Le conseguenze economiche della guerra
Tutti i paesi belligeranti, esclusi gli Stati Uniti, uscirono dal conflitto in condizioni di grave dissesto economico. Per affrontare le spese di guerra, tutti gli Stati avevano contratto massicci debiti, in primo luogo con gli Stati Uniti e con privati, ma queste misure non erano state sufficienti a coprire le spese di guerra. Così i governi avevano stampato carta moneta in eccesso, mettendo in moto un processo inflazionistico, che portò, nel dopoguerra, a un notevole aumento dei prezzi e a una svalutazione della moneta. Ciò provocò un calo di scambi commerciali internazionali che causò una crisi economica sia per i vincitori che per i vinti. L'industria europea attraversò, nell'immediato dopoguerra, un periodo di crescita, cui seguì nel 1920-21, una fase di depressione economica. La guerra ridusse drasticamente la tradizionale supremazia commerciale europea.
I mutamenti nella vita sociale
La guerra determinò enormi cambiamenti sociali. Vi era disoccupazione e malcontento generale. L'espansione dell'industria bellica aveva determinato uno spostamento massiccio dalle campagne alle città, soprattutto di giovani. Il distacco dal nucleo familiare e l'assenza dei capifamiglia avevano provocato mutamenti profondi nella mentalità e nelle abitudini delle giovani generazioni. La guerra portò a una trasformazione del ruolo delle donne: nelle famiglie, nei campi, nelle fabbriche, negli uffici, le donne presero il posto degli uomini arruolati nell'esercito, assumendo responsabilità e compiti inusuali. La donna divenne più libera, già a partire dall'abbigliamento. Vi fu un'emancipazione generale sul piano del diritto di voto, riconosciuto nel 1918 in Gran Bretagna, nel 1919 in Germania, nel 1920 negli Stati Uniti. I reduci di guerra rivendicavano compensi per le privazioni subite. Si assiste a una "massificazione" della politica: partiti e sindacati videro aumentare il numero dei loro iscritti, allo stesso modo aumentò la partecipazione dei cittadini alle manifestazioni pubbliche. Si tendeva a incolpare i reduci (ex combattenti) che si organizzarono in gruppi. Si ridimensiona l'orario lavorativo che passa da 12 a 8 ore giornaliere.
Stati nazionali e minoranze
La vittoria delle potenze democratiche e il crollo degli imperi multietnici diedero via a lotte d'indipendenza da parte di molti popoli europei secondo il principio di nazionalità di Wilson. Ma in alcune zone d'Europa, in particolare l'area orientale, l'applicazione di questo principio risultò difficile: le decisioni di Versailles diedero una patria indipendente a circa 60 milioni di persone, ma ne trasformarono altri 25 milioni in minoranze. La presenza di gruppi che parlavano lingue diverse, con tradizioni e credi diversi, fu a volte sentita come una minaccia dai membri di comunità nazionali che si volevano omogenee e coese, scatenando nuovi conflitti.
Il "biennio rosso": rivoluzione e controrivoluzione in Europa
Tra la fine del 1918 e l'estate del 1920, il "biennio rosso", il movimento operaio europeo, fu protagonista di una grande avanzata politica, con tratti di agitazione rivoluzionaria, mentre ovunque in Europa aumentarono gli iscritti dei partiti socialisti e i lavoratori ottennero miglioramenti salariali. Ma i tentativi rivoluzionari fallirono. Nel marzo 1919, con la costituzione a Mosca della Terza Internazionale (Comintern), nascono i Partiti comunisti. Dopo l'armistizio, la Germania, nelle cui città si erano creati consigli degli operai e dei soldati, si trovava in una situazione simile a quella della Russia nel 1917. Ma i socialdemocratici erano contrari a rivoluzioni di tipo sovietico e scelsero una linea moderata. L'insurrezione rivoluzionaria nel gennaio 1919 dei comunisti fu repressa nel sangue. Nelle elezioni per l'Assemblea costituente a Weimar che si tennero poco dopo, videro l'affermazione della socialdemocrazia e del Centro cattolico. I socialdemocratici subirono una sconfitta elettorale nel 1920 e dovettero lasciare la guida del governo. Simili furono le vicende politiche in Austria: dopo il governo dei socialdemocratici, il potere passò nelle mani del Partito cristiano-sociale. In Ungheria, nel 1919, dopo la breve esperienza comunista, il potere fu conquistato da forze conservatrici che instaurarono un regime autoritario.
La Germania di Weimar
La situazione politica della Repubblica di Weimar (dove si svolsero le principali assemblee, nata a novembre 1918) era caratterizzata da una forte instabilità politica. Vi fu un'ondata di proteste sociali e l'aggravarsi del processo inflazionistico. All'inizio del 1923 Francia e Belgio occuparono la Ruhr, regione vitale per l'economia tedesca. Il valore della moneta tedesca crollò. Nel novembre del 1923 il governo represse un tentativo di colpo di Stato organizzato a Monaco dal Partito nazionalsocialista, guidato da Adolf Hitler, che fu arrestato e scrisse in prigione il "Mein Kampf", il suo manifesto politico. Da quell'estate il governo Stresemann avviò una politica di stabilizzazione monetaria e riconciliazione con la Francia. Grazie al piano Dawes del 1924, la Germania poté fruire di prestiti internazionali, (soprattutto statunitensi) che le avrebbero consentito una rapida ripresa economica. Mito della pugnalata alle spalle: una mossa propagandistica con la quale i nazionalisti tedeschi e gli ex capi militari addossarono le colpe della sconfitta della Germania imperiale ai politici che avevano fatto uscire questo paese dalla prima guerra mondiale.
Il dopoguerra dei vincitori
Il "biennio rosso" si concluse con un ritorno delle agitazioni operaie ed una ripresa delle forze conservatrici. La Francia del 1920 registrò sul piano politico un'egemonia dei moderati, cui si accompagnò, nella seconda metà del decennio, una ripresa economica. Più difficile fu la situazione dell'economia britannica, caratterizzata da una fase di crisi per tutti gli anni '20. Con il piano Dawes iniziava una fase di riposo economico, confermato dagli accordi di Locarno nel 1925, che normalizzavano i rapporti franco-tedeschi. Nel 1926 la Germania fu ammessa alla Società delle nazioni. Nel 1929 il piano Young ridusse ancora l'entità delle riparazioni tedesche graduandone il pagamento in 60 anni.
La Russia comunista
Dopo la guerra con la Polonia, i bolscevichi dovettero affrontare la gravissima situazione economica del paese. Nel 1918 nasce la prima Costituzione della Russia rivoluzionaria, fu varato il "comunismo di guerra", una politica economica, furono create le "fattorie collettive" (kolchoz), le "fattorie sovietiche" (sovchoz) gestite dallo Stato o dai soviet. Fu un fallimento, nel 1921...
-
Modernismo europeo e il romanzo italiano
-
Riassunto esame Diritto costituzionale italiano ed europeo, Prof. Gobbo Maurilio, libro consigliato Manuale di diri…
-
riassunto su appunti personali presi a lezione su "il secondo dopoguerra, Italy on the move"
-
Il fenomeno "itanglese"