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Queste molecole interagiscono con recettori specifici sulla superficie dei leucociti che

(rolling)

strisciano sulla superficie dell’endotelio, modificano forma e struttura del

citoscheletro e fuoriescono verso il sito infiammatorio.

I leucociti insieme alle altre cellule si accumulano quindi nel focolaio flogistico dove

svolgono due funzioni principali:

producono i mediatori chimici dell’infiammazione

• eliminano molti agenti flogogeni tramite fagocitosi

Per fagocitosi si intende la capacità posseduta da cellule “attivate” di inglobare e

neutralizzare particelle e macromolecole estranee o danneggiate. Le cellule che

espletano attività fagocitaria si dividono in due categorie:

fagociti professionali

i (PMN, soprattutto neutrofili, e monociti/macrofagi), per i quali

• l’attività fagocitaria costituisce l’attività preminente

fagociti facoltativi

i (fibroblasti, mastociti, endoteliociti) per cui la fagocitosi è una

• funzione accessoria

I MEDIATORI CHIMICI DELLA FLOGOSI

Sono molecole di origine cellulare e plasmatica che innescano, mantengono ed

amplificano la risposta infiammatoria e sono responsabili delle alterazioni cellulari e

tessutali che si manifestano nel corso del processo infiammatorio. In base alla loro

origine possono essere classificati in 3 gruppi:

mediatori preformati: sono contenuti in organuli cellulari e rilasciati dopo stimoli

• infiammatori

mediatori neoformati o di nuova sintesi: vengono sintetizzati e secreti in seguito a

• stimoli flogistici

mediatori di fase fluida : sono presenti nel sangue come precursori inattivi e

• vengono attivati in un secondo momento

Presentano inoltre alcune caratteristiche comuni:

interagiscono con le cellule bersaglio legandosi a recettori specifici

• possono avere come bersaglio uno o più tipi cellulari

• a seconda della cellula a cui si legano possono esercitare effetti diversi

• possono stimolare il rilascio di mediatori secondari

• hanno emivita breve

• sono potenzialmente dannosi

Mediatori preformati (amine vasoattive)

Istamina

Viene sintetizzata da basofili e mastociti e immagazzinata nei granuli citoplasmatici di

queste cellule. È responsabile della dilatazione delle arteriole e della

permeabilizzazione delle venule.

Serotonina

Ha azione simile all’istamina; viene sintetizzata dalle piastrine e dai mastociti a partire

dall’amminoacido triptofano. Anch’essa è un’amina vasoattiva e viene rapidamente

metabolizzata.

Mediatori neoformati

Ossido nitrico

È una molecola gassosa prodotta da numerosi citotipi a partire dall’amminoacido L-

arginina. I principali effetti consistono nella vasodilatazione e nell’inibizione delle

molecole vasocostrittrici. Ha inoltre attività tossica sui microorganismi nel corso della

fagocitosi.

Metaboliti dell’acido arachidonico

L’acido arachidonico è una molecola lipidica legata ai fosfolipidi di membrana di tutte

le cellule dell’organismo. Viene metabolizzato attraverso due vie catalizzate dagli

enzimi:

lipoosigenasi: metabolizza l’acido arachidonico in leucotrieni e altri derivati lipidici

• con effetti diversi (aumento della permeabilità, stimolazione della chemiotassi ecc.)

cicloossigenasi: esistono due forme isoenzimatiche della Cox

Cox1 è costitutiva e preposta alla sintesi di prostaglandine con funzione protettiva

(protezione mucosa gastrica); è inoltre essenziale per la sintesi di TXA2 (trombossano

A2), un potete attivatore dell’aggregazione piastrinica

Cox2 è inducibile, è espressa soltanto nel focolaio infiammatorio dove porta alla

sintesi di derivati, detti prostanoidi, ad azione proflogistica

L’inibizione dell’attività della cicloossigenasi rappresenta il meccanismo di azione dei

FANS, gli antiinfiammatori non steroidei. Queste molecole agiscono competendo con

l’acido arachidonico a livello del sito attivo dell’enzima. I FANS classici, dei quali il

capostipite è l’acido acetilsalicilico, hanno azione non selettiva ovvero inibiscono

entrambe le isoforme della Cox. I FANS di ultima generazione, al contrario, sono “Cox2

selettivi”. L’inibizione selettiva presenta vantaggi rispetto a quella non selettiva poiché

permane l’effetto antiinfiammatorio (antiflogistico, antipiretico, analgesico) senza però

la comparsa di notevoli effetti collaterali (gastrici, renali, complicanze emorragiche)

che si presenterebbero invece se anche la Cox-1 fosse inibita.

E ’

VOLUZIONE ED ESITI DELL INFIAMMAZIONE ACUTA

L’infiammazione acuta termina e si risolve quando gli agenti eziologici che l’hanno

provocata vengono eliminati e i sintomi progressivamente si riducono:

i mediatori dell’infiammazione, che hanno breve emivita, vengono degradati dopo il

• loro rilascio

la permeabilità vascolare torna nella norma

• il fluido edematoso viene riassorbito nel sistema linfatico o tramite pinocitosi nei

• macrofagi

i neutrofili vanno incontro ad apoptosi e vengono eliminati dai macrofagi

• i macrofagi producono fattori di crescita che iniziano il successivo processo di

• riparazione -> hanno un ruolo fondamentale nel processo

Se ciò non avviene subentra la flogosi cronica. La cronicizzazione del processo

infiammatorio acuto può essere causata:

dalla mancata eliminazione dell’agente eziologico, per la sua resistenza ai

• meccanismi difensivi dell’ospite (infezioni batteriche o fungine) o per la presenza di

difetti nei meccanismi difensivi dell’ospite (malattie autoimmuni)

dall’esposizione prolungata ad agenti flogogeni, agenti tossici o a materiale

• esogeno non degradabile

L’INFIAMMAZIONE CRONICA

Cellule dell’infiammazione cronica

I monociti/macrofagi sono le cellule chiave dell’infiammazione cronica e

granulomatosa. La loro funzione principale è la fagocitosi. Producono inoltre numerose

citochine con attività chemiotattica verso altri macrofagi e verso cellule della risposta

immunitaria. In particolare i macrofagi derivano dai monociti ematici. Nel focolaio

infiammatorio vengono attivati dalle linfochine, proliferano e la loro attività fagocitaria

diventa più efficace.

Cellule epitelioidi (spiccata attività esocitica)

• Cellule giganti plurinucleate

• Linfociti T, linfociti B e plasmacellule

• Eosinofili (tipicamente associati alle reazioni allergiche)

• Neutrofili (cellule chiave dell’angioflogosi)

• Cellule endoteliali e fibroblasti, che provvedono rispettivamente all’angiogenesi e

• alla formazione di tessuto connettivo al posto delle aree necrotizzate con sviluppo

di cicatrici

L’infiammazione cronica può essere di due tipi: granulomatosa e non granulomatosa

I NFIAMMAZIONE CRONICA NON GRANULOMATOSA

È stata anche definita aspecifica perché la composizione dell’infiltrato linfomonocitario

è sempre uguale e mantiene nel tempo le stesse caratteristiche qualunque sia

l’agente eziologico responsabile del processo, con qualche variazione riguardante la

partecipazione prevalente di alcuni piuttosto che di altri elementi. Fa eccezione la

flogosi cronica allergica caratterizzata da un forte reclutamento di eosinofili. Le cellule

infiammatorie (linfociti, macrofagi, plasmacellule) infiltrano il tessuto in maniera

diffusa.

Dal punto di vista eziologico questo tipo di flogosi può essere innescata da:

microrganismi poco virulenti ma resistenti

• fenomeni autoimmunitari

• sostanze tossiche

I NFIAMMAZIONE CRONICA GRANULOMATOSA

Interviene quando nei macrofagi rimangono microrganismi o detriti che gli enzimi

lisosomiali non riescono a digerire. La persistenza dell’agente patogeno causa il

reclutamento continuo e la proliferazione dei macrofagi Si instaura quindi

un’infiammazione cronica e persistente caratterizzata dall’accumulo di leucociti per lo

più mononucleati.

Il rifornimento dei monociti nel focolaio infiammatorio avviene principalmente con 3

meccanismi:

mediante una migrazione costante di monociti indotta da fattori chemiotattici,

• associata anche ad una aumentata produzione nel midollo osseo

mediante l’induzione alla proliferazione, per cui i monociti, una volta raggiunto il

• focolaio, possono andare incontro a una o più divisioni mitotiche

mediante il rilascio di fattori solubili capaci di inibire la mobilità dei macrofagi

• fissandoli nel sito infiammatorio (immobilizzazione)

Tra gli stimoli lesivi che provocano risposta infiammatoria di tipo granulomatoso

ricordiamo:

microrganismi, in particolare micobatteri; ad esempio il Mycobacterium Tubercolosis

• (responsabile della tubercolosi) e il Mycobacterium Leprae (responsabile della

lebbra)

materiale estraneo inerte (sia endogeno che esogeno) che gli enzimi dei neutrofili

• non sono in grado di distruggere ma rimane come irritante

cronico all’interno dei tessuti

alcuni funghi

• fattori ancora ignoti come nella malattia “sarcoide”

L’infiammazione cronica granulomatosa è così definita per la presenza nell’infiltrato di

granulomi, formazioni sferiche con diametro di 1-2 mm. Ogni granuloma ha una

struttura concentrica ed è costituito da aggregati di macrofagi trasformati in cellule

epitelioidi (accumulo di macrofagi attivati). Queste ultime possono fondersi a loro volta

a formare cellule giganti. Attorno sono presenti leucociti mononucleati (soprattutto

linfociti e occasionalmente plasmacellule). Una parete di fibroblasti e tessuto

connettivo circonda i granulomi più vecchi.

Dal punto di vista morfologico il granuloma assume caratteristiche specifiche a

seconda dell’agente eziologico che ne ha indotto la comparsa.

I granulomi possono essere distinti in due diversi tipi a seconda del ritmo di ricambio

cellulare.

Granuloma ad alto turnover, detto anche immunologico o da ipersensibilità

1. è il più frequente

2. è indotto da agenti dotati di alta tossicità per i macrofagi (infezioni batteriche e

fungine)

3. è definito inoltre ad alto turnover perché la migrazione e la proliferazione cellulare

sono continue, così come il ricambio dei macrofagi

granuloma tubercolare

Il è il granuloma di tipo immunologico più tipico e frequente.

L’agente eziologico è il Mycobacterium tubercolosis. I granulomi tubercolari possono

formarsi in qualsiasi organo in cui il microrganismo ha indotto un processo

infiammatorio cronico ma si localizzano più frequentemente a livello polmonare. Il

tubercolo ha forma sferica e struttura concentrica; al centro è presente una cellula

gigante multinucleata, definita cellula di Langhans, circondata dalle cellule epitelioidi

da cui deriva. Queste a loro volta derivano dai macrofagi e sono avviluppate da uno

strato cellulare periferico costituito da linfociti.

La cellula gigante può andare incontro a necrosi sia per ipossia (dovuta alla difficoltà di

diffusione di ossigeno e nutrienti attraverso gli strati del granuloma) sia per la

presenza di materiali tossici dovuti ai microrganismi presenti al suo interno. Prende il

nome di necrosi caseosa per il suo aspetto macroscopico. Treponema pallidum

Altro esempio di granuloma immunologico è quello dovuto al

(agente eziologico della sifilide). Questo tipo di granuloma viene definito anche

gomma luetica perché in conseguenza della necrosi nella zona centrale si formano

detriti con l’aspetto filante della gomma. La struttura istologica non è ordinata come

quella del tubercolo; la zona periferica è vascolarizzata e infiltrata da linfociti e

plasmacellule.

Oltre ai granulomi di cui è accertato l’agente eziologico, esistono anche granulomi

granuloma

dovuti a malattie la cui eziologia è in via di definizione. Ne è un esempio il

sarcoiditico. La sarcoidosi è stata riscontrata tipicamente negli adulti, nella maggior

parte dei casi è presente in pazienti di età compresa tra 10 e 40 anni. Può dare

localizzazioni differenti (cute, polmone, fegato, tessuto osseo); il granuloma non

presenta però fenomeni di necrosi.

Granuloma a basso turnover detto anche non immunologico o da corpo

estraneo

è così chiamato perché caratterizzato dalla longevità dei macrofagi; ha quindi un

• tasso di ricambio cellulare basso

è provocato da materiale inerte, scarsamente solubile e digeribile, che permane

• all’interno del granuloma poiché i macrofagi non sono in grado di eliminarlo

è caratterizzato dalla presenza modesta di fenomeni essudatizi

• la sua evoluzione naturale è la fibrosi

Esempi di questo tipo sono i granulomi da corpo estraneo. Negli alveoli polmonari

questi possono essere prodotti da:

polvere di carbone (antracosi)

• silice cristallina (silicosi)

• microfilamenti di amianto (asbestosi)

La parte centrale del granuloma può andare incontro a necrosi, sia per la liberazione di

prodotti tossici da parte dei microrganismi presenti al suo interno, sia per lo scarso

apporto di ossigeno e nutrienti attraverso gli strati cellulari. L’area necrotica può

quindi:

essere assorbita e sostituita da tessuto fibroso (cicatrizzazione)

• andare incontro a deposizione di sali di calcio insolubili (calcificazione)

• essere circoscritta da una capsula connettivale (incapsulazione)


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DESCRIZIONE APPUNTO

Gli appunti contengono al loro interno i seguenti argomenti:
cosa si intende per infiammazione, quali sono i 5 sintomi cardinali, differenze tra infiammazione acuta e cronica.
Infiammazione acuta: fasi principali spiegate in maniera approfondita (innesco, evoluzione, esiti -> risoluzione o cronicizzazione), mediatori chimici della flogosi.
Infiammazione cronica: principali cellule coinvolte, infiammazione cronica granulomatosa e non granulomatosa, granulomi ad alto e a basso turnover.
Manifestazioni sistemiche dell'infiammazione: leucocitosi, risposta di fase acuta e febbre.


DETTAGLI
Esame: Patologia
Corso di laurea: Corso di laurea in logopedia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher minni.1221 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Patologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Mancini Patrizia.

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