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Il «De magia» di Apuleio e la tradizione oratoria a Roma

Lezione 1 – 24/09/12 Introduzione

Il De magia è l’unica orazione completa che ci è giunta dall’età imperiale. Quello dell’orazione è un tema che Apuleio tratta, anche se in modo completamente diverso, anche nelle sue Metamorfosi. Si è scelto il terzo libro delle Metamorfosi come oggetto del corso perché in esso è contenuto un episodio estremamente interessante: l’accusa che viene mossa a Lucio di avere ucciso tre briganti della città. La città organizza allora una sorta di processo in cui Lucio deve difendersi (ma non si difende molto bene), fino a quando non si scopre che questi tre briganti uccisi non erano altro in realtà che tre otri, e il processo stesso era solo una finzione; non a caso il processo avviene in un teatro e non in un tribunale. Per noi è interessante questo episodio perché in esso viene fatta una descrizione delle modalità di un processo, anche se in realtà è solo un finto processo: fa comunque da specchio al processo vero che Apuleio aveva subito e che dà origine al De magia. È un momento del romanzo insomma legato all’esperienza di Apuleio come avvocato. Si tratta di un processo fortemente teatralizzato, con delle caratteristiche accese, ma che contiene comunque tracce concrete di quelli che dovevano essere i veri processi.

L’oratoria del II secolo d.C. porta a livelli particolarmente paradigmatici un elemento che era già presente nell’oratoria greca di età classica e romana di età repubblicana, cioè la teatralità della retorica, il suo carattere spettacolare, l’importanza straordinaria che assume la performance nell’atto oratorio.

Il De magia probabilmente non costituisce l’orazione reale, come era stata effettivamente pronunciata durante il processo da Apuleio, ma è stato adattato per la pubblicazione. Apuleio, all’atto di scriverla, ha voluto in qualche modo perfezionare l’orazione che aveva pronunciato, in modo da renderla ancora più mordace e aggressiva nei confronti dei suoi accusatori, così da dileggiarli in modo più aspro e convincente. Leggendo il De magia, vediamo come assuma una grandissima importanza la performance, e anche l’interazione dell’oratore con il suo pubblico, che viene continuamente chiamato in causa e fatto oggetto di domande, anche in maniera inattesa.

L’oratoria processuale non è l’unico tipo di oratoria che Apuleio pratico, probabilmente neanche il principale: il suo principale mestiere infatti fu quello di oratore “da parata”, cioè un personaggio che gira per il mondo greco-latino e tiene delle conferenze, che nel caso di Apuleio hanno un grandissimo successo. Non si tratta quindi né di oratoria processuale né di oratoria politica, ma del terzo tipo di oratoria che gli antichi identificavano, ossia la cosiddetta oratoria epidittica, l’oratoria da esibizione. Un esempio di oratoria di questo tipo è il panegirico, l’oratoria in lode di qualcuno o qualcosa, o al contrario un’oratoria di biasimo. Esempi di oratoria epidittica apuleiana sono contenuti nei Florida. I Florida rimandano ai flores, cioè a un’attività di florilegio; probabilmente rappresentano addirittura ciò che rimane di un antico florilegio, messo insieme dopo la morte di Apuleio. Abbiamo infatti motivo di credere che i Florida che ci sono arrivati siano solo una piccola parte di un'opera molto più grande.

Questa raccolta e l’uso che Apuleio faceva dell’oratoria epidittica lo accomuna a una serie di altri personaggi attivi in questo periodo soprattutto nel mondo greco: soprattutto a Luciano di Samosata, che aveva fatto lo stesso mestiere e di cui ci sono rimasti alcuni testi che hanno affinità tematica con le opere di Apuleio. C’è anche un’altra possibile coincidenza fra i due autori: il fatto che esiste un romanzo, intitolato Lucio o l’asino, che ha un intreccio molto più semplice rispetto a quello che saranno poi le Metamorfosi di Apuleio.

Contesto dell’oratoria

Per quanto riguarda il contesto dell’oratoria, raccontato nel libro da studiare, conosciamo il panegirico di Plinio il Giovane e alcune piccole sezioni di un oratoria di Frontone: delle epistole che questi scambia con Marco Aurelio, di cui è maestro di retorica, e al quale quindi dà dei preziosi consigli di retorica. Anche se non possediamo granché dell’oratoria di Frontone, riusciamo comunque a farci un’idea del suo pensiero; per il resto non è rimasto molto dell’oratoria del II secolo, quindi l’opera di Apuleio in questo senso ci aiuta molto a capirne qualcosa.

Apuleio

Apuleio è di origine africana: nasce a Madaura, cittadina dell’attuale Algeria, e con ogni probabilità – lui stesso accenna a questo fatto – la sua lingua materna non era il latino ma una lingua punica. Impara il latino a scuola, come farà molto tempo dopo un altro famosissimo africano, S. Agostino. Le notizie che abbiamo sulla sua biografia provengono quasi tutte dalla sua opera, in particolare dalla sua Apologia (letteralmente, “difesa”). Nell’Apologia e nei Florida ci sono delle notizie che Apuleio, direttamente o indirettamente, ci dà della sua vita; notizie ovviamente date in maniera occasionale e frammentaria, dato che non si tratta di un’opera biografica, per cui non è possibile avere una vera e propria biografia completa.

Apuleio nasce circa verso il 125 d.C., e le ultime notizie su di lui che ci sono in alcuni passi dei Florida si riferiscono a fatti del 170 (il che ovviamente non significa che Apuleio non abbia vissuto ancora qualche anno, ma costituisce un terminus post quem della sua morte). Apuleio vive quindi nel pieno del II secolo, durante i regni di tre imperatori: Adriano, Antonino Pio e Marco Aurelio. Appartiene alla parte centrale del secolo ed è uno dei personaggi più rappresentativi delle caratteristiche culturali di quel secolo, secolo che, dopo il periodo augusteo, rappresenta il momento culminante dell’età imperiale romana sia dal punto di vista dell’estensione dell’impero che della fioritura culturale.

Il II secolo è un momento in cui emergono e acquistano una certa importanza alcune realtà provinciali. Mentre prima infatti sono soprattutto Roma e l’Italia a produrre cultura, dopo l’età imperiale anche le province cominciano a produrre letterati di grandissimo spicco (si pensi ad esempio come nel I secolo d.C. in Spagna si trovino Seneca, Lucano, o un retore come Quintiliano). In questo secolo vediamo fiorire in Africa i letterati più illustri; nel III secolo poi da lì verranno anche grandi imperatori, come la dinastia dei Severi.

Anche Frontone proviene dall’Africa, anche se i frammenti della sua opera non ci consente di stabilire un rapporto diretto con il continente, poiché lui si trasferì a Roma integrandosi completamente, al punto da diventare appunto maestro di Marco Aurelio. L’Africa comincia un lungo periodo di attività culturale; Apuleio nei Florida parla dell’Africa come della culla delle arti liberali: esistevano evidentemente scuole di altissimo livello. Nel III secolo ci sarà poi un decadimento per via delle vicende politiche e economiche, ma nel IV secolo l’Africa ritorna ad avere grandissima importanza (si trovano Agostino, ma anche Macrobio e Marziano Capella).

Con Apuleio siamo agli inizi di questa fortuna culturale dell’Africa. L’Africa romana era vicina all’Egitto, dove la romanizzazione rimane relativamente superficiale dal punto di vista culturale. L’Egitto dal punto di vista culturale è ancora legato alla Grecia: Alessandria rappresenta ancora uno dei centri culturali della Grecia. L’Africa quindi anche per queste ragioni è un punto vivace di contatto fra cultura greca e latina. Questo fa sì che personaggi come Apuleio assomiglino a personaggi attivi nel mondo greco e che vengono generalmente accomunati sotto l’etichetta di neosofisti:

  • Il sofista (sofistès, ossia “sapiente”) rappresenta l’uomo di cultura.
  • Conferenziere di fama rinomata, è nello stesso tempo professore, letterato, oratore e uomo di spettacolo che, per riscuotere consenso ed acclamazione, finge di possedere una cultura enciclopedica.
  • Spesso svolge anche l’attività di maestro presso le scuole di retorica, preparando i testi per le esercitazioni e le disquisizioni su temi fittizi.
  • A differenza dei sofisti dell’età classica, i neosofisti sono critici pungenti della cultura tradizionale, religiosa e politica.
  • Esprimono gli ideali dei ceti dirigenti e, con la loro attività itinerante, diffondono la cultura nelle province dell’Impero.
  • Essi provengono dall’alta società delle aristocrazie urbane greche.
  • Fra gli esponenti più celebri della sofistica c’è ad esempio Luciano di Samosata.

Apuleio quindi rappresenta in modo straordinariamente paradigmatico tutto questo, e anche la sua biografia è rappresentativa di questa fusione fra cultura greca e latina. Apuleio appartiene a una famiglia di una certa levatura sociale. Il padre probabilmente era un funzionario di un certo peso, che morendo lasciò al figlio un patrimonio ingente anche se non straordinario, che Apuleio investì quasi totalmente per propria educazione, seguendo le proprie curiosità culturali e filosofiche. Dopo aver studiato in Africa e Cartagine, fa quello che facevano tutti i giovani di buona famiglia: trascorre un lungo periodo in Grecia, in particolare ad Atene, dove approfondì le proprie conoscenze filosofiche.

Come è tipico del II secolo, i suoi interessi si appuntano sulla filosofia platonica. Siamo in un periodo in cui il cosiddetto medioplatonismo anticipa già temi che poi diventeranno propri del neoplatonismo vero e proprio, e cioè l’enfasi degli aspetti metafisici della filosofia platonica e degli aspetti religiosi, con un interesse anche per gli aspetti letterari dei dialoghi di Platone, specialmente per i miti platonici, che rappresentano verità che non sarebbero altrimenti esprimibili sotto forma di filosofia. Stimolato da questo tipo di curiosità, Apuleio utilizza questo periodo di formazione e di viaggi non solamente per studiare la filosofia ma anche per accostarsi ai culti religiosi, in particolare ai culti misterici. Su questo le nostre notizie sono molto più vaghe (provengono soprattutto dal De magia); Apuleio si fa probabilmente iniziare a diversi culti misterici sia in Grecia (misteri eleusini) sia in Egitto. Interessi di questo genere lo spingono probabilmente anche a viaggiare in Egitto.

L’episodio che dà origine al De magia (le nozze con la vedova Pudentilla) è dovuto proprio al fatto che Apuleio si stava recando verso Alessandria d’Egitto e, malato, si fermò ad Oea (odierna Tripoli, Libia): lì venne ospitato da un vecchio compagno di studi e amico, Ponziano, e da sua madre, Pudentilla, una vedova, che l’amico stesso gli consiglia di sposare. Ma poi qualcuno fece notare a Ponziano che se sua madre avesse avuto dei figli, questo avrebbe compromesso la sua possibilità di avere per sé tutta l’eredità. Così Ponziano stesso accusò Apuleio di aver sedotto la madre con l’arte magica, anche se ancora solo a parole, senza pensare a trascinarlo in tribunale; poi infatti i rapporti fra i due si risaneranno, e Ponziano si scuserà con l’amico. Ma poi Ponziano muore e resta suo fratello Pudente, il quale viene nuovamente istigato dal suocero a continuare l’accusa contro Apuleio, e questa volta gli verrà intentata la causa.

L’interesse maturato per l’Egitto durante i suoi viaggi ritorna nell’opera di Apuleio, ad esempio nelle Metamorfosi, in cui c’è il tema del culto di Iside e della sua genesi. Apuleio insomma dedica tanto tempo e denaro sia per gli studi che per essere iniziato ai culti misterici. Essere iniziati infatti costava molti soldi: lo capiamo dalla lettura dell’XI libro delle Metamorfosi (libro che forse aggiunge in un secondo momento). L’iniziazione è una cosa che avviene in modo graduale, superando vari livelli: a ogni passaggio i sacerdoti gli richiedono un esborso di denaro. Questo fatto ha indotto qualche interprete a pensare che Apuleio abbia voluto in realtà dileggiare i sacerdoti per la loro avidità, e che quindi l’XI non sia un libro serio bensì parodico; ma Moretti non crede questo: tale idea deriva dalla nostra concezione della religione come ispirazione interiore e disinteressata, ma nell’antichità il legame fra religione e ceto sociale era un fatto normale, e certi gradi della scala gerarchica potevano essere raggiunti solo se si apparteneva a una categoria sociale molto elevata e se si era disposti ad avere un grande impegno economico.

Quindi del patrimonio del padre alla fine probabilmente ad Apuleio non rimane molto; ma fortunatamente lui è un retore di grande abilità e fama, al punto che a un certo punto va persino a Roma, come dimostrano anche le Metamorfosi, nelle quali a un certo punto Lucio si trasferisce a Roma. Di Lucio viene detto anche che di pari passo alla sua crescita nei gradi spirituali ottiene anche grandi successi nell’oratoria. Quello che sappiamo meglio è che Apuleio ritorna in Africa, e anche qui ha un grandissimo successo, successo che continua anche dopo la sua morte: i suoi scritti sono ben noti secoli dopo ad Agostino. Lo stesso Apuleio dice che diverse città gli erigono delle statue: a Madaura è stato realmente rinvenuto un basamento di statua, la cui epigrafe recita “Apuleius platonicus”: il suo successo quindi deriva anche dal fatto che grazie alle sue capacità retoriche riesce a divulgare e rendere accessibile la filosofia platonica.

Le opere di Apuleio

Fra le opere di Apuleio che ci dicono qualcosa della sua attività culturale e oratoria, ci sono in primo luogo l’Apologia e i Florida. Poi c’è il romanzo, a cui sarà affidata molta parte della sua fortuna successiva; però non sappiamo se questo costituì veramente il centro della sua fama, perché è noto che nell’antichità il romanzo non aveva una grande dignità letteraria, non era considerato una cosa seria. Oltre a queste opere maggiori, ci rimangono anche – per intero o solo frammenti – delle opere filosofiche: il De deo socratis, il De mundo e il De platone. Poi ci sono opere attribuite ad Apuleio ma non sicuramente apuleiane, e infine abbiamo delle notizie circa una grande quantità di opere di Apuleio purtroppo perdute: addirittura, di alcune di esse si ha notizia nell’Apologia, in cui Apuleio stesso cita e “antologizza” alcuni suoi versi; ad esempio, lo accusano di aver composto versi lascivi, al che lui li recita per mostrarli ai giudici e dimostrare loro così che erano semplici versi, simili a quelli di molti altri poeti che non erano mai stati accusati per essi (da queste citazioni ad esempio si può intuire che l’orazione sia stata scritta in secondo momento, dove Apuleio poté inserire con più calma le sue citazioni).

Molte opere insomma non ci sono pervenute, ma disegnano comunque la personalità di un uomo molto eclettico: ci sono infatti opere di vario genere e interesse, come opere di carattere scientifico (ad Atene evidentemente aveva approfondito anche temi di carattere scientifico), di carattere erudito (grammaticale in senso ampio: ad esempio si interessa ai proverbi: pare anche abbia composto un'opera sui proverbi; in effetti nelle Metamorfosi ci sono spesso riferimenti a proverbi e alla loro eziologia). Molti degli interessi filosofici di Apuleio insomma vengono a concretizzarsi le sue opere. Il De magia in particolare viene ad essere un continuo excursus sui suoi interessi culturali: questo perché Apuleio doveva rispondere alle molte accuse mosse dai suoi accusatori in vari campi. Il De magia insomma deve controbattere delle accuse precise, ma l’interesse che mostra Apuleio e la capacità di Apuleio di approfondire certe questioni, fa del De magia una sorta di summa della cultura del II secolo. È probabile che, rispetto all’orazione realmente pronunciata al processo, l’Apologia sia stata molto approfondita riguardo questi aspetti per dargli un respiro più complessivo.

Poi ovviamente c’è il tema della magia, da cui Apuleio doveva difendersi. Ma si difende con un’ambiguità sufficiente da farci pensare che in realtà lui avesse davvero a che fare con la magia. Anche nello stesso romanzo, in effetti, se la magia da una parte viene condannata (la magia infatti condanna Lucio ad abbassarsi ad asino, una condizione cioè bestiale, dalla quale riuscirà a liberarsi solo dopo lunghe peripezie), dall’altra ci sono molti momenti del romanzo in cui alla magia si dedica un’ottica più tollerante se non compiacente. E senza dubbio una grande curiosità nei confronti della magia è al centro del romanzo.

Il genere romanzo

Naturalmente, quando parliamo del romanzo apuleiano, un altro elemento di grande importanza che dobbiamo tenere d’occhio è la tradizione romanzesca a cui Apuleio può fare riferimento. Nel II secolo, come si è detto, il romanzo è sì un genere di dubbia rispettabilità, ma nondimeno con ormai una grande tradizione alle spalle. Romanzi che si pensavano composti molto più tardi, si è scoperto che in realtà risalgono al II secolo o molto prima (I-II secolo a.C.; vedi il libro in bibliografia di Barchesi). Il romanzo probabilmente nasce in un ambiente greco fortemente influenzato dalla retorica; addirittura, uno dei primi autori di romanzi sarebbe stato egli stesso un retore: quindi troviamo l’intreccio di retorica e romanzo che troviamo nella

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher SolidSnake86 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Lingua latina e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Trento o del prof Moretti Gabriella.
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