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Filologia italiana

Il Partigiano Johnny

Introduzione storica

L'edizione di un'opera postuma incompiuta

Non siamo in presenza di un'opera alla quale manca solo un'ultima mano, ma è un testo largamente incompiuto, tant'è che persino il titolo è apocrifo – nel 1968 la casa editrice Einaudi lo decise per pubblicare l'opera. Inoltre l'opera dell'edizione Einaudi è divisa in 2 parti: la prima parte nella lezione della prima redazione del Partigiano, la seconda parte secondo la seconda redazione. Maria Corti (UniPv) nel 1978 diresse la prima edizione critica di tutte le opere di Fenoglio in cinque volumi, curate dai suoi studenti. Sono nel Centro Manoscritti di Pavia alcuni dattiloscritti corretti a mano dallo stesso Fenoglio, ma la maggior parte sono nel Fondo Fenoglio ad Alba, proprietà della famiglia. Fenoglio fece scrivere sulla sua tomba scrittore e partigiano.

Per la storia della Resistenza fu fondamentale il saggio dello storico Claudio Pavone (docente di Storia Contemporanea all'Università di Pisa, che studiò anche la continuità o rottura nel passaggio tra fascismo e Repubblica Italiana), Una guerra civile. Saggio storico sulla moralità nella Resistenza, prima edizione uscita nel 1991, seconda edizione nel 1994. Gli studi fatti prima di questo libro furono drasticamente diversi da quelli dopo: lo storico Guido Crainz per i 90 anni del collega scrisse un articolo sull'incisività di questo testo, per l'innovazione che portò, proponendo di scomporre la Resistenza in tre parti, le tre guerre, ovvero tre diversi tipi di guerra:

  • Una guerra patriottica, nella quale la figura del nemico principale era il tedesco invasore, e l'obiettivo principale era la liberazione del territorio nazionale dallo straniero;
  • Una guerra civile, dal momento che in questa categoria il nemico principale era il fascista e l'obiettivo la liberazione dal fascismo come fenomeno autoctono italiano, e dunque una guerra che opponeva italiani ad altri italiani – questa suscitò più polemiche, pur essendo stato Pavone un partigiano, ma fu attaccato come filofascista;
  • Una guerra di classe, tipo di guerra che non ebbe mai una fisionomia completamente autonoma dalle altre due – per nessun partigiano la Resistenza è stata solo una guerra patriottica o solo civile – ma è legata al fatto che molti dei combattenti partigiani lottavano anche nella prospettiva, a guerra finita, di fare la Rivoluzione come quella russa del 1917, o almeno una palingenesi – una nuova fondazione – della Nazione Italiana; il nemico principale era il Padrone, delle fabbriche o gli agrari, che finanziarono gli squadristi, e l'obiettivo fu la speranza di palingenesi sociale. Comune era la convinzione che i rapporti sociali in Italia, dopo un'esperienza tanto dura, non potevano rimanere come prima.

Soprattutto la parte di sinistra criticò il titolo del testo, fu a lungo respinto, perché considerato monopolio dei fascisti: nell'immediato dopoguerra, tra il '45 ed il '46, i fascisti usarono tale definizione per equiparare le due parti in causa, per sminuire la Resistenza e mettere sullo stesso piano partigiani e fascisti.

[Fenoglio propose alla casa editrice Einaudi prima di altri testi l'opera Racconti della guerra civile; negli anni '50 però fu rifiutato un titolo simile, a favore, tre anni dopo, di uno dei titoli dei racconti, I 23 giorni della città di Alba.]

Il Partito d'Azione, del quale faceva parte Ferruccio Parri – primo Presidente del Consiglio, ebbe vita breve e aveva come riferimento Mazzini ed il Risorgimento, e coltivavano il sogno di trasformare l'Italia in un Paese serio. Erano per la Rivoluzione Democratica sostenuta da Piero Gobetti. Le Brigate Partigiane erano fondamentalmente socialcomuniste o azioniste. Ci furono diversi partigiani, zona per zona diverse: le Brigate Garibaldi filocomuniste, dal fazzoletto rosso; Giustizia e Libertà legate al Partito d'Azione (da qui l'adesivo giellista, da GL, soprattutto in Piemonte molto rilevanti); gli autonomi dal fazzoletto azzurro, liberali e monarchici – tanto cari a Fenoglio, che prima fu in una brigata comunista e poi in una azzurra; le Fiamme Verdi cattoliche. Tra loro ebbero rapporti ai limiti della conflittualità. Gli Alleati preferirono aiutare gli azzurri.

L'8 settembre 1943, giorno dell'Armistizio – anche se poi la guerra continuò – fu secondo alcuni la morte della Patria: da allora i tedeschi considerano gli Italiani traditori, l'Esercito Regio si sfascia, il re fugge a Pescara e lo Stato Italiano si perde. Ernesto Galli della Loggia, La morte della Patria, che adirò il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi (partigiano a sua volta), perché per lui quel giorno fu il giorno della presa di coscienza e del riscatto.

[Corteo dei 300mila ombrelli: 25 aprile 1994, contro il Governo Berlusconi perché uniti al partito socialdemocratico, discendente dei fascisti. In quell'anno si discusse anche il valore dell'8 settembre 1943.]

Lo storico Lutz Krinkammer scrisse un libro dedicato all'occupazione tedesca in Italia, basata su documenti degli archivi militari tedeschi, che dimostra che in certi luoghi la guerriglia partigiana fu un problema anche militarmente. Si può considerare la Resistenza come movimento di massa? Secondo Comboni, la Resistenza fu un'esperienza collettiva di una minoranza di Italiani. La grande novità fu però il suo evidente carattere interclassista: per la prima volta contadini, operai, medici, professori, si riunirono per combattere il nemico tedesco esterno ed il nemico fascista interno, e cioè fu comunque un movimento elitario ma interclassista. Gli anni fra il 1943 ed il 1945 furono dunque anni di riscatto e di dolore. Della minoranza che andò in montagna a combattere fece parte Beppe Fenoglio.

Brani d'antologia sulla Resistenza

Dante Livio Bianco (1909-1953, avvocato), uno dei comandanti delle formazioni partigiane di Giustizia e Libertà, scrisse Venti mesi di guerra partigiana nel Cuneese (Einaudi, Torino, 1973), pubblicato nella primavera del 1945. Per quanto riguarda il Piemonte è una testimonianza efficace ed autentica della guerra partigiana.

  1. Cuneo, all'indomani dell'8 settembre. Riferimento a Carlo Angelo Bianco, conte di Saint-Jorioz, promotore dei moti carbonari del 1820-21, che scrisse un libro sulla guerra per bande. Testimonianza di ciò che provocò a persone come Dante Livio Bianco ciò che accadde in seguito all'8 settembre, quando i soldati in libertà corsero a casa, liberandosi della divisa.
  2. Narra le varie motivazioni di coloro che decidevano di andare in montagna. Per alcuni era per giuramento alla divisa, per alcuni rivoluzione, per alcuni un aiuto quando sarebbero arrivati gli Alleati, per alcuni una convinzione di veloce fine della guerra. Chi componeva le bande erano volontari, militanti antifascisti ed ex-ufficiali, montanari e cittadini.
  3. Mostra come in Piemonte non c'erano problemi nel chiamare la guerra una "guerra civile".
  4. Testimonianza sull'appoggio ricevuto dalle popolazioni civili, che si trova in diversi punti nel Partigiano: infatti c'era il rischio concreto e reale di esporti a rappresaglie – paesi bruciati, fucilazioni – ma comunque i civili aiutarono. I partigiani non erano autonomi, a prezzo di grandi sacrifici i montanari offrirono viveri e cure mediche, dapprima agli sbandati – coloro che scapparono verso casa dopo l'8 settembre – poi ai combattenti. Aiutando i soldati antifascisti, ognuno pensava ai propri figli, sperando che fossero egualmente aiutati.
  5. La base politica delle divisioni partigiane. Fenoglio inizia in una brigata di rossi perché è il primo gruppo partigiano che incontra, ma poi sceglie di unirsi a un gruppo di partigiani autonomi (liberali, monarchici, badogliani). Fenoglio però non ha in mente una determinata ideologia politica. In ogni gruppo partigiano di Giustizia e Libertà e di quelle socialcomunista c'era un commissario politico che impartiva delle lezioni politiche; nel romanzo Johnny, che è Fenoglio, mal sopporta tale indottrinamento politico: non dimentichiamo che votò monarchia al referendum. C'era distanza tra i gruppi partigiani: rossi, azzurri, verdi. Bianco e Fenoglio operano nelle zone del Piemonte, di Cuneo. I vari gruppi partigiani sono molto distanti politicamente. Comitato di Liberazione Nazionale dell'Alta Italia nacque per garantire e coordinare l'attività partigiana di liberazione dell'Alta Italia, a causa delle lotte interne dei partiti.

Franco Fortini (1917-1994), scrittore poeta e critico letterario, partecipò alle vicende della guerra partigiana in Val d'Ossola: il suo libro si chiama Sere in Val D'Ossola.

  1. Si parla del variopinto abbigliamento dei partigiani: non essendo un esercito regolare, ognuno aveva una sua divisa. Alcuni simili agli inglesi, alcuni all'austriaca, la maggior parte alla bell'e meglio, impegnandosi a sottolineare i fazzoletti, bombe a mano ed armi in bella vista. Allo stesso modo Fenoglio, descrivendo la sfilata dei partigiani dopo la conquista della città di Alba (conquistata appunto in 23 giorni), sottolinea la comicità del vestiario partigiano.
  2. È lontano da ogni tipo di esaltazione della guerra: si rende conto per la prima volta che potrebbe essere ucciso. Fortini era di famiglia ebrea – riferimento alla sua "famiglia probabilmente dispersa".

Gianfranco Contini (1912-1990), scrisse il libro Domodossola entra nella storia, (Gracci, 1995) che narra la sua esperienza quando partecipò in prima persona alla Repubblica dell'Ossola, che durò solo 40 giorni, dal 10 settembre al 20 ottobre 1944. Ora tale titolo designa un libro che raccoglie articoli politici di Contini.

  1. Brano tratto dall'articolo Domodossola entra nella storia, pubblicato il 23 settembre 1944 sul numero 2 del giornale La Liberazione, giornale della Repubblica. Narra la differenza tra i partigiani ed i fascisti, come la violenza sia contraria ai valori del cristianesimo. Contini distingue la forza (propria di chi combatte contro il nazifascismo) alla violenza (caratterizza i nazifascisti). Violenza è contagiosa, ma anche la non violenza può "contaminare l'avversario". Odio della violenza può essere esercitato da chi possiede la forza (uomini che hanno la consapevolezza di poter perdere o far perdere la vita).
  2. Pubblicato su un giornale svizzero, Il Dovere, articolo intitolato Sui fatti dell'Ossola. Appunti di un testimone. Quest'esperienza fu straordinaria per il coinvolgimento della popolazione civile, che precedentemente non era molto attiva politicamente. In 40 giorni indissero persino le elezioni. Non dovremmo mai far scadere la libertà a consuetudine.

Italo Calvino (1923-1995), nel suo primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno, rievoca la sua esperienza resistenziale in Liguria – anziché rispondere alla chiamata alla leva si unì ai partigiani: però narrandola attraverso gli occhi di un bambino. (Cesare Pavese lo definì scoiattolo della penna, leggendo la vita partigiana come un gioco).

  1. Nel nono capitolo. Viene innestata una conversazione di tipo ideologico, affrontando il problema dell'uso della violenza: c'è una distinzione dell'uso della violenza nei partigiani e nei nazifascisti. Il gruppo dei partigiani descritti sono tra i più scalcinati, Calvino usa toni anti-retorici e anti-celebrativi.

Cesare Pavese (1950), rispetto agli altri autori non partecipò alla Resistenza, pur essendo antifascista – fu incapace di parteciparvi. Tratto da La casa in collina, pubblicato nel 1948 a Torino da Einaudi. È una pagina molto nota.

  1. Sentimenti che Pavese prova vedendo i morti fascisti. C'è un'interrogarsi problematico sul senso dell'uccidere gli altri.

Pier Paolo Pasolini, poesia poco nota: Anniversario (in Libertà, 10 febbraio 1946).

  1. Per intendere questa breve poesia, bisogna intanto dire che è dedicata al fratello Guido, partigiano, ucciso da altri partigiani in uno degli episodi più drammatici del confine nord-orientale in Friuli, un agguato organizzato dai filocomunisti, favorevoli ad una futura annessione del Friuli alla Jugoslavia di Tito, che tesero un agguato alle fiamme verdi: febbraio 1945, chiamato eccidio di. Era una questione di guerra patriottica combattere anche i partigiani italiani. Quelle poche volte che venne antologizzata, venne spacciata per uccisione dei fascisti.

Carlo Levi (1902-1975), L'orologio, (Torino, Einaudi, 1991)

  1. Festa dei rossi all'entrata a Milano alla fine della II Guerra Mondiale.

La vita di Beppe Fenoglio

Nasce ad Alba, in provincia di Cuneo, nel 1922. È la capitale delle Langhe. Il padre, garzone macellaio, riesce ad aprire una macelleria tutta sua. Fenoglio va a scuola, dimostrando di essere particolarmente sveglio – fa le cinque classi elementari in quattro anni. È però affetto da una lieve balbuzie. È uno scolaro riflessivo, silenzioso, molto appassionato alla lettura. La famiglia, nonostante le ristrettezze economiche, lo iscrive al Ginnasio (allora d'élite) sotto l'insistenza del maestro elementare.

Gli anni del Ginnasio e del Liceo sono fondamentali: incontra per la prima volta la lingua, la letteratura e la cultura inglese, e nasce in lui una passione esaltante per la civiltà anglosassone, soprattutto per il periodo del XVII secolo della Rivoluzione di Oliver Cromwell (venne decapitato Dario I re d'Inghilterra, ci fu una guerra civile tra Parlamento e Re). Inizia i primi esercizi di traduzione dai primi autori inglesi, prevalentemente del Seicento: la cultura inglese esercitava una forte attrazione su Fenoglio in quanto rappresentava un'alternativa, anche morale (di rigore e serietà), al grigiore della vita in Italia. Fenoglio ricorda piacevolmente, oltre al professore di inglese, il professore di storia e filosofia – Chiodi, maestro per lui di antifascismo. (Cocito viene impiccato dai tedeschi nel '44, Chiodi sopravvive: Chiodi ha offerto un ritratto molto bello di Fenoglio, composto poco tempo dopo la morte del suo ex allievo).

Vita di Fenoglio

http://www.parcoletterario.it/it/autori/fenoglio.htm

Tra il '40 ed il '42 frequenta saltuariamente la Facoltà di Lettere dell'Università degli Studi di Torino senza alla fine laurearsi, con voti non brillanti ed una somma delusione che fa trapelare tra i diari e gli scritti creativi attraverso personaggi che rimpiangono gli anni del Liceo (è dalle parole di Johnny che dice "Oh to be at school now… Il suo desiderio correva al liceo; l'università non l'amava, poteva anzi dire d'odiarla, proprio per aver troppo amato il liceo".). La madre lo rimproverava per questo; nel 2005 l'Università di Torino gli conferì la laurea ad honorem post mortem.

Nel 1943 è chiamato alle armi, e frequenta il corso di allievi ufficiali a Ceva, provincia di Cuneo, e Pietralata, nelle vicinanze di Roma. Con l'8 settembre 1943 risale in modo avventuroso la penisola e rientra ad Alba, in famiglia. Non obbedisce al bando di Graziani (ministro della guerra della Repubblica di Salò), ed in un primo momento si rifugia in una casa in collina in clandestinità. Partecipa all'assalto della caserma dei carabinieri di Alba per liberare i padri dei renitenti alla leva (cap. 4 Partigiano). Nel gennaio del 1944 si unisce alle formazioni partigiane, inizialmente nel raggruppamento comunista della Brigata Garibaldi (comandata dal tenente Rossi detto il Biondo, che opera tra Murazzano e Mombarcaro) – fino al marzo 1944, quando, dopo il combattimento di Carrù, torna a casa: al disastroso scontro seguono massicci rastrellamenti, e per una spiata l'intera famiglia Fenoglio viene arrestata e rilasciata grazie all'intercessione del Vescovo Mons. Grassi che propone uno scambio di prigionieri.

Ai primi di settembre del 1944 si unisce, col fratello Walter, ai partigiani autonomi "badogliani" dal fazzoletto azzurro (che intendevano la lotta partigiana come prosecuzione della guerra, combattuta contro l'ex alleato tedesco ed i fascisti), delle Formazioni Autonome Militari della Prima Divisione Alpini guidata da Enrico Martini Mauri (comandante Lampus) e Pietro Balbo (comandante Nord) del presidio di Mango e Treiso. Il 10 ottobre 1944 partecipa alla liberazione di Alba, tenuta solo 23 giorni, fino al 2 novembre, sui quali scrisse uno dei suoi racconti più celebri, I 23 giorni della Città di Alba.

All'inizio dell'inverno del 1944 il proclama del Generale Alexander invita i partigiani dell'Alta Italia ad interrompere la guerriglia e nascondersi fino all'offensiva della primavera: perciò gli angloamericani avrebbero interrotto gli aiuti. Avvenne un duro sbandamento – la rottura delle bande -; Fenoglio si rifugiò a Cascina della Langa (ad oggi un resort di lusso) in isolamento, rimanendo dunque sulle colline. Alla fine del febbraio 1945 riprendono i combattimenti: nello scontro di Valdivilla muoiono il padre del comandante Nord, e due suoi compagni di partigianato, Dario Scaglione (Tarzan), catturato per salvare un compagno ferito gravemente, e Settimo Borello (Set).

http://www.parcoletterario.it/it/autori/fenoglio_personaggi.htm

Dal marzo al maggio 1945 Fenoglio svolge un compito molto delicato: ufficiale di collegamento con le missioni alleate in un vasto territorio nel Monferrato. Finalmente conobbe ingl...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/13 Filologia della letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ASilviaLeop di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filologia italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Comboni Andrea.
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