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I semestre filosofia della storia Appunti scolastici Premium

Appunti di Filosofia della storia basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Coccoli dell’università degli Studi di La Sapienza - Uniroma1, della Facoltà di Filosofia, del Corso di laurea in filosofia. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Filosofia della storia docente Prof. G. Coccoli

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RAGIONE ATTIVA--> Atteggiamento dell'uomo verso il mondo con la pretesa di cambiarlo.

Bisogna capire che stiamo dentro ad una realtà più grande di quella che tiene all'individuo in quanto tale.

Capire che la propria iniziativa deve sempre partecipare dell'iniziativa degli altri nella costruzione del

mondo.

SOGGETTO MODERNO

2 parte → CAPITOLI 6/7/8

SPIRITO VERO

MITO DEL MONDO GRECO:

Dimensione ridotta della polis

Utilizzo della schiavitù

polis= realtà non riproducibile oggi.

Dall'immediatezza, dalla perfezione della società ateniese periclea, allo SPIRITO ESTRANIATO: mondo

romano, cristiano, riforma protestante, realtà attuale.

Il mondo moderno apre alla possibilità di ricostituzione di una società in cui i cittadini possono partecipare

attraverso mediazioni.

Hegel tenta di mettere insieme la complessità dello stato moderno con la partecipazione degli individui che si

articola in una sorta di cerchie che comprendono partecipazione e subordinazione.

Unica libertà possibile per il moderno: né arbitrio né realtà greca ( universale e particolare senza mediazioni),

ma sono necessarie molte mediazioni.

III LEZIONE

CAPITOLO VI

Filosofia della storia

Ripercorrimento a posteriori--> Arriva fino al suo tempo.

CAPITOLO VII

Stessa equazione del capitolo VI--> punto di vista religioso.

CORSO STORICO & NECESSITA' DELL'INDIVIDUO DI RIPERCORRERLO E COMPRENDERLO-->

ARTISTA, TEOLOGO, FILOSOFO.

Feuerbach non coglie il collegamento fra il dato storico concreto e l'elemento universale.

PUNTO PRINCIPALE DELLA RELIGIONE--> Funzione che nel rappresentare la comunità che vi si

identifica.

TERRENO AUTOCOSCIENZIALE--> Momento riflessivo.

TRINITA' CRISTIANA & IMPOSTAZIONE TRIADRICA FILOSOFIA HEGELIANA.

Religione e filosofia sono accomunate dallo scopo di FAR EMERGERE IL VERO: RELIGIONE

(EMPIRIA?)- FILOSOFIA (ASTRAZIONE?)

RELIGIONE ASSOLUTA= RELIGIONE CRISTIANA (nella versione luterana)--> Espone verità

concettuali profonde.

Permette a tutti di aderire ad una qualche verità profonda relativa ad ognuno.

MORTE DELL'ARTE=> RELIGIONE e poi FILOSOFIA

Dopo la religione cristiana possiamo parlare di MORTE DELLA RELIGIONE=> FILOSOFIA

RELAZIONE SOGGETTO- OGGETTO= COSCIENZA--> La filosofia tenta di superare la trascendenza e

giungere all'AUTOCOSCIENZA.

LUTERANESIMO= "Mondanizzazione" degli elementi divini.

PREFAZIONE VOLUME SU HEGEL PADRE AGOSTINO GEMELLI.

IV LEZIONE

CAPITOLO VII

Paragrafo 1 → "Nelle figurazioni fin qui vedute che si distinguono, in generale, come coscienza,

autocoscienza, ragione e spirito, anche la religione è bensì apparsa in generale come coscienza dell’essenza

assoluta; - ma soltanto dal punto di vista della coscienza che è consapevole dell’essenza assoluta; ma in

quelle forme non è apparsa l’essenza assoluta in se e per se stessa, non l’autocoscienza dello spirito.”

Paragrafo 2 → “Già la coscienza, in quanto è intelletto, diviene coscienza del soprasensibile o dell’interno

dell’esserci oggettivo. Ma l’ultrasensibile, l’eterno o comunque lo si voglia chiamare, è privo di Sé; è

soltanto l’universale, ancor ben lungi dall’essere lo spirito che si sa come spirito. - Poi l’autocoscienza, che

ha il suo compimento nella figura della coscienza infelice, era soltanto il dolore dello spirito, dolore che

lottava ancora per riuscire all''oggettività, senza però conseguirla. L’unità dell’autocoscienza singola e della

sua essenza intrasmutabile, alla quale quella si adduce, resta così un al di là di essa. - L’immediato esserci

della ragione che per noi scaturiva da quel dolore, e le sue peculiari figure non hanno religione perché la loro

autocoscienza sa o cerca sé nell’immediato presente.”

COSCIENZA= CERTEZZA SENSIBILE, PERCEZIONE, INTELLETTO

AUTOCOSCIENZA= DIALETTICA SERVO-PADRONE; STOICISMO/SCETTICISMO; COSCIENZA

INFELICE

RAGIONE= PUNTO DI ARRIVO DELL'ITINERARIO PRECEDENTE

RAGIONE ATTIVA= UOMO PARTECIPE

SPIRITO= CAPITOLO VI--> FILOSOFIA DELLA STORIA: percorso storico dello Spirito.

Obiettivo--> Trovare i pensieri dei teologi che istituiscono la divinità.

La religione si interroga sui contenuti del divino e così pensa se stessa--> Autocoscienza

Non più fedele che ha di fronte la divinità, ma terreno dell'autocoscienza.

Ma questa autocoscienza non è ancora consapevole: pensa pur sempre i contenuti di una divinità fuori di se.

CAMBIAMENTO: prima RELAZIONE ESPERIENZIALE, poi ESPERIENZA CONOSCITIVA ma sempre

in un rapporto soggetto-oggetto.

Hegel tiene insieme il piano gnoseologico e questo strettamente religioso.

Anche nel piano gnoseologico si cercava un qualcosa che spiegasse il fenomeno, un fondamento che

giustificasse ciò che si dava.

Quì ci vorrebbe qualcosa che riconsegni l'universalità.--> Coscienza infelice= post mortem.

Nella ragione, in realtà, non abbiamo avuto esperienze religiose. Viene meno la distanza, ma si da un

riavvicinamento: atteggiamento rinascimentale e mondo moderno.

Situazioni atee poichè cercano il vero nel presente o sul piano naturale o sociale.

Hegel ha compreso che quell'esperienza medievale sarebbe sfociata nel nuovo mondo rinascimentale--> Lo

comprende il filosofo ("per noi").

Paragrafo 3 → “Invece nel mondo etico noi vedemmo una religione, e precisamente la religione degli inferi;

essa è la credenza nella paurosa, ignota notte del destino e nella Eumenide dello spirito dipartito... Ma il

destino senza il Sé resta la notte inconsapevole che non giunge a distinzione in lei, né alla chiarezza del saper

se stesso.”

Paragrafo 4 → “Questa fede nel nulla della necessità e negli inferi diventa fede nel cielo, perché il Sé

dipartito si deve unificare con la sua universalità e ... farsi chiaro a sé. Ma noi vedemmo questo regno della

fede dispiegare il suo contento soltanto nell’elemento del pensare, senza il concetto, e lo vedemmo quindi

tramontare nel suo destino, cioè nella religione del rischiaramento. In questa si ripristina l’al di là

ultrasensibile dell'intelletto; ma così, che l'autocoscienza sta paga al di qua senza sapere l’ultrasensibile, il

vuoto al di là, - non conoscibile, e non temibile, - né come Sé né come potenza”.

MONDO ETICO= MONDO GRECO che si fonda sull'ethos, sul costume. L'individuo vive in armonia con la

totalità di cui fa parte.

Armonia fra particolare e universale con il limite dell'immediatezza.--> Quando in Grecia, con la sofistica e

con Socrate, emerge una soggettività più forte, l'individuo inizia ad interrogarsi, perde il suo baricentro

(come nella coscienza infelice), non è più capace di orientarsi nel mondo.

Nell'ambito della città, il cittadino è dentro alla dialettica singolo-tutto, pienamente a suo agio nel sapersi

individuo e componente della città. -> UOMO

D'altra parte situazione di non perfetta armonizzazione del singolare con l'universale: FEMMINILE, interessi

privati. --> CFR ANTIGONE: contrasto fra singolo e universale.

Nel mondo etico universale e particolare vanno di pari passo, stanno insieme.

La contrapposizione fra i due persiste nella sfera della "religione degli inferi": famiglia e Ade (morte).

Da un lato il destino, il fato (universale), dall'altro il morto ( particolare).

"Eumenide dello Spirito dipartito"--> Individuo morto-> cfr Orestea

Eumenidi-> versione "benevola" delle Erinni.

DESTINO--> Azzera le differenze, ci porta ad un universale astratto, in ultima istanza MORTE.

C'è il sè nel mondo greco?--> Hegel dice che c'è una sorta di ombra del sè--> L'essere umano come individuo

particolare acquista importanza da morto. (?)

"Notte"--> Dimensione dell'indistinzione.

Mancata unificazione: non si arriva a nulla nell'esperienza dell'intelletto, nella coscienza infelice e lo stesso

avviene in questa dimensione: il destino rimane senza il sè e il sè rimane nell'inconsistenza assoluta.

Non si arriva a sintetizzare questi elementi.

FEDE NEL CIELO= FEDE CRISTIANA CON ELEMENTI DI INCOMPRENSIONE PROFONDA DEL

RAPPORTO FRA UNIVERSALE E PARTICOLARE.

RELIGIONE DEL RISCHIARAMENTO= DIVINITA' COME ENTE DI RAGIONE CHE LASCIA FUORI

TUTTA LA REALTA'.

Utilitarismo illuminista, particolarizzazione degli interessi--> Tuttavia se considero l'oggetto utile solo per

me, lo riconosco comunque come dipendente da me stesso.

Paragrafo 5 → “Nella religione della moralità, infine, si ristabilisce che l’essenza assoluta è un contenuto

positivo; ma esso è unito con la negatività del rischiaramento. È un essere che è ritornato nel Sé e vi resta

chiuso allo stesso modo che è un contenuto distinto le cui parti sono immediatamente e negate e proposte.

Ma il destino, ove affonda questo movimento contraddittorio, è il Sé consapevole di sé come del destino

dell’essenza e dell’effettualità.”

Paragrafo 6 → “Nella religione lo spirito che sa di se stesso è immediatamente la sua propria autocoscienza

pura. Quelle figure di esso che vennero considerate, - lo spirito vero, lo spirito estraniato da sé, e lo spirito

certo di se stesso, - costituiscono insieme lui nella sua coscienza, la quale contrapponendosi al suo mondo,

non vi si riconosce. Ma nello spirito coscienzioso esso assoggetta a sé sia il suo mondo oggettivo in generale,

e sia anche la sua rappresentazione e i suoi concetti determinati ed è ora autocoscienza che è presso di sé".

RELIGIONE DELLA MORALITA'--> Kant.

Riduzione del divino all'uomo.

Negatività del rischiaramento= Kant rimane impigliato in questa considerazione: contrasto fra inclinazione e

moralità. Per Kant probabilmente non c'è mai stata un'azione veramente morale, poichè per essere tale essa

dovrebbe prescindere dall'elemento passionale.

Kant rimane, per Hegel, nella separatezza, intrinseca contraddittorietà nell'individuo.

DESTINO= Quì significa PUNTO DI ARRIVO NECESSARIO.

Jacobi--> Sapere immediato

Polemica con Kant: l'uomo per fare il bene deve negare la sua naturalità. Per Jacobi la moralità è

immediatamente presente, l'uomo sente quale è il suo dovere, ha immediata consapevolezza dell'azione

giusta.--> SPIRITO COSCIENZIOSO

Jacobi parla di Desdemona--> In punto di morte mente per salvare Otello, sente di doverlo fare.

Un sè che tiene insieme l'essenza= la moralità

e l'effettualità= l'azione.

Sarebbe così risolta la contraddizione kantiana.

L'attraversamento dell'esperienza di Jacobi e Schleiermacher ci ha permesso ci pensare il divino come

aderente al soggetto: posso fare teologia e non sono più nella dinamica esperienziale di relazione al divino,

ma ho la possibilità di guardare ad esso anche se lo considero sempre come altro da me. Ne faccio una

FIGURA del tutto trasparente a se stessa= riesco a leggere in essa degli aspetti di me.

La trasparenza assoluta sarà quella filosofica in cui la figura sparisce, ovvero sparisce la divinità.

V LEZIONE

Nel passaggio dalla coscienza all'autocoscienza viene meno la divinità= MORTE DELLA RELIGIONE-->

Consapevolezza di me stesso come UNICA REALTA'.

Introduzione capitolo VII:

-INCONTRO con il divino.

-Ultima esperienza= SPIRITO COSCIENZIOSO--> Rapporto INTIMO con Dio--> Riduzione della distanza

(Jacobi, Schleiermacher)

- Il filosofo comprende il fatto che il divino è in realtà qualcosa che fa parte di lui, del soggetto-->

TERRENO DELL'AUTOCOSCIENZA.

- Religione come AUTOCOMPRENSIONE del soggetto: il DIVINO viene visto come quell'OGGETTO in

cui il SOGGETTO si RICOMPRENDE.

- Hegel ci fa vedere come le diverse culture, i vari popoli... (SPIRITI) si sono rappresentati il divino.

- STORIA DELLE RELIGIONI: Modi in cui l'individuo si è visto sotto la veste del divino--> ANALOGIA

FRA LA SITUAZIONE INDIVIDUALE E L'IMMAGINE DI DIO CHE NE SCATURISCE ( DIVINITA'

OGGETTIVA- ESSERE CONCRETO).

Paragrafo 7 → “Ora, come noi sappiamo lo spirito nel suo mondo e lo spirito consapevole di sé come spirito

o lo spirito nella religione sono la stessa cosa... nella religione lo spirito si rappresenta a lui stesso, esso è

coscienza, e l'effettualità implicita nella religione è la forma e la veste della sua rppresentazione. Ma in

questa rappresentazione l'effettualità non incontra il suo pieno diritto, quello cioè di non essere soltanto

veste, ma esistenza indipendente e libera; e viceversa, mancandole il compimento in lei stessa, essa è una

figura determinata, che non consegue ciò che deve rappresentare, cioè lo spirito consapevole di se stesso. Per

poter esprimere lo spirito di sé consapevole, la sua figura non dovrebbe essere altro da lui, ed esso così

dovrebbe apparire o essere effettuale a sé come esso è nella sua essenza”.

MOMENTO RELIGIOSO--> Azioni pratiche estratte/astratte dalla realtà effettuale/operativa e portate nel

piano riflessivo come ipostasi/Dio--> Es: Ares= Guerra.

"Noi"= noi filosofi

SPIRITO NEL MONDO (UNITA')- SPIRITO NELLA SUA FORMA SPIRITUALE (DUALISMO)-

CONSAPEVOLEZZA DELL'IDENTITà FRA I DUE (FILOSOFI-UNITA').

UOMO=DIO=CRISTO

RAPPRESENTARE--> VORSTELLEN

RAPPRESENTAZIONE--> VORSTELLUNG

MOMENTO RELIGIOSO= COSCIENZA NON AUTOCOSCIENZA

La rappresentazione necessità della MEDIAZIONE del poeta o del teologo.

ANTROPOMORFIZZAZIONE DEL DIO--> Si può parlare di autocoscienza.

RELIGIONE CRISTIANA--> Tiene insieme universale e particolare laddove, invece, la prima effettualità si

schiacciava sull'universale e la religione artistica sul particolare.

VI LEZIONE

Paragrafo 12 → “La prima effettualità dello spirito è il concetto della religione stessa, o la religione come

immediata e quindi naturale... ma la seconda è necessariamente quella di sapersi nella figura della naturalità

tolta o del Sé. Essa è quindi la religione artistica perché la figura si eleva alla forma del sé mercé la

produzione della coscienza, così che questa contempla nel suo oggetto il suo operare ossia il Sé. La terza

effettualità, infine, toglie il carattere di unicità delle prime due; il Sé è tanto immediato quanto

l'immediatezza è Sé. Se nella prima lo spirito è in genere nella forma della coscienza, e nella seconda in

quella dell'autocoscienza, nella terza esso è nella forma dell'unità di ambedue … questa è la religione

rivelata.”

Religione naturale

La religione consiste in una operazione di comprensione, ma questa passa attraverso la mediazione della

rappresentazione per cui ciò che viene rappresentato non lo colgo come me stesso, ma come un qualcosa di

separato da me: costruisco il divino.

Non c'è vera e propria autocoscienza, sebbene l'immagine costruita corrisponda al soggetto.

Hegel differenzia le religioni sulla base del fatto che in ognuna di esse ci sia una caratteristica particolare,

che la identifica come religione che sta a quel livello del percorso della storia delle religioni. --> Tratto che

identifica, che fa di essa ciò che essa è, aspetto primario (Es: Cristianesimo= incarnazione)

Ci sono anche tratti secondari.

Hegel introduce il TEMA dell'EVOLUZIONE.

L'obiettivo di Hegel non è quello di tracciare una storia completa delle religioni, ma di individuare delle

tipizzazioni.

Pag. 206 → INIZIO ANALISI DELLE RELIGIONI

Paragrafo 13 → “Una religione si distingue dall'altra a seconda della determinatezza di quella figura nella

quale lo spirito sa sé... il Dio viene rappresentato come autocoscienza. Il Sé rappresentato non è quello

effettuale; affinché esso, come ogni ulteriore determinazione della figura, a questa veramente appartenga, da

una parte deve essere posto in lei dall'operare dell'autocoscienza; d'altra parte la determinazione inferiore

deve mostrarsi tolta e compresa dalla superiore. Infatti il rappresentato cessa di essere rappresentato e

estraneo al proprio sapere solo quando il Sé lo ha prodotto, e considera allora la determinazione dell'oggetto

come la sua propria, e intuisce quindi sé in lui”. → “l'operare è il negativo che si compie a spese di un altro”.

Nella RELIGIONE NATURALE la naturalità è data nella sua immediatezza--> LUCE (pervasiva).

MONDO ORIENTALE--> INIZIO, dalla notte inizia ad emergere qualcosa, figura della mancanza di figura,

figura talmente totalizzante che non è nemmeno capace di determinazione.

RELIGIONE DEI PERSIANI

PROBLEMA LOGICO, NON TANTO CRONOLOGICO--> Elemento dominante di ogni religione che

permette di collocarla nel percorso evolutivo.

VII LEZIONE

ESSENZA LUMINOSA

Paragrafo 15 → Dapprima l’assoluto viene intuito come "divinità della luce", "la pura, aurorale essenza

luminosa che tutto contiene e riempie, e che si conserva nella sua sostanzialità priva di forma. Il suo esser -

altro è il negativo altrettanto semplice, la tenebra; i movimenti della sua propria alienazione sono piogge di

luce ... quell’essenza ... si propaga bensì nella sostanza dell’esserci e si plasma nelle forme della natura; ma

l’essenziale semplicità del suo pensiero vaga in esse priva di consistenza e d'intelligenza, allarga i propri

confini fino all’immensità, e risolve la sua bellezza cresciuta a magnificenza nella sua sublimità".

Paragrafo 16 → “Il contenuto che questo puro essere sviluppa... è un inessenziale gioco in quella sostanza

che soltanto sorge senza calare in se stessa, senza farsi soggetto e senza consolidare le differenze”.

Paragrafo 17 → “La luce pura decompone la sua semplicità come un'infinità di forme e si offre in olocausto

all'essere-per-sé, per modo che il singolo si prenda il sussistere nella sua sostanza”.

Prima modalità di estrinsecazione del divino.

In particolare Hegel si riferisce alla RELIGIONE DEI PARTI, ma il discorso vale in generale per la religione

orientale.

ASSOLUTEZZA del primo oggetto religioso (luce).

PANTEISMO--> In questa sezione inteso come TOTALITA' del reale riferita ad un tale oggetto religioso,

pervasa e in grado di essere grazie a questo.

DIFFERENZE poste ma subito TOLTE.

MANIFESTAZIONE E ANNULLAMENTO DELLA DIFFERENZA--> atteggiamento riscontrabile in tutta

la storia degli atteggiamenti umani, si dà più volte nel tempo--> modalità in cui si strutturano il pensiero e il

reale.

Siamo nel MOMENTO DELL'IN SE', della SOSTANZA --> Incapacità di articolare le differenze.

E' un atteggiamento con valenza filosofico-religiosa (cfr Plotino, emanazione ecc...)

SOSTANZIALITA' VS DETERMINAZIONE--> Posizione incarnata dapprima da filosofi neoplatonici,

successivamente ad esempio da Spinoza (differenze trovano la loro valenza ontologica solo nella sostanza) o

da Schelling.

ANIMA BELLA (non positiva per Hegel)--> E' incapace di realizzarsi, di attuarsi.

TUTTO/LUCE VS TENEBRE--> Dato che totalità della luce non comprende la negatività, questa si

presenta in forma astratta come contrapposta ad essa.--> CATEGORIE OPPOSTE CHE NON RIESCONO A

MEDIARSI.

Il CRISTIANESIMO riuscirà a tenere insieme queste due dimensioni: male all'interno del bene stesso.

METAFORA DEL GIOCO → paragrafo 16.

MONDO DEL DISPOTISMO--> UNO che da senso alla molteplicità dei sudditi.

Prima abbiamo un UNO PRIVO DI SE', adesso comincia a comparire la pluralità degli elementi.

"Si deve"--> NECESSITA' dell'uno di farsi molti.

NEGAZIONE:

- SOGGETTO VS ALTERITA' FUORI DI LUI

-AUTONEGAZIONE, trasformazione del soggetto, azione= messa in discussione di ciò che io sono prima di

agire.

Luce che feconda la terra dalla quale provengono in tal modo gli esseri viventi ( uno=> molti).

LA PIANTA E L'ANIMALE

La "divinità della luce" si diffonde nelle tenebre e poi divinizza piante e animali, nei quali i popoli primitivi

adorano il vivente.

Paragrafo 18 → "L’autocoscienza effettuale di questo spirito disperso è una moltitudine di isolati e

insocievoli spiriti patrii, che nel loro odio si combattono a morte e diventano consapevoli di determinate

figure animalesche come della loro essenza, perché non sono altro che vite animali separantisi e consapevoli

di sé senza universalità".

Categoria affine al TOTEMISMO--> Concretezza degli enti naturali abitati dal divino.

Dalla religione dell'informe alla religione del determinato.

Dalla certezza sensibile alla percezione.

Hegel non vuole mettere in evidenza una temporalità naturale, ma logica--> Dal momento della molteplicità

inerte a una realtà di individui capaci di "attuarsi".

PIANTE--> PASSIVITA'- QUIETE- INNOCENZA

ANIMALI--> ATTIVITA'-OSTILITA'-PECCATO

PANTEISMO--> Quì inteso come natura totalmente divinizzata nella sua atomizzazione ( diverso dal

panteismo di cui ha parlato prima che è, invece, totalmente inclusivo--> "olismo")

PECCATO ORIGINALE--> Prima del peccato Adamo ed Eva sono come gli altri animali che abitano il

giardino naturale.

Il MONDO DELLA NATURA va avanti in maniera ciclica--> scorrere piatto del tempo--> non modifica

realmente il tutto.

UOMO--> TEMPO ATTIVO, modifica l'ambiente circostante (negazione)

RACCOGLITORI- CACCIATORI/ INFANZIA-ETA' ADULTA

NASCITA DELL'UOMO--> Ente con la capacità di fare il male--> Porre se stessi= IMPORSI anche in

contrapposizione all'altro.

"Autocoscienza effettuale"--> Ha a che fare con il concreto modo di vivere di questi uomini primitivi-->

TRIBU' IN LOTTA.

Paragrafo 19 → “Ma in quest'odio si esaurisce la determinatezza dell'essere-per-sé puramente negativo, e

mediante questo movimento del concetto lo spirito entra in un'altra figura. L'essere-per-sé tolto è la forma

dell'oggetto, che è il Sé prodotto, consumantesi, cioè facentesi cosa. L'artefice perciò mantiene il

sopravvento sopra gli spiriti animaleschi.”

Adesso si esce da una negatività fine a se stessa, che non va oltre.

Passaggio ad una negatività capace di togliersi e risolversi in un oggetto=> LAVORO=> ARTEFICE--> Dal

punto di vista religioso= RELIGIONE EGIZIA--> MOMENTO DI TRANSIZIONE.

Egitto → passaggio tra due elementi → dalle tribù socievoli che si scontrano, politeismo estremo all'essere

per sé puramente negativo, la negazione che deve mostrarsi capace di consolidarsi in qualcosa, ciò fornito in

Hegel dal lavoro, l'oggetto azzerato, la negazione che nel suo lasciare il nulla costringe a ripetizione

all'infinito.

Mentre la negazione si mantiene nel fare dell'oggetto qualcos'altro, esso trasformato assorbe lo spirito di ciò

che è intervenuto su di esso, ex. raccoglitori-cacciatori, che sfruttano natura lasciandola nella sua condizione

originaria.

L'Egitto, il mondo del Nilo, dell'agricoltura, mette in opera una relazione con la natura, che diventa operata,

e sottostà ai bisogni.

L' Esser-per-sé tolto, cioè l'autocoscienza, diventa forma del soggetto,cioè l'idea che costituisce l'oggetto

operato da me, l'idea che era nella mia mente, l'oggetto diventa formato dal soggetto, la forma è prodotta per

mezzo del sé.

Si può anche dire che è il sé ad oggettivarsi e a farsi cosa → tema evangelico dell'agire come manifestazione

del sé, i contenuti non esistono finché non sono messi in comportamenti, azioni. Hegel crede che non ci si

possa appellare alla bontà dell'intenzione, perché in realtà c'è sempre una diretta rispondenza, l'individuo

diviene reale solo nel suo produrre qualcosa, nel suo consumarsi agendo. Wertmeister, maestro dell'opera,

l'artefice, qualcuno che opera ma ancora non è artista. Prende il sopravvento sopra gli spiriti animali, ha

capacità di operare su, l'operare si acquieta in un risultato positivo, l'operare però in realtà è tratto negativo,

perché modifica. Il risultato della negazione astratta è il nulla, invece quello della negazione determinata è la

trasformazione.

In-sé non è più spiritualizzato in quanto tale, ma diventa effettualità, toglie il per-sé facendone qualcosa che

è sua rappresentazione, esteriorizzazione del per-sé. Il mondo egizio opera sulla natura, nel senso che crea

agricoltura, ma stiamo parlando dello Spirito.

“La coscienza dello spirito è dunque ormai il movimento che ha sorpassato tanto l'immediato esser-in-sé,

quanto l'astratto esser-per-sé”.

VIII LEZIONE

Con la religione egizia usciremo da una naturalità assoluta, dove il divino è considerato in sé come la luce,

come una sorta di religione toteristica, dove vi è una situazione frammentaria di piccole comunità in lotta tra

loro. L'esperienza del mondo indiano, ma anche a proposito della Persia (prima religione), ci permette di

vedere come tipi di modalità religiosa sono riscontrabili in altre esperienze religiose. La luce presente nella

religione persiana antica, è anche nelle religioni indiane.

Terzo momento: l'artefice, senza perplessità riferibile al mondo egiziano, mediatore dei due precedenti

esempi presentati.

L’ARTEFICE

Paragrafo 20 → "lo spirito appare come l’artefice, e il suo operare con cui esso produce se stesso come

oggetto, senza però avere ancora colto il pensiero di sé, - è un lavorare istintivo, come le api fabbricano le

loro celle".

Nella figura dell’Artefice, lo spirito è già nella "forma astratta dell’intelletto". Dio è l’artefice del mondo, e,

producendo il mondo, "produce sé come oggetto, mentre non ha ancora colto il pensiero di sé".

Hegel usa questo paragone delle api anche nell'Estetica, pensando alle piramidi, senso della moltitudine e del

lavorare istintivo, per gli uomini però non è una cosa libera. Hegel mette insieme chi le progetta e chi le

costruisce, ancora un pensiero che esprime la cultura di una totalità, secondo certe norme e necessità, che si

rifanno a una idea generale del divino, non c'è soggettività come in Fidia che scolpisce Atena perché chiesto

dalla dea per la città. Qui non l'artista, ma una sorta di operatore, qualcuno che ha le capacità artigianali, usa

gli strumenti senza la capacità di mettere spirito nell'opera. Un operare relativo alla dimensione religiosa, la

comunità costruisce la divinità, rispecchiando il suo essere, come un auto-prodursi, il rispecchiamento in una

divinità che riproduce lo spirito. Perciò manca la libertà, l'autonomia, che compare solo nel mondo greco, ad

esclusione degli schiavi, che non sono però cittadini ateniesi. Invece in Egitto c'è una realtà castale,

caratteristica della società dove manca la libertà, il lavoro passa di padre in figlio, manca la libertà che

permette un operare creativo.

Paragrafo 21 → “I cristalli delle piramidi e degli obelischi, semplici combinazioni di linee rette con superfici

piane ed uguali proporzioni di parti nelle quali è eliminata l'incommensurabilità della curva, sono i lavori di

questo artefice … in forza della mera intellegibilità della forma, essa non è il suo significato in se stessa, non

è il Sé spirituale. Le opere dunque ricevono soltanto lo spirito o in se stesse come un estraneo spirito

dipartito che, morto esso stesso, entra in quei cristalli mancanti di vita; oppure esse si riferiscono

esteriormente a lui … come alla luce nascente che getta su di loro il suo significato”.

Mondo dove c'è produzione artistica, ma è ancora un'arte minuta, un'arte simbolica (in Estetica), qualcosa

che sta per qualcos'altro, invece la vera opera d'arte ha il suo significato in se stessa. Nelle due figure

precedenti Hegel aveva fatto delle analogie: intelletto come ragione, intelletto ragiona sul quantitativo,

mentre la ragione sul qualitativo. Idea: di essa ho solo simbolo.

L'intelletto, i cristalli, una dimensione fredda di elementi che si giustappongono solo in maniera quantitativa:

la forma è severa e rigida, le forme geometriche sono un elemento quantitativo, indicano delle dimensioni

numeriche, come l'incommensurabilità della curva, che però è colta in maniera diversa con gli strumenti

dell'intelletto piuttosto che con gli strumenti di matematica, è qualcosa di sfuggente al calcolo aritmetico.

In una dimensione pre-spirituale: il masso è la naturalità intaccata, l'obelisco la naturalità modificata, ma

senza un significato profondo. In questi processi non ci sono mai dei salti, ma un progressivo

perfezionamento della realtà.

Al centro del mondo egizio c'è l'architettura, la casa per l'uomo, il tempio per il dio, c'è distanza quindi tra

l'oggetto spirituale e l'oggetto come fine. Ma una cosa è l'uomo che si rifugia nella caverna, incapace di

intervenire, un'altra lo spirito umano che si sente superiore di fronte ad un oggetto naturale. Tuttavia anche

l'individuo nella caverna con i disegni sui muri spiritualizza la caverna.

Dov'è il rapporto in-sé/per-sé? Solo per giustapposizione.

Le piramidi hanno al loro interno l'elemento spirituale, che è dato da un uomo, ma morto, che non è più in

relazione con ciò che è fuori di lui. Giustapporti di spirito e natura. Gli egizi sono i primi ad aver creduto

nell'immortalità, hanno un presentimento. L'immortalità dello spirito umano, come quella degli individui, è

parte di un sistema che li comprende, e non è immortalità fisica.

Gli obelischi hanno una funzione solare (cfr. Erodoto), c'è l'oggettivazione del raggio solare.

La luce solare = interiorità morta, sempre umana, mentre l'obelisco = spiritualità esterna che è luce del sole.

L'elemento oggettivo si deve caricare di un significato spirituale. L'intervento sulla natura stringe insieme

spiritualità e natura, ma non realizza tale unione.

Separazione essere in sé dall'oggetto → L'essere per sé lavora sull'oggetto, poi c'è una separazione oggettiva

e infine il risultato è l'unione dei due elementi. L'essere in sé può essere posto come materia lavorata.

Gli ulteriore passaggi devono mirare a togliere le differenze rimaste nella separazione.

L'anima immateriale deve partecipare alla forma, e il corpo deve prendere l'anima: ciò sarà il risultato del

mondo greco. Vicinanza e mantenuta opposizione: percorso faticoso, la piramide si raccosta al lato oggettivo

e al lato soggettivo.

L'artefice deve riconoscersi nella sua opera e il soggetto nel suo Dio.

L'elemento di astrazione dello spirito che opera si trova di fronte una cosa distante da lui.

Paragrafo 22: “L'artefice stesso, lo spirito interno, non è ancora apparso; ma è tuttora l'essenza interiore e

nascosta, che come intiero è data solo come scomposta nell'autocoscienza attiva e nell'oggetto da lei

prodotto”. La pienezza si darà, ancora non appare, ora c'è l'autocoscienza da una parte e l'oggetto dall'altra, il

"due" sarà tolto solo alla fine.

Paragrafo 23: descrittivo. Ci parla del tempio, dell'esteriorità. Costruito con le pietre, elemento evolutivo, per

dare forma, ex. templi simili a piramidi, quelli a gradoni, privi di un interno, sono oggetti che hanno un

significato dall'esterno neanche definito. Ulteriore passaggio: il tempio, inizialmente con rigidità di struttura,

assume forma, ad esempio le colonne del tempio egizio, le pietre sono un elemento vitale così come la

palma.

L'abbellimento estetico, ma anche la conquista di spiritualità, è dato dalla pianta, che è più spirituale rispetto

al masso. La pianta però non più sacra come prima, l'individuo acquista consapevolezza della propria

potenza rispetto alla natura, e la rende ornamento. Hegel pensa che per sorreggere i tetti del tempio siano

stati usati i tronchi nella loro naturalità, elemento ripreso dalla storia dell'architettura.

Al tronco si dà un'impronta ulteriore di spiritualità, abbiamo quindi la palma stilizzata che cancella la forma

organica, dando attenzione agli elementi formali, all'acquisizione di un senso estetico, oltre alla pura

stilizzazione, che corrisponde all'idea di colui che crea.

La prima piramide del cristallo è mancante di curve, ora invece è presente incommensurabilità della curva,

non ancora siamo di fronte alla sezione aurea del tempio greco, ma c'è un passaggio da strutture rettilinee a

curve, radice del passaggio alla libera architettura. In Hegel non ci sono salti, ma continuità. La natura non

solo è utilizzata, ma conformata al soggetto,segue delle leggi di autonomia strutturale.

“Quando la forma organica viene lasciata libera, continua a propagarsi nella particolarità; ma quando da una

parte viene soggiogata dalla forma del pensiero, eleva d'altra parte queste figure rettilinee e piane a curvatura

animata, mescolanza che diventa la radice della libera architettura”.

Paragrafo 24: dopo il tempio c'è il contenuto, che chiude in sé la figura della singolarità.

Il Marmo scolpito tiene insieme soggetto e oggetto, riferimento alla piramide (cadavere dentro) ed obelisco

(sole fuori).

Lungo percorso: Dio assume esser per sé in generale, min, religione egizia dove si adorano divinità in forma

animale, ciò serve per un ritorno a una situazione totemica, mentre qui dopo aver operato sulla vita vegetale,

si va sulla vita animale.

Sempre insieme le due cose: la natura aggredita e trasformata, la naturalità precedente trasformata si ripete

per l'animale, che ora è qualcosa di costruito, a statua, e ha un contenuto spirituale umano. Quindi l'animale

sta per qualcos'altro, la figura animale “frammista alla figura del pensiero, alla figura umana”.

L'animale deve esporsi e prende vitalità del per sé, assumendo anche tratti umani. Ma gli manca la 'parola'.

L'individuo manifesta se stesso operando, nel suo fare, ma la forma del sé più elevato è il linguaggio,

attraverso cui si manifesta animo di individuo.

“Ma all'opera manca ancora la figura e l'esserci in cui il Sé esiste come Sé; le manca ancor questo: di

esprimere in lei stessa che essa racchiude in sé un valore interiore; le manca il linguaggio, l'elemento dove è

riposto il senso stesso che la riempie. Perciò l'opera, seppur si è del tutto purificata dall'animalesco e se porta

in lei la sola figura dell'autocoscienza, è tuttora la figura priva di tonalità che abbisogna del raggio di sole

nascente per avere la tonalità che, prodotta dalla luce, è anche soltanto suono e non parola, soltanto segno di

un Sé esteriore, non già dell'interiore”.

Realtà linguistica concreta: esternalizzazione, il linguaggio rivela me e poi l'assoluta ricezione del linguaggio

che lascio, la parola è una sorta di contagio, qualcosa che si comunica e da cui non si può sfuggire, lo spirito

sta nel "due", nella singolarità aperta all'altro. Il soggetto arido né agisce né parla, non cerca identificazione

di sé nell'altro.

L'incomprensibilità della lingua egizia è una capacità reale, ha una valenza metaforica (“geroglifico di un

significato diverso”).

Riferimento a colossali strutture come mennoni (Mennone, figlio di aurora), due enormi statue, di figura

umana, che indicano purificazione completa da animalesco. La veste umana, però non parla, ma Hegel si

riferisce ad Erodoto, quando dice che la statua, all'alba colpita dai raggi del sole, faceva gemito. Soltanto un

suono e non una parola, dice Hegel,(l'incapacità di esprimere spiritualità normalmente), è il sole che fa

parlare la statua, un suono inarticolato, una sonorità che ha qualcosa del linguaggio, però segni esteriore e

non interiori, ma è di nuovo il sole; al divino è riconosciuta l'immagine dell'uomo, non ha in sé elemento

spirituale.

Paragrafo 25: “A questo Sé esteriore della figura si contrappone l'altra figura che dà segno di avere in lei un

interno... e da prima questo interno è ancora la semplice tenebra, l'immoto, la pietra nera ed informe”.

La pietra nera fa pensare subito a quella sacra custodita nella cabala, forse un meteorite. Ha un significato

spirituale profondo, una spiritualità talmente profonda perché informe. Lì la spiritualità si manifesta

all'esterno della figura, qui invece, nel a caso della pietra, no.

La religione di Maometto riguarda epoche differenti. La pietra nera non è legata a Maometto, a parte per la

recinzione, per il resto è precedente.

Oppure l'ombolos, l'ombelico, la pietra sacra incastonata nella terra, in Grecia corrispondeva al centro del

mondo. Relazione logica tra i vari elementi in gioco. Mennoni,senso interno dall' esterno, qui viceversa.

Bisogna conciliare quindi i due estremi.

Paragrafo 26: “L'una rappresentazione e l'altra comprendono l'interiorità e l'esserci, i due momenti dello

spirito”. L' interiorità (pietra nera) e l'esserci (esterno). La spiritualità dei mennoni fuori, quella della pietra

nera dentro, bisogna unificarle.

“L'artefice perciò unisce l'uno e l'altro momento... accoppiando l'Interno semplice con l'Esterno molteplice

delle figure, l'oscurità del pensiero con la chiarezza dell'espressione”.

L'artefice unisce l'uno e l'altro nella mescolanza della figura dell'autocoscienza.

Esempio Sfinge [pag. Lezioni sulla filosofia della storia]: non c'è più rispetto della natura in quanto tale,l'

individuo capisce che la natura è sotto di lui, ma non si libera del tutto dalle catene, non intravede del tutto la

luce dello spirito. L'Egitto è lo sforzo di umanizzazione, l'enigma della Sfinge, Edipo è il simbolo greco, è

colui che risolve l'enigma.

Siamo in una fase arcaica di relazione uomo-Dio, una sorta di sopravvivenza arcaica.

L'uomo parla a Dio, c'è un riconoscersi del soggetto nella divinità, ma l'inconscio come elemento interiore.

Chiarezza del mondo dello spirito, del linguaggio e inconscio che si esprime solo in segni, terreno del

sotterraneo, contrapposizione tra mondo super et inferus.

Paragrafo 27 → Il lavoro istintivo "che produceva in contrapposizione all'autocoscienza l’opera incosciente"

cessa quando "all’attività dell'artefice che costituisce l’autocoscienza si fa incontro un interno che è

altrettanto autocosciente e si esprime. Egli è assurto qui fino alla scissione della sua coscienza dove lo spirito

incontra lo spirito. In questa unità dello spirito autocosciente con se stesso, in quanto lo spirito è figura e

oggetto della propria coscienza, si purificano dunque le sue mescolanze con l’inconscia guisa della figura

naturale e immediata … in un esterno che è andato in se stesso, in un esterno che estrinseca sé da sé e in sé,

si risolvono in pensiero... Lo spirito è artista".

Il mondo egizio ha preparato la scissione della sua coscienza, scissione tra il fedele e il suo dio, una

preparazione verso l'eguaglianza, che si manifesterà nel mondo greco.

IX LEZIONE

TEMPO NATURALE= PIATTO SCORRERE

TEMPO COSTRUTTIVO

MONDO EGIZIANO-->

- Superamento della sudditanza dell'uomo rispetto alla natura attraverso l'azione su di essa.

- Le figure religiose di questo mondo rispecchiano la LOTTA UOMO-NATURA.

- Incapacità di articolare il linguaggio in maniera chiara: sfingi, geroglifici, enigmi

MONDO GRECO-->

-Da Lezioni sulla filosofia della storia: “Fra i Greci ci sentiamo subito a casa"

- Tuttavia Hegel non mira a ripristinare una realtà come quella dell'antica Grecia.

- Uomini e dèi insieme.

- Gli artisti greci erano come teologi.

- Ipostatizzazione dello spirito nel divino nella forma della coscienza stessa, ovvero a immagine dell'uomo.

- Artista--> Con la sua opera nasce la LIBERTA': Libero progetto, configurazione dell'immagine di Dio.

- SPIRITO ETICO--> Non significa MORALE INDIVIDUALE, ma ETHOS: BENE COMUNE, sincronia

IMMEDIATA fra particolare e universale.

-Per Hegel è stato l'unico momento nella storia in cui si è data unione fra particolare e universale.

Con l'introduzione della MORALE INDIVIDUALE, per ricreare unità fra particolare e universale, sarà

necessario MEDIARE fra queste due dimensioni.

"SOSTANZA INDIVIDUALIZZATA"= I singoli non sono annullati, inglobati dalla totalità.

"SIGNORE DELL'EFFETTUALITA'"= Individuo senza potere decisionale.

Religione artistica

Quando l’artefice si eleva ad artista la sua natura si converte nel suo operare ed assume la forma della libera

creazione; la coscienza riconosce in lui dello spirito, del suo spirito. Come la religione naturale corrisponde

sul piano storico - sociale al periodo di dominio dell’autorità, così la religione dell’arte e della creazione

corrisponde al periodo del "popolo libero", in cui la sostanza etica sussiste ancora intatta e dà forma alla vita

del singolo. Più precisamente si tratta dell’inizio del rilassamento di questa condizione felice, del

sopraggiungere di uno spirito speciale di festosa libertà che apre un ampio spazio d’attività alla forza

creatrice piena di fantasia.

È il mondo sereno e ricco di forme della grecità classica quello che qui Hegel abbozza: pura umanità,

trasfigurate figure divine cui nulla d’umano è estraneo, corporeità spiritualizzata ne sono gli elementi. La

divinità viene intuita nell’immagine dell’uomo, ma in un’immagine elevata ad idea.

Paragrafo 30 → “La religione dello spirito etico è l'innalzamento di esso al di sopra della propria effettualità,

il ritorno della sua verità nel puro sapere di se stesso. Vivendo la nazione etica nell’unità immediata con la

sua sostanza, e non avendo in lei il principio della singolarità dell’autocoscienza, la sua religione appare

nella sua perfezione soltanto, nel distaccarsi dal suo sussistere. Che l’effettualità della sostanza etica riposa,

da una parte, sulla sua quieta immutabilità in contrapposizione al movimento assoluto dell’autocoscienza, e

quindi sul non essere ancora quest’ultima tornata in se stessa dal suo quieto costume e dalla sua solida

fiducia; d’altra parte, sulla organizzazione dell’autocoscienza, organizzazione che si attua in una molteplicità

di diritti e di doveri, nonché nella partizione nelle masse delle classi e del loro fare particolare che coopera a

costituire un intiero, - e quindi su ciò: che il singolo è contento della limitazione del suo esserci e non ha

ancora colto il pensiero illimitato del suo libero Sé. Ma quella quieta e immediata fiducia nella sostanza

ritorna nella fiducia in sé e nella certezza di se stesso; e la pluralità dei diritti e dei doveri nonché il fare

limitato sono lo stesso movimento dialettico dell’elemento etico, come la pluralità delle cose e delle loro

determinazioni, - movimento che trova la sua quiete e la sua saldezza soltanto nella semplicità dello spirito

certo di sé. - Il perfezionamento dell’eticità a libera autocoscienza e il destino del mondo etico sono perciò

l’individualità andata in se stessa, l’assoluta leggerezza dello spirito etico che ha risolto in sé tutte le solide

distinzioni del suo sussistere e le masse della sua articolazione organica, e, di per sé completamente sicuro, è

giunto alla gioiosità illimitata e al più libero godimento di se stesso.”

La bellezza del mondo degli dèi formato e contemplato è autentica visione dell’assoluto, vera vita della

sostanza, ma non pura visione, vita che comprende se stessa. È perciò anche non verità, miscoscimento,

illusione. L’illusione sta appunto anche nella forma, cioè nella sua finitezza. Infatti è la forma dell’individuo.

In tale forma la sostanza diviene appena un che di "rappresentato ". E così essa cade nella soggettività,

diviene tradimento della sostanza e nonostante la sua magnificenza radiosa è nello stesso tempo l'elemento

oscuro che cela il tradimento.

Paragrafo 31 → “In seguito lo spirito va oltre l'arte per raggiungere la sua più elevata rappresentazione;

quella di essere non solo la sostanza nata dal Sé, ma anche, nella sua rappresentazione, questo Sé... così che

il concetto e l'opera d'arte prodotta si sappiano reciprocamente come una medesima cosa”.

X LEZIONE

L'artista arriva prima del filosofo, è in grado di cogliere il senso del momento, in una forma un po' intuitiva,

anticipando la comprensione razionale delle cose.

Momento di comprensione artistica--> Sta emergendo la soggettività, un sè LIBERO--> Fluidità, sostanza

che si fluidifica, il sè che coglie il reale toglie la concretezza alle cose e ne fa una struttura del pensiero-->

Forza le cose ad esprimere il proprio significato.

Si individua l'essenza del sè come mondo degli dèi che il poeta canta, che lo scultore scolpisce...

I valori vengono astratti dal loro uso storico concreto quotidiano--> Grazie a questo distanziamento il

soggetto si rende conto dell'accadere stesso.

IDEA--> Quell'elemento astratto che dà conto di ciò che esiste nella concretezza--> In questo senso essa è

più concreta del concreto stesso.

PURIFICAZIONE--> Es: Antigone-Sofocle--> Personaggi come simboli, modelli della struttura profonda di

quel mondo.

Questa opera di astrazione viene fatta prima dal teologo-artista, poi viene meno la dimensione

rappresentativa e il filosofo compie la stessa azione su base puramente logica.

MORTE DELL'ARTE--> L'artista esprime questo piano di comprensione su di un altro.

Quando viene fuori la spiritualità libera, la bilancia pende dalla sua parte, quindi la compenetrazione viene

superata e prevale l'elemento spirituale= Religione cristiana--> La comprensione delle cose è svolta dal

teologo cristiano.

Paragrafo 32 → La forma dell’individuo "è la notte in cui la sostanza venne tradita e si rese soggetto; da

questa notte della pura certezza di sé lo spirito etico risorge come la figura liberata dalla natura e dall’esserci

immediato dello spirito stesso".

Paragrafo 32-->Dall'esserci all'autocoscienza che comprende.

METAFORA DELLA NOTTE--> Elemento che fluidifica la sostanza.

FILOSOFIA= ERINNERUNG= RICORDO--> Distanza che permette di dare senso.

Assorbimento in sè dei fatti--> Notte in cui le differenze perdono solidità.

Da lì, da questa notte nasce il giorno della ripresentazione sensata di quello che è stato elaborato.

L'artista lo fa attraverso immagini, canti delle gesta ecc...

Paragrafo 33 → Lo spirito etico risorge: l’"attività pura", consapevole della propria forza, lotta con

"l’essenza che non era figura" e le impone la sua signoria.

“Questa attività pura, conscia della sua forza che non può andare perduta, lotta con l'essenza che non ha

figura; assumendone la signoria essa ha reso il pathos sua materia, e si è data il suo contenuto; e questa unità

sorge come opera, come lo spirito universale individualizzato e rappresentato”.

Paragrafo 33--> CONCETTO PURO= ELEMENTO RAZIONALE.

DOLORE per la fine di quel mondo immediato.

Ma quel mondo risorge nel concetto, in questo caso nella figura bella dell'artista.

Omero come una sorta di esecutore testamentario, riporta alla luce il lascito di quel mondo.

ARTISTA= Una sorta di INCARNAZIONE del concetto. Trasmette i contenuti di quel mondo come fosse

posseduto da un demone.

La storia che ci racconterà è narrata dallo spirito che si impossessa di lui.

Margine di passività.

L'artista è quasi obbligato ad esprimere quel mondo.

PATHOS= Spinta che ha a che fare con l'universale, con un significato che va oltre noi stessi.

Il contenuto gli viene imposto, ma la forma gliela dà lui, l'artista. Quì sta la sua arte, la sua potenza.

Da una parte schiacciato dal pathos dell'universale, dall'altro capacità di dominarlo, di domarlo, di

imprimergli forma e portarlo alla luce, a visibilità. (NB)

L’OPERA D'ARTE ASTRATTA

L’opera d’arte astratta è il primo grado dello spirito etico che risorge e si esprime nelle immagini degli dèi,

nell’inno, nel culto.

Paragrafo 34 → “La prima opera d'arte, come quella che è immediata, è astratta e singola”.

Nella religione si dà il due: coscienza-oggetto ripieno di spirito.

1) DISTANZA FRA SOGGETTO ED OGGETTO, ESSENZA IN CUI SI INCARNA IL DIVINO: STATUA,

immagine degli dei.

Da una parte l'artista o il fruitore e dall'altra la statua nella sua cosalità, immediatezza, singolarità.

Prevale l'elemento cosale.

2) Sbilanciamento verso l'altro elemento del dualismo: autocoscienza.

INNO--> Presenza del Dio nelle parole stesse di chi canta.

Divinità connessa con la soggettività che ad essa si rivolge

3) Elemento mediatore dell'unilateralità dei momenti precedenti: CULTO--> Si toglie la distinzione fra la

cosa e la spiritualità.

Il culto ha messo insieme divino e umano.

1) Paragrafo 35 → “La prima guisa nella quale lo spirito artistico allontana la sua figura e la sua coscienza

attiva, è l'immediata... Essa si dirompe in lei nella distinzione della singolarità che ha in lei la figura del Sé, e

dell'universalità che rappresenta l'essenza inorganica in relazione alla figura come ambiente e dimora di

quell'essenza stessa”.

Paragrafo 36 → “La figura degli dei ha quindi in lei il suo elemento naturale come un tolto, come un'oscura

reminiscenza. L'essenza caotica e la confusa lotta del libero esserci degli elementi, sono vinti e respinti ai


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2016-2017

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nunziafabrizio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della storia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Coccoli Guido.

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