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Infiammazione cronica

Si definisce infiammazione cronica un'infiammazione protratta in cui coesistono infiammazione, danno tissutale e tentativi di riparazione: ad essa possono seguire un’infiammazione acuta o una risposta debole e persistente che è causa del danno tissutale. In molte patologie, come artrite reumatoide, aterosclerosi, TBC e fibrosi polmonare, l’infiammazione cronica è caratterizzata da:

  • Infiltrazione di cellule mononucleate (macrofagi, linfociti e plasmacellule)
  • Danno tissutale indotto dalla persistenza dell’agente lesivo o delle cellule infiammatorie
  • Tentativi di riparazione tramite la sostituzione del tessuto danneggiato con tessuto connettivo → fibrosi e angiogenesi (proliferazione di nuovi, piccoli vasi sanguigni)

La componente cellulare è predominante rispetto a quella vascolare. Esistono differenti cause che portano all’infiammazione cronica:

Cause di infiammazione cronica

  • Infezioni persistenti sostenute da microrganismi difficili da eliminare come micobatteri, treponema pallidum, parassiti, funghi o microrganismi con bassa tossicità che possono dare anche fenomeni di ipersensibilità ritardata. La reazione infiammatoria talvolta assume il quadro caratteristico chiamato reazione granulomatosa.
  • Prolungata esposizione ad agenti lesivi, potenzialmente tossici, esogeni o endogeni. Un esempio sono le irritazioni prolungate (chimico/fisiche) prodotte da particelle di materiale inerte → reazione da corpo estraneo.
  • Asbestosi: Malattia polmonare cronica conseguente all'inalazione di fibre di asbesto. Le fibre depositate causano attivazione del sistema immunitario locale e provocano una reazione infiammatoria da corpo estraneo. I macrofagi fagocitano le fibre e stimolano i fibroblasti a produrre tessuto connettivo: conseguenza di ciò è lo sviluppo di una fibrosi interstiziale. Le fibre raggiungono inoltre la pleura, esercitando anche in questa sede la loro azione fibrogena e cancerogena → insufficienza respiratoria e polmonare che con gli anni porta al cancro polmonare ed al mesotelioma pleurico.
  • Silicosi: Solo il quarzo cristallino (nonché le varianti di SiO₂ cristobalite e tridimite) con dimensione < 7 µm (= polvere fine) causa silicosi. Le particelle di SiO₂ vengono dapprima fagocitate dai macrofagi alveolari; la morte di tali cellule determina poi la liberazione di SiO₂, che viene nuovamente fagocitata da altri macrofagi e induce la stimolazione fibroblastica: nell'interstizio polmonare si formano piccoli noduli che portano a predisposizione alle infezioni, con comparsa di infezioni bronco-polmonarie, nel 10% dei soggetti, una tubercolosi attiva (silico-TBC).
  • Aterosclerosi: Processo infiammatorio cronico da accumulo eccessivo di LDL ossidato, tossico che ostruisce le vie ematiche.
  • Malattie infiammatorie immuno-mediate: Patologie in cui vi è un’eccessiva ed inopportuna attivazione del SI → malattie autoimmuni.
  • Sarcoidosi: Granulomi in vari organi (prevalentemente fegato, polmoni, occhi, pelle, linfoghiandole), che risultano aumentati di volume e di consistenza, con conseguenti alterazioni della rispettiva funzione.

Tipi cellulari coinvolti

Macrofago-monocita: È il principale protagonista cellulare dell’infiammazione cronica, richiamato da fattori chemotattici prodotti dai linfociti T. Durante l’infiammazione acuta i monociti iniziano a migrare nel distretto extra-vascolare piuttosto precocemente ed entro 48 ore possono diventare il tipo cellulare prevalente. Nel tessuto extravascolare i monociti differenziano in macrofagi, che vengono attivati da vari stimoli, come legami PRR-PAMP e alcune citochine (INFγ).

La loro attivazione determina: aumento dei livelli degli enzimi lisosomiali, dei ROS e NOS, oltre ad indurre la produzione di mediatori dell’infiammazione. I prodotti dei macrofagi attivati servono ad eliminare gli agenti lesivi e ad iniziare il processo ripartivo; tuttavia, nell’infiammazione cronica sono anche responsabili del danno tissutale (i radicali sono tossici sia per i patogeni che per le cellule umane). La distruzione tissutale costituisce un segno distintivo dell’infiammazione cronica ed è dovuta proprio all’azione dei macrofagi.

Nell’infiammazione di breve durata, se l’agente irritante viene eliminato, i macrofagi scompaiono (morendo o ritornando nei vasi linfatici), nell’infiammazione cronica invece l’accumulo di macrofagi persiste perché proliferano nella sede dell’infiammazione. In talune condizioni patologiche, soprattutto in infiammazioni croniche granulomatose, macrofagi attivati si accumulano, formando una sorta di capsula intorno al sito di infiammazione. In questi casi le cellule prendono contatto le une con le altre tramite prolungamenti citoplasmatici che conferiscono loro un aspetto simile a cellule epiteliali: in questo casi i macrofagi sono detti cellule epitelioidi.

In altri casi le cellule epitelioidi si fondono, costituendo cellule giganti plurinucleate:

  • Cellule Langhans: nuclei disposti perifericamente
  • Cellule giganti da corpo estraneo: nuclei dispersi disordinatamente

Linfociti: reclutati dalle citochine prodotte dai macrofagi attivati, soprattutto TNF e IL-1. I macrofagi presentano gli antigeni ai linfociti T ed esprimono co-stimolatori e citochine che ne stimolano la risposta. I linfociti T, a loro volta producono citochine che reclutano i monociti circolanti; in particolare, INFγ che è un potente attivatore dei macrofagi.

A causa della relazione tra macrofagi e linfociti T, una volta che il sistema immunitario adattativo è stato coinvolto in una reazione infiammatoria, questa assume carattere di cronicità. I linfociti T o timo-dipendenti sono linfociti maturati nel Timo. Essi costituiscono i 2/3 dei linfociti del sangue e si ritrovano nella zona paracorticale dei linfonodi e nell’area arteriolare della milza. Il Timo è un organo linfoide primario mentre la Milza e i linfonodi sono organi linfoidi secondari.

Esistono diverse sottopopolazioni linfociti T:

  • Linfociti T helper o auditori: i più importanti, che partecipano attivamente alla risposta immunitaria contro l’antigene aiutando le cellule B nella produzione degli anticorpi nella risposta immunitaria umorale; partecipano all’attivazione dei macrofagi nella risposta immunitaria cellulo-mediata.
  • Linfociti T citotossici o citolitici (CTL): riconoscono e uccidono le cellule infettate da virus o da altri microrganismi intracellulari, e le cellule tumorali che vengono riconosciute estranee all’organismo. [Hanno la molecola CD 8 ≈ cluster of differentiation che riconoscono peptidi microbici presentati dalle molecole MHC di classe I sulla superficie della cellula infettata → l’uccisione di queste avviene mediante rilascio di granuli citoplasmatici da parte dei CTL il cui contenuto è in grado di attivare l’apoptosi della cellula infettata e facilitare l’ingresso degli enzimi delle cellule bersaglio].
  • Linfociti T soppressori: modulano la produzione di anticorpi sopprimendone la produzione eccessiva o non richiesta.

Plasmacellule: originate dai linfociti B che maturano nel midollo osseo; hanno il compito di produrre proteine solubili deputate all’individuazione ed al legame con l’antigene. In alcune reazioni infiammatorie di particolare intensità (es. artrite reumatoide in atto da lungo tempo) l’accumulo di linfociti, APC e plasmacellule può assumere le caratteristiche morfologiche proprie degli organi linfoidi → queste formazioni vengono dette organi linfoidi terziari. La plasmacellula possiede caratteristiche istologiche quali una forma ovale, nucleo eccentrico e un’aureola perinucleare.

Eosinofili: granulocita di origine midollare che abbonda negli infiltrati infiammatori delle reazioni di fase tardiva dell’ipersensibilità immediata mediate dalle IgE e nelle infezioni da parassiti (es. elminti). Possiedono granuli contenenti la proteina basica maggiore: proteina tossica per i parassiti ma capace di causare la lisi delle cellule epiteliali. Gli eosinofili pertanto possono essere utili nel controllo delle infezioni parassitarie; ma contribuiscono al danno tissutale in reazioni immunitarie come le allergie.

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Scienze mediche MED/04 Patologia generale

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