La reazione al positivismo
Il Novecento si apre sotto l'insegna del "progresso". Un'ondata di ottimismo e progresso scientifico-filosofico trascina con sé finalmente un rifiuto al positivismo. Il suo rigido determinismo lascia spazio alla volontà e alla libertà umane. Una nuova fase è aperta dalle scoperte sulla radioattività, sulla teoria della relatività e sull'inconscio.
Nel 1880 era considerata la cultura ufficiale del mondo borghese, pochi artisti decisero inizialmente di distaccarsi in violenta rottura con il passato. Fu rifiutata la scarsa libertà intellettuale dell’uomo, la rigidità delle idee e la limitazione della fantasia. L'attacco più forte venne dalle teorie irrazionaliste avviate da Bergson, seguite sia dagli studi psicanalitici freudiani che dall'esaltazione della volontà di potenza e al mito del "superuomo", elaborate da Nietzsche.
Dalla matrice decadentista nascono poetiche e movimenti fra loro diversi
Il decadentismo (temperie culturale dell'800-900) fu matrice di tante altre poetiche. Il Decadentismo ricorre all'intuizione, rifiutando l’eccessiva logica, al mistero e all’occulto come nuovi mondi da esplorare, al dubbio opposto alle certezze assolute. La parola diventa simbolica per distruggere una visione del mondo già precostituita. Da questo stampo nasceranno il Crepuscolarismo, il Futurismo, l'Ermetismo... Verranno anche alcuni atteggiamenti che si mescolano tra Estetismo, come culto della bellezza e della vita vissuta come un’opera d’arte, e Superomismo, l’esaltazione dell’io e della patria, (Wilde e D’Annunzio); e sentimenti d’angoscia e di disagio esistenziale, con uno stupore di fronte al mondo ed al proprio io (Pirandello e Pascoli).
La lirica moderna nasce in Francia
La lirica europea del 900 è tremendamente produttiva, avvicinandosi però ad una concezione diversa della realtà. Si accosta ad un gusto per l’oscurità e la lirica viene “trasfigurata”. La realtà viene distorta ed allontanata dalla sua sfera familiare, fino a riprenderla una volta divenuta estranea e deforme.
Baudelaire
Fu Verlaine a coniare il termine “Les poètes maudits”. Indicava con questo la loro categoria di poeti, lontani da quella corrente di Positivismo e Naturalismo che reputavano l’uomo solo come “intelletto raziocinante”, e da quel sentimentalismo imposto che costringevano l’artista a provare nessun affetto diverso dall’amore. I poeti maledetti sono isolati, solitari, diabolici, malinconici, violenti, vivono in modo dissoluto tra droghe e eccessi della vita.
La poesia si fa strumento di ricerca e verità, in grado di scavare nella realtà alla ricerca di simboli. Di conseguenza il poeta si fa veggente, in una società che lo denigra perché saldata alla logica. La lirica si fa espressione di questo disagio e la natura diventa una riserva di quei simboli che la poesia va ricercando. Il mistero, l’occulto, il profondo vengono portati alla luce e la natura diventa una foresta di analogie eccitanti: le cose vivono in una reciproca interazione di uomo, natura, profumi, colori bello e brutto. La parola acquista potere proprio che spesso può sfuggire al controllo del poeta, tracciando da sola nuovi significati. La forma non passa più in secondo piano, ma acquista una sua importanza.
Baudelaire rimarcava l’importanza delle parole chiave: delle parole che vengono ripetute molto spesso nella poetica dell’autore. Analizzando le sue parole chiave era possibile riscoprire i suoi conflitti interiori che non potevano far altro che sfociare nello Spleen. Nella sua raccolta “I fiori del male” ricreò un’architettura precisa divisa in sei gruppi, capeggiati da chiare parole chiave: Spleen ed Ideal, Tableaux parisiens, Le vin, Fleurs du Mal, Révolte, La Mort.
Questa poesia così simbolica ed astratta, che si avvale della tecnica sinestetica, la fusione di sensazioni appartenenti a campi sensoriali diversi e della corrispondenza analogica, ha come obiettivo quello di immergere il tutto nell’oscurità, senza fornire significati univoci. Il lettore resta sorpreso e disorientato, ma affascinato dalla musicalità. La poesia dei poeti maledetti vuole scandalizzare il lettore, non dandogli verità assolute, ma ponendolo di fronte alla diffidenza delle normali abitudini, portandolo a riflettere e pensare.
Corrispondenze
Frammento percorso da molteplici sinestesie, con il tentativo di creare legami tra sfere sensoriali diverse. Baudelaire trascina il lettore attraverso una foresta di simboli ed elementi visivi, il tutto prospettato su un’infinità che stimola l’immaginazione. Collega suoni ad odori, colori a sapori, per dimostrare che tutto è in “corrispondenza” con altro.
Il crepuscolo della sera
- Sera come ponte tra chi ha lavorato di giorno e torna la sera a casa per riposarsi. E chi sembra prendere vita solo di notte.
- Visione viscida di una metropoli notturna, piena di visioni raccapriccianti e deformate.
- Gioco di suoni di teatri, cucine, orchestre, taverne... una vita notturna rumorosa, vissuta in schiamazzi spiacevoli.
- I lavoratori notturni sono ladri, prostitute ed i loro lenoni: gente malfamata.
- Le persone per bene restano a casa e cercano di non sentire questi rumori.
- Notte vista in maniera pericolosa per i malati, che non sanno mai se arriveranno alla mattina dopo.
Rimbaud
Nelle Illuminations del 1886 e in Una stagione all'inferno, il brutto, il grottesco e l’assurdo sono considerate categorie in grado di illuminare la realtà. Il poeta distilla tutti i veleni arrivando alla quintessenza delle cose, egli diventa un malato, un criminale nella società, tanto diverso però da uscirne come sapiente, perché ammalandosi giunge all’ignoto. La parola è un essere vivente più potente di colui che la usa, essa scaturisce dall’oscurità per creare il senso che vuole.
Il simbolo del viaggio e del mare sono elementi che tornano nei poeti maledetti. In particolare in Rimbaud il viaggio simboleggia l’ignoto e inaccessibile. Jung ha spiegato il viaggio come il ritorno alla madre perduta oppure come l’allontanamento dalla madre possessiva. Il mare è luogo delle nascite, trasformazioni e rinascite: immagine della vita e della morte.
Il battello ebbro (1871)
Poesia divisibile in quattro parti:
- Calma iniziale, consecutiva ad un disastro (equipaggio del battello sterminato)
- Tempesta che porta ovunque il battello (l’io poetico) in una danza pericolosa, ma vista in maniera positiva
- Nostalgia per l’Europa e per un eventuale ritorno a casa
- Presa di coscienza della propria situazione e della propria impossibilità a tornare
In questo frammento il poeta si identifica con il battello che compie un viaggio per mare, scoprendo mondi ed elementi fin’ora sconosciuti. Sarà proprio la sapienza e questa vasta conoscenza ad impedire al battello di poter tornare in Europa, un luogo ormai troppo meschino per lui.
Marina (1872)
È il primo esempio di verso libero francese, i versi privi di rime e metrica mostrano una totale assenza di gerarchia. Presenza maggiore di sostantivi piuttosto che verbi. Corrispondenza tra mare e terra, con relativa citazione di elementi di questi due mondi.
Mallarmé
La poesia dei poeti maledetti non è riconducibile a dei riferimenti biografici. Da loro svanisce ogni contesto umano e della persona privata, arrivando a parlare di sentimenti totalmente interiori ed universali. Nel comporre le sue poesie parte da un centro, un’anima composta da un’interiorità totale, fatta di forze razionali e irrazionali, la cui unità si coglie nelle vibrazioni del linguaggio poetico. Mallarmé, in particolare, vuole liberare la potenza della parola, per questo non la fa seguire da punteggiatura o congiunzione, lasciando spazi bianchi, arricchendo di poteri la lingua della tribù. Una tecnica che influenzò particolarmente i musicisti del periodo come Stokenausen e Pousser, che inserivano una parte a caso nella scrittura musicale.
Arietta
Mallarmé definisce l’impossibilità di raggiungere l’assoluto e, spogliando le parole da gran parte della punteggiatura, arriva a dare un senso ambiguo e bivalente a tutte le parole. Il significato del frammento è sfuggente, proprio come lo è quell’Assoluto, sia per il poeta che per quell’uccello trovato morto. Quest’ultimo, inizialmente, aveva rappresentato la speranza di raggiungerlo, spiccando il volo, ma cadendo privo di vita aveva attestato l’impossibilità dell’atto. Il grido di dolore resta in dubbio, non sapremo mai infatti se appartenuto all’uccello o al poeta.
Verlaine
In Verlaine il nuovo non si esprime con la tradizione, ma con la discordanza tra i versi e l’irregolarità. Fu il poeta maledetto per eccellenza: schiavizzato dall’alcool, omosessuale e in miseria. Rifiuta la poesia classica, basandosi sulla musicalità e sulla fonicità.
La poesia di Verlaine sfocia in questa musicalità soave, in un’eleganza formale ai limiti dell’estetismo. I suoi versi trasmettono anche molta malinconia: in seguito al litigio con Rimbaud e al tentativo di omicidio, in prigione riflette e va alla ricerca di un assestamento e di una redenzione. Qui si avvicina ad una purezza guidato dalla fede cristiana, inserendo nella sua poesia argomenti quali le sensazioni, i sogni e le situazioni sfumate. Predilige uno stile più morbido, piuttosto che uno troppo limitato da una metrica soffocante, mantenendosi sul vago e vario.
Se la speranza brilla come un filo (1873)
Scritta durante gli anni in prigione. Verlaine recupera un linguaggio pacato e trasognante, ricco di simboli, che parlano di un io poetico alla ricerca della purezza ed alla ricerca di una nuova accettazione nel mondo. L’io poetico sta cercando di dormire in una stalla (cerca di riavvicinarsi alla purezza ed alla accettazione). Un’altra parte dell’io (la parte più fanciullesca ed innocente, l’unico modo per raggiungere l’obiettivo) lo aiuta a dormire, intimandolo di riposare e sistemando quella stalla, spazzando ed ordinando. Tutto questo si svolge durante l’ora più calda della giornata: mezzogiorno (l’ora in cui culmina il giorno e la vita). Si inserisce un terzo personaggio, una donna (simbolo o della quasi ex moglie di Verlaine o delle donne in generale). La parte fanciullesca e positiva dell’io poetico la scaccia, in quanto la donna tenta di disturbare il sonno del poeta. La donna è vista come un simbolo negativo, come un elemento inutile che potrebbe allontanarlo dalla sua redenzione. Per questo viene allontanata.
Fogazzaro
Fogazzaro fu un importante esponente del primo Novecento, un periodo di decadimento e tentativo di recupero del proprio io. A cavallo tra due secoli totalmente diversi, Fogazzaro si immerge alla costante ricerca di un equilibrio tra vecchio (base scientifica e filosofica della sua cultura, eredità positivista e cattolicesimo bigotto) e nuovo (attrazione per spiritismo ed aldilà). I suoi personaggi sono ambigui e oscillano tra l’attrazione per la carne e il misticismo estatico. La sessualità risponde solo al desiderio, c’è repressione della vecchia morale cattolica votata solo alla procreazione. Molte delle sue opere sono ambigue ed a cavallo tra questo dualismo:
- Piccolo mondo antico (Dove appaiono temi patriottici ed amorosi. La storia di due coniugi diversi, il marito ricco di profonda religiosità, la moglie che professa idee umanitarie)
- Il Santo (Narra le vicende di un predicatore osteggiato dalla chiesa e che morirà di stenti fisici e spirituali, messo all’indice dalla chiesa perché inneggiava a una lettura più moderna delle sacre scritture e ad una abolizione del potere temporale della chiesa e un ritorno ad una chiesa francescana.)
Pascoli (1855-1912)
La vita di Pascoli influenzò sicuramente molto la sua poetica. In particolare la morte del padre, ucciso ingiustamente la notte di San Lorenzo, a seguire la morte per tifo della sorella, della madre e dei due fratelli. Si laureò a Bologna ed iniziò ad insegnare in università. La sua poesia si sviluppa principalmente in mondi contadini come quelli di Castelvecchio. Socialista in maniera sentimentale, spinto dai fervori, anche lui illuso che la battaglia in Libia avrebbe aiutato davvero l’Italia scrive, per l’occasione: La grande proletaria si è mossa.
Il merito di Pascoli sta nell’aver rinnovato il linguaggio poetico, dall’uso allusivo della parola a quello simbolico, alla scoperta dell’analogia fra le cose espressa con un vocabolario nuovo. Tutto ciò fa di Pascoli un punto di transito tra ‘800 e ‘900. Durante la sua vita fu riconosciuto principalmente per la prosa del Fanciullino del 1897. La capacità del fanciullo si basava sull’abilità di concentrarsi sui dettagli e sulle piccole cose. E di qui la capacità di Pascoli di un vocabolario attento ai particolari. E nella capacità di evocare anche cose non vedute ed immaginarie. La società odierna ha abbandonato il fanciullo in favore di una maturazione più razionale, ma quella parte di noi resta viva nel nostro animo, in attesa di essere scossa abbastanza per emergere; questa teoria è spesso legata a quelle di Freud. Pascoli parla anche della concezione del “brutto”, che non esiste se non in noi stessi, perché la natura ha in sé solamente la bellezza (teoria estetica).
- Myricae: Opera dedicata al padre. Raccolta di poesie brevi e musicali, raccolte in vari gruppi che rappresentano la vita del poeta. Opera che nasce strettamente legata alla poetica del fanciullino, il poeta è proiettato verso l’infanzia e il mondo della campagna romagnola.
- Canti di Castelvecchio: Opera dedicata alla madre. Poesia come lampada che illumina il buio della vita. Ricchezza della vita ritrovata nell’arte delle parole, mitizzazione delle cose quotidiane che acquistano presagi misteriosi.
- Poemi conviviali. Trasposizione drammatica di miti classici in moderni, da Ulisse a Achille, dove Pascoli conduce il lettore tra sogno onirico e didattica.
- Odi ed inni. Ricordo di eroi esaltati con invocazioni e mortificazioni con una sorta di pietas, che fa vibrare l’anima del fanciullino in considerazione della storia e delle sorti umane. Libro accompagnato da grafica liberty e xilografie.
Il mistero mescolato all’autobiografismo e al ricordo sfocia nel senso della morte. Pascoli reputa il ricordo dei morti come tecnica in grado di evitare loro l’oblio.
Novembre
Testo preso da Myricae. Ricordo per i morti, con l’utilizzo di elementi nitidi e chiari, con immagini precise. Viene descritto un paesaggio che inizialmente ci sembra estivo, ricco di odori, per poi renderci conto che invece siamo in autunno. Richiamo in questo modo l’estate ormai passata e l’autunno visto come periodo dei morti.
Nebbia
Testo preso da Myricae. La poesia si presenta come una preghiera alla nebbia che, con la sua capacità di nascondere le cose, è invocata in modo che faccia sparire tutti gli oggetti ed i dolori lontani al poeta. Le chiede di lasciare ben visibili solamente alcuni dettagli in grado di rievocare la sua infanzia e la nostalgia. La poesia si sviluppa in maniera allusiva e sfumata, replicando proprio l’effetto della nebbia.
La tessitrice
Testo preso da I canti di Castelvecchio. Pascoli rievoca ancora una volta una figura perduta del suo passato: una tessitrice, una donna che aveva amato. Lei ci si presenta come un fantasma seduto accanto al poeta che continua a tessere. Attraverso qualche rapido dialogo il poeta si rende conto del fatto che si tratti solo di un’illusione e che lei sia ormai già morta da tempo. Nei versi finali, lei sembra rivelare al poeta il suo futuro: anche lui morirà come è morta lei. Il riferimento classico è palese: la donna sembra rievocare l’immagine di una Parca che, tessendo, è in grado di conoscere il futuro di tutti. La poesia è irregolare e ci si presenta come una ballata romantica.
Il gelsomino notturno
Presa da I canti di Castelvecchio. Pascoli si ispira per questa poesia al matrimonio di un amico, visto come un evento che lui non potrà provare, a causa della sua incapacità di rapportarsi con gli altri. Questa poesia si propone come il maggior esempio di simbolismo pascoliano. Ci troviamo infatti a vivere due scene parallele, in realtà legate dalla componente metaforica. Sorvoliamo uno scenario notturno fino alla sua alba, percorrendo le fasi di fecondazione di un fiore che, al mattino, sboccia. In contemporanea, sullo sfondo, in una casa silenziosa e lontana, si consuma l’amore, forse proprio quello di un matrimonio novello.
D’Annunzio (1863-1938)
D’Annunzio fu erede della poesia carducciana, innovò la letteratura con uno stile personale e che rispecchiava le esigenze del tempo. La sua vita fu percorsa da situazioni pericolose ed esaltanti, sia in una vita privata mondana, sia in varie imprese che risaltarono la sua volontà di potenza superumana. Vedesi ad esempio l’impresa di Fiume, che occupò nel ’19 e per un anno vi istituì la reggenza del Quarnaro. Gran parte dei suoi scritti e manifesti, furono utilizzati come termini e riti da combattenti e fascisti. La poetica di D’Annunzio si evidenzia per il suo estetismo del bel gesto legata alla parola ornata. Una tecnica efficiente, la sua, per combattere il sentimento di decadentismo che invase la società letteraria nel primo 900.
- Primo vere: Prime sperimentazioni poetiche a cavallo tra il “satanico” ed il soave. Ispirato a Carducci
- Poema paradisiaco: Anticipazione dello stile del Crepuscolarismo. Tono estenuato e convalescente, da una stanca ed artefatta
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