Platone (428 a.C. – 347 a.C.)
Fedro
Probabile data di composizione: 370 a.C. Platone, se si danno le date per precise, scrive questo testo intorno ai 60 anni. È difficile segnare come prevalente un argomento, in quanto al suo interno ne esistono di diversi. Non è esatto affermare che si tratti di un dialogo sull’amore, in quanto egli dà un movimento quasi teatrale alla sua opera che fa prendere vigore diverse vie traverse, dunque gli argomenti sono diversi.
Il dialogo avviene tra Fedro e Socrate, i quali iniziano parlando di Eros, dell’amore, per poi arrivare a toccare innumerevoli argomenti. Platone ci avverte di essere lenti nella lettura, per comprendere che tutti noi siamo un po’ Fedro. Si tratta di un uomo privo di pregiudizi, ha le sue passioni e difende la filosofia, in quanto ne è invaghito, ma è pronto ad accogliere nuove verità se si accorge di aver torto. Dunque il suo atteggiamento è rilevabile un cambiamento: inizialmente difende a spada tratta le sue conoscenze, poi lentamente la sua volontà di imparare gli permette di aprirsi a nuove frontiere.
Platone fa dire cose utili a Socrate per far comprendere quale era il suo modo di rapportarsi alla filosofia, e quale fosse il nocciolo della sua teoria. Senza leggere Platone è impossibile cogliere il personaggio impalpabile che è Socrate, il quale ricordiamo non ha mai scritto. Egli crede infatti, come strumento di conoscenza, il parlato in quanto lo scritto tradisce e non permette aperture creative, domande e risposte. Socrate era balbuziente, senza una scuola alle spalle, mal vestito, senza nominata ma i giovani ne erano affascinati.
Questo fascino era dovuto al fatto che Socrate insegnava a fare buon uso della propria libertà: spiegava quanto fosse sbagliato farsi strumento degli altri, quanto fosse importante coltivare il proprio talento e capire chi si è e chi si vuole essere. Per Socrate l’uomo deve scegliere secondo le sue propensioni ed inclinazioni e non in base agli altri, se l’uomo ha delle conoscenze sbagliate deve distruggerle e tirare la verità dal proprio interno, non dall’esterno, non dagli altri. Questa crescita interiore, questo “parto” è la consapevolezza, l’amore per se stessi, che fa in modo che il soggetto non entri in contrasto con se stesso.
Introduzione
Impianto strutturale del testo: il Fedro è un grande capolavoro. Il dialogo presenta una specie di climax ascendente, in cui ogni movimento guadagna un arricchimento di contenuto, concludendo con la celebre preghiera del filosofo, che riassume l’intero messaggio del dialogo. Il dialogo si divide in 5 parti: le tre che presentano i tre discorsi e due momenti della parte dialogica:
- Prologo.
- Discorso di Lisia su Eros: presentato per poterlo criticare in modo sistematico nei contenuti e nel metodo;
- Primo discorso di Socrate: presentato per dimostrare che i contenuti del discorso di Lisia possono essere sostenuti in modo migliore e con maggiore coerenza, usando il metodo filosofico;
- Secondo discorso di Socrate – Palinodia: è un canto di espiazione delle cose malvagie dette su Eros nei discorsi precedenti, condotto con contenuti veritativi e sorretto da un metodo adeguato.
- Passaggio in cui si discute con procedimento dialogico sui problemi del metodo corretto del fare discorsi. Emerge che il metodo corretto implica il metodo dialettico della filosofia, la conoscenza della verità e dell’anima di coloro ai quali si vogliono comunicare. Il vero scrittore può essere solo il filosofo-dialettico. Il filosofo è tale solo se non scrive le cose di maggior valore nei rotoli di carta, ma nell’anima degli uomini: nelle anime giuste, nel modo giusto e nei tempi giusti.
- Preghiera a Pan.
Il nesso del problema di fondo (quale sia il modo adeguato di scrivere) e l’altro problema (natura dell’Eros e Bellezza) sta nel fatto che si tratta di temi per Platone connessi, in quanto, se il filosofo è il solo che sa veramente scrivere come si deve scrivere, è altrettanto vero che il filosofo è colui che ama: Eros e filosofia sono inscindibilmente connessi (chi non sa amare non può essere filosofo).
I – Il prologo: incontro di Socrate con Fedro (227A -230E)
Nel prologo viene presentata la figura di Fedro il quale è stato con Lisia e ha ascoltato un discorso, ora si sta recando fuori le mura per una passeggiata distensiva. Fedro vorrebbe servirsi di Socrate per recitargli questo discorso, ma Socrate scopre che Fedro porta con sé il discorso scritto e lo convince a leggerglielo e non a raccontarglielo.
Il luogo è di una bellezza celeberrima: fiume, cippi consacrati agli dei del luogo, le cicale (profetesse delle Muse), platano e la sua ombra, profumo di un agnocasto. Si tratta dei luoghi che probabilmente si trovavano intorno all’Accademia. Qui vi è la prima metafora utilizzata da Platone e messa tra le parole di Socrate, ovvero paragonare le parole, i discorsi ad un banchetto imbandito.
Nel prologo Fedro sembra arrogante, è un giovane che si rivolge a Socrate esortandolo a muoversi. È come se si ponesse in termini di superiorità nonostante sia di fronte ad un saggio. Fedro introduce l’argomento del discorso, ovvero l’amore. Si tratta di un argomento trattato da Lisia, figlio di Cefalo la mattina stessa, ed al quale Fedro ha partecipato. Lisia ha costruito l’intero discorso sulla legittimità di concedersi a chi non è innamorato piuttosto a chi non è innamorato. Fedro afferma che il discorso di Lisia sia stato costruito ingegnosamente, ovvero si tratta di un qualcosa di incontrovertibile, un ragionamento che non può essere negato.
Si nota quanto Fedro e Socrate abbiano due modi di intendere la retorica differenti: Socrate non è assertorio, non dice subito di No ma lo lascia intendere, fa nascere il dubbio. Concede il tempo di riflettere in modo che in Fedro nasca la riflessione, in modo da allargare il suo punto di vista e renderlo autonomo, lo porta alla conoscenza. L’insegnamento di Socrate è universale, insegna un metodo. Platone ha una scrittura capace di permettere al lettore di vedere la scena che accade.
Ad un certo punto Fedro sente la necessità di andare all’esterno della città, i due protagonisti si trovano nella parte sud di Atene vicino al fiume (Rive dell’Illisso). Nel dialogo Fedro si dimostra spigoloso e arrogante perché convinto di ciò che sa, Lisia è il suo “eroe” e dunque non vuole mettere in dubbio la sua parola. Lisia parla di amore in modo provocatorio, facendo riferimento a quello che nasce tra uomini e uomini, nell’assoluta libertà. Parla di un amore tra un uomo anziano ed un giovane pieno di affetto verso di lui, affetto che può sconfinare nell’Eros.
Fedro cerca di sottrarsi all’interrogatorio di Socrate, quando quest’ultimo si accorge che egli in realtà non stava affatto semplicemente passeggiando, bensì stava ripetendo le varie strutture retoriche elaborate da Lisia e cercava qualcuno con cui esercitarsi. Fedro possedeva infatti con sé un testo trascritto da lui, e che conteneva il discorso di Lisia. Quando Socrate si accorge di ciò, Fedro inizialmente vuole sottrarsi alle sue domande ma poi decidono di passare direttamente alla lettura e cercano un luogo in cui interloquire.
Ed è così che avviene una sorta di incontro tra Lisia e Socrate attraverso un Fedro mediatore che legge il trascritto. Inizialmente quest’ultimo si mostra sbilanciato verso Lisia, poi cambierà tendenza. Qui si sposano due esigenze: quella di Socrate e Fedro che vogliono entrambi parlare, bruciano della stessa fiamma e ciò si annuncia come una lunga lezione di filosofia. È come se due malati di passione di ascoltare discorsi si siano incontrati ed avessero trovato un altro soggetto con il quale "coribanteggiare". Platone utilizza questo termine per sottolineare quanto questi due individui, immersi nel loro dialogo, si isolino ed il lettore stesso si sente inghiottito dal discorso.
Mito di Borea e Orizia: Ad un certo punto si verifica una devianza rispetto all’argomento principale, ovvero quando Fedro pone la domanda a Socrate: "Dimmi, Socrate: non è proprio di qui, da qualche punto dell’Ilisso, che si racconta che Borea rapì Orizia?"
- Si tratta di un mito: Borea, divinità minore (vento del nord) rapisce la figlia del re di Atene – il rapimento sembra brutale in realtà la salverà dalla morte alla quale sono stati sottoposti invece i fratelli.
Egli continua chiedendo a Socrate se crede in ciò oppure sta dalla parte della razionalità. Socrate risponde che se facesse come i sapienti, ovvero non ci credono, non sarebbe lo strano uomo che è. Le due posizioni sono dunque: Credere, dunque dare la spiegazione razionale dei sapienti i quali sono molto esperti ma non certo fortunato (gli uomini che dicono di sapere tutto devono necessariamente spiegare ciò che sanno) oppure Non-Credere.
Socrate più che una risposta atea, da non-credente, dà una risposta agnostica: sa di non conoscere, e sa che non conoscerà mai certe cose dunque si astiene. Un sapiente che afferma di sapere dovrebbe anche riuscire a spiegare e normalizzare la forma degli Ippocentauri, delle Chimere, ovvero animali mitici e mostruosi ed assurdi. Socrate dimostra di essere un uomo che non “insegue le Chimere”, in quanto non è suo interesse spiegare la fantasia degli uomini (si tratta infatti di soggetti nati dalla fantasia) ed inoltre sta dispiegando una vita a “conoscere se stesso” (significato dell’azione, dell’etica, della relazione), senza ancora riuscirci.
Egli saluta tali temi per esaminare invece se stesso, per comprendere se egli è una "bestia assai intricata e pervasa di brame più di Tifone" oppure se è un "essere vivente mansueto e più semplice". Si nota benissimo quanto sia Platone a far parlare Socrate: egli non tratterà di teologia, mantenendo con rapporto prudente comunque fede alle credenze che si danno a questi miti; inoltre è possibile rilevare la teoria platonica della doppia componente umana, ovvero istintiva e virtuosa (cavallo nero e bianco) nelle parole di Socrate, al suo interno.
Platone ha inserito questo passaggio per permettere al lettore di comprendere come sia caratterizzata l'identità dei personaggi: curioso ed inesperto Fedro, saggio e riflessivo Socrate il quale si concentra sul ragionamento sull'io e non su temi teologici. Ragionamento volto a cogliere se egli stesso è istinto o un essere che per natura gode della divinità, è gentile.
Descrizione del paesaggio: I protagonisti si trovano oltre le mura ma Socrate sembra non conoscere la città, è sorpreso dagli spettacoli naturali, sembra un estraneo, curioso, invaghito dei luoghi che in teoria dovrebbe già conoscere. Egli infatti rimane estasiato da un luogo, inizia a descriverlo, giudicarlo con oggettivi superlativi tipici dello stupore ("per Era! / bellissima / molto frondoso / profumatissimo / graziosissima / più piacevole di tutte").
Cerca di assorbire, come se fosse la prima volta tutte le esperienze che gli provengono dai sensi, come un bambino. Ammette lui stesso di essere un “forestiero” all’interno di quella zona di Atene, e dichiara Fedro un’ottima guida. Quest’ultimo, sorpreso dall’atteggiamento di Socrate, afferma quanto egli gli sembra “stranissimo”, come se non fosse andato mai oltre i confini, neppure fuori dalle mura. Socrate risponde presentandosi come un soggetto attratto dall’imparare, dalle conoscenze sulle costruzioni dell’uomo: ragione, etica, relazioni. La natura, per quanto sia sorprendente, non gli insegna nulla, gli uomini della città invece sì. A questo punto il luogo perfetto per la lettura della trascrizione sembra essere stato trovato.
II – Primo discorso: discorso di Lisia sull’amore (230E – 236B)
Il discorso di Lisia tratta del problema di un bel giovane che non deve concedere le sue grazie a chi è innamorato, bensì a chi non lo è. Platone ha riprodotto il procedimento metodico e lo stile linguistico del retore. Vengono esposti gli svantaggi che comporta il concedere i propri favori ad un innamorato, di contro ai vantaggi di concederli a chi non è innamorato: ci si pente dei benefici fatti, si rinfaccia, c’è affanno, l’amicizia è infida, gli innamorati sono sempre pochi, sono gelosi, desiderano il corpo prima del carattere, elogiano cose che non meritano, si incorre in rimproveri da parte dei familiari. L’innamorato è come un malato che merita compassione, non bisogna concedere favori. I non innamorati hanno invece un perfetto controllo di sé e presentano tutti i vantaggi.
La critica di Socrate è subito molto precisa: le parole di Lisia sono raffinate ma continua sempre a ripetere le medesime cose; Fedro ritiene invece che su questo argomento non si potrebbe dire meglio di più, Socrate sostiene che si potrebbero dire cose di maggior valore e in maggior quantità.
A questo punto Fedro leggerà il testo da lui trascritto. L’argomento è l’amore da un punto di vista controverso: Lisia, nel suo discorso ingegnoso, afferma che è bene concedersi a chi non è innamorato di noi, un non-amante. Egli afferma che l’amore di per sé, essendo perdita di sé – rapimento, non sia conveniente, e dunque inconveniente è concedersi ad un innamorato. Lisia vuole dimostrare che il soggetto non innamorato non dev’essere privato di ciò che gli innamorati si scambiano, elabora così una vera e propria lista di svantaggi-vantaggi:
- Il soggetto “per amore” fa di tutto, e lo fa senza provare dispiacere: si sacrifica, si isola. Si viene rapiti da Eros. Ma poi quando ci si libera della passione, quando essa finisce, di quei benefici che erano stati fatti si hanno solo dei grandi rimpianti. Quella passione si trasforma in dolore, invece in un rapporto con un non-innamorato mancando la passione mancherà anche il dolore dovuta al perdita di essa. L’innamorato in questo senso rischia, e non si rende conto della precarietà di una relazione in cui ci si promette il “per sempre”. Il non-innamorato sa invece fino a che punto può arrivare: non cambiano parere successivamente, il loro piacere non può trasformarsi in dolore. Quindi se non si vuol soffrire bisogna concedersi ad i non-innamorati, stabilire uno scambio senza rischi.
- L’amore che finisce lascia uno dei due soggetti appiattito, in povertà dovuta agli immensi sacrifici. Dunque parlando di convenienza, per Lisia, il non-coinvolgimento sentimentale non facendo nascere rimpianti è molto più conveniente rispetto all’innamoramento. L’amore è sovrastimato, se ne parla solo per la sua componente “magica”, invece non solo provoca rimpianti e dolore ma anche fratture tra il soggetto innamorato e la sua famiglia, il quale si schiera dalla parte dell’eros difendendolo a spada tratta.
Lisia cerca di capire cause ed effetto dell’amore, ragiona da geometra ed elabora una riflessione con lucidità ed aritmetica, (caratteristiche non proprie assolutamente dell’Eros) eliminando le possibilità negative attraverso un patto chiaro tra due soggetti ma essendo la materia umana fatta per incendiarsi, l’uomo è difficile che non tenda ad esso. Sta dando prova di forza retorica, parlando sotto la linea della convenienza e dell’algebra: l’uomo dall’eros perde più di quanto ottiene, ma comunque pur essendo coscienti del pericolo l’uomo vuole l’eros. Per Lisia dunque l’amore dovrebbe essere un occulto ricatto.
Il discorso di Lisia è puramente aritmetico, e lo riscontriamo nuovamente:
- Scegliere una persona innamorata significa guardare ad un gruppo ristretto di persone, scegliere invece tra i non-innamorati significa aumentare il numero delle possibilità, scegliere il soggetto più adatto. Questo è ciò che conviene all’uomo, secondo Lisia.
- Lisia fa riferimento al malcostume degli uomini di parlare delle donne innamorate come prede, è come se il rapporto intrinsecamente non bastasse e quindi l’uomo ha bisogno di essere invidiato, chi riceve il messaggio lo tramuta in un giudizio negativo.
- Quando si vedono due persone anche semplicemente conversando, tra le quali c’è coinvolgimento, si pensa dall’esterno che il loro atteggiamento sia strumentale e finalizzato all’atto sessuale; due persone che stringono un rapporto disinteressato non hanno come fine un utile, è un rapporto che vale per se stesso tra due persone che vogliono conversare, vogliono darsi piacere, e chi li guarda non vede il fine strumentale e non li giudica.
- Lisia nuovamente si sofferma poi sulla parte negativa di un rapporto che finisce: quando sta per iniziare un rapporto e si legge il coinvolgimento, e si ha paura che le cose possano finire allora il soggetto vivrà nella paura della fine della relazione, se l’uomo non ha paura ma nasce comunque discordia per altri motivi, si soffrirà comunque e si avranno rimorsi. Il sentimento di riprovazione che il lettore sente nei confronti di Lisia è voluto da Platone e servirà per ribaltare queste conclusioni ed a superarle.
Il dialogo ripercorre la struttura della dialettica: posizioni contrapposte che portano al superamento di una delle due posizioni. Un dialogo tra persone che tra loro non propongono una antitesi non genererà dialettica. Anche se il movimento dialettico tesi – antitesi non trova uno sbocco in una sintesi (superamento di una delle due posizioni), è comunque utile in quanto il soggetto acquisisce, attraverso il confronto, un arricchimento ed una sicurezza maggiore. Senza scambio non può esserci progresso, ed il progresso si genera anche quando i due interlocutori rimangono delle proprie idee.
Per Lisia l’amore è una forma di amicizia di altissimo grado, in cui il soggetto si dichiara pronto a far ciò...
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