Il feudalesimo nel mezzogiorno
Divisione schematica
- Abruzzo ultra: provincia di Teramo ed Aquila
- Abruzzo citra: chietino
- Contado di Molise: corrisponde più o meno all’attuale Molise
- Terra del lavoro: provincia di Caserta
- Principato ultra: provincia di Benevento e Avellino (proprietà pontificia)
- Principato citra: provincia di Salerno
- Provincia di Basilicata
- Calabria ultra: provincia di Cosenza e Catanzaro
- Calabria citra: provincia di Reggio Calabria
- Versante adriatico: provincia di Foggia (caratterizzato per la transumanza)
- Terra di Bari: provincia di Taranto
- Territorio di Otranto: provincia di Lecce e Taranto
I due Abruzzi e il Molise sono regioni orientali ossia poste ai confini. Furono i philosoph illuministi, attraverso una dimensione sociologica (voglia di rinnovo), ad esplorare e descrivere la realtà fisica, politica, sociale, economica e demografica delle provincie regnicole. Fecero luce sulle cause dei mali che affliggevano il Mezzogiorno, delineando un quadro del rapporto natura-storia dove la storia prevale sulla natura. Accusano la storia, ossia il potere politico, per aver trascurato il Mezzogiorno, paese fertile e ricco ma anche disgregato e povero.
Infatti, l’arretratezza del Mezzogiorno è causata dalla storia ossia dagli uomini e dalle classi dirigenti. Inoltre, i philosoph individuano nel feudalesimo la causa principale dell’arretratezza del Mezzogiorno. Propongono dunque di superare il regime feudale verso un destino migliore ossia ad una Europa civile ed avanzata. Ma per molti secoli il feudalesimo nel Mezzogiorno continua ad essere asse portante dell’economia del regno, con una feudalità fortissima nel Mezzogiorno tanto da ostacolare l’imborghesimento.
Obiettivi dei philosoph
L’obiettivo dei philosoph nella seconda metà del '700 era migliorare le condizioni di arretratezza del Mezzogiorno, condannato a questo destino dalla storia e non dalla natura. Si accusano dunque i dominatori, principalmente gli spagnoli, popolo che dominò a lungo in Italia. È dunque sottintesa una critica a questo dominio.
Tipi di regimi proprietari
Esistono tre tipi di regimi proprietari:
- Feudale
- Feudale laico (Aquaviva, Caracciolo)
- Feudale ecclesiastico (clero)
Il feudalesimo nel Mezzogiorno scompare nel 1806 con la proclamazione della legge di abolizione della feudalità da parte di Napoleone. Nel Mezzogiorno però è stata eliminata la feudalità ma non il modus agendi. Sono, infatti, rimasti i latifondi; mentre nell’Italia centrale la mezzadria (contratto agrario pre-capitalistico).
Feudalità meridionale
Tra il 1485 e il 1528 la feudalità meridionale fu costretta, per il nuovo rapporto corona/baronaggio, a rinunciare al potere politico. Tuttavia però rimase un autorevole ceto privilegiato di signori, proprietari fondiari, percettori di cospicui redditi e fruitori di censi, diritti giurisdizionali del feudo. La struttura feudale del Molise fu caratterizzata da piccole signorie mentre quella dei due Abruzzi da grandi stati feudali, formati dall’aggregazione di feudi limitrofi al nucleo originario.
Le famiglie feudali
La feudalità abruzzese è presentata da famiglie come gli Aquaviva e i Farnese di Teramo, dalle famiglie romane dei Colonna, degli Orsini, famiglie napoletane dei Caracciolo, degli Aquino. Lo storico Roberto Ricci si interessò alla storia dell’Abruzzo, dandone una nuova interpretazione. Prima dei Farnese, secondo lo storico, vi erano i Riccardi, grazie ai quali il territorio abruzzese si espande. Essi sono protagonisti della feudalità abruzzese del Trecento e Quattrocento.
Questa famiglia si assicurò uno dei più importanti stati feudali della regione, formato da 40 feudi tra i quali Pescara, Montesilvano, Ortona ecc. Attraverso una politica matrimoniale (rito del matrimonio) con gli Aquaviva e i legami parentelari con i Carafa, i Caracciolo e gli Orsini, i Riccardi poterono rinsaldare i loro vincoli feudali.
Tra le più importanti famiglie feudali del regno, oltre agli Aquaviva, troviamo i Pianella, i Bisenti, i Notaresco, ma una famiglia molto potente era quella degli Aquino che possedeva numerosi feudi nei due Abruzzi.
La geografia feudale
Si nota come nel corso del tempo la geografia feudale della regione si trasforma, cambiando anche i vecchi castelli in moderni palazzi. Dal punto di vista economico, il feudalesimo abruzzese presentava un duplice volto. L’economia si interessò alla pastorizia e alle attività marittime. Con lo scontro tra aragonesi e angioini per la contesa del regno si trasformò non solo la geografia feudale abruzzese ma anche quella molisana.
Tra i complessi feudali più importanti abbiamo quello dei Monforte che possedevano i feudi di Campobasso, Termoli, Ripalimosani ecc. Lo stato feudale dei Monforte più che avere un alto valore economico ebbe un rilevante valore strategico. Il matrimonio di Cola di Monforte con la figlia di Paolo di Sangro sancì un’ulteriore estensione territoriale dello stato feudale dei Monforte.
Ad affiancarsi ai Monforte ci furono i De Capua che estesero il loro patrimonio feudale. I loro feudi avevano anche valore economico dovuto alla pastorizia, ma furono divisi in due parti dopo la morte di Ferrante di Capua per mancanza di prole maschile.
In Molise possedevano numerosi feudi i Carafa. La ricostruzione della geografia feudale del Molise mostra come il processo di pugliesizzazione dell’economia fosse già compiuto a metà Cinquecento. La prolungata fase di depressione economica del regno e l’aumento della pressione fiscale determinarono una svalutazione della rendita, che colpì anche la nobiltà che investiva capitali. Inizia così un periodo di ristrettezze finanziarie con conseguenze come il ridimensionamento dei vecchi complessi feudali. Dunque vediamo come la feudalità abruzzese e molisana fu costretta a vendere alcuni feudi.
Economia del feudo e rendita feudale
Il feudo era diviso in due parti: una del signore feudale e una in affitto. La parte più cospicua era quella gestita dal signore feudale, era dunque la parte più redditizia del sistema produttivo feudale che aveva nella cerealicoltura il suo asse principale.
Un’ultima parte del feudo contenente boschi, acque era utilizzata dal signore feudale per l’allevamento del bestiame e dagli abitanti del feudo anche se in misura limitata. Accanto alle terre del signore feudale vi erano quelle dalla corona e quelle della Chiesa. Il signore aveva diritto giurisdizionale e potere economico e politico dei feudi.
La feudalità abruzzese e molisana, sulle tracce di quella regnicola, inizia a manifestare nuovi atteggiamenti, dimostrando di voler aumentare il suo status, trasformandosi in proprietari terrieri.
Feudalità e governo locale (amministrazione dei territori)
In età spagnola a governare i feudi erano le Università, a cui era dato potere feudale, anche se ad avere pieno controllo era il re con il suo potere assoluto e la nobiltà con il suo ruolo egemone nelle provincie. Ma nonostante questo non si sminuì lo sforzo dell’evoluzione civica da parte delle Università.
Un caso particolare è quello di Agnone: attraverso i suoi statuti si può verificare come le università riuscissero ad esercitare il loro potere, prettamente amministrativo e fiscale e non giudiziario, potere che spettava ai giudici e magistrati. Il sindaco era sottoposto a sindacato dopo la fine di un mandato, ossia alla verifica del suo operato e doveva rispondere di persona se ci fosse.
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Storia moderna - il feudalesimo nel Mezzogiorno
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