Riassunto governance e informativa finanziaria di gruppo
Anno accademico 2017/2018
Genesi e morfologia dei gruppi aziendali
Il gruppo di imprese
Cos’è un gruppo? Il gruppo di imprese in letteratura viene definito come un complesso di imprese autonome accomunate da indirizzi strategici. Il gruppo ha tre caratteristiche fondamentali:
- È formato da un insieme di entità giuridicamente distinte (ogni soggetto ha un centro di interessi economici e giuridici, al quale fanno capo diritti e obblighi in relazione allo svolgimento dell’attività aziendale).
- È composto da legami tra le varie unità, legami che possono essere di natura formale (come il possesso di partecipazioni) o di natura sostanziale (contratti).
- È controllato da un unico soggetto che impartisce una direzione unitaria.
Il gruppo si differenzia da una semplice impresa con delle filiali poiché ogni filiale non ha una sua autonomia, e quindi un’impresa multi divisionale è composta da un unico soggetto in capo al quale vi sono tutti i diritti e gli obblighi delle filiali. Il gruppo è uno strumento che consente di raggiungere determinati obiettivi perché da un lato ha le caratteristiche di una grande impresa, dall’altro sfrutta la potenzialità di avere in sé imprese autonome, che possono di fatto essere gestite con maggior autonomia, con maggior velocità decisionale e altresì una limitazione dei rischi.
Definizioni: il Codice Civile non ha ancora dato una definizione puntuale di gruppo, ma con la Riforma del Diritto Societario del 2003 ha introdotto una nuova normativa: Art. 2479 “Attività di Direzione e Coordinamento”, quindi si limita ad identificare come possibile gruppo quelle società che sono sottoposte ad un’attività di Direzione e Coordinamento da parte di una società che sta al di sopra.
- Il gruppo è un’impresa le cui attività economiche sono dotate di indipendenza giuridica, quindi l’azione svolta da colei che esercita attività di D&C è tale per cui la visione complessiva che si ha di quel gruppo è simile ad un’impresa.
- Il gruppo è un insieme di entità economiche che sono gestite in modo unitario da un soggetto e che perseguono delle finalità comuni.
- Il gruppo è un sistema di imprese autonome dove si mette in rilievo il coordinamento tra le attività all’interno del gruppo.
Processi di formazione dei gruppi
Di fatto la crescita di un’azienda può avvenire per linee interne o per linee esterne. Nel primo caso essa cresce attraverso lo sviluppo interno attraverso l’aumento di capitale sociale o attraverso l’indebitamento, anche se spesso questo comporta ingenti investimenti in capitale e tempi di realizzo molto lunghi (per esempio quando si vuole entrare in un nuovo mercato). Nel secondo caso invece l’impresa si rivolge a soggetti che possono già operare sul mercato; il gruppo nasce da qui, dalla volontà di acquisizione di nuovi mercati e nuovi clienti attraverso l’unitarietà degli obiettivi di imprese che mantengono la loro autonomia.
I gruppi quindi possono nascere come forma di aggregazione (acquisto di società già operanti sul mercato), come forma di enucleazione/razionalizzazione (la società si divide in unità autonome per le diverse tipologie di attività) o semplicemente per la costituzione di nuove società (finanziate e controllate dalla holding).
I fattori stimolanti la genesi dei gruppi
Motivazioni di carattere gestionale:
- Favorire le politiche di espansione, diversificazione e internazionalizzazione (creo nuovi enti per espandere la mia attività).
- Creazione di imprese per godere di agevolazioni fiscali e opportunità fornite da norme di legge.
- Frazionamento e limitazione dei rischi (si limitano i rischi perché ad ogni entità fanno capo diritti e obblighi propri).
Motivazioni di carattere organizzativo:
- Decentrare autorità e responsabilità.
- Opportunità di operare in paesi stranieri.
- Ricercare l’efficienza nella gestione delle risorse umane.
Motivazioni di carattere finanziario:
- Ricorrere ad un capitale esterno (esempio di leva azionaria: costituisco nuove società dove detengo la maggioranza però con l’apporto di capitale anche da parte di nuovi soci).
- Utilizzare soci diversi in relazione ad attività differenziate (cerco legami con società o nuovi soci che hanno competenze che io non ho).
Altri motivi:
- Limitazione della concorrenza (voglio diventare leader sul mercato e quindi compro le azioni dei miei concorrenti per assumerne il controllo).
- Economia di scala (il potere di mercato del gruppo è maggiore rispetto a quello della singola impresa).
- Economia di transazione (si cerca di creare delle produzioni a filiera senza internalizzare i processi, mantenendo quindi il nome e l’autonomia di ogni singola impresa).
- Economia di scopo (con il gruppo c’è la possibilità che vi sia la condivisione comune da parte delle società del proprio Know How).
- Condivisione di alcune competenze specifiche.
Altre cause:
- Cause strutturali di sistema economico: necessità di reperire risorse, sia finanziarie che di capitale umano (manodopera specializzata).
- Cause aziendali: leva azionaria amplificata dalla leva finanziaria (ovvero la gestione centralizzata delle finanze del gruppo).
- Cause normative: beneficiare di agevolazioni fiscali.
- Cause familiari: in presenza di più figli il gruppo si rivela una struttura adeguata al passaggio generazionale (divisione dell’impresa in diverse unità autonome a seconda del tipo di attività), a volte si creano delle Sub Holding per i figli meno capaci.
Le tipologie di gruppi aziendali
Classificazione per natura economica della capogruppo
- Natura del soggetto giuridico della capogruppo:
- Gruppi pubblici: l’azionista di maggioranza è lo Stato.
- Gruppi privati: l’azionista di maggioranza è una persona fisica.
- Gruppi misti.
- Natura dell’attività della capogruppo:
- Gruppi controllati da una holding pura/finanziaria: la società si limita a gestire le partecipazioni azionarie, a coordinare le politiche aziendali e a governare le risorse finanziarie del gruppo.
- Gruppi controllati da una holding mista/industriale: a tutte queste attività la società affianca un’attività operativa finalizzata alla produzione o alla commercializzazione di beni.
Classificazione per combinazioni economiche del gruppo
- Intensità delle relazioni tecnico-economiche fra le aziende del gruppo:
- Gruppi economici: società collegate per la tipologia di attività.
- Gruppi finanziari: società eterogenee collegate da rapporti meramente finanziari.
- Gruppi misti.
- Tipo di integrazione economica fra le imprese del gruppo:
- Gruppi ad integrazione orizzontale: società che operano nello stesso settore.
- Gruppi ad integrazione verticale: società che svolgono fasi successive della filiera.
- Gruppi conglomerati: società che operano in settori molto diversi.
- Intensità dell’intervento della capogruppo sull’attività delle singole imprese:
- Gruppi patrimoniali: la capogruppo si limita ad acquistare e vendere le partecipazioni.
- Gruppi finanziari: la capogruppo indirizza le attività di investimento con la nomina dei componenti nei singoli Cda.
- Gruppi industriali: la capogruppo interviene direttamente nella gestione strategica delle singole unità individuando aree di business e strategie competitive di ciascuna.
- Gruppi imprenditoriali: la capogruppo gestisce le diverse unità controllate come se fosse un’impresa individuale.
Classificazione per struttura formale del gruppo
- Sulla base del rapporto di dipendenza tra le diverse imprese:
- Gruppi verticali: gruppi nei quali la capogruppo esercita un’influenza dominante grazie al possesso di partecipazioni.
- Gruppi orizzontali: gruppi nei quali le imprese si trovano in una posizione paritaria e di conseguenza la direzione unitaria è determinata da una volontà comune, solitamente sulla base di contratti.
- Sulla base della struttura formale del gruppo:
- Gruppi a struttura semplice: la capogruppo controlla tramite partecipazioni dirette una o più società controllate, viene detta anche struttura a “Stella”.
- Gruppi a struttura complessa: la capogruppo controlla tramite partecipazioni dirette e indirette un insieme di società. Possiamo avere in questo caso la struttura a cascata oppure la struttura a successivi raggruppamenti.
- Gruppi a struttura a catena: due o più imprese del gruppo sono collegate da partecipazioni reciproche (catena diretta o indiretta/gruppi circolari).
Classificazione per il grado di apertura della proprietà
- Gruppi padronali: la proprietà è legata alla famiglia o comunque a pochi azionisti (Italia).
- Gruppi manageriali: il grado di apertura del capitale è abbastanza diffuso, Public Company (Usa).
- Gruppi consociativi: la proprietà è frazionata ma ci sono dei “noccioli duri” che non sono azionisti di maggioranza ma comunque hanno una certa influenza nelle decisioni (Germania).
Classificazione sulla base dell’estensione geografica
- Gruppi nazionali
- Gruppi internazionali
Il controllo del gruppo
Tutte le società che fanno parte di un gruppo sono controllate dalla holding. Il controllo si manifesta in diversi casi:
- Se la holding possiede una partecipazione > del 50% c’è un controllo di diritto.
- Se la holding possiede una partecipazione < del 50% si deve verificare la situazione, se per esempio il capitale della partecipata è molto frazionato allora la holding potrebbe comunque avere un’influenza dominante, il cosiddetto controllo di fatto. Esso si ha anche nel caso in cui non ci sia il possesso di alcuna partecipazione ma c’è la presenza di un vincolo contrattuale.
Il controllo di diritto può essere a sua volta diretto o indiretto. È diretto quando la controllante è direttamente titolare dei diritti di voto (A possiede > 50% di B), è indiretto quando la controllante esercita il proprio controllo anche tramite i voti spettanti a società controllate (A possiede > 50% di B, B possiede > 50% di C, quindi A controlla C indirettamente).
Società controllate (Art. 2359 c.c.):
- Le società in cui un’altra società possiede la maggioranza dei voti esercitabili nell’assemblea ordinaria.
- Le società in cui un’altra società possiede voti sufficienti per poter esercitare un’influenza dominante nell’assemblea ordinaria.
- Le società che sono sotto un’influenza dominante di un’altra società in virtù di particolari vincoli contrattuali con essa (quindi si può esercitare anche senza il possesso di partecipazioni).
Società collegate (Art. 2359 c.c.):
Nel caso di società collegate la partecipante non ha né un controllo di diritto né di fatto, ma può determinare delle direttive che influenzano l’andamento della società. Sono considerate collegate le società sulle quali un’altra società esercita un’influenza notevole.
→ Si presume tale quando si possiede una quota > 20% per le società non quotate, > 10% per le quotate. IAS 28.6: si presuppone influenza notevole se la partecipante possiede direttamente o indirettamente il 20% o una quota maggiore dei voti in assemblea, a meno che non possa essere chiaramente dimostrato il contrario. Se invece possiedi meno del 20% dei voti ci può essere comunque influenza notevole se chiaramente dimostrata.
→ Esempi: la rappresentanza nel Cda della controllata, la partecipazione al processo decisionale, il verificarsi di operazioni rilevanti tra controllante e controllata.
Rapporto di partecipazione vs. di controllo
Partecipazione: indica in che misura la società possiede un’altra società (quota di partecipazione/interessenza). Controllo: rappresenta la percentuale dei voti esercitabili direttamente o indirettamente in assemblea.
A -> 51% -> B -> 51% -> C. Controllo di A in C = 51%. Partecipazione di A in C = 26% (51% x 51%). Quindi in sintesi il controllo non ha bisogno di alcun calcolo, mentre la partecipazione necessita della moltiplicazione. La partecipazione rappresenta in sostanza il legame formale tra le due società, essa però non è condizione sufficiente per il controllo (magari è solo una società collegata) né condizione necessaria (per esercitare il controllo posso anche avere solo un vincolo contrattuale).
L'assetto istituzionale e la governance di gruppo
Governance: insieme di regole e strutture organizzative che presiedono ad un corretto ed efficace governo, inteso come sistema di compensazione fra gli interessi di diversi soggetti. In altri termini, si tratta delle “regole del gioco” attraverso le quali si sviluppano le più importanti decisioni dell’impresa, quelle che in linea di principio concorrono a determinare la prosperità o l’insuccesso di un’azienda.
➔ La governance è un comportamento da attuare per il raggiungimento di determinati obiettivi in una società: bilanciare gli interessi degli stakeholder, creare valore nel lungo periodo, minimizzare i rischi e favorire la distribuzione dei dividendi.
La teoria dell’agenzia: problema di conflitto di interessi tra chi detiene la proprietà dell’azienda (azionisti) e chi la controlla (manager), e i relativi costi di monitoraggio. Infatti, l’azionista mira ad avere una redditività maggiore, quindi una valorizzazione della propria partecipazione nel lungo periodo, invece il manager ha interesse a massimizzare il proprio compenso, che solitamente è ponderato ai risultati ottenuti nel breve periodo. Pur essendo in presenza di un mandato fiduciario e di un contratto, l’esistenza di un contratto che prevede tutte le possibili attività del manager nell’interesse del principale è impossibile, per cui questo rapporto fiduciario può portare a delle conflittualità. La soluzione è quella di monitorare l’operato del manager, sebbene esso rappresenti un costo, comunque limiterà l’azzardo morale da parte del manager. In tema sono state introdotte nelle legislazioni delle norme ad hoc o dei codici di autodisciplina che prevedono di adottare delle buone pratiche all’interno delle società.
Nel nostro caso (in Italia) in realtà è più corretto parlare di un conflitto di interessi tra azionisti di maggioranza e di minoranza (azionisti di maggioranza potere decisionale pieno; azionisti di minoranza potere decisionale nullo). La necessità di un’adeguata governance mira a contemplare le esigenze degli azionisti di minoranza che potrebbero essere sacrificati rispetto agli interessi dei soci di maggioranza. In questo ambito la compagine azionaria (la composizione dei soci in una società) caratterizza la governance, a seconda del fatto che essa sia frazionata/unitaria e stabile/variabile prevale un tipo di governance: public company, impresa padronale e impresa consociativa.
Il governo societario
La governance può altresì essere definita come il metodo attraverso il quale le aziende sono dirette e controllate:
- Attività di direzione: attività di indirizzo delle strategie che ci si prefigge (organi di governo).
- Attività di controllo: vero controllo, chi controlla l’attività di direzione (organi di controllo).
Il legislatore ha elaborato tre modelli di governance adottabili dalle società.
Modello di governo tradizionale
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Assemblea dei soci
- Può essere ordinaria o straordinaria.
- Nomina il Cda e il Collegio Sindacale.
- Deve riunirsi almeno una volta l’anno per approvare il bilancio.
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CDA - Consiglio di amministrazione o amministratore unico
- Ha l’incarico di perseguire l’oggetto sociale.
- Nelle Spa ha carica per max 3 anni, nelle Srl può avere tempo indeterminato.
- Ci sono solitamente degli amministratori delegati per la gestione operativa che devono riferire tutto al Cda.
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Il Collegio sindacale
- È l’organo di controllo sulla legittimità (affinché le delibere siano in conformità di legge).
- Partecipa a tutte le assemblee e ai Cda.
- È composto da soggetti indipendenti.
- Dura 3 anni sia nelle Spa che nelle Srl.
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Il Revisore legale
- Egli esercita il controllo contabile, emette una relazione sul bilancio.
- È un soggetto esterno alla società (società di revisione).
Modello di governo dualistico
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Assemblea dei soci
- Nomina il Consiglio di sorveglianza e il Revisore legale.
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Consiglio di sorveglianza
- È l’organo di controllo, ha il compito di approvare il bilancio.
- È composto da minimo 3 soggetti.
- Nomina il Consiglio di gestione.
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Il Consiglio di gestione
- Opera per il perseguimento del fine sociale.
- È composto da minimo 2 soggetti.
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Il Revisore legale
- Esercita il controllo contabile.
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Appunti Governance e informativa finanziaria di gruppo
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