Infiammazione
L’infiammazione o flogosi è un meccanismo di difesa contro l’aggressione da parte di qualsiasi agente dannoso e si attiva in risposta al danno da esso provocato. Ha il fine di circoscrivere e eliminare gli agenti patogeni e restaurare la condizione omeostatica che caratterizza lo stato di salute.
Agenti eziologici dell'infiammazione
Gli agenti eziologici di una reazione infiammatoria sono vari ma possono essere raggruppati in due classi principali, esogeni ed endogeni.
- Stimoli lesivi esogeni possono essere:
- Fisici (traumi, ustioni)
- Chimici (sostanze tossiche)
- Biologici (microrganismi)
- Stimoli lesivi endogeni possono consistere in:
- Reazioni immunitarie
- Disordini metabolici
- Neoplasie e loro metastasi
Sintomi dell'infiammazione
A livello locale sono cinque i sintomi cardinali dell’infiammazione. I primi quattro vennero identificati dal medico romano Celso nel I secolo d.C., che li definì appunto cardinali perché più evidenti:
- Calor: aumento della temperatura locale → agisce come inibitore della replicazione di alcuni microrganismi e virus
- Dolor: sensazione di dolore → ci avverte che qualcosa ha danneggiato i nostri tessuti
- Rubor: arrossamento → facilita l’accesso di proteine plasmatiche
- Tumor: gonfiore → per la presenza dell’edema
A questi sintomi venne aggiunta successivamente da un altro medico romano, Galeno (II secolo d.C.), la functio lesa, indicante la compromissione funzionale.
Forme di infiammazione
Esistono due diverse forme di infiammazione:
Infiammazione acuta
L’infiammazione acuta è caratterizzata da un esordio brusco a cui fa seguito una rapida successione di eventi (da qualche minuto a qualche ora, fino ad alcuni giorni). Presenta tre caratteristiche fondamentali:
- È caratterizzata prevalentemente da fenomeni vascolo-ematici, da cui la definizione angioflogosi
- È caratterizzata dal reclutamento preferenziale di neutrofili
- È caratterizzata dalla formazione di essudato
In caso di sopravvivenza può culminare nella risoluzione o può trasformarsi in forma cronica.
Infiammazione cronica
L’infiammazione cronica è così definita per la sua lunga durata (settimane, mesi o anche anni). Durante la sua evoluzione può andare incontro ad oscillazioni della sua gravità e a fenomeni di riacutizzazione. Può esordire come tale o subentrare alla forma acuta. È definita anche per la prevalenza dei fenomeni tissutali su quelli vascolo-ematici.
Le sue caratteristiche principali sono:
- La presenza di un infiltrato infiammatorio costituito da cellule mononucleate (monociti/macrofagi in particolare in quanto cellule chiave della flogosi cronica, infiltrato parvicellulare infiammatorio linfociti, plasmacellule, cellule NK)
- La presenza di danno cellulare indotto dalle cellule infiammatorie
- Il tentativo di riparazione del danno tessutale tramite angiogenesi e fibrosi
Il danno tessutale e il processo riparativo procedono infatti in contemporanea.
Infiammazione acuta
L’infiammazione acuta si svolge attraverso tre fasi sequenziali:
- Fase dell’innesco
- Fase dell’evoluzione
- Fase della risoluzione o cronicizzazione
Fase dell'innesco
La fase dell’innesco consiste nel riconoscimento degli agenti patogeni da parte delle cellule dell’immunità innata (PMN, monociti/macrofagi, cellule NK) che operano tramite recettori espressi sulla loro membrana. A seguito dell’interazione tra agente flogogeno e recettore, nella cellula viene trasdotto un segnale e vengono attivati i geni che codificano per le citochine, molecole di natura proteica, sintetizzate prevalentemente dai monociti/macrofagi e dai linfociti (ma non solo, possono essere prodotte da vari tipi cellulari danneggiati).
Le citochine coinvolte nell’infiammazione possono essere classificate in proinfiammatorie e antinfiammatorie. Le citochine proinfiammatorie (IL-1, TNF, IL-6) sono anche definite primarie perché sono quelle di più immediato rilascio. Reagiscono con i recettori delle cellule situate in prossimità del focolaio flogistico e le stimolano al rilascio dei mediatori chimici responsabili dei sintomi cardinali dell’infiammazione; in organi distanti stimolano invece il rilascio di molecole responsabili della sintomatologia sistemica della flogosi. Le citochine antinfiammatorie o secondarie (IL-10 e TGF-β) sono rilasciate più tardivamente rispetto alle prime. Modulano l’intensità del processo infiammatorio contribuendo alla sua risoluzione.
Fase dell'evoluzione
Consta di due componenti principali: la reazione vascolare e la reazione cellulare.
Reazione vascolare
La reazione vascolare è caratterizzata dalle modificazioni emodinamiche del microcircolo (la parte terminale del sistema circolatorio dove le arteriole si sfioccano nei capillari dai quali prendono origine le venule). In questi distretti si verificano due eventi principali: dopo una vasocostrizione transitoria, così chiamata perché di brevissima durata (qualche secondo), si hanno iperemia attiva e vasodilatazione.
L’iperemia attiva consiste nell’aumento dell’afflusso di sangue nel microcircolo, dovuto al rilassamento di arteriole e venule e al cedimento degli sfinteri precapillari. La vasodilatazione è indotta da una serie di molecole ad azione rilassante, principalmente istamina e ossido nitrico, e può durare da alcuni minuti a qualche ora. Si associa ad un aumento della permeabilità del circolo e inoltre si verifica la migrazione dei leucociti (soprattutto granulociti neutrofili) nella sede di lesione.
All’iperemia attiva subentra l’iperemia passiva. Questa consiste nel rallentamento della velocità del sangue nel microcircolo e può culminare nella stasi. L’iperemia passiva si verifica in conseguenza di due fattori:
- L’aumento della viscosità del sangue, causata in parte dall’aggregazione di globuli rossi e in parte dalla formazione di essudato (per cui, a causa della fuoriuscita dei liquidi dai vasi, si verifica un’emoconcentrazione nel distretto interessato)
- L’aumento della pressione nello spazio interstiziale per la presenza dell’essudato che, comprimendo la parete dei vasi, ostacola il deflusso del sangue
La fuoriuscita di essudato è un fenomeno caratteristico dell’infiammazione acuta. L’essudato è costituito da una parte liquida derivata dal plasma (contenente proteine plasmatiche, ioni ecc.) e da una parte cellulare che varia a seconda della natura dell’infiammazione. Si forma a seguito della modificazione degli scambi sangue-interstizio e in particolare per effetto combinato di due fenomeni: l’aumento della permeabilità capillare e la vasodilatazione.
Nel microcircolo infatti sono presenti due tipi di pressione: la pressione idrostatica e quella colloidosmotica. La pressione idrostatica regola il passaggio dei fluidi in uscita (ovvero la filtrazione) e questo fenomeno si verifica tipicamente all’estremità di un capillare arterioso; la pressione colloidosmotica invece regola il passaggio dei fluidi in entrata (quindi il riassorbimento) e questo fenomeno si verifica tipicamente all’estremità venosa. La vasodilatazione durante l’infiammazione acuta determina l’aumento della pressione idrostatica del sangue (nelle arteriole da circa 32 mmHg fino a 50 mmHg, nelle venule da circa 12 mmHg a 30 mmHg). Contemporaneamente diminuisce la pressione colloidosmotica del sangue; l’aumento della permeabilità vascolare determina l’accumulo graduale delle proteine plasmatiche all’esterno dei vasi. La fuoriuscita di liquidi e proteine determina la formazione dell’essudato.
L’aumento della permeabilità vascolare può avvenire tramite quattro diversi meccanismi:
- Danno diretto (a livello delle arteriole, dei capillari o delle venule) da parte di agenti patogeni o agenti chimici
- Danni provocati dai leucociti (principalmente a livello delle venule); la risposta generalmente è tardiva
- Per formazione di aperture dovute alla contrazione delle cellule endoteliali; questo fenomeno si verifica principalmente a livello delle venule e può essere indotto da mediatori vasoattivi come l’istamina
- Per formazione di aperture per riorganizzazione del citoscheletro
La presenza di essudato nei tessuti determina la formazione dell’edema infiammatorio ed è responsabile dei sintomi tumor (gonfiore) e dolor per la compressione che esercita sulle terminazioni nervose. A seconda degli agenti eziologici, del danno da essi indotto e dalla sede interessata, la flogosi acuta si presenta in varie forme, ognuna caratterizzata dalla formazione di un tipico essudato.
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Infiammazione - Flogosi
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Infiammazione (riassunto)
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Infiammazione Acuta e Cronica
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Infiammazione cronica