Il processo di Verre
L'azione che Cicerone assunse contro Verre costituì una causa di diritto penale discussa a Roma nel 70 a.C. Verre era accusato di pecuniis repetundis, cioè di concussione, avvenuta in Sicilia dal 73 al 71, il triennio in cui egli governò.
Il reato di concussione
È il primo reato per cui si conosce l'istituzione di un tribunale nella legislazione romana. In realtà comunque l'accusato veniva quasi sempre assolto in seguito all'indifferenza e alla noia. Molti furono gli eventi di assoluzione come quello di Lucio Aurelio che, accusato di concussione, fu assolto dopo l'ottava riapertura del processo. Solo con la legislazione graccana del 123 il reato di concussione ottenne una seria sanzione: i giudici si dovevano scegliere da una lista di 600 cavalieri e 300 senatori; il verdetto del giudice si doveva emettere al termine del primo e unico dibattito; potevano diventare giudici solo i cavalieri dai 30 ai 60 anni.
Nonostante la rigidità si poteva prolungare a un secondo dibattito così da sentire due volte le testimonianze. Marco Livio Druso nel 91 con la lex Liulia iudiciaria voleva ridare prestigio al Senato ma fu abrogata dal console Lucio Mario Filippo. Nell'81 i senatori riacquistarono il controllo dei tribunali grazie a Silla, sostenitore dei giudici di rango senatoriale. Il reato di concussione si rifà così alla lex Cornelia de repetundis che ne stabiliva le pene; si intrecciava con il reato di peculato, sacrilegio e lesa maestà. Fra le sanzioni della lex Servilia vi è la perdita della civica onorabilità o l'esilio. Per quanto riguarda il risarcimento dei danni Silla non specifica nulla, rifacendosi a Verre Cicerone chiese 100 milioni di sesterzi poiché ne estorse in Sicilia 40 milioni (2 volte e mezzo).
La procedura penale
Al presidente del tribunale un privato cittadino poteva presentare l'accusa per un altro cittadino. L'accettazione dell'accusa era l'atto iniziale del processo: l'imputato veniva iscritto nei ruoli giudiziari secondo i termini dell'atto criminoso; dall'altro lato l'accusatore era reso responsabile dell'azione intrapresa (se esponeva il falso gli veniva impressa nella fronte una C come calumniator). L'accusatore non si presentava quasi mai da solo ma aveva dei collaboratori che sottoscrivevano l'accusa. Poteva succedere che più cittadini si presentavano per accusare una medesima persona, l'uno indipendente dall'altro (caso Verre), in tal caso, davanti a un consenso di giudici, si svolgeva un dibattito dove i vari accusatori parlavano a sostegno della loro richiesta. Poi era scelto l'accusatore da preferire e, accettata l'accusa, il presidente del tribunale aveva la facoltà di prendere provvedimenti di polizia necessari ad assicurare l'intervento delle due parti al processo. L'imputato si preparava al dibattito procurandosi degli avvocati difensori.
In quanto accusato subiva immediatamente certe limitazioni mentre l'accusatore per attestare ciò che diceva otteneva 3 o 4 mesi di ricerche. In un giorno fissato entrambe le parti in causa comparivano davanti al magistrato per costituire il consesso dei giudici scelti per il loro processo. Veniva presentata la lista dei senatori e, dopo il sorteggio, l'accusatore poteva respingere tanti nomi fino a raggiungere il numero occorrente per formare il tribunale. Giunto il giorno del dibattito, se il presidente mancava si aggiornava il processo, se mancavano i giudici, il processo si svolgeva ugualmente purché il loro numero fosse bastato per formare la maggioranza. Se mancavano l'accusatore e i suoi rispettivi collaboratori la causa veniva annullata. Prima di iniziare il dibattito, i giudici prestavano giuramento (iudices iurati).
Se il reo si dichiarava subito colpevole, implorando la pietà dei giudici, era superfluo lo svolgimento del processo. In caso contrario, l'accusatore apriva un discorso che trattava tutti gli argomenti fondamentali dell'accusa. Una volta ascoltate le risposte dell'accusatore, intervenivano per lui gli avvocati difensori. La discussione veniva guidata dal presidente, che fissava la durata e l'ordine da seguire (solitamente i discorsi dell'accusa, della difesa e i testimoni). Quando il dibattito era finito, l'araldo ne proclamava la conclusione, e i giudici si riunivano per deliberare. La votazione era pubblica e per lo più scritta mediante schede (A, C, NL). Se il numero di astensioni non consentiva il raggiungimento della maggioranza, si faceva un aggiornamento. Se i voti erano pari, l'assoluzione o la sospensione della sentenza dipendeva dal crimine. Conclusasi l'attività il presidente doveva redigere un rapporto; in caso di condanna i giudici dovevano dare un premio all'accusatore.
L'amministrazione della Sicilia
A Verre come ex pretore toccò in sorte la Sicilia. La carica era annuale, e Verre, dopo il primo anno di governo, non fu sostituito dal successore Quinto Arrio, perché lui era impegnato nella guerra contro Spartaco e per il terzo anno gli venne prorogato l'incarico. Il governatore della provincia era nominato dal Senato di Roma, attraverso un'estrazione a sorte, tra i politici che avevano rispettato la carica di console o di pretore l'anno precedente (in carica per un anno). Il governatore era affiancato da 2 questori (assessori delle finanze) e anch'essi rimanevano in carica un anno. Il governatore aveva il potere di dimettere qualsiasi funzionario se avesse cessato di averne fiducia; assumere persone di sua fiducia o raccomandate da amici; accerchiarsi di molti funzionari (nel caso di Verre, complici delle sue estorsioni); non portarsi la moglie in quanto considerata nociva.
La Sicilia fu la prima provincia romana conquistata a prezzo di sanguinose lotte contro i Cartaginesi. Dalla prima alla seconda guerra punica si riuscì ad avere il controllo totale dell'isola nel 210. L'isola era suddivisa in 6 circoscrizioni giudiziarie Marsala, Palermo, Agrigento, Messina e Etna (Paternò?). Queste erano sede dei processi e delle riunioni della popolazione. Furono individuate anche 68 civitates che, in base al rapporto mantenuto con Roma, ottenevano premi o punizioni:
- Le 3 città che avevano un trattato di alleanza erano Messina, Taormina e Nolo.
- Le città che erano libere ma non avevano un trattato erano Segesta, Salemi, Tusa, Centuripe e Palermo.
- Le 54 città pagavano il tributo secondo norme locali.
- Le 6 città che erano state conquistate militarmente e le cui imposte erano appaltate dai censori di Roma.
17 città formavano una specie di culto a Venere Ericina. Ogni provincia deteneva un suo senato. Il governatore aveva il comando supremo delle forze di terra e di mare; aveva il diritto di vita e di morte su ogni amministrato. La giustizia in Sicilia era amministrata secondo apposite norme:
- Per le questioni penali, il governatore veniva assistito dai giudici, formati dai cittadini romani che si riunivano a Siracusa.
- Per le cause civili non giudicava il governatore ma, nominava i giudici della controversia. I dibattiti si svolgevano in località sede di conventus.
- Le contestazioni tra Siciliani della stessa città erano risolte da magistrati locali. Se invece appartenevano a città diverse, il governatore, secondo la Lex Rupilia, estraeva a sorte il giudice e fissava la formula d'inchiesta.
Principio basilare del sistema di governo era che il territorio della provincia fosse proprietà dello stato e ai provinciali ne spettava solo l'usufrutto: essi pagavano a Roma un tributo.
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Processo di Verre, Storia romana
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Processo a Verre, Storia romana
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Il processo romano
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