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Appunti di letteratura latina: “I personaggi dell’Eneide e la loro fortuna”

Versi

  • Libro I (solo contenuto): vv. 157-241, 279-417, 643-756
  • Libro II: vv. 268-297, 559-712, 730-804
  • Libro III: vv. 1-68, 294-355, 482-505
  • Libro IV: vv. 296-361
  • Libro V: vv. 812-815, 827-871
  • Libro VI: vv. 1-2, 83-90, 337-383
  • Libro XII: vv. 435-439, 887-952

Libro I

Enea

Ha empatia con l’avversario, non solo con il diverso da sé. È un eroe epico-empatico.

L’immagine tradizionale di Enea col padre sulle spalle è diventata l’immagine di Enea (devozione filiale). È forte e poi triste. La pietas di Enea ha anticipato la misericordia cristiana. È un personaggio moderno perché empatico. La pietas è lo stigma di Enea.

Viene chiamato pater perché figlio di Anchise, per la devozione che prova per lui, non perché padre di Ascanio a cui gli rivolge la parola solo una volta.

La pietas non è un connotato moderno ma è un immaginario tipico del cittadino romano. La pietas non è invenzione virgiliana, è già sua. Enea soffre col nemico, la pietas distanzia da noi Enea.

È simile ad Andromaca perché il destino tragico di morire non è avvenuto, è malinconico, sa che sarebbe dovuto morire, prova disonore nell’essere sopravvissuto.

V. 170: Enea appare per la prima volta controllando chi si è perso e chi si è salvato (preoccupazione virgiliana, in Omero se ne fregano. Tipo di guida fondato sull’accudimento empatico. Ciò non ha precedenti). Poi si rivolge ai compagni per consolarsi, in questo discorso Enea è triste, prova un grande dolore.

Vv. 210-241: Enea non può mostrare la sua malinconia e dolore. Riferimento culturale al verso 210 che ci informa che i troiani mangiano la carne cotta, non più cruda. Qui vi è la ricreazione di un simposio e ciò è anche ripreso da Orazio.

V. 279: Giove dice che darà un impero senza fine ai troiani. Le fatiche avranno fine ma l’impero no.

Vv. 279-359: Il personaggio epico non dorme tranquillo. Venere gli appare come cacciatrice, è un incontro strano perché di solito si incontra il padre per caso, non la madre. Enea chiede di far alleviare il loro dolore (capisce che non è umana, ma non che sia la madre). Gli dà le coordinate geografiche per giungere in Italia.

Vv. 360-417: Venere teme che Didone possa diventare una nemica e trama una storia d’amore tra i due. Didone è un Enea che si è portata avanti con il lavoro.

Quando Enea riconosce la madre la rimprovera, è una delle poche volte che Enea fa qualcosa di inutile. L’amore paterno passa attraverso la mente, non il cuore. Enea ha un cuore torbido, il contrario del pius, ha poca sensibilità perché non ha consapevolezza del modo femminile dato che è cresciuto in una famiglia maschile.

Vv. 643-652:

Libro II

Ettore gli appare com’era Vv. 268-299: quando Achille ne trascinò il corpo a terra dopo averlo ucciso. È l’Ettore sconfitto, non trionfante. È un sogno di presagio in cui Ettore gli dice che la città sta bruciando (Troia è caduta dal punto più alto della sua fortuna: le mura, che sono prese dai greci).

Troia non perde la guerra, è conquistata con l’inganno perché il destino ha voluto così.

Due sono le cose importanti dette da Ettore:

  • Informa Enea che la città è in fiamme
  • Gli raccomanda le cose sacre ed i Penati

L’ordine di ricostruire gli eventi sono della cosa più importante alla meno importante.

V. 558:

V. 563: La i di Iulio va considerata consonante.

Respicio: è il verbo di Orfeo, il gesto che non avrebbe mai dovuto fare.

I versi in corsivo sono l’episodio di Elena del II^ libro dove Enea la incontra e ha l’impulso di ucciderla, gli subentra la vendetta di vendicare la patria che sta cadendo.

L’affiancamento rimanda all’età augustea. Ma Elena/Cleopatra, Venere appare (a lei non importa di Anchise, Ascanio, Creusa ma solo di Enea) e lo richiama ai suoi doveri di maschio cittadino. Dice che Paride ed Elena non hanno colpe ma la colpa è il disegno del fato contro Troia.

Enea sa che non può combattere perché la caduta è voluta dal fato, è un eroe misto (da un lato vi è la cura della famiglia, dall’altro cerca il combattimento).

Vv. 624-712: Vi è una delle poche similitudini presenti nell’Eneide: l’idea di Anchise che crede che ci sarà un nemico pietoso ma Enea gli dice che arriverà qualcuno che li ucciderà tutti.

Creusa qui parla come Andromaca, gli chiede a chi lascerà Ascanio, Anchise e lei, ma il verbo è tutto su di lei. Tenta di impietosirlo usando il lessico amoroso.

Ricorda la scena in cui, nell’Iliade, Ettore saluta il figlio e la moglie. Enea eredita dei caratteri di Ettore, nonostante sia un viaggiatore non ricalca Ulisse, ma rispetto ad Ettore non ha questa apertura verso il privato (lui non si toglie mai la corazza nei confronti del figlio e solo una volta gli parlerà), Ettore riesce a essere sia padre che figlio.

Poi Enea si convince a non andare a combattere grazie ad un prodigio, un intervento divino, che predice il futuro glorioso di Ascanio. Enea non solleva il figlio e non gli parla come fa Ettore perché è passivo, è come Ettore ma Virgilio gli toglie qualcosa, un lampo di umanità.

Appare una cometa che indica loro la strada. Dopo questo Anchise si convince ad andare.

Vv. 730-804: Ritorna molto il verbo video, che racchiude l’atmosfera onirica. Mentre fuggono si sente il rumore di passi ed Enea inizia a correre temendo che siano i greci, Anchise guida il gruppo.

Forse c’è una divinità nemica che gli fa perdere il senno e lo fa correre (per questo perde la moglie). Non si sa cosa accadde a Creusa: o si è persa o è stata uccisa da un greco.

Enea è una specie di anti Orfeo (1^ PARAGONE) perché non si volta per vedere se Creusa lo segue e non si preoccupa. Enea non si gira per eccesso di responsabilità, lui è prima figlio e padre, essere marito di Creusa conta pochissimo.

2^ PARAGONE: Creusa è come Alcesti che si sacrifica per il marito.

Enea accusa sia gli uomini che gli dei per la scomparsa di Creusa, che è la cosa peggiore.

Dopo essersi accorto che la moglie è scomparsa Enea ritorna in città, da solo, ripetendo i pericoli e non ha paura. Ripercorre le sue tracce. Prima era spaventato, ora vede Troia con orrore, ha il dubbio che non la ritroverà.

La casa è presa e bruciata dai greci. Ha una visione tragica di Troia, ha la percezione della sconfitta che prima non aveva perché quando esce dalla città non vede quasi niente, ora, essendo solo, vede quell’orrore, sembrano scene delle tragedie di Euripide.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

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