Il Gattopardo
L’autore del romanzo è Giuseppe Tomasi. Si tratta di un romanzo post-guerra, narra le vicende avvenute intorno al 1861, che vedono le famiglie aristocratiche siciliane durante il passaggio dal regime borbonico all’unità d’Italia. L’opera verrà pubblicata nel 1958 dalla Feltrinelli. È un romanzo rivoluzionario, che creerà una divisione fra i letterati, ovvero, i marxisti, che lo etichetteranno come una cattiva letteratura, ed altri, invece, ritennero che la strumentalizzazione ideologica fosse inutile.
Il gattopardismo
È l’atteggiamento di chi, avendo fatto parte del ceto dominante in un precedente regime, si adatta a una nuova situazione politica, sociale o economica, simulando d’essere promotore, per conservare il proprio privilegio. Il concetto è fondato sull’affermazione paradossale che tutto deve cambiare perché tutto resti come prima. Il narratore è onnisciente ed è quasi sempre esterno. La struttura è costruita secondo un’idea storico-politica molto chiara e precisa, comprensibile solamente leggendo il romanzo.
Primo capitolo
Maggio 1860
La recita quotidiana del rosario era terminata. Durante la mezz’ora la voce pacata del principe aveva ricordato i misteri gloriosi e dolorosi, durante l’altra mezz’ora delle voci frammiste, che avevano pronunciato parole inadatte: amore, verginità, morte. A queste parole il salone si azzittì.
Rosario e la prestazione del principe
La vita quotidiana mattutina nella casa del principe Fabrizio di Salina. Il primo personaggio che vediamo è un alano: Bendicò, che fa parte dei personaggi principali, in esso ritrovano caratteristiche quasi umane. Nel film di Visconti il momento della preghiera è molto lungo a differenza dell’inizio del romanzo. Il principe di Salina è descritto come un uomo importante. Nonostante abbia una forte passione per l’astronomia e crede che il movimento dei pianeti possa incidere sulle azioni degli uomini.
Il giardino ed il soldato morto
La preghiera viene interrotta, poiché nel giardino viene trovato un soldato morto. Il principe per questo decide di recarsi personalmente a Palermo. (Tomasi spende molte parole per descrivere il giardino, esso contiene elementi di bellezza, che erano già presenti nell’aristocrazia siciliana. La reazione di Bendicò è di annusare tutto il giardino). Visconti nel film evita di dare rappresentazioni così brutta del morto.
La cena
Quando entrò in sala da pranzo tutti erano già riuniti, l’unica seduta era la principessa. Il principe riempiva con fatica, la minestra, questo simboleggia le mansioni del pater familias. Nel romanzo, le situazioni conviviali erano dei rituali che facevano parte dell’aristocrazia siciliana e li descrive minuziosamente. Dopo la cena il principe accompagnato da Fra Pirone, si reca a Palermo, con lo scopo di passare la notte con la sua amante, una popolana di nome Mariannina.
Conversazione con Tancredi
Mentre il principe si fa la barba, entra nella stanza il nipote Tancredi per comunicargli che andrà a combattere con i Garibaldini. Ma nel mentre il principe ha una visione di morte. La morte è un tema presente in tutto il romanzo. È una malattia che ricopre tutto il mondo siciliano e che don Fabrizio vede intorno a sé. Tancredi è un personaggio fondamentale, è l’antagonista del principe perché è intraprendete, mentre il principe è un uomo all’antica. Tra Tancredi e il principe si metterà in mezzo Angelica, figlia di Calogero Sedarà. Da qui si capiscono le circostanze sociali dell’epoca: poiché l’aristocrazia sta decadendo e sta nascendo una nuova classe sociale ovvero la borghesia. Ora conta il denaro e non più il sangue.
Il narratore novecentesco
Nel Gattopardo il narratore è onnisciente, tipico dell’800, ma non è realmente presente. Utilizza quasi sempre un personaggio come ‘metodo di limitazione della visione’, ovvero vediamo tutto in base agli occhi di un personaggio che limita il sapere, fino ad arrivare al ‘monologo interiore’. Mentre tornano da Palermo con Fra Pizzone a notte fonda, Tomasi entra nella mente di Don Fabrizio. Il principe è diviso interiormente e l’autore poco per volta sfalda l’interiorità del principe: è un io diviso e questo lo rende un personaggio novecentesco. Il discorso indiretto pian piano si trasforma in monologo interiore.
Il pranzo
Vengono presentati alcuni dei figli del principe, e quest’ultimo si accorge dell’amore tra Concetta e Tancredi. Ma, nonostante ciò, il principe sa che Tancredi dovrà sposare Angelica per salvaguardare i suoi interessi economici. Il capitolo si conclude con la lettera del cognato, che avvisa il principe, che Garibaldi è sbarcato in Sicilia con 800 uomini. Ma ciò lo turbò ben poco. Era quasi l’ora del rosario, ma il salone era ancora vuoto, così decise di sedersi e ammirando il soffitto, notò come il vulcano assomigliasse alle litografie di Garibaldi che aveva visto.
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