Quattordicesima questione: il feudalesimo
Dopo il Concordato di Worms (1122), la concessione delle regalie ai vescovi fu ritenuta dall’Impero una vera e propria investitura feudale: in cambio del potere temporale, il prelato avrebbe omaggiato l’imperatore e gli avrebbe giurato fedeltà. La concessione riguardava dunque, il conferimento della dignità religiosa e non il potere.
Prima del concordato, le donazioni iure proprietario davano in allodio beni e diritti alle chiese e, dunque, anche il potere temporale che non era considerato “feudo”.
Il feudalesimo come integrazione formale
Il feudalesimo è l’integrazione formale delle potenze territoriali in un quadro giuridico nuovo, di tipo feudale: la potenza pubblica andava progressivamente riorganizzandosi.
Trasformazione del vincolo vassallatico-beneficiario
- Il beneficio nacque come surrogato di stipendio verso i funzionari pubblici, come una forma di retribuzione tramite l’usufrutto precario di beni fondiari e il legame era di natura personale e fondato sulla militia (servizio militare) e sulla fedeltà del vassallo.
- Successivamente, il beneficium prese il posto del servizio militare, in qualità di elemento prioritario, costituente del legame, divenendo ereditario e commisurato alle prestazioni del miles-vassus che riusciva a giurare fedeltà ad una pluralità di signori.
- Il fenomeno della patrimonializzazione del beneficio non fu né lenta né pacifica: furono molti i conflitti tra vassalli e seniores, tali da coinvolgere anche l’autorità imperiale, nel 1037, la quale si espresse con l’Edictum de beneficiis emanato da Corrado II che garantì ai vassalli minori l’ereditarietà del feudo.
Corrado intendeva sradicare i potenti signori italici dalla base territoriale del loro potere, sottraendo dalla loro autorità le chiese e le famiglie comitali e marchionali in precedenza sotto il loro controllo.
Inoltre, c’è da considerare un’altra trasformazione del vincolo: esso non fu più impiegato per scopi militari ma di tipo politico in quanto gli ufficiali pubblici erano pagati con beni del fisco proprio come i vassalli e il beneficium era rappresentato dalla carica di ufficiale, considerata patrimonio per il fatto che da essa ne derivavano profitti di entità notevole.
Parallelamente e successivamente all’età signorile (IX-XI secolo), la diffusione di questa pratica si aggiunse allo sviluppo dei vincoli feudali promossi dall’imperatore, poiché tanto i milites quanto gli ufficiali trasformati in dinasti erano spinti dallo stesso motivo a impossessarsi di beni e diritti, ovvero il desiderio di autonomia economica e politica.
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