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Infiammazione (flogosi)

La risposta infiammatoria è strettamente connessa al processo di riparazione. Serve a distruggere, diluire e confinare l'agente lesivo. Mette in moto una serie di eventi che, per quanto possibile, favoriscono la riparazione o la sostituzione del tessuto danneggiato. Durante la riparazione, il tessuto danneggiato viene sostituito per rigenerazione di cellule parenchimali native o con tessuto connettivo prodotto dai fibroblasti (cicatrizzazione) o da una combinazione dei due processi.

L'infiammazione è un meccanismo di difesa non specifico ed innato, una risposta protettiva ad una noxa (azione dannosa di agenti fisici, chimici e biologici). In assenza di un processo infiammatorio, le infezioni si svilupperebbero in modo incontrollato, le ferite non guarirebbero e negli organi danneggiati persisterebbero piaghe suppuranti. Tuttavia, l'infiammazione e la riparazione possono essere processi anche dannosi. Per esempio, la risposta infiammatoria è alla base delle pericolose reazioni di ipersensibilità a punture di insetti, farmaci e tossine. Anche alcune comuni malattie croniche come l'AR, l'aterosclerosi e la fibrosi polmonare sono legate al processo infiammatorio. La riparazione per fibrosi può portare alla formazione di cicatrici deturpanti o di bande di tessuto fibroso che possono provocare ostruzione intestinale o limitare la mobilità delle articolazioni.

L'obiettivo finale dell'infiammazione è l'eliminazione della noxa, causa iniziale di danno cellulare o tissutale, e avviare il processo riparativo. È una sequenza dinamica di fenomeni con caratteristiche relativamente costanti che si manifestano con una intensa reazione vascolare. Le tre fasi principali sono in ordine:

  • Liberazione di sostanze endogene: mediatori chimici della flogosi
  • Vasodilatazione e aumento di Permeabilità
  • Edema ed infiltrazione leucocitaria

Clinicamente, i segni cardine dell'infiammazione sono: rubor, tumor, calor, dolor, functio laesa.

Infiammazione acuta

L'infiammazione acuta si differenzia da quella cronica non per la durata del processo (quella acuta è generalmente più breve), ma per la prevalenza di fenomeni vasali ed essudativi (angioflogosi) su quelli cellulari (istoflogosi). Avviene tramite i seguenti passaggi:

  • Modificazioni vascolari
  • Passaggio dei leucociti dal letto capillare al tessuto leso
  • Migrazione dei leucociti all'interno del tessuto soggetto al processo flogistico, in seguito a stimoli chemiotattici

Le infiammazioni acute sono scatenate da diverse tipologie di stimoli lesivi:

  • Risposta immunitaria
  • Infezioni, tossine patogene
  • Malattia autoimmune
  • Necrosi, a differenza dell'apoptosi, numerose molecole proinfiammatorie, per esempio: ATP ed acido urico
  • Ipossia → HIF-1α (Hypoxia Induced Factor-1α), fattore di trascrizione per proteine pro-infiammatorie
  • Corpi estranei → lesioni tissutali o infezioni

Le prime modificazioni che si verificano in un'infiammazione sono a carico dei vasi sanguigni di calibro minore, che riceveranno una migrazione di cellule dal sistema immunitario e avranno una perdita di proteine plasmatiche che fuoriescono dalla circolazione sanguigna.

La vasocostrizione con modificazioni di flusso è la prima manifestazione di un'infiammazione acuta. Generalmente è transitoria, incostante, dura da pochi secondi fino a qualche minuto e non è sempre presente. Interessa arteriole pre-capillari nelle immediate vicinanze della zona colpita e dipende dalla liberazione di sostanze vasocostrittrici di tipo catecolamminico (adrenalina, noradrenalina) e dalla serotonina.

La vasodilatazione o iperemia reattiva inizia con rilascio degli sfinteri arteriolari ed è successivamente sostenuta dall'apertura di nuovi letti capillari e dalla chiusura degli shunt arterovenosi fisiologicamente attivi a riposo. La vasodilatazione aumenta la quantità di sangue che rifornisce il tessuto leso (iperemia) ed è potenziata dall'aumento della permeabilità vascolare associato. L'innesco ed il mantenimento della vasodilatazione sono dovuti al rilascio di mediatori rapidi come l'istamina o le prostaglandine e successivamente di mediatori lenti come IFN-γ, TNF-α, IL-1β, lipopolisaccaride, fattore attivante le piastrine (PAF), responsabili della sintesi di monossido di azoto (NO), un potentissimo vasodilatatore, che agisce sul muscolo liscio vascolare provocandone il rilassamento.

L'aumento del calibro vascolare provoca: riduzione della velocità del flusso sanguigno (stasi); favorisce il rolling leucocitario, rallenta l'eventuale diffusione di patogeni e favorisce l'adesione del complemento ai...

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Scienze mediche MED/04 Patologia generale

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