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Il linguaggio

Il linguaggio è la dimora dell’umanità, «la condizione necessaria e sufficiente per l’inserimento nella patria umana». Come tale costituisce la dimensione più generale dell’uomo e rappresenta in un certo qual modo la sua casa, la sua dimora più originaria, dalla quale egli è partito all’inizio della sua avventura nel mondo. Le parole sono come la trama di cui è intessuta l’esistenza umana.

Ma, ancor più propriamente, il linguaggio «è un bisogno interiore dell’umanità, ossia non semplicemente un bisogno esteriore, finalizzato al mantenimento dei rapporti sociali, ma un bisogno insito nella natura stessa dell’uomo, indispensabile per lo sviluppo delle sue forze spirituali e per il conseguimento di una visione del mondo a cui l’uomo può prevenire soltanto rendendo chiaro e determinato il proprio pensiero nel pensare in comune con gli altri».

È per questo che lo studio dell’uomo e della società presuppone lo studio del linguaggio, inteso come insieme organizzato di simboli e di significati, articolazione verbale del pensiero, mezzo di conoscenza e strumento di comunicazione, memoria dell’uomo e della società. È per suo tramite che nascono e si sviluppano la persona umana e la società; il mezzo linguistico è un fenomeno unico ed esclusivo, presente solo nel mondo umano, che si costituisce come un sistema intenzionale di significazione, uno strumento di rappresentazione del mondo e degli oggetti mentali e una forma di comportamento.

Il linguaggio, una risorsa dell’uomo e per l’uomo

Affermare la peculiarità dell’essere umano riferendola alla presenza unica ed esclusiva del linguaggio verbale significa riconoscere come dato incontrovertibile che l’uomo, possedendo il linguaggio, crea un mondo e gli oggetti del mondo, dà un nome alle cose, stabilisce delle distinzioni e delle relazioni tra le cose, pensa e parla con se stesso e con gli altri. Il linguaggio costituisce lo specifico dell’essere umano e per suo tramite egli si afferma come “unico” tra tutti gli esseri viventi animali.

Il linguaggio manifesta più di ogni altro tratto umano l’unicità dell’essere dell’uomo all’interno del regno animale; perciò Aristotele ha ragione quando sostiene che ciò che distingue l’uomo dagli animali è il linguaggio. L’uomo infatti non ha solo uno scambio di comunicazioni mediante segni rivelanti obiettivi distintivi o pericoli, come nel caso degli uccelli che emettono segnali di pericolo o di richiamo o come tutte le altre forme di comunicazione degli animali mediante segni. La definizione dell’uomo come animal rationale nella sua versione latina, che compare anche nello scritto di Aristotele sulla politica, nella sua versione greca ci fa avvertire che qui non si tratta della ragione, quanto del linguaggio.

Nel suo manifestarsi il linguaggio è insieme un fatto naturale e culturale: è comune a tutti gli uomini, ma ogni società ed ogni cultura hanno le loro lingue particolari, che vivono, crescono e muoiono con loro.

1 W. Von Humboldt, La diversità delle lingue, edizione italiana a cura di D. Di Cesare, Laterza, Roma-Bari 1990, p. 152

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

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