LUDWIG FEUERBACH (1804 – 1872)
Opere più importanti:
- Pensieri sulla morte e l’immortalità, 1830 (anonimi)
- Intorno a filosofia e cristianesimo, 1838
- Per la critica della filosofia hegeliana, 1839
- L’essenza del Cristianesimo, 1841
- Principi della filosofia dell’avvenire, 1843
- L’essenza della religione, 1846
- Spiritualismo e materialismo, 1866
Prima di diventare un deciso anti-hegeliano era stato un fervente hegeliano.
La filosofia di Feuerbach è sostanzialmente una “filosofia della religione” in generale e di quella cristiana in particolare, che egli, al pari di Kant ed Hegel, considera la più evoluta tra le religioni.
La dimensione più significativa della sua filosofia è la dimensione critica.
Egli accomuna l'idealismo hegeliano, la religione in generale e il cristianesimo in particolare in un’unica critica: essi hanno invertito il rapporto di predicazione - mettendo prima ciò che va messo dopo e mettendo dopo ciò che va messo prima.
Per Feuerbach la filosofia idealistica di Hegel altro non è che:
- Teologia mascherata (un “discorso su Dio”), nel quale il Dio delle religioni si nasconde sotto le vesti e la maschera dell’Idea – Ragione – Logos – Pensiero – Infinito – Assoluto – Spirito.
- Teologia razionalizzata (un “discorso su Dio”), utilizzando la terminologia e i concetti della filosofia.
Idealismo hegeliano e religione hanno infatti posto l’astratto come soggetto e il concreto come predicato.
Idealismo hegelianoSoggettoPredicatoAstrattoConcretoIdea-Ragione-Logos-Pensiero-SpiritoUomini-PopoliReligione (quella cristiana in particolare)SoggettoPredicatoAstrattoConcretoDioUominiLUDWIG FEUERBACH (1804 - 1872)
Opere più importanti:
- Pensieri sulla morte e l'immortalità, 1830 (anonimi)
- Intorno a filosofia e cristianesimo, 1838
- Per la critica della filosofia hegeliana, 1839
- L'essenza del Cristianesimo, 1841
- Principi della filosofia dell'avvenire, 1843
- L'essenza della religione, 1846
- Spiritualismo e materialismo, 1866
Prima di diventare un deciso anti-hegeliano era stato un fervente hegeliano.
La filosofia di Feuerbach è sostanzialmente una "filosofia della religione" in generale e di quella cristiana in particolare, che egli, al pari di Kant ed Hegel, considera la più evoluta tra le religioni.
La dimensione più significativa della sua filosofia è la dimensione critica.
Egli accomuna l'idealismo hegeliano, la religione in generale e il cristianesimo in particolare in un'unica critica: essi hanno invertito il rapporto di predicazione →
Per Feuerbach la filosofia idealistica di Hegel altro non è che
- Teologia mascherata (un “discorso su Dio”), nel quale il Dio delle religioni si nasconde sotto le vesti e la maschera dell'Idea - Ragione - Logos - Pensiero - Infinito - Assoluto - Spirito)
- Teologia razionalizzata (un “discorso su Dio”), utilizzando la terminologia e i concetti della filosofia)
Idealismo hegeliano e religione hanno infatti posto l'astratto come soggetto e il concreto come predicato.
Idealismo hegeliano Soggetto Predicato Astratto Concreto Idea-Ragione-Logos-Pensiero-Spirito Uomini-Popoli Religione (quella cristiana in particolare) Soggetto Predicato Astratto Concreto Dio UominiFeuerbach vuole invertire ciò che è stato invertito, rimettere le cose apposto.
Egli afferma che sono gli uomini il vero soggetto e il pensiero è invece il predicato: sono gli uomini che producono il pensiero, non viceversa.
Vera filosofia (filosofia dell’avvenire) Soggetto Predicato Concreto - vero soggetto Astratto Uomini - sono ciò che mangiano Pensiero - DioSono dunque gli uomini che producono (creano) il pensiero e quel particolare oggetto del pensiero che è Dio.
Non solo il pensiero, ma anche Dio è una produzione (invenzione) umana.
Feuerbach afferma che chi vuol conoscere Dio deve prima conoscere l’uomo.
Per Feuerbach “il segreto della teologia è l’antropologia”.
Per Feuerbach “la chiave di volta della teologia è l’antropologia”.
Teologia = Scienza che studia Dio
Antropologia = Scienza che studia l’uomo
Solo chi conosce l’autentica natura dell’uomo può conoscere l’autentica natura di Dio.
E cos’è l’uomo per Feuerbach? Qual è la sua essenza?
Quando Feuerbach parla di uomini, intende uomini concreti, fatti di “sangue e ossa”, che sono tali “dalla testa ai calcagno”, la cui essenza è la loro corporeità, la loro materialità, non il pensiero o la spiritualità.
Questo non significa che il pensiero e la spiritualità non ci siano o vadano sottovalutati.
Ma l’essenza dell’uomo è la sua materialità (materialismo di Feuerbach).
L’affermazione di Feuerbach “L’uomo è ciò che mangia” è stata interpretata come un’espressione di volgare e grossolano materialismo, mentre, al contrario, è stata una constatazione di ciò che la medicina e le teorie dell’alimentazione riconosceranno in seguito: la dimensione psico-fisica dell’uomo è dipendente da “ciò che mangia”, soprattutto nei primi anni di vita, allorché un’alimentazione non adeguata dal punto di vista delle proteine, dei grassi, degli zuccheri, dei sali e delle vitamine può compromettere la salute e il rendimento intellettuale per il resto della vita.
Per cui aveva ragione Feuerbach quando affermava che chi ama veramente l’uomo più che prediche deve dargli un'alimentazione adeguata.
Feuerbach sottolinea con forza anche la socialità dell’uomo: un uomo diventa uomo anche attraverso le relazioni che intrattiene con gli altri, non vivendo isolato.
Ciascun IO ha bisogno di un TU: l’uomo cresce e matura solo attraverso le relazioni che intrattiene con gli altri.
Altra caratteristica della natura umana è la limitatezza/finitezza.
Ed è da questo suo essere limitato/finito che nasce la religione, in particolar modo la religione cristiana.
Feuerbach definisce alienazione ( processo per cui l’uomo si estranea da se stesso, diventa altro da sé, identificandosi con le realtà da lui prodotte, fino a diventarne succube) il processo psicologico attraverso il quale gli uomini “creano” Dio.
Dio è l’immagine deformata (ingigantita) dell’uomo.
Dio è fatto a immagine e somiglianza dell’uomo, ma è una specie di uomo all’ennesima potenza.
Se pensiamo infatti a quali sono le qualità che solitamente vengono attribuite alla divinità scopriamo che esse sono tutte quelle che l’uomo, come individuo, non possiede, ma che vorrebbe avere.
Dio siamo noi, come vorremmo essere.
Onnipotenza, onniscienza, eternità, immortalità, perfezione, infinita bontà, amore, misericordia, giustizia......
L’uomo proietta fuori di sé tutto ciò che non è, ma che vorrebbe essere.
Dio è la somma di tutte le qualità che egli desidererebbe avere, ma che in quanto essere finito/limitato non può avere.
Si può anche dire che Dio è la somma di tutte le qualità che l’uomo non possiede come individuo, ma come specie.
Ma Dio è una creazione dell’uomo, che non ha alcuna esistenza autonoma.
Senza l’uomo Dio non esisterebbe!