Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

FAGOCITOSI

Gli stessi meccanismi fin qui descritti e coinvolti nella difesa dello

ospite contro l’aggressione di agenti patogeni possono essere causa

di danno tessutale.

L’eccessivo protrarsi del processo infiammatorio può essere causato

da situazioni in cui non avviene le rimozione dell’agente patogeno

(fagocitosi frustrata) e riversamento del contenuto dei granuli allo

esterno del fagocita con la possibilità di agire sul tessuto circostante.

Dopo la fagocitosi i neutrofili vanno incontro a morte per apoptosi

e sono successivamente rimossi mediante fagocitosi ad opera dei

macrofagi in seguito all’ingaggio degli scavanger receptor.

DIFETTI DELLA FUNZIONE LEUCOCITARIA

Difetti congeniti

 Difetti dell’adesione leucocitaria: LAD-1 e LAD-2

 Difetti della fagocitosi: sindrome di Chédiak-Higashi, malattia

autosomica recessiva caratterizzata da:

- neutropenia

- alterazioni della degranulazione

- ritardo nell’uccisione dei microrganismi

I neutrofili sono dotati di granuli giganti, derivanti probabilmente da

fenomeni di fusione aberrante degli organuli.

Poiché si osserva una riduzione del trasferimento degli enzimi lisoso-

miali nei fagosomi, si pensa che il difetto coinvolga una proteina di

membrana coinvolta nel cosiddetto “docking” e nella fusione di

membrana degli organuli

DIFETTI DELLA FUNZIONE LEUCOCITARIA

Difetti congeniti

 Difetti dell’attività microbicida: malattia granulomatosa cronica,

che deriva da difetti ereditari dei geni che codificano le varie

componenti proteiche della NADPH ossidasi.

Difetto associato al cromosoma X: alterazione di una delle proteine di

membrana (gp91phox).

Difetti a trasmissione autosomica recessiva a carico delle proteine cito-

plasmatiche dell’enzima (p47phox e p67phox).

MEDIATORI CHIMICI DELL’INFIAMMAZIONE

Presenti a livello plasmatico sotto forma di precursori inattivi, come

ad esempio le proteine del sistema del complemento.

Prodotti da cellule dell’infiammazione (leucociti, cellule endoteliali,

piastrine): alcuni sono immagazzinati all’interno della cellula, pronti

per essere rilasciati, altri devono essere sintetizzati de novo.

MEDIATORI CHIMICI DELL’INFIAMMAZIONE

In genere, l’emivita di queste sostanza è di breve durata essendo

velocemente neutralizzate da opportuni sistemi metabolici:

• I metaboliti dell’acido arachidonico perdono attività rapidamente

• La bradichinina viene inattivata da chininasi

• I ROS vengono eliminati dagli antiossidanti

La maggior parte dei mediatori esprime la propria attività biologica

legandosi a specifici recettori sulle cellule bersaglio.

Alcuni di essi hanno però un’attività enzimatica diretta (ad es. le

proteasi lisosomiali) o causano danno ossidativo (come i metaboliti

dell’ossigeno).

Un mediatore chimico può stimolare il rilascio di mediatori chimici

da parte delle cellule bersaglio.

Quasi tutti i mediatori sono potenzialmente dannosi.

AMINE VASOATTIVE

Istamina e serotonina sono due mediatori preformati e pertanto sono

tra i primi mediatori ad essere rilasciati dalla cellule.

L’istamina è contenuta nei granuli dei mastociti, dei basofili e delle

piastrine.

Viene rilasciata in seguito a:

- stimoli lesivi, quali calore o trauma

- stimoli chimici, quali anafilotossine (C3a, C5a),

- attivazione da parte di stimoli chemiotattici o da neuropeptidi.

Interagendo con i recettori H1 è lo stimolo principale immediato

della vasodilatazione e dell’aumento della permeabilità vascolare.

Induce il reclutamento leucocitario inducendo espressione di P-selettina

sull’endotelio e cooperando alla produzione di chemochine (IL-8).

AMINE VASOATTIVE

La serotonina condivide molte azioni biologiche dell’istamina.

E’ contenuta nei granuli delle piastrine e delle cellule entero-

cromaffini.

Il rilascio dalle piastrine avviene in seguito ad aggregazione in

risposta a diversi stimoli, quali la trombina, l’adenosina

difosfato (ADP) o il platelet activating factor (PAF), prodotto

da mastociti e dall’endotelio attivato.

PROTEASI PLASMATICHE

Tre sistemi di origine plasmatica sono strettamnente in relazione

tra loro: sistema del complemento, sistema delle chinine e sistema

della coagulazione.

Sistema del complemento

Le proteine che lo compongono si trovano in concentrazione molto

alta nel plasma. E’ coinvolto nell’azione di difesa contro i microrga-

nismi, che porta alla lisi del microbo ad opera del cosidetto

complesso di attacco della membrana (MAC). Durante il processo si

originano una serie di prodotti che causano aumento della permeabi-

lità vascolare e sono coinvolti nella chemiotassi e nella opsonizzazione.

SISTEMA DEL COMPLEMENTO

Fenomeni vascolari: C3a e C5a. Inducono aumento della permeabilità

vascolare e vasodilatazione essenzialmente perché inducono il

rilascio di istamina dai mastcociti.

C5a attiva la trasformazione di acido arachidonico attraverso la via

lipossigenasica nei neutrofili e nei monociti.

Adesione, chemiotassi e attivazione dei leucociti: C5a è un potente

agente chemiotattico per neutrofili, monociti, eosinofili e basofili.

Aumenta l’adesione leucocitaria all’endotelio e aumenta l’avidità

di legame delle integrine per il loro specifico recettore endoteliale.

Fagocitosi: C3b e C3bi fissati alla parete batterica agiscono da opsonine

per i neutrofili che posseggono il recettore per C3b.

SISTEMA DEL COMPLEMENTO

Inibitori del complemento

 Regolazione della C3 convertasi e della C5 convertasi: ad opera di

fattori che aumentano la dissociazione (accelerano il decadimento della

attività) del complesso della convertasi, come il fattore che accelera il

decadimento (decay accelerating factor, DAF) o quello che induce

il taglio proteolitico di C3b (fattorer I).

 Legame di specifiche proteine plasmatiche a componenti attivi del

complemento. Il legame di C1 agli immunocomplessi viene bloccata

da uno specifico inibitore chiamato inibitore di C1 (C1INH).

SISTEMA DEL COMPLEMENTO

Inibitori del complemento

Questi inibitori sono presenti nelle membrane delle cellule dell’ospite

permettendo di proteggerle da una lisi inappropriata.

Emoglobinuria parossistica notturna: anemia emolitica cronica in cui

le cellule non esprimono proteine ancorate alla membrana mediante

ancora glicosil-fosfatidilinositolo, come il DAF. Si ha lisi degli

eritrociti mediata dal complemento.

Edema angioneurotico ereditario: deficienza di C1INH. Caratterizzato

da accumulo di liquidi nella cute e e nelle estremità, nella mucosa

laringea e intestinale, innescato da traumi e stress emotivi.

PROTEASI PLASMATICHE

L’infiammazione è intimamente connessa con l’attivazione del

sistema della coagulazione. Il fine ultimo della coagulazione è

quello di tamponare una perdita ematica trasformando un mono-

mero solubile (fibrinogeno) in un polimero insolubile (fibrina).

Nell’infiammazione la cascata della coagulazione è mediata dalla

via estrinseca con attivazione del fattore di Hageman (fattore XII),

di derivazione epatica il quale si attiva nei siti di lesione endoteliale

a contatto con le proteine della membrana basale o delle piastrine

attivate.

Il fattore di Hageman attiva anche due sistemi enzimatici: quello della

fibrinolisi e quello delle chinine. Inoltre, mediante la formazione della

plasmina, attiva il complemento con formazione di anafilotossine.

SISTEMA DELLE CHININE

Il sistema delle chinine genera peptidi vasoattivi a partire da

proteine plasmatiche chiamate chininogeni per azione di proteasi

specifiche chiamate callicreine.

Il nonapeptide bradichinina è un potente mediatore in grado di

aumentare la permeabilità vascolare, il quale viene rapidamente

inattivato da un enzima chiamato chininasi.

La callicreina attiva il fattore di Hageman e ciò consente l’amplifi-

cazione iniziale dello stimolo iniziale.

SISTEMA DELLA COAGULAZIONE

La conversione del fibrinogeno a fibrina ad opera della trombina

genera fibrinopeptidi, i quali inducono aumento della permeabilità

vascolare e hanno attività chemiotattica per i leucociti.

La trombina stessa induce l’aumento dell’adesione leucocitaria.

Il fattore Xa si lega al recettore-1 della proteasi delle cellule

effettrici (effector cell protease receptor-1, EPR-1) agendo come

mediatore dell’infiammazione acuta, aumentando la permeabilità

vascolare e l’essudazione leucocitaria.

L’attivazione del sistema fibrinolitico da parte del fattore XII genera

la plasmina, la quale produce i frammenti di C3 e nel degradare

la fibrina produce i prodotti di scissione della fibrina che possono

aumentare la peremeabilità vascolare.

METABOLITI DELL’ACIDO ARACHIDONICO

Il processo infiammatorio comporta un rimodellamento dei

fosfolipidi di membrana dovuto all’attivazione di fosfolipasi

causata da stimoli meccanici/fisici, fattori del complemento (C5a)

e da stimoli chemiotattici.

L’attivazione della fosfolipasi A2 determina la liberazione di acido

arachidonico (AA) che è legato in posizione 2 in diverse specie di

fosfolipidi di membrana.

L’acido arachidonico viene poi metabolizzato in lipidi attivi mediante

due sistemi enzimatici: la via della cicloossigenasi e quella della

lipossigenasi. I metaboliti dell’AA sono chiamati eicosanoidi.

METABOLITI DELL’ACIDO ARACHIDONICO

La via metabolica della cicloossigenasi è costituita da due enzimi:

COX-1 e COX-2 che sono responsabili per la sintesi dei prostanoidi

(prostaglandine e trombossani).

La COX-1 è espressa in modo costitutivo in molti tipi cellulari,

mentre la COX-2 è espressa da cellule del sistema immunitario.

Quindi la COX-1 svolge un ruolo nelle primissime fasi della risposta

infiammatoria, mentre la COX-2 interviene in fasi più avanzate e

nell’infiammazione cronica.

METABOLITI DELL’ACIDO ARACHIDONICO

Alcuni degli enzimi coinvolti nella produzione di prostaglandine

mostrano una distribuzione tessutale specifica.

Nelle piastrine è presente la trombossano sintetasi: il TXA è un

2

potente agente vasocostrittore ed aggregante le piastrine.

Nelle cellule endoteliali questo enzima non è presente, ma queste

cellule possiedono l’enzima prostaciclina sintetatsi: la PGI2 ha

azione vasodilatante e inibisce l’aggregazione piastrinica.

Oltre ad effetti locali, le prostaglandine sono coinvolte nella patoge-

nesi della febbre e del dolore.

METABOLITI DELL’ACIDO ARACHIDONICO

La via metabolica della 5-lipossigenasi determina la formazione di

5-HETE e composti strutturalmente relati che prendono il nome

di leucotrieni. Questi composti, oltre a indurre vasocostrizione,

attivano le piastrine e i leucociti.

La via della lipossigenasi è responsabile anche della formazione di

lipidi con azione anti-infiammatoria.

L’attivazione della 12-lipossigenasi genera lipossina A e lipossina

4

B . Le lipossine:

4

- inibiscono l’adesività dei neutrofili all’endotelio attivato e la loro

risposta chemiotattica

- inibiscono la produzione di leucotrieni

METABOLITI DELL’ACIDO ARACHIDONICO

Il fosfolipide deprivato dell’acido arachidonico in posizione 2 può

essere convertito in un potente stimolo infiammatorio, il PAF.

Il PAF viene prodotto da vari tipi cellulari, quali piastrine, basofili,

mastociti, neutrofili, monociti/macrofagi e cellule endoteliali.

Il PAF induce:

- aggregazione e attivazione piastrinica

- vasodilatazione ed aumento della permeabilità vascolare

- attivazione della migrazione e dell’adesione leucocitaria

- attivazione dle burst ossidativo

Il PAF inoltre favorisce la sintesi di eicosanoidi.

MONOSSIDO DI AZOTO (NO)

Possiede attività antibatteriche e svolge attività complesse nella risposta

infiammatoria. Induce vasodilatazione agendo sulla muscolatura liscia

dei vasi e riduce l’aggregazione e adesione piastrinica.

Viene prodotto a partire dalla L-arginina per azione di tre diversi

enzimi:

sintetasi dell’NO di tipo endoteliale (eNOS)

sintetasi neuronale (nNOS)

inducibile (iNOS)

Le prime due sono costitutive, mentre l’iNOS viene espresso in

seguito all’azione di citochine infiammatorie su cellule endoteliali e

macrofagi.

L’NO riducendo il reclutamento leucocitario durante l’infiammazione

acuta. Pertanto, la sovrapproduzione di NO ad opera dell’enzima

iNOS rappresenta un meccanismo compensatorio.

NEUROPEPTIDI

Sono la sostanza P e la neurochinina A.

La sostanza P è presente nelle fibre nervose a livello mucosale, quali

il polmone e il tratto gastrointestinale.

E’ coinvolto nella trasmissione dei segnali dolorifici, nella regolazione

della pressione arteriosa, nella stimolazione di cellule endocrine e del

sistema immunitario.

Interagendo con il recettore NK-1R è in grado di mediare l’aumento

della permeabilità vascolare.

RIASSUNTO DEI MEDIATORI CHIMICI

DELL’INFIAMMAZIONE ACUTA

VASODILATAZIONE

Prostaglandine (mastociti)

Ossido di azoto (macrofagi, endotelio)

AUMENTO DELLA PERMEABILITA’ VASCOLARE

Istamina (mastociti)

C3a e C5a (atraverso la liberazione di amine)

Bradichinina

Leucotrieni C , D , E (leucociti, mastociti)

4 4 4

PAF (leucociti, mastociti)

Sostanza P

CHEMIOTASSI, ATTIVAZIONE LEUCOCITI

C5a

Leucotriene B4 (leucociti)

Chemochine (leucociti)

Prodotti batterici

RIASSUNTO DEI MEDIATORI CHIMICI

DELL’INFIAMMAZIONE ACUTA

FEBBRE

IL-1, TNF, IL-6

DOLORE

Prostaglandine (PGE )

2

Bradichinina

DANNO TESSUTALE

Enzimi lisosomiali dei neutrofili e macrofagi

Metaboliti dell’ossigeno

VARIANTI ISTOPATOLOGICHE

DELL’INFIAMMAZIONE ACUTA

Agenti lesivi a bassa virulenza -> essudato povero di fibrina e a basso contenuto

proteico (inferiore a 3 g/L), con un numero relativamente basso di leucociti.

Infiammazione catarrale -> interessamento delle mucose e formazione di un

essudato di densità più elevata a causa di un’aumentata secrezione mucosa. Quando

diventa persistente e si ha un significativo infiltrato granulocitario -> i. muco-

purulenta.

Nelle forme che interessa le cavità sierose, è frequente l’essudazione di grosse

quantità di proteine plasmatiche -> conversione del fibrinogeno in fibrina.

I depositi fibrinosi possono essere riassorbiti o perdurare ed essere sede di organizza-

zione fibrosa.

Infiammazione purulenta -> apoptosi di granulociti neutrofili che conferisce

all’essudato una elevata densità e un colore caratteristico.

ESITI DELL’INFIAMMAZIONE ACUTA

RISOLUZIONE COMPLETA

Stimoli modesti o di breve durata.

Distruzione tessutale di scarsa entità e cellule parenchimali in grado

di rigenerare.

I macrofagi e i vasi linfatici giocano un ruolo importante.

ESITI DELL’INFIAMMAZIONE ACUTA

FORMAZIONE DI UN ASCESSO

Avviene soprattutto nel caso di infezioni da batteri piogeni (Staphylococcus,

Streptococcus, Pseudomonas, Naisseria)

La necrosi tessutale è dovuta agli enzimi leucocitari e determina la formazione di

una cavità nella quale si raccoglie il pus.

Membrana piogenica: strato reattivo con proliferazione di elementi parenchimatosi

e fibroblasti che circonda la cavità centrale. Ancora più esternamente strato di

connettivo altamente vascolarizzato.

GUARIGIONE PER SOSTITUZIONE CON TESSUTO

CONNETTIVO (FIBROSI)

Distruzioni tessutali di notevole entità

Essudati ricchi in fibrina, con crescita di tessuto connettivo

INFIAMMAZIONE CRONICA

Può seguire una i. acuta o può insorgere come tale. La transizione

da acuta a cronica si può avere per:

• persistenza dello stimolo

• malattie autoimmuni

INFIAMMAZIONE CRONICA

L’i. cronica è un processo caratterizzato alla persistenza di una risposta

per un periodo di mesi-anni e dalla persistenza nel tempo di processi di

danno e riparo tessutale.

Cause

 Esposizione ripetuta nel tempo ad un agente lesivo acuto

ma più frequentemente a

 Mancata eradicazione dell’agente lesivo con persistenza di processi

reattivi atti a rimuovere l’agente lesivo, ma che rappresentano una

concausa del danno tessutale, e dei processi di riparo.

• Condizioni locali: persistenza di materiale necrotico

• Condizioni dipendenti dall’ospite: difetti di fagocitosi, di uccisione

• Proprietà intrinseche all’agente: corpi estranei non degradabili,

esposizione protratta ad agenti chimici a bassa tossicità sia esogeni

(silicosi) o endogeni (gotta).

INFIAMMAZIONE CRONICA

Nell’i. cronica si ha una netta predominanza di macrofagi ed un

contributo di altri tipi leucocitari (linfociti, plasmacellule, eosinofili).

Le reazioni vascolari si attenuano, mentre si assiste alla proliferazione

di nuovi vasi (angiogenesi) e ad una reazione fibroblastica che determina

la progressiva sostituzione del parenchima danneggiato con tessuto

connettivo (fibrosi). INFIAMMAZIONE CRONICA

Alcune forme croniche sembano insorgere come tali, con una reazione

acuta inapparente, e si manifestano con la comparsa di danno tessutale.

Esposizioneprolungata ad agenti esogeni o endogeni

silicosi

aterosclerosi

Patologie autoimmuni

reazioni di ipersensibilità di tipo II (sclerodermia): interazione tra

anticorpi circolanti ed antigeni tessutali

reazioni di ipersensibilità di tipo III (lupus eritematoso): precipitazione

di immunocomplessi

Agenti infettivi con bassa tossicità e resistenti alla eradicazione

(micobatteri, funghi)

Ipersensibilità di tipo IV (cellulomediata)

INFIAMMAZIONE GRANULOMATOSA

Nelle forme in cui l’agente lesivo non causa danno esteso ma agisce in

modo localizzato, si formano dei noduli di tessuto infiammatorio ben

circoscritto dal tessuto circostante, chiamati granulomi.

Esistono due forme di granuloma:

1) Granulomi non immunologici

2) Granulomi immunologici

GRANULOMI NON IMMUNOLOGICI

Materiale corpuscolato inerte (corpo estraneo) non degradabile per

dimensione o composizione chimica dai macrofagi o

materiale dotato di attività tossica sui macrofagi.

Il corpo estraneo è circondato da macrofagi dotati di spiccata attività

fagocitica e ridotta attività secretoria.

Cellule giganti multinucleate derivate dalla fusione sinciziale di

macrofagi tessutali con distribuzione irregolare dei nuclei nel citosol.

Al margine reazione fibrosa.

GRANULOMI IMMUNOLOGICI

Agenti infettivi a bassa virulenza, fagocitati dal macrofago e che

sopravvivono in sede intracellulare.

Presenza di un importante infiltrato linfocitario sia nella porzione

centrale che in quella periferica.

Macrofagi con elevata attività secretoria e ridotta attività fagocitica:

cellule epitelioidi.

Le cellule epitelioidi possono fondersi in maniera sinciziale dando

origine a cellule giganti multinucleate con distribuzione periferica

dei nuclei a ferro di cavallo (cellule di Langhans).

I macrofagi secernono citochine che reclutano linfociti T specifici

con funzione di “helper”, i quali, mediante secrezione di citochine,

determinano piena attivazione macrofagica e polarizzazione della

risposta infiammatoria.

I MACROFAGI

In condizioni infiammatorie, avviene il reclutamento dei monociti

circolanti ad opera di agenti chemiotattici, in particolare C5a, prodotti di

degradazione del collagene e della fibronectina e da chemochine CC.

Un ruolo minore è svolto dall’aumento dell’emivita macrofagica

ad opera di citochine infiammatorie primarie (TNF, IL-1) e dalla

immobilizzazione dei macrofagi in sede infiammatoria, medaita da

alcune citochine (fattore di inibizione della migrazione dei macrofagi) e

lipidi ossidati (nell’aterosclerosi).

L’azione di mediatori proinfiammatori locali e l’attivazione dei PRR

inducono nel macrofago un stato di attivazione “innato”, caratterizzato

dalla produzione di mediatori solubili.

PRODOTTI DI SECREZIONE DEI MACROFAGI

 Enzimi attivi sulla matrice extracellulare  Citochine e chemochine

• Elastasi • IL-1, TNF

• Metalloproteinasi (collagenasi) • IL-8, PAF

 Molecole ad attività antibatterica  Fattori di crescita delle colonie midollari

• Idrolasi acide • M-CSF

• Fosfatasi • GM-CSF

• Lipasi

• Lisozima  Fattori di crescita anfiogenetici

• Defensine • PDGF

• ROS • EGF

• NO • FGF

 Fattori della coagulazione

• Fattore tessutale

• Fattori V e VIII

 Fattori del complemento

• Properdina

• C1-C5

I MACROFAGI E IL DANNO TESSUTALE

I macrofagi possono quindi secernere mediatori tossici non solo per

l’agente patogeno ma anche per i tessuti infiammati.

Pertanto, la distruzione tessutale è uno dei segni caratteristici della

infiammazione cronica.

La presenza di tessuto necrotico alimenta continuamente il processo

infiammatorio attraverso l’attivazione del sistema delle chinine, del

complemento, della coagulazione e della fibrinolisi.

Questi eventi possono spiegare perché in alcuni casi coesistano

aspetti dell’infiammazione acuta e di quella cronica.

I MACROFAGI E I LINFOCITI

Nei processi infiammatori cronici non immunologici il processo di

attivazione macrofagica si arresta a questo livello. Subentrano

mediatori anti-infiammatori e fenomeni di angiogenesi e di riparo

mediante fibrosi tessutale.

Nel caso di processi infiammatori cronici con coinvolgimento di

meccanismi immunitari specifici, viene attivata una componente

linfocitaria che determina piena attivazione macrofagica.

Il tipo di infiltrato linfocitario determina il contesto citochinico del

microambiente e influenza il profilo di attivazione macrofagica.

RISPOSTE POLARIZZATE DI TIPO 1

L’esposizione a patogeni intracellulari (micobatteri, Lysteria) induce

una risposta dominata da linfociti Th1, i quali secernono interferone-

g)

gamma (IFN- a seguito della concomitante stimolazione da parte

dell’antigene specifico e di IL-12 derivata dai macrofagi attivati.

IFN-g è una citochina omodimerica e prodotta solo da cellule NK e

da linfociti Th1 attivati. a

Interagisce con un recettore di membrana costituito da due catene

identiche (IFNg -R1) che vengono avvicinate dal ligando e da una

b

catena (IFNg -R2) coinvolta nella trasduzione del segnale, mediato

dal sistema JAK/STAT.

STAT1 attiva la trascrizione di geni contenenti sequenze consensus

dette IRS (IFN Response Sequences).

RISPOSTE POLARIZZATE DI TIPO 1

Stimolazione dei macrofagi da parte di IFN-g -> attivazione classica:

Induzione di antigeni di istocompatibilità di classe II e di molecole

costimolatorie -> migliorano le proprietà di presentazione dell’antigene

Induzione di recettori per opsonine (FcgR, CR3) -> migliora le

proprietà di riconoscimento e fagocitosi del patogeno

Induzione di proteine della NADPH ossidasi -> potenziamento

dell’attività battericida

Induzione dell’iNOS: potenziamento delle attività antimicrobiche

Induzione delle citochine infiammatorie primarie e chemochine

RISPOSTE POLARIZZATE DI TIPO 2

L’esposizione a protozoi extracellulari (Schistosoma) e le patologie

su base allergica si associazione a risposte immuni caratterizzate da

linofciti Th2, con produzione di IL-4/IL-13 e di IL-5.

IL-4 e IL-13 inducono una trasduzione del segnale che coinvolge il

sistema JAK/STAT. STAT6 induce la trascrizione di geni che attivano

linfociti Th2. IL-4/IL-13 hanno attività antagonista ad IFN-g sui

linfociti Th1 e determinano lo switch immunoglobulinico verso IgE.

RISPOSTE POLARIZZATE DI TIPO 2

IL-4/Il-13 -> attivazione alternativa macrofagica.

Induzione di antigeni di istocompatibilità di classe II -> migliora le

proprietà di presentazione dell’antigene

Induzione di decoy IL-1R e IL-10 -> regolazione dell’infiammazione

Induzione di recettori non opsonici quali scavenger receptor A e B e

il recettore per il mannosio -> riconoscimento e fagocitosi delle

membrane derivate da cellule apoptotiche e altre molecole “self”

alterate

Riduzione del burst ossidativo e conversione della L-arginina a L-

orinitina ad opera della arginasi -> produzione di collagene

RISPOSTE POLARIZZATE DI TIPO 2

Induzione di chemochine coinvolte nel reclutamento di altri linfociti

Th2 -> potenziamento e ulteriore polarizzazione

e nel reclutamento di eosinofili, beasofili e attivazione dei mastociti

-> coinvolgimento nelle infezioni parassitarie da elminti e nelle

patologie su base allergica.

Gli eosinofili contengono oltre a numerosi mediatori solubili in comune

con i neutrofili:

- proteina basica maggiore

- proteina cationica degli eosinofili

- perossidasi delgi eosinofili

che agiscono come elmintotossine.

Nelle risposte allergiche questa risposta risulta inappropriata ed è

responsabile del danno ai tessuti.

INFIAMMAZIONE CRONICA ATIPICA

Nonostante i neutrofili siano le cellule caratteristiche della i. acuta,

in molte forme prolungate di i. cronica (mesi), vi è costante presenza

di neutrofili:

 presenza persistente di batteri

 produzione di mediatori da parte di macrofagi o cellule necrotiche


PAGINE

108

PESO

1.98 MB

AUTORE

kalamaj

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in medicina e chirurgia (a ciclo unico - 6 anni)
SSD:
Università: Foggia - Unifg
A.A.: 2012-2013

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher kalamaj di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Patologia Generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Foggia - Unifg o del prof Conese Massimo.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Patologia generale

Patologia generale - Appunti
Appunto
Patologia generale - la trasduzione del segnale TGF-beta
Appunto
Oncologia - Nomenclatura e classificazione dei tumori
Appunto
Patologia generale - il danno cellulare reversibile e irreversibile
Appunto