La filosofia contemporanea
PARTE PRIMA: IL XIX SECOLO ___________________________________________________
2
1 SINISTRA HEGELIANA __________________________________________________________
2
2 AUTORI ANTIHEGELIANI _______________________________________________________ 4
3 POSITIVISMO ___________________________________________________________________ 7
PARTE SECONDA: LA REAZIONE AL POSITIVISMO _______________________________
10
4 NIETZSCHE ____________________________________________________________________ 11
5 FREUD
________________________________________________________________________ 16
6 SPIRITUALISMO _______________________________________________________________
18
7 NEOCRITICISMO E STORICISMO TEDESCO _____________________________________
22
8 NEOIDEALISMO _______________________________________________________________ 23
9 PRAGMATISMO ________________________________________________________________
25
PARTE TERZA:FENOMENOLOGIA,ESISTENZIALISMO,PERSONALISMO ___________
26
10 FENOMENOLOGIA ____________________________________________________________
26
11 IL PRIMO HEIDEGGER ________________________________________________________
28
12 ESISTENZIALISMO ___________________________________________________________
30
13 PERSONALISMO ______________________________________________________________
32
PARTE QUARTA: IL MARXISMO _________________________________________________ 33
14 LA SCUOLA DI FRANCOFORTE ________________________________________________ 33
PARTE PRIMA: COME COMPRENDERE LA DIFFERENZA TRA AVERE ED ESSERE __ 37
PREFAZIONE ___________________________________________________________________
49
È L’AMORE UN’ARTE? __________________________________________________________ 49
LA TEORIA DELL’AMORE _______________________________________________________
51
L’AMORE E LA SUA DISINTEGRAZ. NELLA SOC. OCCID. CONTEMPORANEA _______ 53
LA PRATICA DELL’AMORE ______________________________________________________
54
P : XIX
ARTE PRIMA IL SECOLO
1 S INISTRA HEGELIANA
• La scuola hegeliana si divise presto in :
Destra, che accentuò il carattere giustificazionista dell’hegelismo, in particolare per quanto riguarda lo
o stato e la religione.
Sinistra, che oppose il metodo dialettico hegeliano al sistema e criticò la religione in nome della
o superiore filosofia.
1.1 Alcuni esponenti
• Strauss: il vangelo è mito, rappresentazione dell’unione di finito e infinito.
• Bauer: carattere chimerico ed egoistico dell’aldilà.
• Ruge: impossibile giustificare filosoficamente la storia.
• Stirner: L’Unico e la sua proprietà: contro ogni valore, ideologia, sistema, anche il socialismo.
1.2 Feuerbach
• L’hegelismo come teologia mascherata: rovesciamento causa-effetto, soggetto-predicato, pensiero–essere.
• L’alienazione religiosa.
T 9 p. 61 leggere; T 10 p. 62 assegnare
• Cause dell’alienazione: impotenza di fronte alla natura, miseria dell’individuo e grandezza della specie.
• L’umanesimo di Feuerbach: l’uomo è uomo nel rapporto con l’altro.
T 11 p. 63,l’umanesimo di Feuerbach, leggere
1.3 Marx
1.3.1 La critica di:
1.3.1.1 Hegel
• Apprezzamento per la dialettica hegeliana.
• Rovesciamento causa-effetto, soggetto-predicato, pensiero-essere.
• Carattere giustificazionista-conservatore del sistema hegeliano.
• Confusione tra oggettivazione ed alienazione.
1.3.1.2 Economia classica
• Apprezzamento della teoria del valore-lavoro.
• Critica del carattere ideologico dell’economia politica: viene considerato naturale e immutabile ciò che è
relativo al regime di proprietà privata, fatto storicamente determinato e derivato dallo sfruttamento del
lavoro altrui.
1.3.1.3 Socialismo utopistico
Propone modelli senza indicare le forze in grado di attuarli, non sa vedere l’attività autonoma del proletariato.
1.3.1.4 Proudhon
Critica dell’atteggiamento moralistico: sopprimere la proprietà, non distribuirla.
1.3.1.5 Feuerbach
• Riduce l’uomo a naturalità, senza comprenderne il carattere storico.
• Non comprende l’origine sociale dell’alienazione religiosa.
• Occorre mutare il mondo, non solo interpretarlo.
T 13 p. 95, Tesi su Feuerbach, leggere passim
1.3.2 L’alienazione dell’attività produttiva
• L’uomo come essere produttivo e autoproduttivo: si crea oggettivandosi nel prodotto.
• Il lavoro alienato.
T 12 p. 93, Manoscritti, il lavoro alienato, leggere
• La teoria del plusvalore.
1.3.3 I fondamenti teorici
1.3.3.1 Socialismo scientifico
• Dall'analisi scientifica delle tendenze sociali il necessario affermarsi del comunismo, non su base etica,
egalitaria, volontaristica, utopista.
2 1.3.3.2 Materialismo storico: la spiegazione della dinamica storica
• a partire dall'attività produttiva dell'uomo attraverso:
i modi di produzione, i rapporti sociali, le contraddizioni tra gli stessi (struttura);
o i conflitti tra le classi;
o
• senza ricorrere a spiegazioni basate sulla politica, la cultura, la religione, che sono soltanto sovrastruttura.
T 14 p. 98, Per la critica dell’economia politica, leggere; T 4 p. 250 da L’ideologia tedesca, leggere
1.3.4 La lotta di classe
• La storia è mossa dalla lotta di classe, al presente tra borghesia e proletariato.
1.3.4.1 La borghesia
• Da classe subalterna nel sistema feudale a classe dominante.
• Sviluppa oltre ogni limite raggiunto la produzione.
• Mondializza il mercato, rompe ogni vincolo e particolarismo.
• Semplifica drasticamente i rapporti sociali.
• È costretta a rivoluzionare costantemente tutti i rapporti produttivi e sociali
• Provoca necessariamente crisi di sovrapproduzione sempre più ampie, che preparano il crollo del
capitalismo.
T 5 p. 252, dal Manifesto, caratteri borghesia, leggere
1.3.4.2 Il proletariato:
• Possiede solo la propria forza lavoro.
• Aliena la propria forza lavoro e con ciò sé stesso.
• Associato alla borghesia nella sua lotta antiaristocratica, ne risulta politicamente educato.
• Acquista crescente coscienza di classe e unità.
• Non ha interessi propri da difendere, travolgerà con la rivoluzione il dominio borghese.
1.3.4.3 La dittatura del proletariato
1.3.5 La futura società
• Una società senza classi, proprietà, stato.
• Dove l’attività produttiva è umanizzante.
• Dove il libero sviluppo di ciascuno sia la condizione del libero sviluppo di tutti.
• Da ciascuno secondo le capacità, a ciascuno secondo i bisogni.
T 7 p. 252, dai Manoscritti, effetti abolizione proprietà, leggere segnato, non assegnare il resto 3
2 A UTORI ANTIHEGELIANI
2.1 Trendelenburg: critica della dialettica hegeliana
• La negazione ha due forme:
negazione logica: opposto contraddittorio, che nega semplicemente il posto;
o opposizione reale: opposto contrario, un nuovo concetto affermativo opposto al primo.
o
• La prima è logicamente producibile, ma non genera sintesi; la seconda genera sintesi, ma non è producibile
col pensiero.
• La dialettica hegeliana associa arbitrariamente i caratteri delle due opposizioni, per ricavarne una necessità
intrinseca del processo storico assolutamente ingiustificabile.
2.2 Schopenhauer
2.2.1 Il giudizio su Hegel
”Insediato dall’alto, dalle forze al potere, fu un ciarlatano di mente ottusa, insipido, nauseabondo, illetterato, che
raggiunse il colmo dell’audacia scarabocchiando e scodellando i più pazzi e mistificanti non sensi.”
2.2.2 Il mondo come rappresentazione
T 1 p. 21, Il mondo come rappresentazione, leggere
2.2.2.1 Il dualismo soggetto-oggetto
• Il ritorno a Kant contro la reinterpretazione idealistica.
• Nella rappresentazione si danno sempre soggetto e oggetto:
sbaglia l’idealismo eliminando l’oggetto;
o sbaglia il materialismo riducendo il soggetto a oggetto o facendone un passivo specchio del mondo.
o
2.2.2.2 La causalità
• La conoscenza è sempre mediata da forme a priori: spazio, tempo, causa o ragion sufficiente (a questa S.
riconduce le 12 categorie kantiane).
• La causa ha quattro forme:
Ragion sufficiente del: Regola i rapporti tra: Fonda la necessità:
divenire gli enti fisici fisica
conoscere i giudizi logica
essere gli enti geometrico-matematici matematica
agire azioni e motivi morale
• Nel pensiero di S. neppure l’agire morale si sottrae dunque alla causalità.
2.2.2.3 Il fenomenismo
Il fenomeno di S. è però alquanto diverso da quello di Kant: secondo questi è conoscenza adeguata della cosa,
secondo S. il fenomeno è apparenza, sogno, velo di Maya che nasconde la realtà.
2.2.3 Il mondo come volontà
• Il corpo, oltre che mediatamente come oggetto, ci è dato immediatamente come movimento volontario. È
così stracciato il velo di Maya, si giunge al noumeno, la volontà.
T 2 p. 22, leggere
• Se il singolo atto di volontà umano è finalistico, non lo è la volontà nel suo insieme: la volontà vuole sé
stessa, vuole vivere e perpetuarsi, è cieca e irrazionale.
T 3 p. 24, leggere
• Tutto l’universo è mosso dalla volontà, a livelli crescenti di complessità, sino all’autocoscienza umana.
2.2.4 Dolore e noia
T 4 p. 24, leggere; T 1 p 244, leggere passim e assegnare
• La vita è dolore, catena infinita di desideri che, soddisfatti o frustrati, si rigenerano continuamente.
• Ove venga a mancare il desiderio la condizione non migliora, subentra la noia e il desiderio di ammazzare il
tempo in infinite occupazioni inutili (la religione, il gioco a carte, la discoteca…).
2.2.5 Le vie della liberazione
Come liberarsi della volontà?
2.2.5.1 Arte
• Il sottrarsi al tempo e al bisogno nella contemplazione delle pure forme del bello.
4 • La musica, forma più alta di arte, esprime la volontà stessa nel suo fluire ed ha una funzione, potremmo dire,
catartica (il termine non è usato da S.).
• Brevi sono però i momenti della contemplazione estetica.
2.2.5.2 Giustizia e compassione
• Giustizia è riconoscimento degli altri come uguali a me. Evita che ai dolori inevitabili se ne aggiungano
altri derivanti dall’ingiustizia, rimane però ancora il principium individuationis: l’egoismo non è ancora del
tutto superato.
• Passo ulteriore è la compassione, in cui si ha il superamento dell’individualità e la completa condivisione
dei dolori altrui. Ma la compassione è pur sempre un patire: allevia i fardelli individuali, non li toglie.
Lettura 2.2.6.1
2.2.5.3 Ascesi
Vera via di liberazione è spogliarsi di ogni desiderio, attraverso povertà, castità, digiuno, per giungere al distacco
dal proprio corpo e alla pace della noluntas.
T 5 p. 26 L’ascesi, leggere; Testo 2.2.6.2 Il nulla, leggere
2.2.6 Testi
2.2.6.1 Giustizia e carità
Ora, prima che parliamo della bontà propriamente detta, in opposizione alla malvagità sopra esposta,
toccheremo di un grado intermedio, semplice negazione della malvagità: della giustizia. Che siano diritto e torto,
venne sopra discusso a sufficienza; possiamo perciò dire in breve che si chiama giusto chiunque spontaneamente
riconosca i limiti posti dalla morale fra il diritto e il torto, rispettandoli anche se non protetti dallo Stato, né da
nessun altro potere; secondo la nostra teoria, giusto è chi, nell’affermazione della propria volontà, non va mai
fino alla negazione della volontà che si manifesta in un altro individuo. Il giusto non infliggerà mai delle
sofferenze agli altri, per accrescere il proprio benessere: non commetterà mai nessun delitto, e rispetterà sempre i
diritti e la proprietà di ciascuno. [...]
Nel suo grado supremo, il sentimento di giustizia non si distingue più dalla bontà vera e propria, il carattere della
quale non è soltanto negativo.
Mentre l’uomo semplicemente giusto si limita a non infliggere dolori: mentre in genere la più parte degli uomini
vede e conosce da vicino innumerevoli creature che soffrono, ma non si sa decidere ad offrire un sollievo, poiché
ciò esigerebbe da parte loro qualche privazione; mentre, in una parola, in ciascuno di costoro sembra
predominare l’idea di una radicale differenza fra il proprio io e quello degli altri; al contrario, in un animo nobile
quale quello supposto, la differenza si riduce a un minimo; il principium individuatianis, la forma del fenomeno,
non lo domina più con la forza consueta. Le sofferenze altrui lo commuovono quasi come le proprie; procura
perciò di ristabilire l’equilibrio fra le une e le altre; con il rinunziare ai piaceri, con l’imporsi delle privazioni, al
solo fine di addolcire le sofferenze altrui. La differenza fra lui e gli altri esseri, che al malvagio appare smisurata,
non è che un fenomeno passeggero ed illusorio. E il buono se ne accorge; riconosce, in via immediata e senza
raziocini, che l’in sé del fenomeno è identico, e in lui, e negli altri, coincidendo con quella volontà di vivere, in
cui sta l’essenza di ogni cosa, e che vive in tutto; anzi, estende tale identità anche ai bruti e all’intera natura.
(da Il mondo come volontà e rappresentazione)
2.2.6.2 Il nulla
Con la libera negazione, con il sacrificio della volontà, vengono soppressi anche i suoi fenomeni; soppressi
gli impulsi senza tregua e senza scopo da cui è costituito il mondo nei diversi gradi della sua oggettività;
soppresso l’insieme delle forme svariate che si succedono progressivamente; in una parola: con il volere, viene
soppressa la totalità del suo fenomeno: con il fenomeno si estinguono le sue forme universali, tempo e spazio; e
con queste, infine, si distrugge anche la forma ultima fondamentale, il soggetto e l’oggetto. Se non c’è più
volontà, non c’è più rappresentazione, non più universo.
Non resta, dunque, che il nulla. Ma, non ce ne dimentichiamo: ciò che si ribella contro un simile annientamento,
cioè la nostra natura, non è che il voler vivere che siamo noi, e che è il nostro universo. L’orrore nostro del nulla
non è che una diversa espressione per indicare che vogliamo la vita, che siamo volontà di vivere, che non
vogliamo saper nient’altro. Ma distogliamo l’occhio, per un momento, dalle nostre miserie, dall’orizzonte
ristretto in cui siamo chiusi. [...]
E allora vedremo, in luogo del tumulto di aspirazioni senza fine, del passaggio incessante dal desiderio al timore,
dalla gioia all’affanno; in luogo della speranza sempre insoddisfatti e sempre rinascente che trasforma in un
sogno la vita dell’uomo in quanto essere volitivo; allora vedremo la pace più preziosa di tutti i tesori della
ragione, l’oceano di quiete, il cui semplice riflesso, quale risplende nelle figure di Raffaello e del Correggio, è
per noi la più completa e la più vendica rivelazione della buona novella: non resta più che la conoscenza; la
volontà è scomparsa. […]
Lo riconosciamo francamente: per coloro che sono ancora animati dal volere, ciò che resta dopo la totale
soppressione della volontà è il vero ed assoluto nulla. Ma viceversa, per coloro in cui la volontà si è convertiti e
soppressa, questo mondo così reale, con tutti i suoi soli e le sue vie lattee, questo, propriamente questo, è il nulla.
5
(da Il mondo come volontà e rappresentazione)
2.3 Kierkegaard
2.3.1 Il giudizio su Hegel
• “Ma Hegel! Qui ho bisogno del linguaggio di Omero. A quali scoppi di risa devono essersi abbandonati gli
dèi! Un così sgraziato professorino che pretende semplicemente di aver scoperto la necessità di ogni cosa.”
• Indeducibilità dell’esistenza dall’essenza, seguendo Kant.
Testo 2.3.7, leggere
2.3.2 Il singolo
Negli animali l’individuo è inferiore alla specie, nel genere umano il Singolo è più alto del genere: è dotato di
coscienza, è unico e irripetibile (ogni singolo vive la propria vita e la propria morte), è voluto da Dio e in
rapporto unico con Lui. La filosofia di K. non è una filosofia dell’essenza, bensì delle categorie dell’esistenza, un
itinerario seguendo il quale il singolo scopre la propria condizione e si prepara al salto della fede.
T 2 p. 246, La filosofia dell’esistenza, leggere
2.3.3 Possibilità e angoscia
Il Singolo è indeterminato, libero, aperto al possibile. L’uomo come essere indeterminato che si fa, è categoria
tipica della filosofia moderna, da Pico della Mirandola a Marx, ma da K. viene visto l’altro lato della medaglia:
• la possibilità è anche possibilità del fallimento, dello scacco, minaccia del nulla. Da ciò nasce Il
sentimento del l’angoscia: “dalla vita non si può pretendere nulla…e l’annientamento abita porta a porta.”
L’angoscia “distrugge tutte le finitezze scoprendo le loro illusioni“, perciò prepara il salto nella fede.
• la possibilità è necessità di determinarsi. Prima possibile determinazione è lo stadio estetico, di cui è tipo
il seduttore, alla ricerca del piacere e delle conquiste. La conclusione del percorso di ricerca di infiniti
piaceri è la dispersione e la noia, che sono poi angoscia, senso del nulla di sé e delle cose, donde il salto allo
stadio etico.
T 6 p. 42, stadio estetico, leggere segnato; T 7 p.
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