo board, lo IASB.
Questi principi sono anche fatti da interpretazioni, per cui il sistema normativo è fatto dagli IAS/IFRS, che sono i principi, ma anche dai SIC/IFRIC, che sono le interpretazioni dei principi. Il vecchio IASC emanava gli IAS e i SIC, mentre il nuovo IASB emana gli IFRS e gli IFRIC. Lo IASB è un organismo privato, quindi non è eletto dal popolo. È normale che le leggi di bilancio siano formulate da un organismo privato? In questo caso chi legifera non è eletto dal popolo ma è un organismo privato, quindi con una propria sostenibilità finanziaria, perché nel 2002 l’UE ha pensato che fosse impossibile imporre ai paesi membri la normativa contabile di un altro paese membro; per questo sono stati adottati dei principi fuori dall’UE. I principi più solidi che erano elaborati in quel periodo erano proprio quelli elaborati da questo organismo internazionale, all’epoca dallo IASC.
Lo IASB, essendo un organismo privato con sede a Londra, è un organismo dietro al quale ci sono le associazioni contabili di tutto il mondo, ha dei dipendenti, ha delle persone che tutti i giorni pensano a come migliorare i bilanci. I principi elaborati dallo IASB, poiché questo è un organismo privato, devono essere omologati in Europa dall’UE tramite un regolamento. Quindi ogni principio per diventare applicabile viene trasformato in un regolamento, dopo un meccanismo di omologazione.
Il meccanismo di omologazione prevede l’approvazione di ciascuno IAS/IFRS e SIC/IFRIC da parte della Commissione Europea, assistita da:
- ARC (Accounting Regulatory Committee), organo politico;
- EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group), organo tecnico, che si avvale di un academic panel ed è composto da esperti di bilancio europei.
I principi omologati sono promulgati con Regolamento e pubblicati nella GUUE in ciascuna delle lingue ufficiali dell’Unione. Il Regolamento ha valore cogente in tutti gli Stati membri e non deve essere recepito, a differenza delle Direttive. A seguito di tale meccanismo, la Commissione ha finora emanato molti Regolamenti, con i quali ha recepito la quasi totalità dei principi e delle interpretazioni emanate dallo IASB. Essi costituiscono il “sistema di principi” che devono essere ad oggi applicati dalle società europee che hanno l’obbligo o che esercitano la facoltà di redigere i bilanci consolidati e individuali in conformità agli standards internazionali.
La normativa fiscale
La legge 24 dicembre 2007 n. 244, art. 1, c. 58-62, e il D.M. 1° aprile 2009 n. 48 hanno previsto, dal punto di vista fiscale:
- La derivazione del risultato fiscale dal risultato di esercizio IAS/IFRS;
- L’adattamento dell’impianto fiscale ai diversi principi IAS/IFRS rispetto a quelli tradizionali.
Nei primi anni di adozione vi erano stati una serie di problemi, per cui le società che redigevano il bilancio IAS avevano un trattamento particolare. Adesso l’impostazione è stata cambiata: sia che una società rediga il bilancio con i principi contabili internazionali, sia che una società rediga il bilancio con i principi nazionali, quella società paga comunque le imposte con la disciplina italiana, quindi vale sempre il principio della derivazione del risultato fiscale dal bilancio di esercizio. Quindi se si calcola il reddito con i principi locali, si applicano le imposte su quel reddito; se, invece, si calcola il reddito tramite i principi contabili internazionali, si pagano le imposte su quel reddito. Questo è importante perché i due approcci portano a differenti risultati, quindi a carichi fiscali diversi.
Le differenze tra i due approcci sono quasi tutte differenze temporanee: se redigo il bilancio IAS/IFRS e arrivo a redditi più alti e pago più imposte, questo vale per quest’anno, poi l’anno dopo, siccome ho aumentato le valutazioni dell’esercizio, ho valutazioni più basse.
Esempio: se ho un bene iscritto a 100 in attivo di stato patrimoniale, lo rivaluto a 500, i principi IAS/IFRS prevedono un carico fiscale maggiore, perché ho una retta da rivalutazione. Tuttavia, se nell’anno successivo vendo quel bene a 500, nella disciplina IAS/IFRS ho un utile pari a 0, perché vendo a 500 un bene che vale già 500, in quanto l’ho rivalutato a 500 l’anno prima. Mentre con la disciplina italiana nasce in questo caso una plusvalenza come differenza tra prezzo di vendita e valore contabile (che era 100). È solo una differenza temporale: con la disciplina IAS/IFRS anticipo l’utile, con la disciplina italiana lo rilevo l’anno dopo.
Gli assunti di fondo degli IAS/IFRS
I bilanci redatti con la disciplina IAS/IFRS sono quelli delle società quotate, delle loro controllate, delle banche, delle assicurazioni, delle società finanziarie. Si tratta di imprese grandi quotate (public). Essendo quotate, queste imprese hanno come principale destinatario dell’informazione gli investitori istituzionali professionali, tra i quali le banche d’affari, le società di assicurazione, fondi di investimento, fondi pensione.
Da un lato vi sono società grandi, amministrativamente dotate, e come utilizzatori vi sono soggetti esperti, anche loro amministrativamente dotati. Questo vuol dire che il bilancio che segue la disciplina IAS/IFRS è un bilancio complesso, molto più rispetto a quello italiano, pensato per le aziende qualificate di grandi dimensioni e destinato ad un pubblico esperto.
Il redattore del bilancio si chiama preparer, che significa preparatore, mentre l’utilizzatore del bilancio, nel linguaggio internazionale, si chiama user, in Italia si chiama lettore. L’investitore professionale legge il bilancio con lo scopo di assumere decisioni di investimento e di disinvestimento. Gli investitori professionali che vogliono assumere decisioni di investimento e di disinvestimento sono interessati all’attitudine a generare disponibilità liquide e mezzi equivalenti (cioè cassa) delle public company quotate. Il bilancio IAS/IFRS non serve per calcolare le imposte o determinare l’utile distribuibile, come nel caso del bilancio italiano, ma serve per vedere se una società ha cassa e può produrla nel breve termine. Questo perché le aziende che sono in grado di generare cassa, vedono crescere il proprio valore di borsa e quindi l’investitore professionale può fare un capital gain. Lo user, cioè l’investitore qualificato, usa il bilancio per capire cosa accadrà nel futuro di breve termine, mentre il bilancio è uno strumento consuntivo, cioè si riferisce al passato. Per questo il bilancio IAS/IFRS è un bilancio che cerca di cambiare, il più possibile, la prospettiva dal passato verso il futuro. Mentre il bilancio civilistico (bilancio italiano disciplinato dal Codice Civile) riflette soprattutto il passato e serve a far capire l’andamento dell’azienda nel passato, il bilancio IAS/IFRS serve a dare informazioni il più possibile prospettiche (future).
Il fine del bilancio IAS/IFRS è quello di fornire informazioni useful (“pieno di informazioni”) per gli investitori. Lo IAS 1 prevede che una società quotata, poiché deve fornire informazioni useful, può derogare a tutti i principi e a tutte le regole, purché dimostri che la deroga a tutti i principi e a tutte le regole serve a migliorare la qualità dell’informativa al mercato. Questo in Italia non si può fare, con il bilancio civilistico è possibile derogare alle regole del Codice Civile solo in casi eccezionali. È possibile cambiare il criterio di valutazione, ad esempio, se il mio terreno diventa edificabile, se nel mio terreno trovo il petrolio o una miniera d’oro, ma si tratta di casi impossibili. Al contrario, nel mondo IAS/IFRS si deroga ogni qualvolta ci sia, secondo il preparer (redattore), conflitto tra la norma prevista e l’obiettivo delle informazioni useful.
I principi fondamentali del bilancio di esercizio secondo gli IAS/IFRS
Nel bilancio IAS/IFRS non è presente il principio di prudenza, che invece è il principio di fondo del bilancio civilistico. Il bilancio civilistico è un bilancio basato sul costo, fortemente prudente, mentre il bilancio IAS/IFRS no, non è che non ci sia la prudenza, ma questa è mitigata (contenuta). Il fine del bilancio IAS/IFRS, che è quello di fornire informazioni utili per le decisioni di investimenti e di disinvestimento a investitori, finanziatori e altri creditori, si fonda su due postulati:
- Principio di continuità dell’impresa nel tempo;
- Principio di competenza economica.
1. Continuità dell’impresa nel tempo
La continuità è congenita, si potrebbe anche non dire. È ovvio che quando si parla di bilanci, questi sono sempre dei bilanci che si definiscono di esercizio, cioè bilanci di imprese in esercizio, cioè in grado di continuare la loro attività per almeno 1 anno da quando redigono il bilancio. Il principio di continuità dell’impresa nel tempo è noto come going concern. Se suppongo che la mia azienda non sarà ancora in piedi tra un anno, allora non devono più fare un bilancio di esercizio, un bilancio in going concern, ma un bilancio di liquidazione, di scioglimento, di fallimento, che si redigono seguendo principi e regole diverse. I bilanci di esercizio quindi non si riferiscono ad imprese in fallimento, in liquidazione o in scioglimento.
Se si prende la decisione di redigere un bilancio in continuità e dopo 7-8 mesi l’azienda fallisce, allora qualcuno potrebbe impugnare il bilancio, dicendo che il redattore avrebbe dovuto accorgersi che l’azienda era già in fallimento prima. Se fosse stato dichiarato subito il fallimento dell’azienda magari i fornitori non l’avrebbero rifornita, le banche non le avrebbero prestato denaro, cioè sarebbe stato possibile creare meno danni alla società. Poiché il bilancio di esercizio riguarda imprese in continuità, si assume che le imprese siano in continuità.
2. Competenza economica
La competenza economica è l’inizio tecnico delle profonde differenze che ha il bilancio IAS/IFRS rispetto al bilancio civilistico italiano. La competenza scaturisce dall’applicazione di tre sotto-principi, dalla cui combinazione nasce la competenza:
- Realization principle (o principio di realizzo): fa riferimento a quando si realizzano i ricavi. Secondo i principi italiani un ricavo si realizza, e quindi si può iscrivere in bilancio, quando la vendita si concretizza con la consegna del bene o la prestazione del servizio, perché è in quel momento che si trasferiscono i benefici e i rischi del bene. La prestazione che da origine al ricavo è il momento della consegna. Nei principi internazionali non è così, la realizzazione può avvenire anche prima della consegna, nella disciplina italiana vi è un unico momento specifico di realizzo tramite la consegna del bene o della prestazione del servizio; nella disciplina internazionale il momento di realizzo è variabile.
- Nella disciplina internazionale la realizzazione dei componenti positivi si concretizza quando vengono soddisfatte 5 condizioni, ossia quando i componenti positivi di reddito sono espressione:
- dell’attività di produzione economica svolta nell’esercizio
- in forza alla quale si percepisce la capacità attuale dell’impresa di produrre
- probabili
- flussi finanziari futuri
- misurabili in modo attendibile
In sintesi, un componente positivo si considera realizzato quando è espressione, in forza dell’attività di produzione economica svolta nell’esercizio, della capacità attuale dell’impresa di produrre probabili flussi finanziari futuri misurabili in modo attendibile.
Esempio: se compro un’azione Moncler in borsa a 40 euro e fine bilancio vale 50 euro, non la vendo, quindi secondo la disciplina italiana non iscrivo nessun ricavo. Tuttavia, secondo la disciplina IAS/IFRS, se ho un bene e alla fine dell’anno ha un valore maggiore, si può iscrivere in bilancio l’utile conseguito (in questo caso pari a 10 euro).
Queste 5 condizioni si possono verificare prima o dopo rispetto al momento della prestazione non monetaria dello scambio. Anche se i principi IAS/IFRS vengono fatti a Londra, i soggetti che li adottano sono vari, per cui bisogna sempre stare attenti alle eccezioni. Bisogna sempre osservare il rilievo dei singoli IAS/IFRS nel prevedere le diverse fattispecie.
Ad esempio, per gli elementi del magazzino il riferimento alla “capacità di produrre flussi finanziari futuri misurabili in modo attendibile” è limitata - per prudenza - dallo IAS 2, perché salvo alcune eccezioni (beni agricoli; commercianti-intermediari; business combinations), il magazzino deve essere valutato al minore tra il “costo” e il “valore di mercato”.
- Matching principle (principio di correlazione): stabilito quando si realizzano i ricavi, ai ricavi si associano i costi (correlazione tra costi e ricavi). I costi sono di competenza dell’esercizio in cui si realizza il relativo ricavo. Il principio di correlazione indica che fissati i ricavi, si correlano i costi ai ricavi. Quindi se, ad esempio, si anticipa un ricavo dal 2021 al 2020, perché lo prevedono i principi IAS/IFRS, anche tutti i correlativi costi devono essere attribuiti al 2020. I costi seguono come un’”ombra” i ricavi: se i ricavi vanno nel 2021, anche il correlativo costo va nel 2021. Se si anticipa il ricavo della vendita di un titolo, anche tutti i costi correlativi devono essere anticipati. Il punto è quindi fissare i ricavi, i costi sono una conseguenza di questi.
- Principio di prudenza: mentre la concezione di realizzazione consente che taluni “utili solo sperati” partecipino al calcolo del reddito, la prudenza impone che anche le “perdite presunte” debbano essere riflesse in bilancio.
- Se nei bilanci IAS/IFRS si anticipano i ricavi, per i motivi legati al principio della realizzazione, è chiaro che si anticipano anche gli utili, che nascono dalla differenza tra ricavi e costi. Anticipando gli utili, al calcolo del reddito, cioè nel conto economico, a certe condizioni, si avranno utili non solo certi, ma anche solo probabili (cioè utili non ancora definitivi, che penso di poter ottenere). Nella disciplina codicistica italiana gli utili vanno in bilancio solo se certi, nella disciplina internazionale gli utili vanno in bilancio anche solo se probabili. Per quanto riguarda le perdite, invece, non cambia nulla: nella disciplina IAS/IFRS, così come nella disciplina italiana, vanno iscritte in bilancio sia le perdite certe che le perdite probabili. Dunque, al calcolo del reddito partecipano taluni utili non solo certi ma anche probabili e perdite non solo certe ma anche probabili.
Pertanto, alla formazione del reddito IAS/IFRS concorrono:
- Utili e perdite realizzati (legati alla consegna), cioè originati da operazioni di vendita sul mercato, al netto dei correlativi costi;
- Utili e perdite realizzabili, ovvero i risultati in corso di formazione che sono riconosciuti in via anticipata rispetto alla vendita sul mercato, ma la cui futura realizzazione presenta adeguati livelli di credibilità e di attendibilità;
- Perdite presunte (per il principio di prudenza), cioè sia le perdite maturate che le perdite non ancora maturate.
I principi di valutazione separata di elementi eterogenei ricompresi nelle singole poste e di uniformità dei criteri di valutazione nel tempo valgono anche nel contesto degli IAS/IFRS.
I valori accolti nel bilancio di esercizio
Nei principi IAS/IFRS i criteri di valutazione si distinguono in due grandi famiglie:
- I costi storici;
- I fair value.
Definizione di Fair Value
La traduzione legale di fair value è “valore equo”. Tuttavia, i valori equi non esistono, ma i valori sono frutto di un processo valutativo. Anche i valori oggettivi in bilancio sono limitatissimi. Un bilancio di una stessa azienda redatto da 2000 persone porterebbe a 2000 risultati diversi, perché ciascuno intravede nei problemi valutazioni diverse. Le valutazioni da fare per redigere il bilancio sono molto complesse e quindi ciascuno, esprimendo la propria valutazione, porta a valutazioni diverse. L’espressione che rappresenta la traduzione più fedele di fair value è “valore corrente”, che significa “valore aggiornato”, cioè valore alla data della stima (alla fine dell’anno). Questo è coerente con quanto vogliono le persone che lavorano allo IASB cioè un valore aggiornato, il più possibile orientato verso il futuro. Quindi parleremo di “valori correnti” sott’intendendo i fair value. I fair value non sono un criterio di valutazione specifico, ma sono più che altro una logica valutativa. “Valutare al fair value” vuol dire scegliere il criterio specifico che consente di avere il valore corrente migliore.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Esercitazioni sul Consolidato di Informativa finanziaria
-
Parte Teorica di Informativa finanziaria
-
Riassunto Governance e informativa finanziaria di gruppo
-
Appunti Governance e informativa finanziaria di gruppo