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Verri, Manzoni e il processo agli untori: un’occasione di riflessione sulla giustizia penale

21 giugno 1630, ore 04:30, Milano. Un uomo vestito di nero cammina accanto ad un muro e ogni tanto ci si appoggia con le mani. Due donne che erano affacciate in quel momento alla finestra, assistono alla scena, seguono ogni suo movimento e lo seguono fino a quando incontra qualcuno per poi sparire. Le due donne erano Ottavia Persici e Caterina Trocazzani dalle quali inizierà un dramma collettivo.

Milano stava vivendo allora uno dei periodi più bui della sua storia: la peste manzoniana, la quale non era arrivata all’improvviso. Si avevano segnali già nel 1629, ma nonostante le grida d’allarme, un inverno rigido aveva ritardato la diffusione del male. Due scienziati, Ludovico Sentala e Alessandro Tarino, invitavano a non essere euforici, perché sembrava che quell’inverno avesse sconfitto il male, ma in realtà quest’ultimo era pronto a diffondersi.

L’11 giugno il cardinale Federico Borromeo aveva autorizzato una processione per chiedere l’aiuto divino contro la peste, la quale aveva avuto un effetto contrario e proprio in questa occasione si diffuse ancora di più tra la popolazione. Si cominciò a pensare che essa fosse un flagello divino, o addirittura una sorta di male mandato dal diavolo. Si pensò poi che la teologia non c'entrasse nulla e che si trattasse di un complotto politico, ingaggiando alcune persone per ungere i luoghi pubblici dove la gente passava.

Il senato di Milano e il processo

Il Senato di Milano era il massimo organo giudiziario e anche un organo politico-amministrativo, il quale cercò di affermare un potere locale. Era formato dal patriziato, che tende a rivendicare un forte localismo rispetto al centralismo della Spagna; voleva comandare, e il 22 giugno al Senato giunse la notizia criminis e venne informato che il giorno prima, in contrada della Vetra, accadde qualcosa: un uomo che camminava e che sul muro erano state trovate delle macchie giallastre e unte.

Il capitano di giustizia aveva il compito di avviare il processo penale e Gian Battista Visconti lo era diventato nel 1626 fino al 1631. Con il mandato, quest’ultimo andò a fare un sopralluogo per trovare tracce e indizi di quel reato, ma quando sopraggiunse sul luogo si accorse che le prove erano state distrutte. Quelle donne, insieme ad altre, decisero di dare fuoco alle mura e poi di imbiancarle, quindi interrogarono le due donnicciole perché si possa capire che cosa avevano visto. Gli atti processuali assunsero qualcosa di noir; Le due donne dissero che non lo conoscevano, ma Caterina buttò delle insinuazioni e instillò dei sospetti.

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Scienze giuridiche IUS/19 Storia del diritto medievale e moderno

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