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Il passero solitario

Fu composto negli anni più tardi, al tempo dei Grandi Idilli, ma dal Leopardi fu posto alla fine delle

canzoni filosofiche, quasi a segnare il distacco dalle liriche precedenti, ed introdurre nei "Canti" una

delle voci più nuove del poeta.

Anche se nell'edizione dei "Canti" del 1835 il "Passero solitario" è stato dal Leopardi stesso

collocato prima de "L'Infinito" e come prologo a tutti gli Idilli, è ormai quasi comunemente

accettata come data della sua composizione quella della primavera del 1829, quando forse il poeta

riprese e sviluppò un'idea che già appare in un suo appunto del 1819-20.

Questa celebre opera quindi, posta all'inizio dei "Canti", sembra presentarci il suo primo autentico

autoritratto.

Il poeta, appunto come il passero solitario, vive pensoso, solitario, in disparte, la giovinezza; ma,

mentre il passero non soffre della sua solitudine e non avrà rimpianti al momento della morte, il

poeta rimpiangerà di aver sciupato la propria giovinezza e, quasi, di non aver vissuto.

Dentro la struttura, il tema profondo che ricorre nel confronto con il passero e nella differenza con

la "gioventù del loco", è la solitudine ("io solitario") incolmabile e voluta dal poeta ("non curo, io

non so come").

La solitudine è il risultato di contraddizioni profonde che il poeta vive con dolore posto com'è fra il

desiderare ed il "non curare", tra il sapere quali sono i beni della vita ("sollazzo", "riso", "amore",

etc..) e il non cercarli, tra il trascurare la giovinezza e il rifiutare la vecchiaia.

La materia dei versi è dolorosa, conforme all'ispirazione costante del poeta (si osservi la prima

strofa della lirica).

E' da aggiungere che il tema della solitudine fu uno dei motivi ricorrenti della poesia leopardiana.

Deriva da questo tema una suggestione che fu di continuo vagheggiata e respinta dal poeta, nei

modi dialettici che sono propri di questo canto: cioè unita alla produzione di un tema opposto, della

possibilità tra gli uomini di realizzare un incontro positivo; tema che perverrà alla sua espressione

più elevata nei versi della "Ginestra".

Analisi:

La struttura della poesia è basata su confronti per similitudini e per differenze, per analogie ed

antitesi.

Il canto è diviso in tre strofe; la prima e la seconda in cui è posto il confronto fra il passero solitario

ed il poeta, la terza che ne sottolinea una diversità.

In particolare:

1^strofa: (vv.1 - 15) Descrive il comportamento del passero nel contesto e in rapporto agli altri

animali, allo spazio della campagna, nel tempo della primavera che è la festa dell'anno. Non v'è una

sorta di mestizia in quel passero, che pure dovrebbe essere il simbolo di un'esistenza dolente. Esso è

divinamente solo e signore. Non ha bisogno di spassi, non di compagni. Canta. E quel canto si

diffonde ovunque. Esso è il re del cielo; riempie e domina dall'alto tutta la valle.


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AUTORE

anita K

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+1 anno fa


DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti su “Il passero solitario” di Leopardi contenenti una breve introduzione all’opera con riferimento alla biografia e ai motivi dell’ispirazione dell’autore (concetto di solitudine), seguita dall’analisi della struttura della poesia con suddivisione tra prima, seconda e terza strofa e infine dalla descrizione delle caratteristiche salenti delle tre parti.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lettere
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher anita K di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Di Staso Grazia.

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