Appunti di letteratura spagnola II prof. Coppola: il 700 e l'illuminismo
Nel 1° novembre del 1700 Carlo II decide di abdicare a favore di Filippo d'Angiò (componente francese non spagnola). Il 700 spagnolo sarà infatti caratterizzato da quello che viene definito come "afrancesamiento", i modelli francesi che saranno presi in considerazione si proietteranno sia in ambito sociale, economico, amministrativo e letterario. È un periodo di repressione e di decadenza, caratterizzato dal passaggio dinastico. Filippo d'Angiò passerà alla storia con il nome di Filippo V. Si avrà un passaggio dinastico dalla monarchia asburgica, che aveva dominato nel corso del 600, a quella borbonica, punto focale del 700, favorirà inoltre il concetto di afrancesamiento.
Il passaggio dinastico e le guerre di successione
Il passaggio dinastico però sarà turbolento. Carlo II infatti, essendo già da tempo malato, aveva già predisposto il suo testamento, stabilendo che il suo successore dovesse essere proprio Filippo D'Angiò. Carlo II muore il 1° novembre 1700, ma il nuovo re non si installerà sul trono immediatamente dopo la morte di Carlo, lo farà solo nel 1713-1714, perché in questo periodo si hanno le guerre di successione e la pace di Utrecht.
Le guerre di successione: a molti non andava bene la possibilità che Filippo V potesse andare al trono perché era francese e quindi la sua salita al trono avrebbe comportato l'ingresso di modelli, usi e costumi francesi all'interno di una società che aveva sempre vissuto secondo dei concetti castizos, ossia tradizionali e conservatori. Proprio per questo nel 700 si avrà un acceso dibattito tra coloro che preferivano il nazionalismo, quindi i conservatori che guarderanno con nostalgia al 600, e coloro che saranno molto più progressisti e guarderanno soprattutto alla prospettiva d'apertura verso l'Europa.
Le guerre di successione vedono quindi confrontarsi, da un lato la Francia, la Castilla e la Baviera, che caldeggiavano la successione di Filippo V, dall'altra, invece, la Grande Alleanza, formata da Inghilterra e Austria, che caldeggiavano la candidatura di Carlo d'Austria. Lo scopo di queste alleanze era quello di fare in modo che l'impero spagnolo si smembrasse, poiché nel 600 quello spagnolo era considerato l'impero sopra il quale "non calava mai il sole", era un impero molto vasto che comprendeva: possedimenti europei, regno di Sardegna, Sicilia, zona nord dell'Africa, più le zone d'oltremare. Quindi, accaparrarsi tutte queste zone avrebbe significato lo sfaldamento di un grande impero, che aveva messo in cattiva luce e in minoranza le varie nazioni e, allo stesso tempo avrebbe dato ulteriore spicco alle nazioni che volevano occupare questi nuovi territori. Alla fine, dopo le varie lotte che si creano nel corso di questi 13-14 anni, tutto terminerà con la Pace di Utrecht.
La pace di Utrecht
Tale pace fu firmata nell'aprile del 1713 e prevedeva:
- Come erede al trono Filippo V.
- Che la Spagna cedesse all'Austria i Paesi Bassi.
- All'Inghilterra la rocca dello stretto di Gibilterra e l'isola di Minorca.
- Agli Olandesi fu data la possibilità di costruire delle fortificazioni lungo i confini della Francia e dei Paesi Bassi.
- Ad Amedeo di Savoia fu concesso il Regno di Sicilia.
- La Spagna fu costretta a cedere "los asientos de negros" cioè il monopolio del commercio della tratta degli schiavi.
Il panorama che si viene a delineare è decadente, la Spagna si ritrova devastata, ad un punto morto. Mentre nel 600 la Spagna era un impero, ora si vede ridurre ad una semplice nazione. Nel 700 non si avrà un così grande sviluppo letterario così come si ebbe nel 600, proprio a causa di questa "parabola discendente" che la Spagna stava vivendo.
L'illuminismo e la letteratura alternativa
Gli Ilustrados, gli illuministi, si soffermeranno su tematiche quali: decadenza, parabola discendente della Spagna... ma lo faranno in modo superficiale, non come i francesi. Questo vuol dire che non andranno ad indagare quelle che sono le cause che portarono a questo sfaldamento dell'impero spagnolo.
Le cause di tale parabola discendente non vanno ricercate solamente nelle guerre di successione e nella conseguente Pace di Ultrecht (questa è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso). I motivi vanno ricercati soprattutto nel secolo precedente, è utile in questo senso andare ad indagare la cosiddetta letteratura alternativa, che faceva una fotografia di quelle che erano le condizioni dell'epoca. Nella letteratura alternativa abbiamo in particolar modo, verso la fine del 600, la picaresca (era sì nata con el Lazarillo de Tormes ma ci si trovava ancora in una fase embrionale). La picaresca, che si affermerà soprattutto con El Guzman de Alfarache e El Buscon, testimonierà soprattutto la condizione di miseria nella quale versava la Spagna, il Guzman sottolinea infatti la presenza a Sud della fame e a Nord delle epidemie -> 2 aspetti che vanno a braccetto tra di loro.
Seppur nel 600, da un punto di vista letterario ci si trova nel siglo de oro, da un punto di vista sociale si erano invece cominciati a vedere degli aspetti negativi, che avranno poi ripercussioni nel 700, tant'è che peste, carestia, mancanza di manodopera ecc. Saranno tutti aspetti che andranno a caratterizzare il 700.
L'espulsione dei Moriscos e la crisi spagnola
Tra le cause più importanti che portarono a queste situazioni di epidemie e carestie, situazioni comunque di sofferenza sociale ricordiamo l'espulsione dei moriscos avvenuta nel corso del 500-600. I moriscos erano i musulmani dell'Al Andalus a cui era stato imposto di convertirsi alla religione cristiana, da non confondere con i Mudejar, a cui era stata data la possibilità di continuare a vivere sul suolo castillano. Tale espulsione era già avvenuta all'epoca dei Re Cattolici (1492-1516). Successivamente il termine si è continuato ad usare per indicare i dissidenti alla religione cattolica. L'espulsione definitiva dei Moriscos si ha tra il 1610 e il 1614. Questa espulsione comportò nella società un'assenza di manodopera, erano loro che lavoravano, investivano e gestivano ciò che riguardava il mondo agricolo, ciò aveva portato all'abbandono dei latifondi e aveva spostato tutto al pascolo, portando una nuova miseria, questo per quanto riguarda il settore agricolo.
Un altro settore che risente negativamente dell'espulsione dei Moriscos, è quello burocratico-amministrativo, se di tale settore si può parlare perché di borghesia si parlerà solo successivamente. L'assenza dei moriscos dal punto di vista amministrativo, dal punto di vista delle quantità di denaro che comunque i moriscos sarebbero riusciti a far entrare viene a mancare. Questi vengono così sostituiti dalla nascente borghesia, che però non era quella spagnola. Si era venuto a creare un vuoto dal punto di vista burocratico e amministrativo, che sarà, per così dire colmato, dai cosiddetti fiamminghi e genovesi.
Succede che la Spagna comincia a diventare uno "zimbello", non aveva un apparato burocratico in grado di gestire le proprie risorse, queste inoltre erano esigue, siamo alle soglie del 700, quindi le quantità di oro e di argento cominciano a scemare. Anche questa situazione aveva comportato maggiore miseria, aveva portato ad un aumento del costo della vita e ad una maggiore tassazione.
La critica letteraria del 700
La letteratura del 700 andrà a criticare la monarchia, la Chiesa (che è stata sempre nell'occhio del ciclone soprattutto per quanto riguarda l'arretratezza dell'università nel corso del 700), si criticarono principalmente i precetti controriformisti e quindi l'inquisizione. La letteratura criticava anche la nobiltà, punto fondamentale: la nobiltà nel corso del 700 viene considerata come negligente e improduttiva, come una classe sociale che viveva in modo frivolo, superficiale e non si occupava dei fatti seri della società, vive nell'ozio e lusso -> caratteristiche sulle quali maggiormente la critica letteraria punterà.
Questa situazione che si era venuta a creare in Spagna, comporta un vero e proprio concetto di "cosmopolitismo", come reagirono quindi gli spagnoli? Da un lato vi era lo spagnolo che guardava con nostalgia al siglo de oro (tradizionalista e conservatore) che non avrebbe accettato le modifiche imposte dall'esterno (nel 700 la Spagna dipenderà moltissimo dalla Francia), dall'altra abbiamo lo spagnolo che aveva preso coscienza della situazione: per uscire fuori da questa bisognava aprirsi all'europeizzazione. Si parla quindi di 2 Spagne:
- La Spagna nazionalista.
- La Spagna disposta ad aprirsi all'europeizzazione.
Questa dicotomia si crea innanzitutto a livello sociale e, successivamente, anche a livello letterario. Questa dicotomia si crea perché la Spagna comincerà ad avere un "complesso europeo", perché gli spagnoli venivano colpiti nella dignità: per secoli avevano governato il mondo quindi, è naturale, che la situazione venutasi a creare nel 700 non facesse loro piacere. Tali aspetti erano già stati affrontati da Amerigo Castro già qualche secolo prima, egli aveva riconosciuto negli spagnoli caratteristiche quali: arroganza, gelosia e asprezza nei confronti degli europei. La Spagna era sempre stata chiusa in se stessa, sia per la fiorente letteratura che per la forte pressione della Chiesa ad opera dell'Inquisizione e del concilio di Trento, che non favorirono la pubblicazione di opere provenienti dall'estero e pubblicavano solo opere censurate, questo è ciò che Ortega y Gasset definirà come "tibetizzazione della Spagna". La Spagna, come il Tibet, era chiusa in se stessa e non accettava quindi influenze esterne. Il 700 però sarà il contrario, la Spagna sarà costretta ad accettare l'Afrancesamiento.
Il ruolo degli illustrados
Gli illuministi erano coscienti di tale situazione, proponevano soprattutto di fare in modo che la Chiesa esercitasse un potere meno ferreo, e che si cominciasse a tendere maggiormente verso un concetto di europeizzazione. I maggiori ilustrados, tra i quali Cadalso, Feijoo e Jovellanos, pur riconoscendo le differenze che vi erano tra gli spagnoli e gli europei, soprattutto i francesi, ritenevano che, per uscire da tale situazione, si dovessero abbracciare le idee provenienti dall'esterno. A tale proposito Feijoo nell'opera "antipatia de los franceses y espanoles", affermerà proprio questo: pur essendoci caratteristiche diverse tra le 2 nazioni tali differenze devono essere considerate come un qualcosa in grado di aiutare la Spagna ad uscire da tale situazione.
In ambito letterario quindi si ha una dicotomia tra ilustrados, conosciuti anche come afrancesados (coloro che seguivano le mode francesi portate in Spagna dai Borboni), dall'altra abbiamo i conservatori che utilizzeranno in un secondo momento il termine afrancesado in modo dispregiativo. Il termine afrancesado successivamente sarà usato in maniera negativa per indicare i nobili che vivevano nel lusso, seguendo i modelli francesi. Tali nobili avevano corrotto la nobiltà spagnola.
La reazione spagnola alle critiche francesi
La letteratura spagnola insorgerà quindi contro ciò che nel corso del 700 viene a crearsi in Francia, ovvero le varie Enciclopedie, è in Francia questo il secolo in cui si vanno a delineare quei concetti di Liberté, égalité e fraternité. La Spagna sarà sempre refrattaria verso una letteratura del tipo utilitaristico che si ebbe in Francia. Le varie enciclopedie mettono già in evidenza un certo carattere sperimentale, ciò che interessa è l'aspetto utilitario e non quello del divertimento.
Massò de Montiville nella sua "enciclopedie methodique" del 1782, attacca la Spagna sostenendo che la Spagna è una semplice nazione che, nel corso della storia, non ha mai avuto un ruolo fondamentale e che, nel 700, vive come nazione tributaria della Francia. Massò esalta quindi la Francia a scapito della Spagna. Riprende in un certo qual modo Voltaire, poiché anch'egli in uno dei suoi scritti aveva riconosciuto che la Spagna aveva perso quella che era stata la sua egemonia, proprio a causa dell'incapacità dei governatori di amministrare il paese, dell'inquisizione, della Chiesa ecc.
La Spagna reagisce a tutto ciò con le apologie, ossia dei discorsi fatti per difendere il proprio popolo e per difendere quella che era stata la storia della Spagna. Tra le apologie più famose si ha quella di Cabanilles che risale al 1784, si tratta di un semplice panegirico sulla Spagna, in cui fa un excursus sulle caratteristiche dei secoli precedenti, rivendicando l'orgoglio spagnolo. Un'altra apologia importante è "oracion apologetica" di Juan Pablo Forner, anche qui si controbatteva ciò che dicevano i francesi, affermando che il numero dei monaci e la presenza della Chiesa in Spagna stava scemando, vi era quindi un certo progresso.
Al di fuori delle apologie ricordiamo anche la reazione di Cadalso alle lettere persiane di Montesquieu. Montesquieu con le sue lettere persiane, in particolar modo la sua lettera 78°, scritta nel 1721, dove egli presentava una fotografia denigratoria del mondo spagnolo e portoghese, sottolineava la negligenza, arroganza e nullafacenza degli spagnoli. Cadalso reagisce a questo testo con le cosiddette Cartas Marruecas, scritte 50 anni dopo intorno al 1770, in cui attacca, più che i concetti espressi da Montesquieu, la metodologia del francese, ossia tutto ciò che i francesi avevano introdotto nelle loro opere, ossia il metodo scientifico, la verifica, l'esperienza. Attacca dicendo che Montesquieu si era espresso sulla cultura spagnola non tenendo presente le metodologie scientifiche che i francesi avevano professato. Cadalso considerava quella di Montesquieu una metodologia strampalata, poiché egli non aveva avuto un'esperienza diretta né in terra portoghese né in terra spagnola, non avendo verificato quindi sul campo ciò che affermava.
Cause del degrado spagnolo nel 700
Le cause dello stato di degrado della Spagna del 700 sono quindi da ricercare negli errori politici commessi nel 600:
- Gli errori possono essere ricercati nella "conquista delle Indie", la Spagna si era semplicemente comportata attaccando le Indie e arraffando tesori, senza però investire.
- La Spagna inoltre non era mai stata in grado di uscire dal sistema feudale, uno degli aspetti negativi dei conservatori era proprio quello di rimanere troppo ancorati al passato, e quindi attaccati al feudalesimo alla monarchia ecc.. si ha questo e non il passaggio ad un sistema di tipo capitalistico proprio per l'assenza di una borghesia in Spagna, che inizierà a comparire solo nel corso del 700, ma sarà sempre una borghesia come classe sociale tra l'artigianato e una nobiltà decaduta.
- La società borghese inizierà a farsi sentire dal punto di vista culturale: si creeranno delle associazioni per incentivare la cultura, con i Borboni si avrà la creazione di vere e proprie istituzioni, con l'avvento delle varie accademie e biblioteche diffuse su tutto il territorio.
- Invidia da parte degli stati quali Austria, Inghilterra ecc...
- Negligenza degli spagnoli, si erano cullati sugli allori durante il siglo de oro, questo vivere di rendita del siglo de oro ha portato ad una situazione di stallo durante il 700, cosa che ha favorito l'ingresso di modelli francesi e dell'afrancesamiento.
- Diritto di maggiorasco, che veniva utilizzato nel sistema agricolo spagnolo. È un sistema aristocratico, nobile e feudale. Era il tramandare i territori di padre in figlio. Tutto rimaneva sempre nelle mani di pochi.
L'avvento dei Borboni e le riforme
L'avvento dei Borboni portò in Spagna un nuovo clima, anche a livello culturale. I Re Borboni erano Filippo V (regnerà dal 1713-1746), Fernando VI (dal 46 al 59), Carlo III (dal 59 al 1788) Carlo IV (regna durante gli ultimi 20 anni del secolo). Durante il regno di Carlo III ci saranno moltissime riforme, più la creazione di nuove istituzioni.
Come già detto c'erano degli spagnoli che non vedevano di buon occhio tale dinastia francese. I Borboni infatti portarono anche a corte moltissimi funzionari francesi. Questo urtava maggiormente la sensibilità degli spagnoli, che si vedevano invasi dagli stranieri e soprattutto dai francesi, questo incrementò la critica contro i francesi stessi. In ambito letterario quindi i francesi saranno oggetti di satira e naturalmente tutti i nobili che seguivano le loro mode. I francesi avevano ridicolizzato e corrotto la società spagnola, considerata ridicola ed effeminata. Ci fu anche l'ingresso di molti italiani (ingegneri, giuristi, pittori, economisti...), la Spagna in questi anni aveva poco di spagnolo.
Nonostante l'arrivo dei francesi però ci fu un vero e proprio incremento grazie a Carlo III. Carlo III aveva vissuto 25 anni a Napoli, che all'epoca era la città della cultura e del progresso. Quindi egli porta anche l'organizzazione e il progresso partenopeo in Spagna. Quindi sotto tale dominazione borbonica la Spagna riesce un po' ad uscire da questa situazione di stallo nella quale era piombata. Si hanno per esempio opere di pavimentazioni delle strade, illuminazioni, costruzione di fognature, creazione di istituzioni scolastiche ecc... non bisogna però dimenticare che comunque la dinastia borbonica fu abbastanza dispotica ed assolutista. Tant'è che nel 1791 soppressero tutte le varie libertà di espressione. Spesso i Borboni emanavano delle riforme di libertà, di diritti dopodiché li ritiravano. Carlo III passa alla storia anche come il sovrano più assolutista e di fatti aveva tolto alcuni privilegi concessi alle regioni autonome del nord della Spagna.
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