Il modernismo
Indubitabile che nessun romanzo modernista sarebbe mai stato scritto se non ci fossero stati i romanzi naturalisti. Il termine modernismo designa in Inghilterra un gruppo di autori inglesi ben connotato: Joyce, Pound, Eliot, Woolf. Il termine si è poi esteso nelle altre nazioni europee fino all’Italia, nell’ultimo decennio dell’800. Il modernismo è una tendenza culturale che accomuna prosatori e poeti della prima metà del 900. Si tratta di coloro che colgono la frattura epistemologica del primissimo 900, che fa guardare tutto ciò che c’è di accidentale, contingente, particolare, con distacco alla tradizione.
Elementi comuni
La maggior parte dei romanzieri modernisti resta in linea con il progetto del romanzo ottocentesco, nonostante esperimenti di forma e struttura, per raccontare realisticamente la vita quotidiana di personaggi comuni.
Luperini e gli studiosi che ruotano attorno a lui hanno definito i modernisti un gruppo di autori. Già DeBenedetti, in riferimento ad alcuni autori, aveva individuato tratti e protagonisti del modernismo italiano, senza tuttavia rifarsi a questo termine. Che senso ha trasportare una categoria estesa ad autori italiani?
Il modernismo riduce la sfera d’influenza del decadentismo (in cui rientrano ancora Svevo e Pirandello) agli estremi, con il Piacere (1889) e Alcyone (1903-1904). La nuova categoria segna la differenza tra autori legati alla concezione classica dell’arte, artisti colti/prof universitari (D’Annunzio, Pascoli,…) rispetto ad autori con percorsi personali meno istituzionali, che intendono l’arte come residuale, a cui si affida il negativo dell’esistenza o una funzione igienica (Svevo e il “clistere”). Si distinguono poi da questi autori, quelli delle avanguardie, punte estreme della rottura novecentesca. Dal 900 insomma, la storia del romanzo italiano dialoga in modo paritetico e non parassitario con il romanzo europeo.
Storia del romanzo
Il romanzo moderno nasce a fine 700 in Inghilterra, in seguito a diversi fattori: la rivoluzione industriale, la divisione in classi, la nascita della classe borghese coi suoi valori, la nascita degli stati-nazione, la scolarizzazione crescente. Il nuovo genere erode i generi tradizionali e si impone come la “moderna epopea borghese” (Hegel, “Estetica”). Prende cioè il posto dell’epos, perché condivide con l’epica classica l’aspirazione alla totalità (attraverso un eroe), e l’assolutezza dei valori (come corrispondenza organica tra individuo e società). Quest’idea tramonterà nel secondo 800, quando si specializza in un’arte seria, che Auerbach in “Mimesis” (storia del realismo dalla Bibbia alla Woolf) ha chiamato “imitazione seria del quotidiano”. La letteratura classica dell’occidente non ha conosciuto questa rappresentazione (eccetto la tradizione ebraica), in quanto era resa impossibile dalla separazione degli stili, codice secondo cui ad un certo genere sono assegnati argomenti seri e toni aulici, ad altri stili bassi, umili, o dimessi.
La “novel” inglese è una forma narrativa diversa dal romanzo: se il novel è il romanzo realistico, il romance rappresenta le forme romanzesche precedenti (romanzi cavallereschi,…). Nel 700 si sviluppa un feroce dibattito al riguardo: nei romances prevale una concezione sensazionalistica della narrazione (eventi sensazionali, avventure,…).
Estremi cronologici
In quanto nebulosa, la critica si divide sulla cronologia del modernismo. È possibile individuare i primi tratti modernisti nel primo dopoguerra (1914-15 e anni 20), anticipati nel 1904 solo da Pirandello. In questo periodo le spinte avanguardiste vengono meno; il modernismo si esaurisce negli anni 30 con Gadda (1938-39). Durante la seconda guerra mondiale si diffonde.
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