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GIOVANNI VERGA 1

LA VITA

Giovanni Verga nasce a Catania nel 1840, da una famiglia di agiati proprietari terrieri.

 Compie i primi studi presso maestri privati (ad esempio Antonino Abate, da cui assorbì il patriottismo).

 Amore e patria.

A sedici anni scrive il primo romanzo rimasto inedito:

 I suoi studi superiori non furono regolari: si iscrive alla facoltà di Legge a Catania ma non finì i corsi (si

 dedicò alla letteratura e al giornalismo). I carbonari della montagna,

Usò i soldi destinati ai suoi studi per pubblicare a sue spese nel 1861.

 I testi su cui si forma il suo gusto sono gli scrittori francesi moderni di vasta popolarità come Dumas padre

 e figlio, Sue e Feuillet.

Sulle lagune,

Nel 1863 pubblica influenzato dalle sue letture sentimentali.

 Nel 1865 Verga lascia la provincia e si reca a Firenze (allora capitale).

 Vi torna nel 1869 deciso a soggiornarvi a lungo.

 Nel 1872 si trasferisce a Milano (allora centro culturale), entra in contatto con la Scapigliatura e scrive

 Eva, Eros Tigre reale,

e ancora legati al clima romantico. Rosso Malpelo”.

Nel 1878 avviene la svolta al Verismo con la pubblicazione del racconto “

 Vita dei campi, I Malavoglia, Novelle Rusticane Per

Seguono nel 1880 le novelle di nel 1881 nel 1883 le e

 le vie, Cavalleria rusticana, Vagabondaggio, Mastro – don

nel 1884 nel 1887 le novelle di nel 1889 il

Gesualdo. La Duchessa di Leyra

Negli anni successivi lavora a ma non riesce a terminarlo.

 Dal 1893 torna a vivere a Catania.

 Dal tuo al mio)

Dopo il 1903 (pubblicazione del dramma lo scrittore si chiude in un silenzio totale e dedica

 la sua vita alla cura delle proprietà agricole ossessionato dalle preoccupazioni economiche.

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale è interventista e nel dopoguerra si schiera con i nazionalisti,

 tenendo comunque distacco da ogni interesse politico militante.

Verga muore nel gennaio del 1922, anno che vedrà la salita al potere del fascismo.

 I ROMANZI PREVERISTI

La produzione significativa di Verga ha inizio con i romanzi composti a Firenze e a Milano.

 Storia di un intellettuale piccolo borghese siciliano che

conquista il successo e la ricchezza ma vede inaridirsi

Una peccatrice 1866 l’amore per la donna sognata ed adorata e ne causa

così il suicidio.

Storia di un amore impossibile e di una monacazione

Storia di una capinera 1871 forzata.

Storia di un pittore siciliano che brucia le sue illusioni e

Eva 1872 i suoi ideali artistici nell’amore per una ballerinetta.

Storia dell’inaridirsi di un giovane aristocratico corrotto

Eros dalla società raffinata e vuota.

1875 femme

Traviamento di un giovane innamorato di una

Tigre reale fatale.

LA SVOLTA VERISTA

Nedda

Nel 1874 Verga aveva pubblicato la bozza di che descriveva la vita di miseria di una bracciante.

 Non è innovativa visto che rimangono immutati i toni melodrammatici tipici dei romanzi mondani.

Rosso Malpelo:

Nel 1878 esce la storia di un garzone di miniera che vive in un ambiente duro e disumano,

 narrata con un linguaggio nudo e scabro, che riproduce il modo di raccontare di una narrazione popolare.

Rosso Malpelo

Il cambio di temi e linguaggio di è stato interpretato come una vera e propria conversione.

 Le “basse sfere” rimarranno per Verga il punto di partenza del suo studio dei meccanismi della società.

 POETICA E TECNICA NARRATIVA DEL VERGA VERISTA

Secondo la visione di Verga, la rappresentazione artistica deve conferire al racconto l’impronta di cosa

 realmente accaduta: le cose devono essere raccontate in modo da porre il lettore faccia a faccia col fatto

nudo e schietto. 2

Per fare questo, lo scrittore deve eclissarsi senza comparire nel narrato con le sue reazioni soggettive, le

 sue riflessioni, le sue spiegazioni, come nella narrativa tradizionale e il lettore deve essere introdotto nel

mezzo degli avvenimenti.

Verga applica questi principi dal 1878 in poi.

 Nelle sue opere effettivamente l’autore si eclissa, si cala nella pelle dei personaggi, vede le cose coi loro

 occhi e le esprime con le loro parole. A raccontare infatti non è il narratore onnisciente tradizionale.

I fatti perciò non passano attraverso la lente dello scrittore: il lettore ha davvero l’impressione di trovarsi

 faccia a facci col fatto nudo e schietto.

Rosso Malpelo: “Malpelo si chiamava così perché aveva i capelli rossi;

Un esempio è fornito dall’inizio di

 ed aveva i capelli rossi perché era un ragazzo malizioso e cattivo ”.

La logica che sta dietro a questa affermazione rivela una visione primitiva e superstiziosa della realtà. È

come se a raccontare non fosse lo scrittore colto, ma uno qualunque dei vari minatori della cava in cui

lavora Malpelo.

Il linguaggio non è quello dello scrittore, ma un linguaggio spoglio e povero, punteggiato di modi di dire,

 paragoni, proverbi, imprecazioni popolari, dalla sintassi elementare e scorretta, in cui traspare la struttura

dialettale (se Verga cita un termine dialettale lo isola mediante il corsivo).

I punti essenziali della poetica verghiana perciò sono:

 L’impersonalità (eclisse dell’autore, che deve sparire dal narrato),

o La regressione (scomparsa del narratore tradizionale),

o Scarnificazione del racconto (riduzione del racconto all’essenziale),

o Rifiuto di effetti romanzeschi plateali,

o Ricostruzione scientifica dei processi psicologici, fondata sulla consequenzialità logica e sui rapporti

o di causa-effetto. L’IDEOLOGIA VERGHIANA

Verga ritiene che l’autore debba eclissarsi dall’opera perché non ha il diritto di giudicare la materia che

 rappresenta.

Alla base dalla visione di Verga, stanno posizioni radicalmente pessimistiche:

 La società umana è dominata dal meccanismo della lotta per la vita (per cui il più forte schiaccia

o necessariamente il più debole),

La generosità disinteressata, l’altruismo, la pietà sono solo valori ideali che non trovano posto nella

o realtà effettiva.

Gli uomini sono mossi non da motivi ideali, ma dall’interesse economico, dalla ricerca dell’utile,

o dall’egoismo, dalla volontà di sopraffare gli altri.

Verga ritiene che alla realtà non esistono alternative: né nel futuro (in un’organizzazione sociale diversa e

 più giusta); né nel passato (nel ritorno a forme superate dal mondo moderno; né nella dimensione

trascendente.

Se è impossibile modificare l’esistente, ogni intervento giudicante appare inutile e privo di senso, e allo

 scrittore non resta che riprodurre la realtà così com’è, senza farla passare attraverso alcuna rete

correttiva.

Questo pessimismo è associato ad una visione fortemente conservatrice: Verga infatti rifiuta

 polemicamente le ideologie progressiste contemporanee, democratiche e socialiste (che egli giudica

fantasie infantili ingannevoli).

Allo stesso tempo, però il pessimismo verghiano non implica un’accezione acritica della realtà esistente,

anzi: ciò che vi è di negativo nella quotidianità è totalmente messo in luce con estrema precisione da

Verga il pessimismo non è un limite della rappresentazione verghiana, ma al contrario è la condizione

del suo valore conoscitivo e critico.

Verga è perciò immune ai miti contemporanei:

 Il mito del progresso,

o Il mito del popolo.

o

Anche se le opere di Verga hanno al centro la vita del popolo, non si riscontra in esse l’atteggiamento

 populistico che consiste nella pietà sentimentale per le miserie degli umili.

Malavoglia,

Nei che offrono un catalogo completo di tutte le disgrazie che si possono accanire sul popolo

paziente e laborioso, l’intento di Verga è quello di denuncia e non quello di condurre il lettore a provare

pietà. 3

Pur sottolineando la negatività del progresso moderno, Verga non contrappone ad essa il mito della

 campagna, della civiltà contadina arcaica e patriarcale, concepita come un Eden.

Il pessimismo induce Verga a vedere che anche il mondo primitivo della campagna è retto, nella sua

 essenza, dalle stesse leggi del mondo moderno:

L’interesse economico e l’egoismo,

o La ricerca dell’utile,

o che pongono gli uomini in continuo conflitto

La forza e la sopraffazione

o

Importante in Verga è anche l’”ideale dell’ostica”, secondo il quale ciò che porterebbe gli uomini alla

 tra loro.

rovina è il desiderio di migliorare la propria condizione sociale: solamente chi rimane attaccato alle

proprie tradizioni (come l’ostrica allo scoglio) sopravvive.

IL VERISMO DI VERGA E IL NATURALISMO ZOLIANO

La letteratura L’impersonalit

Realtà non ha à come

dinamica La società è funzione distacco

della Francia, regolata da conoscitiva e scientifico

dove si leggi la dalla materia

registra un spiegabili

ZOLA conoscenza analizzata; il

forte con la può narratore

sviluppo scienza migliorare la commenta le

economico società vicende

Contesto di Finalità della Tecnica

Ideologia

provenienza letteratura narrativa

La letteratura L’impersonalit

Realtà La società è ha una à come

arretrata e regolata da funzione “eclisse” del

VERGA statica del rapporti di conoscitiva, narratore, che

Meridione sopraffazione ma non può non esprime

d’Italia immutabili modificare la giudizi e non

realtà dà spiegazioni.

VITA DEI CAMPI

Alla svolta verista di Verga contribuisce senz’altro Zola, i cui romanzi erano già diffusi nei primi anni

 Settanta a Milano. dall’Assommoir,

Verga prende spunto soprattutto dove talora la voce narrante diviene l’interprete del coro

dei personaggi popolari. Rosso Malpelo,

La nuova impostazione narrativa di è continuata da Verga in una serie di altri racconti

 Vita dei campi:

raccolti nel 1880 nel volume

Cavalleria rusticana,

o La lupa,

o Jeli il pastore,

o Fantasticheria,

o L’amante di Gramigna,

o Guerra di Santi,

o Pentolaccia.

o

Anche in questi racconti spiccano figure caratteristiche della vita contadina siciliana e viene applicata

 l’impersonalità (eclisse e regressione).

In queste novelle si può trovare ancora traccia di un atteggiamento romantico, di un idoleggiamento

 nostalgico di quell’ambiente arcaico come di una sorta di paradiso perduto di autenticità e innocenza,

antitesi dell’artificiosità della vita contadina e borghese.

IL CICLO DEI VINTI Rougon-

Parallelamente alle novelle, Verga concepisce l’idea di una raccolta di romanzi (sullo stile dei

 Macquart). 4

Il primo accenno a questo progetto è in una lettera a Salvatore Paola Verdura.

 Verga non pone al centro del suo ciclo l’intento scientifico di seguire gli effetti dell’ereditarietà, bensì la

 volontà di tracciare un quadro sociale.

Criterio unificante è il principio della lotta per la sopravvivenza, che Verga ricava dalle teorie di Darwin

 sull’evoluzione delle specie animali ed applica alla società umana.

Verga però sceglie come oggetto della narrazione i vinti (e non i vincitori).

 Al ciclo viene premessa una prefazione, che chiarisce gli intenti generali dello scrittore.

 I romanzi che sono parte della raccolta sono:

 I Malavoglia, (lotta dei bisogni materiali)

o Mastro-don Gesualdo, (avidità di ricchezza)

o La Duchessa de Leyra, (vanità aristocratica)

o L’onorevole Scipioni, (ambizione politica)

o L’uomo di lusso (ambizione artistica)

o I MALAVOGLIA

Trama:

È la storia di una famiglia di pescatori siciliani di Aci Trezza, i Toscano, chiamati “Malavoglia” (nell’uso

popolare i soprannomi indicano il contrario delle qualità di chi li porta).

Posseggono una casa e una barca (la Provvidenza) che consentono loro una vita felice e tranquilla.

Nel 1863, il giovane ‘Ntoni (figlio di Bastianazzo e nipote di Padron ‘Ntoni, il patriarca) parte per il servizio

militare e la famiglia, privata delle sue braccia, si trova in difficoltà dovendo pagare un lavorante.

A ciò si aggiunge una cattiva annata per la pesca e il fatto che la figlia maggiore, Mena, abbia bisogno della

dote per sposarsi.

Padron ‘Ntoni, per superare le difficoltà, pensa di intraprendere un commercio di lupini comprati a credito

dall’usuraio Zio Crocifisso.

Ma la barca naufraga nella tempesta, Bastianazzo muore e il carico va perduto.

La casa viene pignorata, Luca (il secondogenito) muore nella Battaglia di Lissa e Maruzza (la madre) è uccisa

dal colera.

La Provvidenza è riparata ma naufraga nuovamente e i Malavoglia sono costretti ad andare a giornata.

La sventura disgrega il nucleo familiare: ‘Ntoni, conosciuta la vita della città, non si adatta più ad una vita di

dure fatiche e comincia a frequentare cattive compagnie.

Coinvolto nel contrabbando e sorpreso, coltella la guardia doganale, che corteggiava Lia (la sorella minore).

Al processo ‘Ntoni ottiene una condanna mite per le attenuanti d’onore ma Lia, disonorata, fugge dal paese e

finisce in una casa di malaffare in città.

Visto il disonore della famiglia, Mena non più sposare Alfio.

Padron ‘Ntoni, ormai vecchio e atterrato dalle sventure, va a morire all’ospedale.

Alessi (l’ultimo figlio) riesce a riscattare la casa del nespolo continuando il mestiere del nonno.

‘Ntoni, uscito dal carcere, torna una notte in famiglia per poi allontanarsi definitivamente.

I Malavoglia spesso sono stati interpretati come la celebrazione di un mondo primordiale e dei suoi valori

(la religione della casa e della famiglia, il lavoro, l’onore, …). In realtà il romanzo rappresenta la

disgregazione di quel mondo e l’impossibilità di quei valori.

Interpretazione del romanzo Il romanzo termina con la

ricomposizione del nucleo familiare.

Luigi Russo L’opera presenta una struttura

circolare, in cui il cerchio si apre e si

chiude sulla casa del nespolo.

La conclusione del romanzo non è

un ritorno esatto al punto di

Giorgio B.Squarotti partenza: la famiglia è ormai

dispersa.

Il romanzo non si conclude

propriamente con la ricostruzione

Romano Luperini del nido familiare, ma con la

partenza definitiva di ‘Ntoni.

I Malavoglia

I caratteri de : 5

Narratore:

 Non interviene né con giudizi né con presentazioni dei personaggi né con indicazioni sull’antefatto

o (eclisse). Si mimetizza col mondo rappresentato (regressione).

Sistema dei personaggi:

 Impianto corale: il romanzo è fittamente popolato da personaggi senza che spicchi un protagonista.

o Il “coro” si divide in due gruppi: i Malavoglia e la comunità paesana.

Focalizzazione:

 Si alternano due punti di vista antitetici (bipolarismo): quello dei Malavoglia e quello dei

o compaesani (straniamento rovesciato*).

Struttura dell’intreccio:

 Il romanzo si apre e si chiude con la partenza di ‘Ntoni dal villaggio, ma la struttura non è

o perfettamente ciclica: non si ricompone totalmente l’equilibrio iniziale.

Tempo:

 La vicenda si svolge tra il 1863 e il 1878, periodo scandito da vari eventi storici:

o Battaglia di Lissa,

 Colera,

 Costruzione della ferrovia in Sicilia.

Al tempo storico si contrappone il tempo ciclico delle stagioni, sempre uguale a se stesso.

o

Spazio:

 Lo spazio privilegiato è quello del paese, noto e rassicurante.

o Ad esso si contrappone lo spazio esterno che sfuma nell’ignoto e ha pertanto qualcosa di

o minaccioso.

Linguaggio:

 Il linguaggio di narratore e personaggi è popolareggiante, con modi di dire, paragoni, proverbi,

o imprecazioni, sintassi elementare in cui traspare la struttura dialettale siciliana.

* straniamento rovesciato: appaiono normali i comportamenti del paese e strani i valori ideali della famiglia

dei Malavoglia.

LE NOVELLE RUSTICANE, PER LE VIE, CAVALLERIA RUSTICANA

Novelle rusticane

Le escono nel 1883 e ripropongono personaggi e ambienti della campagna siciliana, in

 una prospettiva più amara e pessimistica.

Per le vie,

Le novelle pubblicate lo stesso anno, trattano del proletariato cittadino con il medesimo

 Novelle rusticane.

pessimismo delle Cavalleria rusticana,

Nel 1884 Verga tenta l’esperienza del teatro e con il dramma che ottiene un

 clamoroso successo per la rappresentazione di costumi esotici e di passioni primitive.

LA ROBA

Trama:

Mazzarò è un arrampicatore sociale che da bracciante diviene proprietario terriero. Vicino ormai alla morte è

colto da folle disperazione al pensiero di dover abbandonare tutto.

IL MASTRO-DON GESUALDO

Trama:

La vicenda si svolge a Vizzini, presso Catania, tra il 1821 e il 1848.

Gesualdo Motta è un contadino che tenacemente persegue lo scopo di salire nella scala sociale passando da

mastro (operaio) a don (nobile).

Arricchitosi col lavoro e l’ingegno sposa la nobildonna Bianca Trao che gli viene data in moglie sia perché

appartiene a un ramo decaduto sia perché aspetta un figlio da un cugino.

L’ambizione di Gesualdo è apparentemente realizzata; di fatto il fallimento su tutti i fronti: ha rinunciato alla

donna che amava (Diodata), per sposare una donna che non lo ama; Isabella, che egli crede sua figlia, nutre

per lui un profondo rancore; l’uomo che la sposa, il duca di Leyra, è un avventuriero che dilapida la dote.

Ammalatosi di cancro, Gesualdo muore in disperata solitudine.

6

Mastro-don Gesualdo

I caratteri di :

Protagonista:

 U

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher BeAngeli.00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Ficara Giorgio.
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