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Il linguaggio

Appunti di filosofia del linguaggio sul linguaggio basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Pititto dell’università degli Studi di Napoli Federico II - Unina, facoltà di Lettere e filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Filosofia del linguaggio docente Prof. R. Pititto

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Il linguaggio

coinvolgimento di alcune aree dell’emisfero sinistro del cervello. Nell’evoluzione dal

gesto si sarebbe sviluppato il linguaggio verbale, un fenomeno la cui comparsa nel

mondo degli ominini, avrebbe costituito l’uomo come tale, separandolo dagli altri

esseri animali.

La produzione linguistica del parlante si manifesta con una gestualità, che non è

indipendente rispetto all’espressione linguistica, perché è collegata, come a un suo

correlato naturale. Il ricorso alla gestualità è comune e non lascia adito a

interpretazioni di sorta circa la sa natura, il suo significato e la sua presenza nel

mondo umano. La gestualità è una forma di comunicazione, diversa dalla

comunicazione verbale, ma non è inferiore ad essa, ed è presente in tutte le culture,

anche se non allo stesso modo. Il carattere intenzionale potrebbe essere l’unica

differenza tra la comunicazione gestuale e quella verbale, perché nel mondo animale

solo il compimento di un gesto, a differenza della produzione di un suono, avrebbe il

carattere di intenzionalità.

I gesti nell’uomo sono tutt’uno con la parola, di cui possono essere una

esplicitazione, o una traduzione, o una anticipazione o anche una interpretazione;

parole e gesti fanno parte dello stesso sistema linguistico. I gesti possono, da una

parte, sostituirsi alla parola, dall’altra possono anticiparla, accompagnarla, rafforzarla

e compierla. Nell’uomo, nell’atto del parlare, si manifesta una gestualità, spesso non

intenzionale, sotto forma di movimenti, che interessano le mani e le braccia, come

pure il volto e gli occhi. Sono gesti, cosi legati al linguaggio verbale, da poter essere

considerati come complementari a esso e, in qualche caso, anche integrativi o

sostitutivi; l’uomo vi ricorre per affermare, sottolineare o rafforzare quanto intende

dire con le parole.

Già prima di Corballis era stata avanzata l’idea di un’origine gestuale del

linguaggio, portando come riprova le forti connessioni tra la mano e la bocca a partire

dai primi anni di vita del bambino; il riflesso di Babkin ne è un chiaro esempio e

indica come mano e bocca appartengano a un sistema funzionale comune. Si arriva

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Il linguaggio

alle stesse conclusioni osservando come il neonato, nel portare le mani alla bocca per

succhiare le dita, apre la bocca, prima ancora che la mano arrivi alla bocca, in una

specie di anticipazione dell’azione, quasi a dimostrare come “il comportamento dalla-

mano-alla-bocca sia orientato allo scopo”. Nel bambino le relazioni tra i movimenti

della mano e quelli della bocca diventano più sistematiche tra le nove e le quindici

settimane di vita (2-3 mesi), mentre nelle settimane successive, tra la ventiseiesima e

la ventottesima (7 mesi), «si registra un notevole incremento nei movimenti ritmici di

braccia e mani, come dare colpi, sbattere, dondolare, ondeggiare. Nello stesso

periodo, inizia la lallazione, con la produzione di sequele della stessa sillaba, come

“bababa” o “gagaga”. E naturalmente quando il bambino impara ad afferrare con la

mano, l’oggetto preso viene sistematicamente portato alla bocca».

Dalla lingua alla parola: un passaggio necessario

L’uomo vive nel linguaggio e per il linguaggio; l’individuo e la stessa società

umana non potrebbero darsi, né potrebbero sopravvivere senza lo strumento del

linguaggio. La parola è all’inizio dell’umanità: il loquor precede sempre il cogito.

Tutte le forme della cultura sono riconducibili a forme linguistiche e sono queste

forme a caratterizzare la funzione specifica dell’uomo, la funzione simbolica, con

capacità di plasmare, trasformare e dare senso alla materialità delle cose e dei fatti,

esprimendo nelle sue creazioni multiformi l’essenza stessa dell’uomo.

Le funzioni del linguaggio

Importanza del linguaggio nei processi che portano l’individuo al riconoscimento

della propria identità personale e la società alla sua costituzione.

Parlare è stare con gli altri e perciò solo nella comunicazione con gli altri, cioè

nell’originaria compartecipazione sociale e nella partecipazione alle istituzione della

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Il linguaggio

socialità, l’uomo è ciò che può essere. Persona e comunità sono definite dalla loro

linguisticità.

Le funzioni del linguaggio, al di là delle diverse tassonomie proposte, si riducono

fondamentalmente alle funzioni di:

simbolizzazione  si esplicita nello sforzo dell’uomo di rispecchiare

cognitivamente e affettivamente la sua esperienza mediante segni simbolici, ossia

indici analogici dei dati ontologici e psicologici

espressione  è in relazione all’atto del parlante, che nel parlare stesso rispecchia se

stesso e il suo mondo soggettivo

comunicazione  si definisce nell’incontro con gli altri la dimensione comunicativa

dell’esperienza linguistica. JAKOBSON

Il suo modello della comunicazione è costruito sui tre elementi base di ogni atto

comunicativo ai quali corrispondono tre funzioni particolari. Secondo il modello

proposto un mittente (funzione espressiva o emotiva) invia un messaggio (funzione

poetica) a un destinatario (funzione conativa). Il processo comunicativo postula il

riferimento a un contesto (funzione referenziale), nel quale il messaggio possa essere

colto; la partecipazione ad un codice (funzione metalinguistica) comune al mittente e

al destinatario; e infine un contatto (funzione fatica), che permetta una qualche

connessione di tipo psicologico fra il mittente e il destinatario.

MICHAEL HALLIDAY

Vede operanti sette modelli (o funzioni) del linguaggio:

strumentale  denota l’uso del linguaggio allo scopo di soddisfare i bisogni

materiali dei parlanti


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cricetina93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia del linguaggio e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Pititto Rocco.

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