Diabete mellito
Diabete mellito (dal greco dia = attraverso e baino = passare il glucosio passa attraverso l’urina; mellito, dal latino dolce) descrive un disordine metabolico ad eziologia multipla, caratterizzato da iperglicemia cronica (secondaria a un difetto di produzione e/o di azione dell’insulina o più raramente ad un relativo o assoluto eccesso di glucagone) con alterazioni del metabolismo di carboidrati, lipidi e proteine, derivanti da difetti della secrezione insulinica, dell’azione insulinica o di entrambe. Può manifestarsi con sintomi caratteristici quali sete, poliuria, disturbi visivi, dimagrimento. Nelle sue forme più severe, può manifestarsi chetoacidosi o uno stato non cheosico iperosmolare e portare a stupor, coma, e in assenza di un trattamento efficace a morte. Spesso i sintomi non sono gravi o possono essere assenti, e di conseguenza una condizione di iperglicemia sufficiente a causare danni patologici e funzionali può essere presente già prima della diagnosi.
Processi patogenetici nel diabete
Nello sviluppo del diabete sono coinvolti diversi processi patogenetici. Questi includono processi che distruggono le beta-cellule del pancreas con conseguente deficit insulinico e altri che portano a insulino-resistenza. Le alterazioni del metabolismo dei carboidrati, lipidi e proteine sono dovuti a deficit dell’azione insulinica sui tessuti bersaglio secondaria a ridotta sensibilità all’insulina o a carenza di insulina.
Diabete ed alterata tolleranza al glucosio
Per definizione, il diabete è caratterizzato da iperglicemia. Per determinarla, si effettua un prelievo di sangue venoso e si va a determinare la quantità di glucosio presente. Secondo i nuovi criteri proposti dal comitato di esperti dell'ADA (1997), per dire che una persona è affetta da diabete, devono essere soddisfatti i seguenti criteri:
- Quando la glicemia è > a 200 milligrammi di glucosio su decilitro di sangue (mg/dl) in qualsiasi momento del giorno;
- Quando la glicemia a digiuno è > a 126 mg/dl;
- Quando la glicemia dopo 120 minuti dall'OGTT (prova con carico orale di glucosio) è > a 200 mg/dl.
La diagnosi di alterata tolleranza al glucosio (IGT) viene posta quando la glicemia a digiuno è minore di 126 mg/dl e la glicemia a due ore durante l'OGTT è superiore o uguale a 140 mg/dl e minore di 200 mg/dl, e indica uno stato metabolico intermedio tra la normalità ed il diabete.
Classificazione del diabete
È importante perché facilita la diagnosi e promuove misure preventive riguardanti lo stile di vita nei soggetti a rischio. Una nuova classificazione, più semplice ed attualmente riconosciuta a livello internazionale, lo divide in:
- Diabete di tipo 1, rappresentato per la quasi totalità dalla forma immunomediata (cioè mediata da una disregolazione del sistema immunitario del soggetto); a un’insorgenza improvvisa ed a causa della carenza di insulina si viene a determinare un notevole accumulo di glucosio nel sangue che, non potendo più essere trattenuto dai reni, passa nelle urine assieme ad una grande quantità di liquidi. Tutto ciò porta ad un aumento della quantità delle urine, disidratazione con conseguente sete intensa, debolezza, facile affaticamento, fame. Essendo in una situazione di carenza di insulina l’organismo di questi giovani diabetici non è in grado di utilizzare il glucosio come fonte di energia, per cui ricava l’energia di cui ha bisogno da altre sostanze: i grassi. Utilizzando i grassi come carburante si viene a determinare un dimagramento (ecco perché Diabete magro) ed inoltre, nelle forme più gravi, si ha una produzione eccessiva di sostanze acide derivanti dalla parziale trasformazione dei grassi a livello del fegato: i corpi chetonici (ecco perché Diabete chetosico), che accumulandosi nel sangue possono aumentare il normale grado di acidità e portare a disturbi come dolori e crampi addominali, nausea, vomito, respiro frequente e profondo, stato confusionale, coma.
- Diabete di tipo 2, dovuto invece ad un deficit di secrezione dell'insulina da parte delle cellule del pancreas od alla condizione di resistenza dei tessuti all'azione della stessa insulina. Qualsiasi forma di diabete può richiedere terapia insulinica in qualsiasi stadio essa si trovi, pertanto l'uso di insulina di per sé non classifica il paziente. Non è quindi esatto classificare le varie forme di diabete in insulino-dipendenti ed insulino-indipendenti.
- Gestazionale, alterazione del metabolismo glucidico che insorge durante la gravidanza in donne non precedentemente diabetiche. È un'iperglicemia che per la prima volta viene rilevata durante la gravidanza e che è dovuta all'incapacità di aumentare adeguatamente la secrezione di insulina. Il difetto delle cellule può essere dovuto ad un'autoimmunità verso il pancreas in una minoranza di casi, ma spesso si manifesta come una resistenza dei tessuti bersaglio all'insulina. La determinazione di una glicemia a digiuno è raccomandata in donne che appaiono ad alto rischio per lo sviluppo della malattia (obese, con familiari di primo grado diabetici). I rischi clinici precedenti il parto per il diabete gestazionale riguardano il feto: nelle donne con grave iperglicemia è stato dimostrato un aumentato rischio di malformazioni fetali (la macrosomia, cioè l'aumento delle dimensioni della testa del feto, è la più frequente), oppure il parto di feto morto od altre anomalie. Di solito la situazione metabolica si normalizza dopo il parto, ma le donne che hanno sofferto di diabete gestazionale hanno una probabilità dal 20 - 60% di sviluppare un diabete non gestazionale negli anni seguenti. Anche per bambino nato da queste donne vede un aumentato rischio di obesità e di alterata tolleranza al glucosio già nell'infanzia.
Intolleranza ai carboidrati di vario grado e severità.