Malattie da immunodeficienza congenita e acquisita
Malattie da immunodeficienza sono caratterizzate da un deficit di uno o più componenti del sistema immunitario, e sono caratterizzate da:
- Suscettibilità alle infezioni: il deficit della risposta immunitaria umorale, del complemento e delle funzioni dei fagociti favorisce le infezioni da batteri piogeni, mentre il deficit della risposta immunitaria cellulo-mediata dai linfociti T favorisce le infezioni virali, micotiche e da altri microrganismi intracellulari.
- Aumento del rischio di insorgenza di alcuni tipi di neoplasia: secondarie a virus oncogeni come il virus di Epstein-Barr (EBV), favorita dal deficit dei linfociti T che normalmente svolgono un ruolo importante nella sorveglianza immunitaria contro i virus oncogeni e i tumori da essi indotti.
Tipi di malattie da immunodeficienza
Le malattie da immunodeficienza sono distinte in:
- Malattie da immunodeficienza primarie, primitive o congenite: causate da mutazioni dei geni che controllano il sistema immunitario, con infezioni ricorrenti nei neonati o nella prima infanzia.
- Malattie da immunodeficienza secondarie o acquisite: favorite da malnutrizione, neoplasie disseminate, trattamenti con farmaci ad azione immunosoppressiva e infezioni a carico delle cellule del sistema immunitario, come nel caso del virus HIV.
Dobbiamo ricordare che in condizioni fisiologiche, il neonato presenta subito dopo la nascita livelli anticorpali simili a quelli della madre dovuti al passaggio di IgG transplacentare, ma questi anticorpi vengono progressivamente catabolizzati. Per cui si assiste ad un deficit fisiologico dell’immunità umorale con assenza temporanea di anticorpi fino a quando il bambino sarà capace di produrre le proprie IgG intorno ai 6 mesi di vita. Tra i 3 e i 12 mesi di vita, il bambino è particolarmente suscettibile alle infezioni, specie nel caso dei nati prematuri che presentano livelli ancora più bassi di IgG.
Diagnosi di immunodeficienza
È possibile sospettare una immunodeficienza nei pazienti con storia clinica di infezioni ricorrenti causate dallo stesso microrganismo o da microrganismi simili. Il tipo di infezione può indirizzare verso il componente del sistema immunitario deficitario:
- Un'infezione da batteri piogeni può essere dovuta ad un deficit di anticorpi, del complemento o delle funzioni fagocitarie.
- Un'infezione cutanea da funghi o virus come la candidosi può essere dovuta al deficit dei linfociti T.
Immunodeficienza primaria, primitiva o congenita
L’immunodeficienza congenita nella maggior parte dei casi si deve a deficit genetici a trasmissione autosomica recessiva localizzati sul cromosoma X, sono quindi definite malattie X-linked. Può essere dovuta a:
- Difetti di maturazione dei linfociti B e T.
- Difetti delle molecole di membrana dei linfociti B e T.
- Difetti dei fagociti, complemento, citochine, recettori delle citochine e degli anticorpi.
Deficit anticorpale
Il deficit anticorpale può essere dovuto ad un deficit ereditario della maturazione e/o attivazione dei linfociti B, per cui si ha un deficit della produzione di anticorpi che favorisce la comparsa di infezioni ricorrenti da batteri piogeni, specie da Streptococcus pneumoniae, virus dell’epatite HBV, HCV, Poliovirus e Echovirus. In condizioni normali, in caso di infezioni da batteri piogeni, si ha la produzione di anticorpi diretti contro gli antigeni polisaccaridici della capsula e la fissazione del complemento permette ai fagociti di ingerire i batteri opsonizzati, cosa che non succede in caso di deficit della risposta anticorpale. Questo favorisce anche una maggiore suscettibilità alle infezioni da enterovirus poiché mancano gli anticorpi neutralizzanti che dovrebbero impedire ai virus di entrare nell’organismo attraverso l’intestino.
L’assenza di anticorpi viene valutata mediante immunoelettroforesi: un campione di siero prelevato dal paziente affetto da infezioni ricorrenti viene posto in una piastra da elettroforesi in modo da separare le componenti del siero, cioè albumina, α, β e γ globuline, e si aggiunge il siero di coniglio anti-Ig umane nel pozzetto centrale. Si diffonde nella piastra formando delle linee di precipitazione, valutando il deficit di IgG, IgM o IgA.
L’Agammaglobulinemia di Bruton
L’Agammaglobulinemia di Bruton legata al cromosoma X (XLA) è stata la prima immunodeficienza ereditaria descritta nel 1952. È una delle forme più frequenti, colpisce soggetti di sesso maschile (le femmine sono portatrici) ed è causata da una delezione o mutazione del gene che codifica per l’enzima tirosin-chinasi di Bruton (Btk), normalmente espressa nei neutrofili e linfociti B, coinvolta nella trasduzione del segnale del recettore pre-B (pre-BCR) necessario per la sopravvivenza e differenziazione dei linfociti pre-B. Nell’agammaglobulinemia X-linked, anche se il deficit della Btk si osserva solo nei linfociti B, c’è un blocco del processo di maturazione con livelli sierici di Ig molto bassi o indosabili, assenza totale di linfociti B nel sangue periferico e nei tessuti linfoidi e mancato sviluppo dei centri germinativi nei linfonodi, assenza delle plasmacellule nei tessuti, mentre raramente si osserva un deficit dei linfociti T dovuto al deficit della presentazione dell’antigene ad opera dei linfociti B che sono assenti.
Terapia
La terapia si basa sull’infusione settimanale o mensile di γ-globuline (anticorpi preformati) per evitare la comparsa delle complicanze infettive (immunità passiva).
Deficit selettivo di IgA
Il deficit selettivo di IgA rappresenta l’immunodeficienza più frequente nella popolazione caucasica (1/800), ed è dovuta a un blocco della differenziazione dei linfociti B in plasmacellule secernenti IgA. Il deficit di IgA a livello delle mucose è spesso asintomatico, ma alcune volte si manifesta con infezioni respiratorie e gastroenteriche sporadiche, raramente gravi, infezioni ricorrenti croniche con danni irreversibili, manifestazioni autoimmunitarie associate a neoplasie.
Immunodeficienza comune variabile (CVID)
Il deficit della differenziazione dei linfociti B può causare la comparsa dell’Immunodeficienza comune variabile (CVID), cosiddetta perché caratterizzata da meccanismi patogenetici e quadro clinico estremamente variabili. Infatti, oltre al deficit di anticorpi e suscettibilità alle infezioni, possono essere caratterizzate da manifestazioni autoimmuni come anemia perniciosa, anemia emolitica e artrite reumatoide, fino alla comparsa di neoplasie.
L’immunodeficienza comune variabile è causata dalla mutazione del gene che codifica per la proteina transmembrana TACI (Transmembrane Activator and Calcium modulator and cyclophilin ligand Interactor) che funge da recettore per la citochina BAFF (B cell Activating Factor), secreta dalle cellule dendritiche, e fornisce i segnali di costimolazione e sopravvivenza dei linfociti B, cosa che non si verifica in questa malattia.