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Indice

  • Impero romano: cenni storici .......................................................... 2
  • 1.1 La Monarchia ........................................................................ 3
  • 1.2 La Repubblica .............................................................................
  • 1.3 L’Impero ..................................................................................... 5
  • 1.4 L’impero di Adriano ................................................................... 6
  • Il Pantheon .......................................................................................... 7
  • 3.1 Il Campo Marzio ................................................................ 10
  • 3.2 Il tempio Agrippiano ....................................... 12
  • 3.3 La ristrutturazione Traiano-Adrianea ......................................................................................... 14
    • 3.3.1 Le fondazioni ................................................................................................. 15
    • 3.3.2 Il pronao
    • 3.3.3 L’avancorpo ........................................................................................... 17
    • 3.3.4 La rotonda ................................... 22
    • 3.3.5 La connessione fra pronao, avancorpo e rotonda ................................................................................................ 24
    • 3.3.6 La cupola ................................................................................. 26
    • 3.3.7 Tecnica costruttiva ................................................................................................ 27
    • 3.3.8 La piazza
  • 3.4 Il Pantheon nella storia dell’architettura occidentale ............... 28
  • 3.5 Santa Maria ad Martyres
  • Bibliografia essenziale ...................................................................... 32
  • Elenco delle illustrazioni .................................................................. 33

Impero romano: cenni storici

1.1 La Monarchia

Il periodo monarchico della storia di Roma iniziò nel 753 a.C. con la fondazione della città ad opera del primo sovrano Romolo, e si concluse nel 509 a. C. con la cacciata dell’ultimo governante, Tarquinio il Superbo. In questo lasso di tempo di 244 anni si avvicendarono sul trono sette reggenti. Il re era il magistrato supremo dello stato, eletto dai Patres, i capifamiglia delle gentes originarie. Romolo, primo re e fondatore della città, tracciò il confine sacro dell’insediamento originario e diede prima forma alle istituzioni romane. Intraprese diverse guerre con le popolazioni vicine e morì, secondo la leggenda, ascendendo al cielo nel corso di una tempesta. Ad egli succedettero altri tre re: Numa Pompilio, Tullio Ostilio e Anco Marzio, tutti di origini romane. Sotto i loro governi la città crebbe.

Ai primi quattro governanti di origine autoctona, seguirono gli ultimi tre, i cui nomi suggeriscono un’origine etrusca: I Tarquini. Il primo di essi, Tarquinio Prisco, venne adottato da Anco Marzio. Di natali etruschi, ma di origine greca, egli intraprese diverse guerre con gli stessi estruschi delle dodecapoli, i sabini e i latini. A Tarquinio Prisco si devono anche alcuni interventi di carattere architettonico (Circo Massimo, Cloaca e le mura). Morì assassinato. Gli succedette Servio Tullio: combatté diverse guerre con gli etruschi di Veio, Caere e Tarquinia. Attuò una serie di provvedimenti di carattere sociale e fu il primo a promuovere un censimento dei cittadini romani; l’organismo urbano della città annesse tre nuovi colli: l’Esquilino, il Viminale e il Quirinale. Morì assassinato in una congiura ordita dalla figlia Tullia e dal marito Tarquinio il Superbo, figlio di Tarquinio Prisco. Costui assunse il potere, insediandosi sul trono senza il beneplacito del senato e del popolo. Assoggettò alcune città vicine e fece pace con gli Etruschi. Tuttavia, secondo quanto tramandato, il suo regno fu segnato da atrocità di ogni tipo. Venne cacciato dalla città e tentò di riconquistarla con l’aiuto del lucumone di Chiusi. Sconfisse i romani ma lo stesso lucumone gli proibì di restaurare il suo potere sulla città. La sua cacciata determinò la nascita della repubblica romana (509 a.C.)

1.2 La Repubblica

Nel 509 a.C. lo stato romano assunse quindi un nuovo assetto amministrativo. Gran parte delle prerogative del re passarono a due figure: i consoli e il pontefice massimo. I consoli, in numero di due, assumevano i pieni poteri militari e giudiziari; al pontefice massimo invece spettavano le competenze religiose. In realtà la costante crescita di complessità dell’apparato amministrativo dello stato romano nel corso del tempo vedrà affiancarsi, a queste, altre e numerose cariche. Un altro dei pilastri della vita politica della nuova repubblica era costituito dalle assemblee popolari, nelle quali si eleggevano i magistrati e si votavano le leggi. I più importanti organi popolari erano i comizi centuriati. E infine il senato romano, esistente già dai tempi della monarchia, composto da 300 membri (capifamiglia delle gentes più importanti e ex consoli).

La vita della città-stato romana venne, per i cinque secoli successivi, scossa da una lunga serie di conflitti sociali e militari, interni ed esterni, dalle lotte militari condotte contro le popolazioni limitrofe per la sopravvivenza stessa della città, ai contrasti fra plebei e patrizi. Sabini, Latini, etruschi della città di Veio, Volsci, Equi e Ernici vennero definitivamente sconfitti prima del 338 a.C.; l’ultimo atto di queste secolari azioni di guerra fu la cosiddetta guerra latina (340-338 a.C.). Ma già dal 343 a.C. iniziarono le ostilità con i Sanniti per il controllo della ricca città di Capua. Il confronto si protrasse per mezzo secolo e, dopo alterne fortune, i romani prevalsero definitivamente. Il consolidamento del potere nella parte centrale della penisola italiana permise di rivolgere allora le attenzioni militari verso la Magna Grecia: Taranto, il centro più importante del complesso sistema di colonie greche nato e sviluppatosi nell’Italia meridionale, venne definitivamente sottomessa nel 272 a.C. In suo aiuto era intervenuto anche Pirro, re dell’Epiro, il quale, giunto nella penisola, riuscì a infliggere alcune significative sconfitte all’esercito romano, ma al costo di ingenti perdite fra le sue fila.

Nel secolo successivo Roma combatté contro Cartagine per il dominio del Mediterraneo occidentale. Nelle tre Guerre Puniche la città di Romolo riuscì ad avere la meglio e nel 146 a.C. Cartagine venne rasa al suolo dalle truppe di Publio Cornelio Scipione Emiliano.

Seguì un ulteriore secolo di espansione nella penisola iberica, in Gallia, in Grecia, nell’Asia Minore e nell'Africa settentrionale. Nel periodo compreso fra il 133 a.C. e il 78 a.C. profondi sconvolgimenti interni animarono l’esistenza della repubblica. Notevole importanza ebbero la cosiddetta Guerra Sociale (91-88 a.C.) e il conflitto fra i seguaci di Gaio Mario (Populares) e quelli di Lucio Cornelio Silla (Optimates). Nell’82 a.C. Silla ottenne la vittoria definitiva sulla controparte e si fece eleggere dittatore a vita. Alla morte del dittatore, i superstiti della parte mariana si radunarono in Spagna e misero insieme un esercito. Guidati da Quinto Sertorio essi si allearono con la popolazione iberica dei Lusitani. A combattere contro i ribelli venne inviato Gneo Pompeo che ebbe la meglio solamente quando la confederazione nemica si sfaldò.

Pompeo risultò decisivo nella risoluzione delle guerre mitridiache e nel riassetto delle nuove conquiste orientali. Sedata la rivolta di Spartaco (73-71 a.C.) e sventata la congiura di Catilina (63 a.C.), l’ultimo trentennio della repubblica venne ancora una volta agitato da nuovi conflitti intestini. Gaio Giulio Cesare, Crasso e Pompeo si accordarono con un patto ufficioso, il primo triumvirato (60 a.C.), distribuendosi le zone di rispettiva influenza. Divenuto prima console e poi proconsole delle provincie della Gallia Cisalpina, Cesare procedette in una campagna di conquista dell’intera Gallia. Quando Crasso morì, lo scontro con Pompeo fu inevitabile. Nella guerra civile che seguì (49-45 a.C.), Cesare ebbe la meglio e, a vittoria finale ottenuta, si fece proclamare dittatore a vita. Ma il suo potentato durò poco: nel 44 a.C. venne assassinato. Si aprì un nuovo periodo di lotte. I sostenitori del dittatore deceduto erano capeggiati da suo nipote e poi figlio adottivo Ottaviano, e Marco Antonio i quali, dopo un iniziale ostilità, si accordarono, insieme a Marco Emilio Lepido, nel secondo triumvirato. Eliminati i responsabili della morte di Cesare, i triumviri si spartirono le zone di influenza. Ma il periodo di pace durò poco e, tolto di mezzo Marco Emilio Lepido, Ottaviano e Antonio vennero alle armi. Nel 31 a.C., con la definitiva vittoria di Ottaviano sulle forze di Antonio e Cleopatra d’Egitto, terminò di fatto la repubblica romana che venne solo nominalmente tenuta in vita col mantenimento di alcune istituzioni e cariche concentrate nella persona di Ottaviano.

1.3 L’Impero

Con la vittoria su Antonio, Ottaviano aveva ora via libera per la sua personale scalata al potere. Le istituzioni repubblicane vennero mantenute in vita (Augusto ricoprì diverse cariche pubbliche prima di acquisire l’effettivo potere assoluto) ma in realtà il governo dello stato passava nelle mani del giovane figlio adottivo di Cesare. Due sono le tappe fondamentali della sua ascesa: l’elezione a console nel 27 a.C.; l’ottenimento dell’imperium proconsolare maximo e della tribunizia potestas nel 23 a.C. Il suo impero coincise con un periodo di pace e prosperità. Al primo imperatore successe il figliastro Tiberio (14 d.C.) e dopo di lui salirono al potere altri tre imperatori della dinastia Giulio-Claudia: Caligola, Claudio e Nerone. Nel 69 d.C. prese il potere una nuova dinastia nella persona di Tito Flavio Vespasiano a cui successero Tito e Domiziano. Fin qui la successione fu sostanzialmente dinastica. A partire dal 96 d.C., anno della morte di Domiziano, per stabilire il successore venne utilizzato il sistema dell’adozione. Nerva fu il primo degli imperatori adottati. Ebbe così inizio il periodo di massima prosperità dell’impero. Gli imperatori responsabili di questo glorioso processo furono, oltre a Nerva, Traiano, Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio. Alla morte di quest’ultimo, fu suo figlio Commodo a prendere le redini del potere: egli aumentò la propria autorità personale a discapito delle ancora vive istituzioni repubblicane, le quali da questo momento vennero private di ogni peso politico, acquisendo un carattere prettamente formale. L’aumento di potere dell’imperatore e il suo essere sempre più vincolato all’appoggio degli eserciti portò a un periodo di forte instabilità politica e alla crisi del III secolo d.C. Dopo la presa di potere della dinastia dei severi, dal 235 d.C. con la morte dell’ultimo esponente di questa famiglia, Alessandro Severo, ebbe inizio un periodo di contrasti interni fra i numerosi pretendenti al trono che durò mezzo secolo. Alla fine di questa parentesi di lotte prese il potere il generale illirico Gaio Aurelio Valerio Diocleziano che, per meglio amministrare l’immenso territorio e evitare future guerre civili nate dalla lotta per la successione, associò al governo altre tre figure (il potere era quindi condiviso da quattro governanti, due augusti e due cesari) in quello che passerà alla storia come governo tetrarchico. Questo sistema garantì una certa stabilità ma alla morte di Diocleziano si presentarono gli ormai consueti problemi legati alla successione. Alla fine di questo ulteriore periodo di guerre all’interno dei confini, a prevalere su Licinio nel conflitto fra i due augusti, fu Costantino I (324 d.C.). Costantino spartì l’impero fra i suoi tre figli che tuttavia, alla sua morte, si contesero il potere assoluto. Imperatore divenne Costanzo II (353 d.C.) e, dopo di lui, il nipote Flavio Claudio Giuliano (361 d.C.). Dopo la parentesi trentennale dei valentiniani l’impero venne diviso in due parti da Teodosio (395 d.C.): una parte occidentale e una parte orientale ancora formalmente uniti. La fase finale della vita dell’impero occidentale venne scandita dalle ripetute invasioni barbariche che portarono alla sua caduta. La parte orientale sopravvisse nell’impero bizantino fino al 1453, quando Costantinopoli cadde per mano dei turchi-ottomani.

1.4 L’impero di Adriano

Publio Elio Traiano Adriano salì al potere nel 117 d.C. alla morte del suo predecessore Traiano. Nacque nel 76 d.C. secondo alcuni in Hispania, a Italica, dove si era insediata la sua famiglia originaria della città picena di Hatria, secondo altri a Roma, dove il padre svolgeva importanti funzioni pubbliche. Il padre, Publio Elio Adriano Afro era imparentato con l’imperatore Traiano. Per questo, alla morte dei genitori naturali (86-87 d.C.), l’imperatore se ne fece carico agevolando di molto la sua ascesa politica verso il principato. Una volta salito al potere coniugò abili mosse di politica interna con oculate scelte di politica estera, riformando giustizia, diritto e l’organizzazione dell’esercito. Fu un grande protettore delle arti e un appassionato studioso di lettere, di filosofia, di scienze matematiche, di architettura. A tal proposito risultano di particolare importanza alcuni aneddoti che raccontano di una rivalità professionale con l’architetto Apollodoro di Damasco, il quale mal tollerava le ingerenze del principe nei suoi progetti (Apollodoro era l’architetto dellacorte imperiale). Promosse la costruzione di numerose opere pubbliche in tutte le provincie dell’impero nelle quali si recò personalmente nel corso dei suoi numerosissimi viaggi. Fu infatti uno dei massimi committenti d’architettura di tutti i tempi. Già nel 123 d.C. prese la via dell’oriente per un’ispezione delle provincie orientali. Rientrato a Roma nel 125 d.C., dopo un soggiorno romano di quattro anni, ripartì nel 128 d.C. alla volta delle provincie africane. La sua politica militare si limitò al mantenimento dello status quo, riorganizzando il sistema difensivo e abbandonando le ultime conquiste portate avanti dal suo predecessore in Mesopotamia (al governo di quei territori prepose un vassallo alleato di Roma). Grazie ad alcuni interventi particolari (creazione del nuovo reparto dei Numeri, da affiancare agli Auxilia; introduzione del sistema denominato delle Vexillationes; rafforzamento delle opere di difesa nelle zone a maggior rischio) riuscì a conferire all’immensa macchina da guerra romana una maggiore versatilità e mobilità, risparmiando sui costi ma, al contempo, aumentando l’efficienza complessiva. Fra il 132 e 135 d.C. dovette sedare con forza l’ennesima ribellione giudaica. Morì nel 138 d.C. per un edema polmonare. Gli successe Antonino Pio che ne completò il monumento funebre, quello che, dopo diverse vicende, diverrà l’attuale Castel Sant’Angelo, anche chiamato Mole Adriana.

Il Pantheon

3.1 Il Campo Marzio

Il Campo Marzio era, in età arcaica, una zona remota della periferia della città di Roma. Le consuetudinarie alluvioni del Tevere rendevano l’area impraticabile in diversi periodi dell’anno. Nella stagione estiva l’amnis Petronia, un corso d’acqua la cui sorgente si trovava sul colle del Quirinale, s’impantanava formando un’estesa superficie palustre chiamata Palus Caprae. Nel luogo era stato consacrato probabilmente un tempio a Feronia, divinità delle fonti e delle paludi. Dopo esser stato di proprietà regia fino al 509 a.C., il Campo Marzio divenne il luogo dell’esercitazioni militari: in esso vennero edificati la Villa Publica, in cui il generale vittorioso soggiornava prima della celebrazione del trionfo pubblico, e un santuario consacrato a Marte. Qui si svolgevano inoltre le assemblee dei romani raggruppati in Curie, le Comitia Curiata. All’epoca di Cesare si era pensato di spostare il terreno per le esercitazioni militari sotto il monte Vaticano per permettere un’espansione della città in questi terreni compresi fra il Quirinale e il Tevere. Le intenzioni del dittatore avevano iniziato a prendere forma concreta con l’edificazione di alcuni edifici pubblici e santuari, nonché con la costruzione dei portici attorno allo spiazzo dei Saepta, ma la sua morte improvvisa e i disordini politici conseguenti non avevano permesso la conclusione dei lavori. Nel 29-28 a.C. Augusto aveva ordinato la costruzione del suo mausoleo nel margine settentrionale del Campo Marzio, incidendo il primo segno architettonico della sua dinastia. Era poi seguita la costruzione del Pantheon, posto in relazione con il monumento funebre sia visivamente (con un errore nell’allineamento degli assi degli edifici inferiore a 3°), che geometricamente, con l’utilizzo della forma circolare; le facciate dei due edifici erano state orientate sul terreno libero fra loro. Altri interventi successivi dividero la costruzione dell’Ara Pacis, a nord, il restauro agrippiano dei Saepta, delle terme e di uno stagno. La zona continuò a essere oggetto dell’attenzioni progettuali e cerimoniali anche durante il successivo sviluppo dell’età imperiale. In questo modo presero forma...

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I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher albertocrobe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'Architettura e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Sassari o del prof Fonti Alessandro.
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