Il problema del significato nella filosofia contemporanea
La nuova logica (formale, simbolica, matematica)
Fino alla svolta logica dell'800, tutto quello che fece Aristotele era rimasto inalterato. Nel 1879 ci fu un cambiamento della logica con Frege con Begriffschrift. La logica diventa:
- Formale
- Simbolica
- Matematica (la logica inizia ad assimilarsi alle forme matematiche)
Crisi del paradigma aristotelico > Inizio del logicismo (autori tentano di dimostrare che le verità matematiche sono verità logiche dette con un linguaggio differente); > Nascita della metalogica (tutto ciò che possiamo dimostrare è una verità logica). Soggetto predicato vs funzione argomento; → Nella logica aristotelica ci sono degli errori che prima non potevano essere dimostrati. Inferenze dirette errate; Limite del sillogismo; semantizzazione dell’essere svincolato da assunzioni metafisiche scolastiche. È l’uso di una parola che può essere utilizzata in vari modi e che a seconda dell’utilizzo acquista significati distinti.
4 funzioni differenti dell’è:
- Predicativo
- Inclusivo
- Esistenza
- Identità
Capitolo I: Dare ragioni
1.1. Che cos’è un’argomentazione
Che cos’è un’argomentazione? Un ragionamento che tende a dimostrare una tesi (conclusione) in modo persuasivo (1) sulla base di ragioni (premesse o assunzioni); (2) usando certe regole o schemi riconosciuti. Si dice "sconclusionato" un discorso che non ha una conclusione, o la cui conclusione appare del tutto staccata dal resto del discorso. Una vera conclusione non può darsi per caso, ma deve seguire ragioni presentate in un certo ordine, con una certa connessione.
Come si connettono tra di loro le ragioni usate per arrivare a una conclusione? Le ragioni si connettono secondo regole comunemente accettate e tali da garantire la verità (se le premesse sono vere). A questo punto abbiamo bisogno di una distinzione, fondamentale in logica e resa esplicita a partire dal lavoro di Gottlob Frege: la distinzione tra assiomi e regole.
- Gli assiomi, o assunzioni, sono ciò che costituisce il punto di partenza del nostro ragionamento, ciò che viene assunto come vero;
- Le regole di inferenza sono le regole accettate che permettono di passare dalle assunzioni (le premesse dell’argomento) alle conclusioni;
- L’inferenza: si usa il termine "inferenza" per parlare (1) dell’azione del passare dalle premesse alle conseguenze secondo regole, (2) della struttura di questo passaggio (o di questo insieme di passi). In questo secondo senso si parla di "schemi d’inferenza".
Un'argomentazione è tipicamente costituita da una o da una serie di inferenze. Parte del lavoro dei logici consiste nel rendere esplicite alcune di queste regole, in particolare quelle che, data la verità delle premesse, garantiscono la verità della conclusione. Un esempio classico di regola di inferenza è la regola del Modus Ponens (o regola di separazione), posta da Frege come regola base del suo sistema logico: se p allora q, p "p" e "q" possono venire sostituite da proposizioni qualsiasi. La riga fa parte del segno di derivazione.
Vi sono diversi modi "regolari" in cui le ragioni (o premesse) date sono legate alla conclusione o alla tesi che si vuole dimostrare. Si vuole distinguere tra argomentazioni deduttive e induttive, a seconda se le premesse possano portare a una conclusione certa o solamente probabile. (nel caso delle argomentazioni induttive, dove le premesse rendono verosimile la conclusione, non si usa parlare di argomentazioni corrette e scorrette, ma di argomentazioni forti o deboli). Per semplicità ci limiteremo a parlare solo di argomentazioni deduttive.
Argomentazione valida → un'argomentazione in cui non è possibile che la conclusione sia falsa e le premesse vere (la conclusione è "conseguenza logica" delle premesse); argomentazione corretta → una argomentazione valida e fondata, ossia le cui premesse sono vere; argomentazione buona → una argomentazione corretta, ma anche psicologicamente plausibile e convincente.
Per contro si usa il termine generico "cattiva argomentazione" per parlare di una argomentazione scorretta o invalida, ma anche per parlare delle fallacie, un tipo particolarmente pericoloso di cattive argomentazioni, perché sembrano corrette.
Argomentazione invalida → argomentazione la cui conclusione non segue necessariamente dalle premesse; argomentazione scorretta → argomentazione invalida o con premesse false; argomentazione fallace → argomentazione che sembra corretta ma non lo è, argomentazione scorretta, ma anche psicologicamente plausibile e convincente.
Un passo falso rende un’argomentazione invalida o scorretta. È molto importante distinguere il problema della validità da quello della verità. Se le premesse sono false un’argomentazione può avere una conclusione falsa eppure essere valida, come nell’esempio (1). Nello stesso tempo un’argomentazione non valida può avere conclusioni vere, come nell’esempio (2).
Esempio (1)
Gli italiani sono mafiosi
I milanesi sono italiani
Quindi:
I milanesi sono mafiosi
Esempio (2)
Gli italiani sono mafiosi
I milanesi sono mafiosi
Quindi:
I milanesi sono italiani
Nel caso (1), anche se la conclusione è fattualmente falsa (basta un solo milanese che non sia mafioso per rendere falsa la conclusione) l’argomentazione è valida, perché segue logicamente dalle premesse. Se queste fossero vere, la conclusione sarebbe vera. Nel caso (2) la conclusione è vera, ma il ragionamento non sta in piedi. Dobbiamo essere interessati non solo alla soluzione, ma a come ci si arriva. Perché la dimostrazione ci dà garanzia di mantenere la verità attraverso il ragionamento. Se le premesse sono vere, e si segue un’argomentazione valida, allora la conclusione sarà anch’essa vera. Dobbiamo dunque distinguere:
- La ricerca della verità delle singole proposizioni;
- La ricerca della validità degli argomenti.
Contro le bugie spesso una faticosa ricerca empirica di informazioni nascoste agli occhi dei più. Contro le cattive argomentazioni occorre rendere espliciti gli inganni del discorso. Per respingere o criticare un’argomentazione occorre capire dove sta il punto debole: se nelle premesse o nella struttura dell’argomentazione.
1.2. Forma degli argomenti e fallacie
Fin da Aristotele si è cercato di distinguere argomentazioni valide e invalide individuando la loro forma. Per questo la logica, fin dai tempi di Aristotele, viene chiamata "logica formale".
Come respingere argomentazioni scorrette? In una conversazione, per lo più informale, non possiamo usare diagrammi. Una delle strategie più usate è fornire un controesempio. Costruire un controesempio vuol dire (1) applicare la stessa forma o schema di argomentazione usato nell’esempio che pare convincente; (2) produrre con questa forma, a partire da premesse palesemente vere, una conclusione altamente implausibile o falsa.
Molte definizioni di "fallacia" hanno in comune l’idea che (1) sono argomentazioni invalide o scorrette, ma (2) sembrano argomentazioni valide o corrette. Si può riassumere così quanto detto:
- La falsità (o infodatezza) di quanto si dice può essere smascherata con l’evidenza di prove e dati empirici o anche di ipotesi non considerate;
- La scorrettezza dell’argomentazione può essere smascherata da controesempi, o mostrando l’anello debole della catena di inferenze.
1.3. Logica, argomentazione e analisi del linguaggio
Il punto di partenza di una nuova attenzione agli inganni del linguaggio comune si trova in Gottlob Frege che, come Aristotele, vede nella logica uno strumento utile a chiarire confusioni concettuali. Una "ideografia" (un formalismo logico) può aiutare nello studio di aspetti del linguaggio che non si possono cogliere con la lingua parlata.
Il progetto di Frege si è in parte realizzato, "in parte" perché altre sue idee sono fallite, in particolare quella di fondare la matematica sulla logica in base al suo linguaggio ideografico. Cercando di dare un fondamento logico alla matematica, Frege ha fallito, ma ha scoperto un intero continente intellettuale: la nuova logica e i problemi della filosofia del linguaggio. I filosofi dopo di lui, a partire da Russell, Wittgenstein e Carnap, hanno usato la logica come strumento di lavoro.
Diverse ambiguità del linguaggio e diversi problemi hanno trovato chiarificazione. La traduzione può aiutare, ma non sostituire l’analisi filosofica. E diversi filosofi, pur conoscendo la logica, hanno preferito affrontare lo studio del linguaggio dedicandosi a una meticolosa analisi degli usi linguistici del discorso comune. Il confronto con la formalizzazione (la traduzione in forma logica) aiuta, fosse anche solo per mostrare quanta parte del linguaggio comune sfugga a una definizione rigorosa, e quanto le ambiguità e vaghezze del linguaggio abbiano uno scopo e una efficacia comunicativa.
Si distinguono due correnti di pensiero nella filosofia del linguaggio:
- I filosofi dei linguaggi formali che cercano, attraverso la formalizzazione, di ricostruire i linguaggi scientifici o cercano una formalizzazione dello stesso linguaggio comune. Le figure di Russell, il Wittgenstein del Tractatus, Carnap, Reichenbach, Montague;
- I filosofi del linguaggio ordinario che cercano, attraverso l’analisi degli usi correnti, di mostrare la ricchezza e varietà del linguaggio, ma anche di mostrare come alcuni problemi tipici della filosofia possano derivare da fraintendimenti linguistici. Il secondo Wittgenstein, Austin, Ryle, Strawson.
Ma qualcosa della vecchia contrapposizione rimane vivo in quella che negli anni ’50 Strawson chiamava "battaglia omerica", uno scontro tra due opposte fazioni:
- Chi privilegia lo studio del significato "oggettivo" degli enunciati determinato dallo loro struttura logica: questo atteggiamento costituisce il "paradigma dominante" della filosofia del linguaggio che definisce il significato di un enunciato come condizioni di verità;
- Chi privilegia lo studio delle intenzioni del parlante come inevitabile punto di partenza per definire il significato delle espressioni linguistiche, privilegiando la pragmatica sulla semantica.
La svolta linguistica: Frege, Russell e il c.d. primo Wittgenstein
Svolta linguistica → movimento filosofico che ha fatto del linguaggio la proprietà del proprio pensiero. → Priorità del linguaggio sul pensiero (linguaggio mediazione del pensiero). Estromissione dei pensieri dalla mente (i pensieri sono qualcosa che possiamo cogliere, sono un contenuto non mentale e oggettivi). Antipsicologismo (i pensieri in quanto contenuto oggettivo di chi li pensa, vengono considerati eterni). Articolazione dei pensieri (il linguaggio molto spesso nasconde il pensiero e il compito del filosofo è tirar fuori il vero pensiero). Priorità del pensiero sulle sue parti (una parola ha significato solo se sta in un contesto).
A. Frege
Senso (Sinn) e riferimento/denotazione (Bedeutung) dei nomi, predicati, enunciati, descrizioni definite. Frege (1848-1925) ha contribuito alla svolta della logica. Se il significato fosse dato solo dal nome in rapporto ad un oggetto, non potremmo distinguere tra A=A e A=B. Il significato per esprimerlo bisogna introdurre oltre al segno e l’oggetto anche un senso. Il linguaggio ha un senso suo proprio. Frege aggrega la logica alla matematica. Il dimostrare non è altro che un calcolare.
Filosofia del linguaggio
Nasce con la pubblicazione di "senso e riferimento" di Frege. Questo muove dal problema dell’identità. Cos’è che distingue due enunciati di diversa identità, con la stessa verità?
Esperanto=esperanto per sapere se è vero devo ispezionare le cose empiriche, mi accorgo subito che è vero. Sono enunciati analitici a priori.
Esperanto=fosforo anche qui siamo di fronte a qualcosa che assomiglia a qualcosa. Ma non può essere conosciuto a priori, dobbiamo effettuare delle ricerche analitiche per poter confermare l’eguaglianza. Frege assume una certa tesi, secondo la quale il significato è un rapporto tra nome e oggetto a cui si riferisce. Il significato non può essere semplicemente un nome che rinvia ad un’oggetto. È qualcosa in più.
Senso → Nome riferimento
Funzione di un senso e di un riferimento
- Riferimento di un nome → la realtà a cui il nome si riferisce
- Senso → uno dei possibili modi attraverso il quale il riferimento si presenta. Un insieme di caratteristiche e proprietà che l’oggetto ci si presenta. Pur avendo modi di presentazione diversi, l’oggetto è sempre lo stesso.
- Il nome ha un significato dipartito riferimento + senso.
Questa dipartizione non si applica solo ai nomi, ma ad osservazioni e predicati.
Nomi
Cerca di capire che cosa contraddistingue due enunciati di diversa identità e con la stessa verità:
- A) Esperanto = esperanto → gli enunciati di verità sono analitici (il predicato non dice nulla di nuovo rispetto al soggetto) a priori (non hanno bisogno di prove empiriche).
- B) Esperanto = fosforo → enunciato di verità, ma non a priori
Riductio ad absurdum di questa teoria (cerca di descrivere il significato dei nomi), tre teorie:
- Tesi 1 significato → funzione che va da un nome ad un riferimento. C’è una differenza informativa tra i due risultati.
- A) Vera ancor prima di indagare la realtà
- B) No. Si pensavano fossero due stelle distinte
- Nome riferimento → dare nome alle cose
- Tesi 2 c’è un’ovvia differenza tra questi due enunciati
- Tesi 3 identità: > ontologica rapporto che il concetto ha con se stesso; > linguistica due segni che si riferiscono alla stessa cosa. È una convenzione.
Tesi 1 / Tesi 2 / Tesi 3 non possono essere tutte e tre vere contemporaneamente.
- Tesi 3 → la vera identità solo linguistica/ontologica
- Tesi 2 non può essere negata, ovvia differenza informativa tra questi due enunciati
- Tesi 3 falsa. Il significato non è solo un nome associato all’oggetto che ne è portatore. Bisogna introdurre un terzo elemento.
Senso → significato riferimento è un binomio fondamentale: senso e riferimento. Sono i costituitivi del significato. Sono presenti contemporaneamente in ogni espressione linguistica.
- Riferimento → realtà a cui un nome si riferisce.
- Tesi 1 integrata → insieme di caratteristiche e di proprietà con cui l’oggetto ci si presenta.
- Senso → uno dei possibili modi attraverso i quali il riferimento si presenta. L’oggetto può essere lo stesso ma avere modi di presentazione differenti.
- Esperanto = esperanto stesso riferimento stesso senso
- Esperanto = fosforo stesso riferimento ma senso diverso.
Predicati
- A) Socrate è saggio
- B) Bruto ha ucciso Cesare
Bisogna capire quale sia il significato dei predicati. Secondo Frege il predicato non è identificabile con la sua estensione (= insieme di una classe i cui membri sono solo questi oggetti a cui il predicato si applica con verità. Gli oggetti del predicato "è saggio" devono essere saggi; il predicato deve applicarsi con verità) che per essere completate devono essere riempite da un nome.
Predicati parti del linguaggio insature, ogni predicato ha la sua adicità. "Ha ucciso" ha bisogno di due nomi per essere saturato. Il riferimento di un predicato è un concetto. (concetto = funzione)
- Predicati entità insature, assumono entità sature nomi e producono un ulteriore termine saturo proposizione.
- Proposizione = predicato (insaturo) + nome (saturo). Producono una nuova espressione satura = funzione
X è saggio X posto VUTO parallelismo tra funzioni matematiche e osservazioni linguistiche. Assimilare predicati a funzioni: Bruto ha ucciso Cesare X Y I predicati si comportano come funzioni matematiche.
- La funzione mi sostituisce la funzione di verità da un enunciato, e gli elementi possono essere veri o falsi.
- Le funzioni sono quindi come espressioni matematiche è vero quando l’oggetto aggiunto al predicato è coerente con l’estensione del predicato.
Quindi:
- Nomi significato: > Senso → insieme di caratteristiche con cui il riferimento si presenta; > Riferimento → oggetto a cui viene dato un nome.
- Predicati significato: > Senso → modo in cui si fa riferimento ad un concetto che a sua volta è una funzione; > Riferimento → Concetto → predicato + nome
Significato in Frege funzione che dipende dall’esistenza di un oggetto (significato) e dal senso del nome. È per mezzo del senso che io riesco a cogliere il riferimento. Il riferimento di un significato è un concetto, che è a sua volta una funzione matematica.
Enunciati
È terza grande categoria linguistica. Sono entità linguistiche che si producono applicando il pensiero ad n. Nomi + predicato. Frege ci propone di analizzare un certo enunciato:
Ulisse sbarcò ad Itaca...
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