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Il Fedro Platone Appunti scolastici Premium

Il documento contiene l'analisi dettagliata dell'intero Fedro con riferimenti ai vari passaggi dell'opera di Platone. Si tratta di appunti raccolti durante le lezioni del prof. Cambi ma sono sfruttabili da chiunque necessiti di effettuare uno studio ed un'analisi del Fedro. Gli appunti contengono anche informazioni riguardo Platone e la sua filosofia.

Esame di Storia della filosofia moderna e contemporanea docente Prof. M. Cambi

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ESTRATTO DOCUMENTO

con lamina d’oro, in quanto capaci di avere una visione globale tendente al bene di tutti, è automatico che

la loro inclinazione naturale debba riflettersi nella struttura dirigenziale della città.

239 a – c  Socrate qui afferma che l’uomo innamorato non è di nessun giovamento: cerca di costringere l’amato

ad una posizione di inferiorità, è geloso e allontana dalle compagnie, cerca di raggiungere il bene e non il

piacere, desidera che l’amato rimanga privo delle proprie cose (genitori e ricchezze) Per Socrate in un rapporto

esistono diversi svantaggi, alcuni derivanti dalla natura del soggetto (se una persona è maliconica o

eccessivamente estroverso) molti altri dalle loro azioni (es. colui che vuole essere superiore ed impone il suo

volere). Però dev’esserci una produzione di piacere, altrimenti in un rapporto si perde il piacere del momento.

Per Socrate la gelosia è assolutamente normale, in quanto se per un uomo qualcosa è prezioso avrà

automaticamente paura di perderlo. La gelosia però ha delle controindicazioni: eccessi di gelosia rendono

l’uomo tiranno ed allontana l’altro addirittura dalle compagnie giovevoli. L’amore si nutre di un paradosso: non è

soltanto Eros o attrazione. Ciò che in realtà pensa Socrate è che un soggetto non può obbligare l’altro, negargli

opportunità che potrebbero farlo crescere: se veramente si ama non si negano le opportunità, in caso contrario

l’amore è puro e semplice utile per un unico soggetto, ovvero colui che vuole affermare la negazione. Bisogna

pensare anche al periodo storico in cui il Fedro viene scritto, si dava infatti una certa importanza alla relazione

maestro-discente ed in una tale relazione, la gelosia amputa la libertà e costringe l’allievo a non crescere. Il vero

amore consente di crescere e di mettere le ali a costo anche di perdere la persona stessa, in quanto si cerca la

felicità dell’altro e non la propria. Socrate fa brachiologia, ovvero discorsi brevi fatti di botta e risposta, con

l’obiettivo di arrivare alla definizione. La retorica è invece macriologia, ovvero discorsi lunghi che non portano alla

definizione.

239 e 240 a  <<questo punto, dunque, è ormai chiaro a, dobbiamo lasciarlo, e dobbiamo parlare invece di quello

successivo, ossia quale vantaggio o quale danno ai beni che possediamo procurerà la compagnia e la

protezione di chi è innamorato>>. Si tratta di un brano quasi caricaturale per mostrare il paradosso di alcune

situazioni. La più mortificante per i giovani sembra essere l’abitudine che si vedeva al tempo in Atene, di un

anziano che si accompagna ad un giovinetto e tenta di fare del giovane un proprio patrimonio esclusivo,

seducendolo con la ricchezza. Si tratta di una situazione mortificante in quanto viene cambiata l’identità

dell’amante più giovane: lo spossessamento avviene per trasformare l’identità del soggetto nell’ideale di bellezza,

desiderio del potente. In questo passaggio Socrate rileva che l’anziano è il più fragile dei due in quanto possiede

solo la ricchezza; il giovane possiede invece gioventù, forza, tempo. L’anziano quindi per mantenere la

condizione di superiorità usa la sua ricchezza per dominarlo. Addirittura Socrate afferma che l’amante anziano

gioverebbe della perdita della famiglia dell’amante giovane, in quanto sarebbe solo e facilmente domabile. Lo

svantaggio dunque è la perdita della ricchezza, ma acquista il dominio sul giovane e la percezione di essere

superiore. In effetti le figure familiari che amano senza scopi, potrebbero rappresentare “giudici” ed ostacoli alla

relazione. Anche la ricchezza per l’innamorato anziano è un preoccupante segnale di indipendenza del giovane

amato, e quindi genera invidia e preoccupazione. Per deduzione si rileva che l’autosussistenza è forma di

autonomia, mentre chi vuole stabilire una dipendenza significa che è profondamente insicuro i sé. L’amante

anziano infatti diventa di più quando l’altro ha meno, ha perdite sia di ricchezze che di familiari, la sua condizione

di piacere si basa sulla condizione di sofferenza dell’altro. Si tratta di una situazione relazionale che si regge

soltanto se l’amante giovane è in una condizione subalterna, ma questa è patologia. Si nota come lo scritto di

Platone riprende ampiamente al discorso di Lisia, ciò non solo per dimostrare la superiorità della filosofia sulla

retorica ma anche per fare in modo che il lettore sia in grado di richiamare i temi e comprenderli meglio.

240 b – c  Il fatto che il giovane si pieghi a tanto ci permette di capire che nella relazione c’è un minimo di

gratificazione/ piacere. Anche nelle parole di un adulatore, definito addirittura “bestia”, nonostante siano parole

fittizie, esiste una connotazione di gusto piacevole. Anche un’etera viene considerata piacevole per trascorrere

qualche ora. Ma sia l’adulazione che la donna etera a lungo andare, ed in modo costante cade il fascino. Socrate

rileva che nella continuità (monotonia) quando è interrotta genera piacevolezza; inoltre il rapporto sano e

naturale è quello tra pari. Chi subisce la presenza del più anziano, senza poter mai rompere la monotonia, è

costretto a dipendere da lui e quindi la sua vita non si rallegra. Pur ricalcando il discorso di Lisia, Socrate non

rinuncia a far capire la sua opinione. Ciò che disgusta e rende rovinoso il rapporto è l’imposizione, l’anziano che

si assume il giovane dev’essere un utile per quest’ultimo, non renderlo schiavo. Ciò che è detestabile è proprio il

freno, il divieto, l’imposizione.

240 c – e dedica questo brano proprio all’imposizione affermando che è pesante per tutti in ogni cosa. In un

rapporto sbilanciato per età ciò è ancor peggio in quanto l’anziano controlla costantemente, non lascia un minimo

di libertà in quanto tormentato da un insano desiderio, un insalubre rapporto. L’anziano inoltre per tenerlo stretto

a sé deve procurargli piaceri, mettendosi al suo servizio. Anche l’anziano diventa insomma dipendente dal

giovane, perché da lui dipendono i suoi piaceri. Addirittura i segni corporei, quelli del viso, faranno rilevare

l’innaturalezza del rapporto. La persistenza di un rapporto del genere è dovuta ad un fattore esterno: la

ricchezza. Ciò provoca l’insofferenza di un giovane sempre più vincolato da un anziano possessivo. Il tempo su

questo rapporto ha una funzione erosiva, perché col tempo il giovane ha un effetto oppressivo (inizialmente

sedotto dalle ricchezze col tempo queste stesse diventano opprimenti e fastidiose) e ciò genera la sensazione di

vivere in una prigione; mentre l’anziano vivendo sempre più nel timore di perderlo genera una catena di spie che

lo controllano ed interpretano i suoi atteggiamenti. Il comportamento dell’anziano è smodato in quanto perde il

controllo, per la loro insicurezza, facendo addirittura scenate pubbliche che al giovane sembrano insopportabili.

Si comportano da ubriachi, senza controllo. Per Socrate agire in pubblico è la cosa più insopportabile, in quanto

esporre cose che dovrebbero esistere solo nell’intimità di due persone, fa perdere la magia e diventare banale.

Esternare qualcosa di intimo è segno della malattia di un rapporto.

241 a – b Lisia quando ha presentato il suo discorso ha sempre elaborato una logica del prima e del dopo,

facendo la differenza tra un amore nel presente e quello che diventa quando l’amore è passato. Lo stesso fa qui

Socrate, affermando che il rapporto si era mantenuto fino a quel momento nella speranza dei beni futuri. La

relazione finisce quando arrivato il momento di mantenere le promesse fatte, il soggetto non è capace di

mantenere in quanto subentrata l’intelligenza e la temperanza al posto dell’amore e della follia, ha portato il

giovane a cambiare, a divenire un altro uomo, un uomo TEMPERANTE e non più DISSOLUTO. Per Socrate

diventa impossibile risanare questa situazione in quanto è avvenuto un cambiamento, e non si può costringere

un soggetto a ritornare a quel che era prima, anche se l’innamorato non riesce ad abbandonarsi all’idea che la

situazione non è ricostituibile. Il tempo va infatti in una direzione, non ritorna indietro. Il disinnamoramento

avviene sempre in modo asincronico, ovvero accade poco frequentemente che entrambi gli uomini si

disinnamorino contemporaneamente. Si noti qui come da un esempio concreto Socrate sia passato ad elaborare

una visione generale riguardo tutte le relazioni.

241 A -DSocrate nel suo primo discorso fa la stessa proposta di Lisia: discussione sulla base della

convenienza. Sembrerebbe infatti che si trovi d’accordo con il retore, anche se è chiaro che il filosofo stia

nascondendo dietro le parole la sua reale riflessione. Nello specifico egli getta luce sulla situazione in cui un

soggetto prima era innamorato e poi non lo è più. Nascono in questo caso le accuse, la disillusione, la rabbia e

Platone invia un insegnamento a tutti i lettori di tutte le epoche: non insistere con un soggetto che è cambiato, il

tempo è lineare e non si può tornare indietro. Quando Platone afferma che <<essendo cambiato dentro di lui

padrone e signore>> egli si riferisce ad Eros, il quale non stimola più il soggetto. Ora il soggetto è di giudizio,

governato da temperanza ed intelligenza. Anche il termine <<dissennato>> ci permette di comprendere quanto

l’innamoramento sia mancanza di senno, in senso positivo. Così il soggetto non innamorato diventa, agli occhi di

chi è ancora innamorato, <<reo di frode>>: l’innamorato non riesce, essendo ancora sotto stimolo di Eros, a

capacitarsi del cambiamento dell’altro, non è disposto a riconoscere questo cambiamento in quanto è

manchevole temperanza e cerca di restituire al non-innamorato il dolore che sta provando. Il non-innamorato in

questo senso diviene <<fuggitivo>> e viene rincorso dall’innamorato, irritato ed imprecando. Socrate conclude il

suo profondo discorso confermando l’ipotesi del retore affermando che tutto ciò non sarebbe accaduto nel

concedersi a chi non è innamorato ed ha senno. Si tratta di un amore che per Platone non è dannoso ma

<<dannosissimo>> per l’educazione dell’anima: qui getta le basi del suo futuro e vero discorso. Il vero amore

non è quello con un uomo geloso, che fa deperire nel fisico, bensì è quello che pone le ali. Conclude affermando

che l’amicizia di chi è innamorato non nasce insieme alla benevolenza, non si è amici di chi si ama, è un

desiderio simile al rapporto con il cibo: lo si utilizza quando si vuole, quando se ne ha bisogno. Gli innamorati

sono come i lupi che amano gli agnelli! Arrivato a questo punto Socrate si congeda, dice di aver finito il suo

discorso ma in realtà non è affatto così, Fedro lo convince a fare un ulteriore discorso in quanto reputa che siano

arrivati solo a metà. Socrate infatti ha elencato gli aspetti negativi, ora bisognerebbe toccare quelli positivi.

all’invito di Fedro Socrate risponde affermando che: quanti siano i mali elencabili tanti sono i beni, ma a suo

parere del discorso si è già detto abbastanza. Fedro insiste affermando che sarebbe dovuto rimanere lì in quanto

si trovavano nell’ “ora immota”. E’ qui notabile un totale cambiamento di atteggiamento di Fedro: l’insolente

diventa docile perché ha capito che il primo vero discorso di Socrate non era in realtà vero

III NECESSITA’ DI UNA POLINODIA

 Socrate acconsente di continuare a parlare sull’Eros, in quanto proprio mentre

si accingeva a tornare in città si presenta un segno divino che lo convince a trattenersi. Era però necessario che prima si

purificasse della colpa presente in tutti e due i discorsi. La colpa consiste nell’aver presentato Eros come qualcosa di male,

mentre in realtà Eros è qualcosa di divino. La Palinodia è un vero e proprio rito espiatorio che consiste nell’offrire un nuovo

canto in cui si cancellano le cose dette prima.

Mentre si accinge ad attraversa il fiume si manifesta il <<segno divino>>, è ciò che Socrate riconosce come

“demone- Daimonion”: una voce interiore, una divinità minore che si manifesta quando egli è sul punto di fare

qualcosa di sbagliato:

- Socrate fu accusato, al suo tempo, di essere ateiste per aver seguito le lezioni di Anassagora (che fece lezioni ad

Atene) ma anche di aver introdotto nuove divinità (il demone-daimonion che S.Agostino trasformerà in “demoni”) e

di aver corrotto i giovani. Durante il processo (riportato nell’Apologia di Socrate) S. ascoltava prima l’accusa e poi

elaborava la sua difesa, veniva successivamente lasciato il tempo all’imputato per riflettere sulla difesa ed alla giuria

per riflettere sugli elementi. Al secondo intervento S. sembra quasi provocare la giuria, gli viene proposto o di

lasciare Atene oppure di rimanere senza poter più filosofare: crede che dovrebbe essere pagato per tutta la vita dal

governo di Atene per l’aiuto che fornisce alla polis. Egli ha insegnato la virtù ed è rispettoso della Legge, la legge

infatti è sacra è la sua applicazione ad essere sbagliato: egli non vuole fuggire a Tebe perché ha seminato

insegnamenti sul rispetto della Legge e non rispettarla lui stesso significherebbe abdicare la missione che gli è stata

affidata da Apollo. La sua ultima frase sarà “io vado a morire e voi a vivere, a chi è toccata la sorte migliore solo

Dio lo sa”: non esiste preoccupazione in S. in quanto egli avverte il pericolo, il male attraverso la voce del demone

interiore. Il fatto che non abbia sentito la sua voce dopo la condanna a morte, gli lascia ben sperare che non si tratti

(la morte) di nulla di negativo, solo un passaggio.

Paragonando i due momenti è possibile rilevare che: nel momento in cui egli stava per abbandonare Lisia, sente

la voce del demone il che significa che l’azione che stava per compiere era sbagliata e che doveva terminare il

suo discorso, che si era limitato alla ripetizione della logica di Lisia e che quindi risulta essere un peccato di

fronte alla divinità. Al momento del processo, quando viene condannato a morte, il Demone non si manifesta a

S. il che permette al filosofo di cogliere la morte non come un qualcosa di negativo bensì solo come un

passaggio. Questo discorso di S. viene riconosciuto come “Palinodia” in quando risulta essere un discorso di

<<purificazione>> - riparatorio dall’errore di aver elaborato un discorso “superficiale”, un peccato nei

confronti della divinità è venuto meno ad un dovere. S. in poche righe ci fa individuare elementi razionali nel

soggetto: egli è indovino in quanto ha un’anima, e ogni anima ha una <<capacità divinatoria>>. L’anima è un

luogo dove alberga la capacità di “sentire prima” il “presentimento”. Infatti anche durante il primo discorso S.

afferma di sentirsi preoccupato, già in colpa: può anche sentirsi accettato agli uomini, ma a discapito di elaborare

una colpa nei confronti del Demone che lo rende non soddisfatto, inquieto. Questo atteggiamento è dovuto

proprio alla capacità divinatoria dell’anima. Definisce a questo punto i due discorsi (di Lisia e quello che è stato

costretto a fare) terribili, addirittura quello da lui elaborato è “il più terribile” in quanto è EMPIO irrispettoso nei

confronto degli dei. Se infatti si è d’accordo sul fatto che Eros, figlio di Afrodite è una divinità non si può dire che

egli sia il male. E’ una divinità e la si sta offendendo, non è possibile che sia un male. Questa logica ha la forma

travestita di un sillogismo: Eros è un Dio / tutti gli dei sono eccellenti di bontà / quindi Eros è eccellente di

bontà. I due discorsi pronunciati su di lui hanno commesso una colpa nei confronti di Eros, dato che non hanno

espresso nulla di sano né di vero ed hanno affermato che la divinità è un male. Perché dunque sono stati

elaborati? Per creare consenso tra gli uomini, essere accettati e convincere <<omiciattoli>> (uomini dal basso

profilo intellettuale). Sono infatti gli omiciattoli ad accettare discorsi del genere. Di fronte a tale colpa è bisognoso

effettuare un rito espiatorio per evitare le punizioni divine.

- Ad esempio Stesicoro, macchiatosi della colpa di aver scritto contro Elena (Elena si trovò nel mezzo di

un disegno divino, dunque infangare lei significava criticare l’operato degli dei) divenne cieco, elaborando

una palinodia (carme in cui restituì dignità ad Elena) riacquisì la vista.

A questo punto egli si scopre il capo, finalmente si libera della vergogna che sentiva nell’elaborare un discorso

non-vero e di offendere una divinità. Sia Fedro che Socrate sono stati ingiusti: hanno parlato con sfrontatezza,

con malevolenza dei dissidi che nascondo dagli innamorati consigliando addirittura di donarsi ai non-innamorati.

Se i loro discorsi fossero arrivati alle orecchie degli innamorati questi ultimi li avrebbero creduti dei marinai, degli

anti-sociale. La copertura del suo capo è dunque dovuta alla vergogna nei confronti di costoro e per paura di

Eros, ora, afferma il filosofo, ha bisogno di <<acqua dolce>> per ostruire l’udito impregnato di salsedine,

veicolata dall’acqua salata dei due discorsi sbagliati, azioni offensive e sbagliate. Attraverso il richiamo al sapore

egli rafforza il suo discorso: c’è bisogno che ora inizi un discorso di “purificazione”, che lavi via la colpa, la

salsedine. Suggerisce addirittura di consigliare la stessa purificazione a Lisia. Quando Fedro si dice disposto a

costringere Lisia a scrivere un discorso sul medesimo argomento, di purificazione, dimostra quanto il suo

atteggiamento sia cambiato rispetto al momento in cui sembrava invece convinto ed “invasato da Lisia”. S. però

sa che a volte il convincimento dura giusto con la presenza del maestro, perciò egli lo invita a rimanere quel che

è ora, e di non cambiare idea. Successivamente richiama il discorso del ragazzo che si finge non-innamorato

per conquistare la persona. Egli si affretta ad elaborare il secondo discorso perché teme che quel ragazzo, al

quale il primo discorso era rivolto, conceda i suoi favori a chi non è innamorato. Il ragazzo che prima era

semplicemente astratto ora si materializza: Fedro si consegna a Socrate, diventa il soggetto al quale il discorso è

indirizzato, e si dichiara “vicinissimo” quanto Socrate voglia. Il vero discorso di Socrate dunque inizia proprio con

la palinodia, ovvero il discorso in cui vuole ritrattare ciò che ha detto precedentemente ed ammette la vergogna

che prova per le affermazioni fatte. Si nota inoltre un forte cambiamento dell’atteggiamento di Fedro nei confronti

di Socrate.

IV IL GRANDE DISCORSO DI SOCRATE SULL’AMORE E SULLA BELLEZZA (244A - 258E) il nuovo

discorso capovolge la tesi di Lisia e fonda la nuova tesi su basi assai più solide.

Il primo punto è che Eros è una forma di MANIA. Se si accetta il comune modo di pensare si ritiene che la

“mania” (follia in greco) è il male, è nocivo per l’uomo; mentre l’assennatezza risulta essere il bene. Tornano le

categorie di Nitzche della lettura della realtà. Ma il paradigma tradizionale potrebbe andare in crisi, ci potrebbe

essere infatti un incrocio trasversale che affermi che la mania sia un bene. Il corpo dell’uomo può diventare

infatti il contenitore di una divinità, che riveli qualcosa che vada oltre l’umana conoscenza. Platone lo aveva già

anticipato quando parlò dell’ispirazione poetica delle muse: i poeti sono tali quando come le baccanti, nel loro

essere scomposte, sono in contatto con la divinità. Si rileva dunque una variabile che non si può controllare:

quando la mania diventa bene, in quanto ispirazione divina. Platone sottolinea la variabile positiva della mania

dell’uomo prendendo come esempi la profetessa di Delfi, le sacerdotesse di Dodona (in stato di mania

procuravano benefici all’Ellade, ritornate in loro stesse non riuscivano più a procurarli)e la Sibilla (piena

d’ispirazione divina riusciva, predicendo il futuro, indirizzare la via giusta).

Insomma in determinate condizioni la mania (theia mania: mania divina)

risulta essere positiva. Essendo lontana dalle manie umane è lungi

dall’essere un male.

La follia non va vista, come sempre è stata interpretata, come forma di

male bensì bisogna vederla come fonte di bene. E’ infatti possibile

vederla come invasamento da parte delle muse che permette all’invasato di avere un comportamento

disordinato. Nel nuovo discorso di Socrate cade la visione di mania fonte di male ed assennatezza fonte di bene,

e si installa una visione trasversale della mania come fonte di bene per concessione divina, l’uomo appunto

invaso dalle muse. Con la rottura dello schema tradizionale si entra nella profondità del secondo discorso di

Socrate, quello vero. Platone utilizza la maschera di Socrate, e gli fa presentare diversi temi importanti della sua

filosofia: fa un uso strumentale della maschera di Socrate. Non a caso ritroviamo l’importanza dell’anima nel

ciclo universale delle cose e qual è il ruolo divino di essa. Per Platone infatti tra ciò che viene prima e ciò che

viene dopo vi è un legame: la cosa è perché esiste l’idea. L’elemento comune tra la dimensione del prima e

l’adesso è l’anima. Dal punto di vita della logica c’è bisogno di fondamenta salde e per Platone l’immortalità

dell’anima è fondamentale nella costruzione del mondo delle cose. La nostra capacità di giudizio dipende dagli

archetipi che conosciamo. I primi due discorsi si reggono sulla categoria dell’utile, ciò che ci conviene o meno.

L’anima apre la nostra mente a ciò che la ragione non sarebbe in grado di considerare. I due poli del problema

saranno:

1. Quanti tipi di mania esistono, bisogna definire la mania :

- PRIMO TIPO DI MANIA : Un tipo di mania è la PROFEZIA (ricerca del futuro): essa non è un male, fa parte dei

beni “più grandi” che arrivano tramite divinità. Mania è sinonimo di follia ma non ha la connotazione negativa, in

quanto i greci l’hanno collegata all’arte della previsione del futuro,ovvero la MANICA,alla quale i contemporanei però

vi hanno aggiunto una “t” trasformandola in MANTICA. Altro modo per ricercare il futuro è l’intelligenza umana: si

cerca, ad esempio, di capire la misura delle cose per prevedere e farsi un’opinione di ciò che verrà (guardare il volo

degli uccelli ecc.), questa si chiama OIESI e da’ vita alla OIONOISTICA diventata poi OIONISTICA: ricerca, tramite

intelligenza, di un’opinione. Tra i due modi di ricercare il futuro, Socrate, afferma che è perfetta e degna d’onore la

mantica rispetto all’oionistica: ciò che proviene da un dio è migliore da ciò che proviene dagli uomini. La mantica è

un itinerario che salta la ragione e arriva a conoscenze più alte. In questo senso non bisogna avere paura della

follia che porta l’amore. Nella costruzione di questa comunicazione c’è un principio che non permette di dissentire: la

mantica essendo il bene più grande, grazie alla concessione divina, sarà automaticamente buona in tutte le sue

forme. E’ un vero e proprio sillogismo: la mantica è follia per concessione divina, la mantica porta a beni più grandi,

l’Eros che è forma di mantica è un bene.

- SECONDO TIPO DI MANIA

: La mania però si declina in varie modalità, esiste ad esempio la malattia che porta

a condizioni di disagio probabilmente dovuta a colpe del soggetto nei confronti degli dei. Ma anche nella fattispecie,

quando si vive in uno stato di prostrazione dovuta alla malattia, se esiste qualcuno dotato di mania saprà suggerire

al soggetto riti di purificazioni e iniziazioni che lo renderanno libero non tanto dalla malattia ma dalla paura che

spesso fa peggio della malattia.

- TERZO TIPO DI MANIA : Il terzo tipo di mania è l’invasamento delle muse, le quali scelgono un’anima tenera e

pura regalandole l’ispirazione bacchica. Chi fa poesia senza mania delle Muse rimane incompleto ed i suoi

componimenti vengono oscurati da chi invece ha mania.

2. Qual è l’elemento che accoglie dentro di sé la divinità?! Bisogna definire le caratteristiche

dell’anima.

Per comprendere le finalità e le ragioni della mania d’amore (Eros) è necessario guadagnare precisi contenuti

dottrinali: concetto di anima, dimostrare la sua immortalità, la sua natura ed essenza. Dunque d’ora in poi

Socrate (245 b-c) parlerà delle caratteristiche dell’anima, di come essa sia legata al corpo, della differenza tra

anima umana e anima divina e va verso la metafisica, oltre la percezione sensibile. Il suo discorso parte con

gradualità, infatti egli dimostra come un filosofo è, non è un retore che elabora discorsi senza verità. Egli infatti fa

un lavoro di retorica affermando che egli dimostrerà come Eros sia una mania che viene dagli dei, e che si tratta

di una dimostrazione solo per i sapienti. L’anima è il veicolo dell’irrazionalità, è il territorio su cui agiscono gli dei

che invadono e le muse che scelgono.

Dimostrazione dell’immortalità dell’anima  L’anima è principio automotore, ingenerato ed incorruttibile

• PRIMO ELEMENTO DI DIMOSTRAZIONE: “Ogni anima è immortale”anima vuol dire PRINCIPIO DI

ANIMAZIONE elemento che consente ad ogni vivente di essere tale. E’ il principio che sta dentro e non all’esterno

dei corpi: il principio che sta nel corpo non muore con il corpo stesso, in ogni corpo l’anima da’ movimento. Se

esterno il movimento è una causa: braccio che lancia il sasso, il sasso rotolerà e poi si fermerà in quanto è mosso da

altro, quando cessa il suo movimento cessa anche la sua “vita”. Nei corpi però il principio non è esterno ma interno

al corpo stesso, dunque è un MOVIMENTO AUTONOMO non dovuto a qualcosa di esterno e dunque immortale.

L’anima è AUTOMOVENTESI, che da’ modivmento a se stessa ed a tutto ciò che si muove.

• SECONDO ELEMENTO DI DIMOSTRAZIONE: “Il principio non è generato” Ogni principio in quanto tale è

ingenerato e incorruttibile . Il principio è necessario che non sia generato da altro, perché altrimenti non sarebbe

principio. Un principio iniziale non è causato da altro, è necessariamente anche incorruttibile. Socrate sta usando

l’Essere di Parmenide: non è mai stato né mai sarà perché l’essere è  l’essere è immobile, invariabile, è l’uno.

Riflessione sulla natura, essenza e funzioni dell’anima Dopo aver colto le caratteristiche dell’anima bisogna

cogliere le funzioni dell’anima, in che modo si connette alla dimensione terrosa. Secondo Socrate afferma che dal

punto di vista divino l’anima non può essere spiegata perché l’uomo non fa parte di questa dimensione, però dire

a cosa essa somigli è possibile, si tratta di un’esposizione umana ed anche breve. Bisogna pensare all’anima

come ad una forza che per sua natura è composta da un carro, da due cavalli e da un auriga.

246b-c egli descrive l’anima: una biga (carro a tiro di due cavalli)alata, guidata da una auriga uno è indocile e

punta verso il basso, l’altro è nobile e punta verso l’alto. Difficile è la guida per l’uomo. Nell’Iperuranio vivono le

anime degli uomini ma anche gli idei: Zeus porta le anime a spasso per l’Iperuranio, per fermarsi sulla calotta e lì

osservare la pianura della verità dove ci sono gli archetipi, ovvero le matrici delle cose, nella loro forma

spirituale e pura che godono di un’esistenza propria. La visione dell’Iperuranio è essenziale perché il nutrimento

delle ali dell’anima proviene dalla Pianura della verità. I corpi però perdono le ali per via di un incidente provocato

o dalla forza del cavallo concupiscibile oppure per un ingorgo creatosi dietro agli idei, cadono nel mondo dei

corpi, dove si aggrappano a qualcosa di terroso: il corpo appunto. I cavalli irascibili-bianchi tendono verso l’alto,

verso la bellezza. Gli idei infatti non hanno nessuna difficoltà, avendo 2 cavalli bianchi che tendono verso l’alto.

Gli uomini, con la presenza di un cavallo concupiscibile tendono verso il basso e cadono nella pesantezza di un

corpo. L’uomo però ha nostalgia di ciò che viveva prima, in quanto vive in esilio. La sua ambizione sarà dunque

quella di provare a tornare all’iperuranio attraverso la filosofia che è anticipazione della morte : liberazione

dell’anima che era libera ed è rimasta imprigionata in un corpo. La caduta nei corpi è uno shock: somatico viene

da soma, sema in greco significava prigione. Non a caso Socrate utilizza il termine “terroso” e non “terreno” per

sottolineare la caduta nel corpo come condanna dell’uomo, la prigionia, la pesantezza del corpo in una

dimensione spazio-tempo rispetto alla dimensione libera dell’anima. Le cose esistono perché sono prodotti-

derivati-copie di queste idee, non esiste cosa che non ha idea, e l’idea partecipa alla cosa e se interrotto questo

filo non vi sarà conoscenza. Per fondare la scienza bisogna guardare all’Iperuranio. Ogni anima si prende cura di

tutto ciò che inanimato, fermo, in quanto il principio è movimento. Quando l’anima cade nel corpo terroso lo

anima, gli dona movimento. l’unione di anima e corpo è chiamato <<vivente>> poi prese il soprannome di

<<mortale>>.

246d-e: Per il termine <<immortale>> non basta però un discorso razionale, ma arrivare ad una definizione non

è difficile: dopo aver spiegato razionalmente cos’è un vivente-mortale, chiede uno sforzo di

“immaginazione”se un mortale è un corpo che ha un’anima che temporaneamente lo abita; l’immortale ha

un’anima e un corpo eternamente <<connaturati>>. L’anima porta l’uomo verso l’alto e l’avvicina agli idei più di

qualsiasi altro elemento del corpo, essa cerca la prossimità con gli idei in modo da perfezionarsi. Il divino è infatti

ciò che è <<bello, sapiente, buono>>. Il cibo che ci rende migliore è dunque la bellezza e la sapienza, è proprio

attraverso queste pratiche che l’anima diventa migliore e si nutre. La bruttezza, la malvagità, la tirannia, il

possesso guastano le ali, si tratta di tutti gli elementi che sono stati invece presentati nei primi due discorsi,

quando si parlava dell’amore malato. Questi elementi guastando le ali non permettono all’anima di tendere verso

l’alto ed avvicinarsi agli idei.

248c-249a: Le anime sono diverse tra loro: chi è riuscita ad ammirare per lungo tempo la pianura della verità, chi

è riuscita invece per poco, chi invece non vi è riuscita affatto. Gli uomini che possiedono l’anima che è riuscita,

più di tutti, ad ammirare la pianura della verità è quella dei filosofi. Socrate presenta dunque la legge di

Adrastea. Nonostante cambino le forme, mutino i modi, la Legge di Adrastea non cambia mai e l’uomo non vi si

può sottrarre. Questa legge governa le re-incarnazioni dell’anima, l’anima nell’Iperuranio può aver seguito due

destini:

- Diventata seguace di un dio sarà riuscita a vedere le idee in larga parte, quindi l’anima più vicina agli idei

sarà più prossima alla divinità e rimane immune nei cicli di rincarnazione.

- Qualora invece non essendo in grado di seguire il dio, si riempie di dimenticanza e di malvagità, si

appesantisce ed appesantendosi subirà nella sua prima generazione di incarnazione un trapianto in

natura animale.

Socrate poi presenta i vari livelli dei destini delle anime, in baso a quanto queste ultime :

1. L’anima che ha visto il maggior numero di esseri si trapianta in un uomo che diventerà amico del sapere,

del bello, delle muse, desideroso amore. L’amore lo aiuterà, più facilmente di altri a ritornare alla

libertà dell’anima. L’uomo che vive per la sapienza, per il bello e per la poesia vive l’anticipazione della

morte, la libertà dell’anima.

2. si trapianta in un uomo abile di guerra, che rispetta la legge, adatto al comando

3. uomo politico, economista, finanziere

4. uomo che ama le fatiche, che pratica ginnastica, che si dedica alla guarigione dei corpi.

5. Indovino, iniziatore ai mestieri

6. poeta, o chi si occupa delle imitazioni. In effetti il poeta che non è ispirato dalle muse fa imitazione

dell’imitazione dell’idea, fa imitazione della cosa e non dell’idea, svia dunque l’attenzione dei soggetti e li

allontana dalla verità. Ecco perché si trova al sesto posto.

7. artigiano o agricoltore

8. sofista o un corteggiatore di popolo

9. tiranno

Le ali rispuntano solo dopo 10.000 di cicli di reincarnazioni, ad eccezione delle anime dei filosofi che se per 3

volte (al terzo giro di millenni, dunque a 3000 anni )hanno saputo vivere secondo la verità, rimettono le ali e

tornano a essere presso gli dei. Si tratta però di persone che si allontanano dalle occupazioni umane per

rivolgersi al divino, dunque vengono accusati di essere usciti di senno in quanto non si comprende che si è in

realtà invasati da un Dio. Tra tutte le divine ispirazioni, Eros è la migliore: l’amore puro e la filosofia elaborata

in modo sincero consentono dunque la ricrescita delle ali più velocemente. La mania d’amore (QUARTA

FORMA DI FOLLIA)deriva dalla visione della bellezza di un corpo fisico, la quale richiama per ANAMNESI la

Bellezza intelligibile che l’anima ha visto nell’Iperuranio.

Conoscenza come reminiscenzaLa conoscenza delle idee è una teoria scientifica, la conoscenza delle cose

è una verità opinabile. La verità appartiene all’immutabile. L’oggetto di una scienza deve essere immutabile,

oggettivo, necessario. Le caratteristiche di una verità della scienza sono infatti:

- necessità;

- universalità

- ripetizione nel tempo della stessa misura.

Quando Aristotele dette sistemazione alle scienze sostenette che i quattro elementi della fisica (terra, acqua,

aria, fuoco) nel mondo dovessero essere poste in ordine di peso. La scienza è sempre scienza del necessario in

quanto le cose cambiano nel tempo. Sull’opinione non si può fare scienza perché l’opinione cambia, si fa scienza

solo sulla verità ed il filosofo è colui che può farla.

247C - CHE COSA C’E’ NELL’IPERURANIO?!: Socrate afferma che l’Iperuranio è la realtà che sta al di sopra

del cielo, abitato dagli idei ed occupato dall’ <<essere che realmente è, senza colore, privo di figura, e non

visibile, e che può essere contemplato solo dalla guida dell’anima, ossia dall’intelletto e intorno a cui

verte la conoscenza vera>>. Gli archetipi sono le molteplici manifestazioni prive di colore, di figura, che l’idea

pone alla nostra conoscenza. Nessun poeta parlerà chiaramente di cosa sono gli archetipi. Da essi derivano

molteplici figure e colori. Nell’iperuranio abitano quelle forme pure che possono essere colte soltanto dall’animo.

247d-e: Socrate richiama nel lettore un tema importante. Afferma infatti che le cose cambiano ma non la

giustizia, la temperanza e la scienza. Esse, in particolare la giustizia, sono sempre idee pure, vere. La giustizia

in particolare non cambia, a cambiare è il modo di confrontarsi con essa, a cambiare sono gli uomini. Il mondo

dell’iperuranio è un mondo di archetipi che non cambiano mai: il tempo non li scorre, non vi è divenire nelle idee.

Il mondo terreno è invece quello in continuo cambiamento. Vi è differenza tra l’essere che realmente è (quello

dell’iperuranio) e l’essere che siamo noi, esposti continuamente al cambiamento.

248 b-c: c’è un esempio di uscita e contemporaneamente entrata nel mito: fa riferimento al racconto ma al tempo

stesso alla vita umana. Chi afferma di non poter arrivare alla verità segna il proprio destino fermandosi

all’opinione. Si tratta di anime che non vedono gli archetipi e quindi non conoscono realmente le cose. La pianura

della verità nutre le anime affinchè queste possano volare. Platone per non essere totalitario nella Repubblica

afferma che vi sono dei sacerdoti che osservano e governano laddove ci siano disordini, ed il loro compito è

proprio quello di isolare e correggere. Questi, se riescono a produrre bene possono divenire filosofi, ma allo

stesso tempo Platone affermerà nella sua filosofia che l’essere filosofo è una questione ereditaria.

251 b 252 b Quali sono gli EFFETTI DELL’AMORE?! IN CHE MODO EROS E’ UTILE ALLA FILOSOFIA?! La

bellezza mediante l’amore (REMINISCENZA dell’idea di Bellezza) fa rinascere le ali all’anima. E’ come quando

l’amante viene fatto crescere dall’amato, è come la ricrescita delle ali stimolata da Eros, che ci dona la

sensazione di una rivalutazione interna, è una forza che entra in noi e ci governa. Il mito della conoscenza infatti

afferma che la conoscenza stessa renda migliori: si diviene sapienti attraverso l’eros che permette la ricrescita

delle ali, sotto forma della stessa sensazione provata dai bambini quando stanno per mettere i denti. La

sensazione in questo caso è colta come qualcosa che sta accadendo in noi ma che non si può padroneggiare:

può essere dolorosa oppure no, ma rimane qualcosa di ingestibile. Dalla lettura si evince quanto sia importante

per Platone alla descrizione di sensazioni fisiche comuni a tutti, importante in quanto permette al lettore di

trovarsi all’interno del suo discorso. Platone inserisce il nome di Pteros, affermando che si tratta di un termine

utilizzato dagli omeridi per descrivere Eros, Ptero però non a caso in greco significa “ala” e con questo termine

vuole indicare come l’Eros appunto faccia spuntare le ali. Socrate parla degli effetti dell’amore, che per essere

individuati si ha bisogno di identificarne la causa. Se si vuole giudicare un comportamento, se si vuol formulare

un giudizio riguardo un atteggiamento bisogna infatti necessariamente individuarne la causa. Nel caso dei

comportamenti dell’innamorato non è possibile identificarne la causa:

- L’innamorato è in uno stato di turbamento, sente talmente tanto la mancanza dell’altro che non riesce a

dormire: non riesce a star lontano dalla sua <<brama>>, da colui che <<possiede la bellezza>>.

- Quando sta vicino l’amato/a tutto ciò che era sofferenza prima (la distanza) si scioglie in un presente di

piacere dolcissimo.

- L’unica cosa al mondo che importa all’innamorato è il suo amato, egli infatti si dimentica delle “cose del

mondo”: le cose sono belle se passano attraverso l’amato, ci si consegna all’altro.

- C’è un richiamo alla parte dei primi discorsi, dove l’anziano spende tutti i suoi beni per l’amato, nel vero

innamorato invece le ricchezze <<vanno in rovina>> perché <<non gliene importa nulla>>. La priorità

diventa la vicinanza all’amato, il quale diviene il <<medico dei suoi grandissimi mali>>, dall’amato

dipende la serenità e la felicità, da lui dipendono effetti benefici.

252 c- d:Platone che vuole spiegare tutto il fenomeno dell’Eros si chiede perché se, Eros/Pteros è una divinità,

figlio di Afrodite, perché non entra in tutti i corpi allo stesso modo?! Perché questa divinità viene vissuta in

maniera diversa e le declinazioni dell’amore sono differenti? Ritorna al mito della processione delle anime

nell’Iperuranio ed afferma che ognuno si sforza di imitare il dio di cui era seguace nell’aldilà e nell’amore

cerca l’anima corrispondente. Ogni anima si è accodata ad un dio, dalla quale ne ha ricavato le qualità di

essere. La vicinanza ad una divinità rispetto un’altra è il discrimine per comprendere come ci si approccia

all’amore: nell’amore si ripete la matrice divina di colui che si seguiva durante la processione iperuranica. Chi ha

ad esempio seguito Ares nell’Iperuranio, quando sono presi da Eros lo vivono con ispirazione marziale, in modo

forte e si dicono addirittura disposti a sacrificare se stessi ed il loro amato. Ognuno si sforza di imitare il dio di cui

era seguace nell’aldilà e nell’amore cerca l’anima corrispondente: i filosofi sono coloro che hanno seguito Zeus, i

re sono coloro che hanno seguito Era. Platone abbozza un’analisi introspettiva e fa emergere la tendenza a

scegliere un amato simile a se stessi, si cerca appunto l’anima corrispondente: somiglianza con se stessi o

somiglianza con il divino che è stato seguito. Coloro infatti che seguivano Apollo cercano proprio che il loro

amato abbia una natura dello stesso tipo, nell’eventualità di una avvertita diversità il soggetto non si comporta

con invidia o malevolenza ma cerca comunque di << renderlo simile, nel modo più completo possibile a se stessi

e al dio che onorano>>. Qui c’è una piccola contraddizione, una forzatura: il soggetto porta l’amato ad

<<assumere l’attività e la forma di quello>>. Si tratta di un’anomalia, in effetti per il Platone della Repubblica i

soggetti hanno delle disposizioni, e non si può assumere qualcosa che non appartiene a se stessi. Qualcuno che

cerca di rendere il soggetto diverso da ciò che è, è una forzatura-violenza che arricchisce solo un amato.

Sembra ci sia una piccola frizione, è anche vero però che non siamo certi della traduzione e di come

anticamente era riportato questo passaggio. E’ comunque comune costume una piccola “violenza” da parte degli

innamorati che sta nel tentativo di renderli simili a loro, al dio di cui essi si sono stati seguaci.

255 a: si ha la ripresa del mito della biga alata per spiegare le passioni connesse all’amore. Il mistero dell’eros

resta tale: non si conoscono il perché, le cause. Si tratterebbe di una forma di invasamento che eleva il soggetto

innamorato. Come si possono circoscrivere gli effetti negativi di esso? L’amore di per sé è sempre una forza

distruttiva. Da cosa dipende? Tutti gli effetti previsti dall’eros dipendono dalla composizione del soggetto, da quei

due cavalli e dall’auriga, che siamo noi. Vi è sempre il cavallo bianco ed il cavallo nero, il quale spesso però

riesce ad essere disciplinato. Non si è sempre costanti nell’amore: talvolta si è prudenti, talvolta imprudenti. La

cosa che maggiormente preme è la comprensione dei sentimenti degli altri: l’atteggiamento altrui è strumentale o

sincero? In più l’uomo è condizionato dal contesto che si vive: gli altri, al di fuori della coppia, potrebbero

ostacolare la relazione. Il soggetto è combattuto, i due cavalli non trovano allineamenti. SOLO il tempo e la

certezza dei sentimenti dell’altro daranno equilibrio. Platone per spiegare perché un amato sceglie un individuo

anziché un altro elabora una teoria della corrispondenza: <<amor che nulla ha amato, amar perdona>>  per

forza di natura chi nutre veramente questo sentimento, creerà una corrispondenza nell’innamorato, anche se le

contingenze (es. compagni) ostacolano la relazione. La corrispondenza sta nel fatto che se un soggetto è amato,

amerà; se uno è buono è amico di un buono. Perché ciò avviene?! Perché <<la benevolenza dell’amato,

manifestandosi vicina, colpisce l’amato, il quale si rende conto come tutti quanti gli altri … non gli

offrono neanche una parte di amicizia a confronto con quella che gli offre l’amico posseduto da un dio>>.

255 c – e Platone tratta del flusso d’amore, ed utilizza la storia di Zeus e Ganimede per definire meglio il flusso

amoroso. Il flusso riprende l’immagine di ciò che non ha misura: è un sentimento che scorre abbondante verso

l’amante, e dopo che lo ha completamente riempito, trabocca. Questo è ciò che accade a Zeus quando si

invaghisce di Ganimede, il quale serviva il banchetto degli dei. c’è un richiamo memorativo alla sua teoria: c’è un

rimbalzo tra il mondo dei corpi ed il mondo delle idee, che richiama da ciò che è materiale l’idea vera. Egli scrive

infatti che <<rimbalzando da corpi levigati solidi>>, dunque partendo dall’innamoramento materiale bisogna

passare (ritornare) alla Bellezza vera, all’innamoramento ideale. Ed è così che funziona il flusso della bellezza: è

un triangolo che si completa attraverso la vista  la vista coglie la bellezza dei corpi, che ribalza e ritorna

all’idea iperuranica. Questo flusso attiva la ricrescita delle ali e conduce il soggetto all’elevazione, pertanto

<<l’amato ama ma non sa dire che cosa>>, resta un mistero. L’innamorato non sa nemmeno cosa prova, non è

in grado di spiegarlo. Platone lo paragona ad un soggetto che ha preso da un altro individuo una malattia agli

occhi, ma che non è in grado di spiegarne la causa. l’eros è paragonato ad una malattia: l’uomo non sa perché

l’ha contratta ma la patologia lo cambia. E tramite questa “malattia” il soggetto innamorato vede se stesso

nell’altro, come l’effetto di uno specchio ma non lo sa. L’eros rimane un mistero. La vicinanza tra i due

innamorati fa vivere in uno stato di grazia, e quando la vicinanza viene a mancare l’energia positiva si trasforma

in sofferenza. La sofferenza è dovuta al fatto che in assenza dell’altro, gli amanti lasciano un immagine di sé che

genera desiderio di vicinanza, questo desiderio però non essendo appagato diventa rimpianto e sofferenza.

256 b-c: QUANDO L’AMORE RIDA’ LE ALI E QUANDO NO: Platone tratta di quando l’amore ridà le ali

all’anima, e quando invece no. Se tra le due parti vincono le parti elevate dell’anima, si conduce una vita ordinata

e dedita alla filosofia. Questi ultimi che riescono a tenere in equilibrio l’auriga, dunque vivono una vita in armonia,

moderata, avendo sottomesso il cavallo nero, sono i filosofi. Questo immane sforzo fatto di vissuti virtuosi

divengono, giunti al termine della vita, di nuovo alati e leggeri. Si parla del destino di coloro che sono ancora in

cerca dell’onore, ovvero coloro che hanno tentato di vivere un amore filosofico, una vita virtuoso ma non sempre

vi sono riusciti. Si tratta di non-filosofi che hanno fatto di tutto per essere migliori, sono invasati dalla mania

dell’amore, muoiono senza ali, l’anima esce dal corpo senza ali ma con il desiderio di rimetterle, non meritano la

pena peggiore, non è giusto che scendano nelle tenebre. Infatti essi ricominciano il viaggio e potranno essere

felici, progredire fin quando non riescano a rimettere le ali.

256 e – 257 b Socrate termina la palinodia: Si rivolge al “suo” ragazzo (Fedro infatti si era concesso come

destinatario del discorso all’inizio della palinodia) ed afferma che si tratta di <<cose grandi e così divine>> che

porteranno in dono l’amicizia. Chi invece si concede per un orientamento alla misura, alla convenienza, a chi non

è innamorato infonde alla sua anima una grettezza. È anche vero che la moltitudine lo elogerà come virtù, come

virtuoso, ma in realtà dovrà girare per 9000 anni intorno e sotto la terra. Successivamente Socrate si rivolge ad

Eros, chiedendo di essere perdonati e di accogliere la palinodia, offerta per espiazione. Chiede alla divinità di non

impoverirlo e di non togliergli la quarta forma di mania, ovvero l’arte di amare che gli era stata in dono. Chiede la

concessione di essere preso dal bello ancor più di quanto non lo fosse già (nonostante Socrate agli occhi

appariva “trasandato”, si diceva di lui che aveva una “bella anima”). Socrate in conclusione chiede alla divinità

di far pesare su Lisia la colpa per i primi discorsi sconvenienti, si tratta infatti del padre di quei discorsi. Il filosofo

chiede inoltre di farlo smettere, di farlo rivolgere verso la filosofia come suo fratello Polemarco, affinché dedichi

la sua vita ad Eros attraverso discorsi filosofici. E’ rilevabile una piccola pecca di presunzione: Socrate ha colto

Lisia, più di quanto Lisia abbia colto se stesso.

IV QUALI SONO I CARATTERI SECONDO I QUALI SI DEVONO FARE I DISCORSI (257 B 274 B)

Platone

solitamente indica quando sta per venire il momento conclusivo con un intermezzo. In questo caso ce ne sono due: uno

teoretico in cui ci dice quale sia il problema che rimane da risolvere (quale sia il modo giusto di fare discorsi), ed uno poetico

ovvero il mito delle cicale.

Inizia dunque un discorso sulla tecnica del fare un buon discorso in quanto dopo la palinodia egli consacra

l’essere ad una funziona sacra (strumento della filosofia per catturare-recuperare il già visto, per chi ha visto

molto archetipi). Bisognerebbe vivere l’amore in modo filosofico se si vuol trarre un vantaggio. Il verbo

<<crescita>> abita nel discorso di Socrate, egli afferma appunto che solo chi ama permette all’amante di

crescere (contrario invece per Lisia). E solo Eros riesce a far ricrescere le ali. La palinodia di Socrate non dura

moltissimo, e le ombre non hanno ancora coperto il cielo per cui l’atmosfera è ancora calda per incamminarsi per

la città. c’è dunque ancora tempo per un confronto. Un confronto tra amici nasce in modo spontaneo, tra amici,

tra persone che si fidano. Fedro dall’ostilità iniziale è passato a stimare Socrate, dunque anche quest’ultimo

riesce a fidarsi di lui. Il filosofo non è soltanto la quarta forma di mania, l’eros che porta alla conoscenza, ma il

filosofo è sempre inclina alla ricerca della verità, non sa proporre se stesso se non nell’ottica della ricerca del

vero. Il retore può tuttalpiù possedere una forma persuasiva del discorso, mentre il filosofo possiede la verità. Il

filosofo è superiore nella forma e soprattutto perché possiede la verità. Fedro si rivolge a Socrate chiedendo di

spiegargli l’abilità di fare buoni discorsi. Sembra un discorso non previsto, lo scritto dona l’immagine naturale

di un intermezzo, un momento di passaggio, un confronto appunto. Dal punto di vista didattico la cesura, la

pausa è utile, in quanto costruisce una possibilità di rinvigorirsi per i lettori prima di entrare in un altro tema. Il

dialogo che inizia in questo punto sembra un momento colloquiale fuori dal tempo, gli racconta un mito.

Secondo Bruno il filosofo è anche un artista, un pittore: può utilizzare diverse tecniche per presentare un tema.

L’Eros è un flusso che pervade, fa funzionare meglio il corpo, è anche una trasformazione di tipo fisico: uno

stravolgimento del soggetto che non è più padrone dei suoi pensieri. Ciò comporta ambivalenza: l’amore

comporta gioia, serenità, ma è anche fragilità, assenza dell’altro.

- All’interno dell’eros c’è dunque questa duplicità rilevabile nel dipinto di Lucas Cranach (1472 – 1553, famoso per il

ritratto di Lutero e sua moglie che diventarono emblemi della riforma). L’idea fissa di Cranach era proprio l’amore:

rappresenta un’Afrodite attualizzata (con il cappello del tempo) ed una Venere della tradizione. Rispetto al figlio

prediletto c’è un atteggiamento diverso: nella rappresentazione attualizzata Afrodite sgrida Eros in modo amorevole,

il quale ha rubato il favo delle api e le ha indispettite. Il messaggio che passa attraverso il dipinto attualizzato è che

l’amore è come il miele, va maneggiato con estrema cura altrimenti porterà sofferenza: Eros sente il dolore delle

punture e non comprende perché.

- Il Parmigianino dipinge Cupido che fabbrica l’arco, secondo la leggendo Cupido non cresceva, fu fatto presente ad

Afrodite che se non avesse avuto un fratello non sarebbe mai cresciuto. Afrodite dunque partorisce Anteros, che

nella storia del pensiero viene letto sia come la forza eruttiva dell’eros, che l’amore non corrisposto. Eros ha anche

una sorellina Liseros, la quale mette fine ai rapporti. I volti dei fratelli non incutono serenità, si trovano in secondo

piano rispetto ad Eros: Anteros sta girando un polso a Liseros, lei invece è sdegnata. Tutto ciò è il compendio di

un’idea antica dell’equilibrio sempre difficile dell’eros, non si tratta di un messaggero di sola serenità bensì di anche

controspinte.

257 c-d: Inizia un discorso sul giusto valore della retorica, con l’esplicitazione del tema caradine del dialogo:

come deve essere fatto un discorso. I discorsi, la comunicazione non sono qualcosa di deprecabile a parere di

Socrate. Secondo il filosofo non va criticata la modalità di comunicazione, bensì bisogna criticare quando queste

modalità sono utilizzate in modo infedele e non obbediscono alla verità. si mostra chiara la tesi di Platone

secondo cui il filosofo punta alla verità, un retore invece all’accondiscendenza ed è a partire da questo stralcio

che Socrate affronta un problema tecnico, ovvero come vengono formulati i discorsi. Per Platone si è già detto

che non tutto ciò che ha insegnato è stato scritto, c’è infatti anche una notevole parte orale fornita solo ai suoi

allievi e che volutamente il filosofo non ha fatto scrivere. Per Platone infatti l’oralità è superiore alla scrittura

perché lascia la possibilità di discutere, fare domande. La scrittura è sì importante per tramandare gli

insegnamenti ma non dice tutto. L’argomento che Platone ha lasciato all’oralità è il BENE, affermando che di

esso non si può dare spiegazione. Riguardo la scrittura del Fedro il testo è dotato di completezza, non a caso

inizia e finisce con gli stessi temi: il discorso finale è quello di Socrate in cui omaggia il suo pensiero alla divinità e

viene messo in una posizione superiore, dato che è invasato dall’eros. Vi sono infatti elementi di continuità:

presenza del divino, forma di invasamento, eros come forma che moltiplica le nostre energie. Insomma l’eros

migliora l’individuo lo eleva, lo completa. La retorica per Platone non è un’arte, è una tecnica che garantisce

persuasione ma che va utilizzata con circospezione: quando viene utilizzata a fin di bene e seguendo la linea

della verità non è male, se viene invece utilizzata per perseguire i fini propri è invece male. Nel primo discorso,

quello di Lisia, la retorica è stata utilizzata non per fini nobili, bensì solo per ottenere il consenso ed è dunque da

condannare, nel primo discorso di Socrate invece, la retorica viene utilizzata per condurre Fedro da una

condizione peggiore ad una condizione migliore, dunque non ha tradito lo spirito della comunicazione. Da ciò si

deduce che Platone non è contrario alla retorica bensì alle modalità con cui viene utilizzata, modalità che non

puntano alla verità. Anche in questo caso il filosofo è superiore al retore nell’utilizzo della retorica. Socrate getta

le basi sul discorso intorno alle modalità di fare un buon discorso, ed inizia poi il racconto di un mito creando

un intermezzo: il mito delle cicale

259 a: Questo mito viene introdotto con un elemento del contesto, si sente il brusio delle cicale (dopo

mezzogiorno) e Socrate inizia il racconto di questi insetti: le cicale guardano, bisogna parlare così che le cicale

abbiano una buona considerazione. Prima che nascevano le muse vi erano uomini così presi dal canto che

dimenticavano di mangiare e le muse le trasformarono in cicale. Tra le muse e le cicale è rimasto un rapporto:

queste ultime infatti sono come delle spie, raccontano alle muse ciò di cui gli uomini che sentono, parlano. Quindi

Socrate dice che non è giusto riposarsi, in quanto le cicale informeranno le muse del loro comportamento. Le

muse sono le figlie di Zeus e di Memosine ed ognuna di loro è protettrice delle nostre inclinazioni artistiche:

1. Clio – storia

2. Talia – commedia, poesia bucolica

3. Erato – canto corale – poesia amorosa (nominata nel mito)

4. Euterpe – musica

5. Polimnia – orchestra, pantomima

6. Calliope – poesia epica (nominata nel mito)

7. Tersicore – danza (nominata nel mito)

8. Urania – astronomia e geometria(nominata nel mito)

9. Melpomene – canto, tragedia, armonia musicale

L’interruzione dal discorso iniziale, fatta con il mito delle cicale, diviene un’occasione di pausa per il lettore, e

per raccontare una bella storia. Le muse sono dunque protettrici delle inclinazioni artistiche dell’uomo, il suo

destino sensibile.

V – LA VERA ARTE DI FARE I DISCORSI: QUALI SONO I CORRETTI CRITERI METODOLOGICI DI

FARE DISCORSI?

259E: La vera arte di fare i discorsi: discutere, comunicare, scrivere hanno un senso, un limite, una negatività

intrinseca o estrinseca? Un discorso può essere corretto, ma non si sa se esso sia vero, ovvero buono. Un

sillogismo ad esempio può essere corretto ma sbagliato allo stesso tempo, in quanto non vero. La formalità e la

correttezza di un sillogismo come di un discorso non dipendono dal contenuto. La correttezza, la forma non

precludono la verità di un discorso, i sofisti ad esempio sono attratti dalla perfezione del discorso, da ciò che

ammalia del discorso ma non dalla verità. Per Socrate l’errore è dovuto al fatto che le premesse non sono

coordinate con la natura. Se comunque il discorso viene elaborato da un filosofo allora sarà corretto e vero, dato

che il filosofo punta alla verità. Un retore, come Lisia, elabora un discorso che sarà particolarmente persuasivo e

perfetto nella forma ma non è detto che contenga la verità. Bisogna dunque verificare come i metodi del discorso

vengono utilizzati, per comprendere se il discorso stesso sia vero o se è pronunciato da un truffatore,

sicuramente seducente. Il discorso deve fondarsi sul vero e non sull’opinione  il discorso fatto bene ed in

modo bello appartiene a colui o colei che lo formula conosce il vero intorno alle cose su cui si accinge a

parlare. Non esiste uomo che sa parlare di tutto, è solo esercizio musicale che non serve alla comunicazione che

è cosa sacra regalata dalle muse. Nell’oratore è importante non tanto conoscere le cose giuste e belle, piuttosto

conoscere le cose che sembrano belle e vere agli occhi della moltitudine che ascolta, in modo da generare il

consenso.

Il filosofo non potrebbe mai tradire la verità e la bellezza per catturare il consenso, vuole infatti che il suo

ascoltatore conosca e cresca, l’oratore- retore invece non ha invece scrupoli. L’aspetto non-etico sta nel fatto che

il retore potrebbe anche sapere cosa è giusto e cosa è bello, ma lo nasconde per toccare le corde giuste per

generare consenso. Socrate meTte Fedro dinnanzi ad un paradosso: un allevatore parla di un asino,

descrivendolo come un cavallo secondo l’idea di una condizione generale di quadrupede. Secondo Gorgia

ognuno di noi è una sentinella, dobbiamo escludere coloro che parlano di una cosa senza sapere cosa questa

cosa è, perché genera pericolo. Bisogna capire se chi parla sa cosa è il vero e se sta parlando del vero, in quanto

in caso contrario genererebbe elogio del male come se fosse un bene, e persuade chi lo ascolta ad operare il

male invece che il bene. La causa del male non è il discorso, bensì l’intenzione con il quale esso viene

elaborato. Ad un certo punto Socrate si sente addirittura preoccupato di aver offeso l’arte dei discorsi, ecco

perché puntualizza il fatto che il male non proviene dal discorso ma da chi lo elabora senza buone intenzioni. Per

Socrate esiste una scala dei valori: bisogna prima acquisire il vero e poi donarlo agli altri imparando a parlare di

essi, imparare cioè la filosofia ed imparare a proferirla. Questo significa parlare secondo arte: imparare ad

acquisire il vero ed automaticamente riconoscere il falso. Il vero infatti dona la forza di svelare l’inganno in

quell’oratore che vuole vendere il cavallo per asino. Invertendo la scala dei valori si diventa sofisti, truffatori. La

rigida gerarchia implica la filosofia come acquisizione del vero e la retorica come mezzo per proferire. Ma la

retorica al servizio della filosofia è arte o pratica?! Già c’è una sottile risposta nell’affermazione di Fedro secondo

cui lo Spartano, ovvero anche chi ha una conoscenza molto sensibile ed immediata, afferma che una vera arte


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in scienze pedagogiche
SSD:
Università: Salerno - Unisa
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giorgi.One di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia moderna e contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salerno - Unisa o del prof Cambi Maurizio.

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