La Cromatografia :
‘’chromatography’’
Il termine è connesso alla ‘’separazione visibile’’; dal greco
‘’chroma’’ ‘’grafos’’
(colore) e (scrittura). La definizione ufficiale di cromatografia
riconosciuta dalla IUPAC, è quella di un metodo fisico di separazione nel quale i
componenti da risolvere, sono distribuiti in fasi, una stazionaria ed una mobile.
Le tecniche di cromatografia vengono classificate in base allo stato fisico delle fasi
coinvolte nel processo di separazione.
Esempio:
cromatografia liquido – liquido
1) Nella (LC); le due fasi sono liquide.
cromatografia gas – solido
2) Nella (GSC); la fase mobile è un gas, quella
stazionaria un solido.
cromatografia gas – liquido
3) Nella (GLC); la fase mobile è un gas, quella
stazionaria un liquido.
Cromatografia Liquido – Solido (LSC) :
Serve per l’assorbimento degli analiti sulla superficie polare di un assorbente. La fase
stazionaria è un Gel di silice che lavora a pH 2 – 8; Allumina pH 2 – 12. La fase mobile
è composta da solventi non polari o cloroformio.
Cromatografia su Fasi Legate (BPC) :
Serve per la ripartizione degli analiti tra la superficie idrofobica e metanolo (NON
ACQUA). La fase stazionaria è composta da superfici idrofobiche legate su gel di silice.
La fase mobile è composta da metanolo o acetonitrile e acqua. Viene applicata a
composti solubili in acqua o metanolo: proteine, peptidi, zuccheri, ecc…
Cromatografia Liquida :
Diverse tecniche fanno parte della cromatografia liquida; ricordiamo:
Cromatografia liquido – liquido
1) : nella quale le fasi stazionaria e mobile sono
entrambe liquide. E’ basata sulla relativa solubilità dei soluti nelle fasi; la
separazione avviene per via della diversa affinità dei composti nelle due
fasi (coefficiente di ripartizione ‘’K’’).
Cromatografia di adsorbimento
2) : nella quale la fase stazionaria è solida. E’
basata sull’interazione tra i siti attivi dell’adsorbente (Si o Al) ed i gruppi
funzionali presenti nelle molecole dei soluti da separare. Queste
interazioni sono il risultato di un fenomeno di competizione tra le
molecole della fase mobile e del soluto per i siti attivi. Avremo:
- Cromatografia a fase normale: la fase
stazionaria è di natura polare (Si) mentre la fase mobile non è polare (esano).
- Cromatografia a fase inversa: la fase
stazionaria è di natura non polare (Si modificata con gruppi apolari), mentre la
fase mobile è un liquido Polare (acqua o alcool).
Cromatografia di esclusione (GPC)
3) : la colonna è riempita con materiale poroso;
non si verifica interazione chimica tra soluti e la fase stazionaria,
la separazione avviene in quanto il supporto si comporta come setaccio
molecolare; i soluti di grandi dimensioni non vengono trattenuti. Le
fasi fisse utilizzate si possono dividere in: - rigide: costituiti da vetri
porosi o perle di Si, presentano un’alta
rigidità che dona loro una maggiore
stabilità e facilità di impaccamento.
- semirigide: costituiti da
polimeri (es. poliestere), presentano un
grado abbastanza elevato di
ramificazione per consentire un più basso
potere di rigonfiamento.
Cromatografia a scambio ionico (IEC)
4) : nella quale la fase stazionaria crea una
superficie ionica di carica opposta a quella del campione. Metodo
utilizzato per analizzare composti ionici e ionizzabili. Più sarà forte la
carica del campione più verrà attratto verso la superficie della fase
stazionaria. La fase mobile è un tampone acquoso che
contiene un sale in grado di creare un controione la cui carica è dello
stesso segno dei composti da separare, ma di segno opposto a quella
della fase stazionaria.
Cromatografia liquida su colonna
5) : composta da colonne di 15 – 20 cm di
lunghezza, con un Ø di 1 – 4 cm e riempita con materiale di
impacchettamento (Si). La fase mobile viene aggiunta dalla parte superiore del
tubo ed il processo di eluizione avviene per mezzo delle forza di
gravità. Ha degli svantaggi come: lentezza, scarso potere di
separazione, abilità manuale.
Cromatografia Liquida ad Alta Prestazione (HPLC) :
Vengono utilizzati sistemi interamente automatizzati, che permettono di ottenere
separazioni rapide ad alta risoluzione. Il flusso viene generato mediante pompe ad alta
pressione, mentre un iniettore permette l’introduzione di piccole quantità di campione
in maniera altamente riproducibile. Le tipiche colonne usate in HPCL sono lunghe 10 –
30 cm con un Ø tra 2 – 5 mm e vengono impaccate con materiali a granelli fini ( 3
– 10 µm).
Gli svantaggi sono: I
vantaggi sono:
- Costi elevati. - Velocità
- Manodopera specializzata. - Alta risoluzione.
- Necessità di accoppiamento di determinati - Alta accuratezza.
Sistemi di rivelazione dei picchi - Alta sensibilità.
Fase Mobile :
In HPLC si può usare come solvente o un miscela di due o più solventi. Durante
l’analisi LC possiamo operare mantenendo costante la composizione della fase mobile
o variando la composizione percentuale dei solventi.
Quando bisogna separare composti con caratteristiche di polarità differenti: come, ad
esempio, lavorando in fase inversa, è solito, diminuire la polarità della miscela dei
solventi durante l’applicazione. In questo modo i soluti polari, vengono facilmente
separati dai composti non polari.
’isocratica’’
L’applicazione ‘ richiede 80 minuti; i picchi del cromatogramma risultante
sarebbero slargati.
’gradiente’’
L’applicazione a ‘ richiede 40 minuti; i picchi sono meno slargati e più
alti.
Pompe :
Sono considerate gli elementi più importanti dell’HPLC. Ha la funzione di inviare nella
colonna la fase mobile ad una pressione tale da creare il flusso desiderato.
pompe
Le per HPLC devono avere questi requisiti:
Inerzia chimica
- .
Capacità di generare alte pressioni e flussi da 0,5 – 10 mL/min
- .
Assenza di pulsazioni
- .
Flussi riproducibili
- .
Eluizione a gradiente
- (capacità di cambiare rapidamente il solvente).
Esistono diversi tipi di pompe, i più usati in HPLC sono:
1) A pistoni reciprocanti : costituite da una camma eccentrica, rotante, collegata ad
un motore che forza il pistone ad espellere la fase mobile, attraverso una
valvola; questa assicura che il liquido non scorra in una sola direzione, per cui
quando il pistone torna indietro , la valvola di mandata si chiude, quella di
aspirazione, si apre così la camera della pompa si riempirà; quando il pistone va
in avanti, si chiude la valvola di aspirazione, e si apre quella di mandata e fa
in modo che il solvente venga spinto nella colonna.
Questo sistema genera un flusso pulsato; infatti si è creato un sistema di pompe, per
ridurre al minimo questo ‘’svantaggio’’, introducendo:
2) Le reciprocanti a doppia testa : entrambi i pistoni vengono azionati dallo stesso
motore mediante una camma unica, permettendo uno di pompare e
l’altro di aspirare. queste forniscono un flusso costante, quasi
senza pulsazioni.
3) A siringa : hanno un cilindro che contiene la fase mobile compressa da un pistone,
che viene fatto
avanzare da un motore che aziona una vite senza fine, generando un
flusso senza pulsazioni.
Valvola di iniezione :
L’iniettore è un dispositivo importante e delicato, perché consente di portare il
campione liquido dalla pressione ambiente, alla pressione presente in testa alla
colonna. I sistemi di iniezione mediante la valvola, consentono l’introduzione del
campione con notevole riproducibilità e senza significative variazioni del flusso.
Si tratta di tubi capillari d’acciaio montati su un disco metallico che viene ruotato su
un perno.
Il campione viene introdotto mediante una
’sample loop’’
siringa entro un capillare ‘
caratterizzato da un volume di specifico. Il
riempimento del loop avviene quando esso non
si trova nel circuito della fase mobile. Al termine
’filling’’
del ‘ (quando il campione comincia a
spurgare il loop), la valvola viene fatta ruotare
cambiando il collegamento con i circuiti idraulici.
Così il sample loop viene portato in serie al
circuito con della fase mobile ed il ‘’loop’’ si
inserisce nel cammino della fase mobile (iniezione). Le connessioni tra i circuiti sono
rese disponibili dalla presenza di piccole scanalature sul rotore della valvola.
Colonna :
La separazione dei componenti in una miscela avviene all’interno della colonna. La
maggior parte delle colonne hanno lunghezza tra 3 – 25 cm con diametri di 2,6 – 3
mm, o 4,6 – 5 mm, sono costruite in acciaio inox. Le colonne, solitamente, vengono
commercializzate già impaccate. Con particelle di diametro di 3 – 5 – 10 µm. le due
estremità della colonna, sono racchiuse da filtri d’acciaio sintetizzato detto ‘’frit’’. E’
stato detto che la colonna può essere danneggiata dalla presenza di particelle in
sospensione nella fase mobile. Per evitare ciò è utile far precedere la colonna da una
precolonna, con funzione di filtro; questa precolonna viene impaccata con lo stesso
materiale della colonna. I sistemi HPCL operano a temperatura ambiente o superiori, la
temperatura, comunque, deve sempre essere controllata se si vuole ottenere una
buona riproducibilità analitica. Infatti minime variazioni della temperatura, possono
avere un effetto notevole sugli equilibri termodinamici che si formano all’interno della
colonna durante il processo cromatografico.
Gel di Silice :
E’ una sostanza amorfa, polare ed acida, è disponibile, solitamente, sotto forma di
perle di verto, rivestite di uno strato poroso. La superficie del gel di silice, non è mai
silanolici,
omogenea, ma sono presenti diversi gruppi funzionali. Come i gruppi:
silossanici centri reattivi.
e La dimensione del gel di silice è un parametro che va
tenuto in considerazione per diversi motivi:
- Se vengono utilizzate delle particelle con diametro ridotto, le interazioni soluto – fase
stazionaria sono più numerose in quanto l’area è maggiore.
- Diminuendo la grandezza delle particelle e a parità di lunghezza della colonna, si
ottiene un incremento di efficienza della colonna ma anche una maggiore resistenza al
flusso.
Rivelatori :
detector
Il ha il compito di misurare un parametro caratteristico del soluto e di
trasformarlo in un segnale elettrico, che viene inviato e poi elaborato.
I rivelatori si distinguono in: ’Bulk property’’
- ‘ : sensibili a proprietà dell’insieme
analita – fase. ’Solute proprerty’’
-‘ : sensibili a caratteristiche del
soluto.
Le caratteristiche fondamentali sono:
1) Il segnale di fondo-
2) La costante di tempo.
3) La sensibilità.
4) La quantità minima rilevabile (MDQ).
5) La linearità.
6) L’universalità o la selettività.
1) Il segnale generato dal rivelatore in assenza di analita (senza picco), produce un
segnale di fondo, spesso instabile. Le cause di ciò vengono espresse da due parametri
del segnale di fondo che sono:
rumore nosie:
- Il o caratterizzato da oscillazioni in entrambi i sensi, ad alta o bassa
frequenza.
deriva:
- La innalzamento graduale della linea di base, misurabile per un determinato
tempo.
E’ importante limitare l’entità del rumore, in quanto è un fattore che diminuisce la
sensibilità analitica.
2) la costante di tempo (τ) è una misura del tempo di risposta, caratteristico del
rivelatore; è, in pratica, il tempo richiesto per rispondere al 63,2% di un’improvvisa
variazione del segnale, è inoltre un parametro che va selezionato con attenzione, dato
che, un valore troppo basso genera un eccessivo rumore, invece un valore troppo alto
ha effetti negativi sulla separazione cromatografica.
3 – 4) La sensibilità è strettamente legata alla MDQ, quest’ultima è definita come la
quantità di soluto che genera un picco che abbia un segnale di ampiezza pari almeno
a due volte l’ampiezza del rumore.
4 – 5) Vi è una relazione lineare tra concentrazione dei soluti nel campione e la
risposta del rivelatore. Il ‘’range’’ dinamico lineare, viene misurato tenendo in
considerazione la MDQ e la massima, quantità di uno specifico soluto che genera un
segnale di entità proporzionale.
6) I rivelatori selettivi, vengono usati per la rivelazione solo di alcuni composti, invece
quelli universali per tutti i soluti. UV/Vis
Sono attualmente disponibili sistemi in grado di registrare simultaneamente lo
spettro completo di una molecola, senza interrompere il flusso di solvente. Questo
viene permesso dalla matrice di fotodiodi lunga una striscia sulla quale vengono
disperse le radiazioni elettromagnetiche da parte del prisma. Questo tipo di sistema
richiede l’elaborazione di tutti i segnali provenienti dai diodi. Il rivelatore UV/Vis a
lunghezza d’onda variabile è caratterizzato da una buona sensibilità e selettività
offrendo la possibilità di operare in gradiente.
(RI)
Il rivelatore ad indice di rivelatore è un rivelatore universale. Presenta una
sensibilità piuttosto bassa per cui non viene sfruttato per l’analisi di componenti in
tracce. Un ben definito valore di RI è una caratteristica fisica di ogni molecola. Uno
svantaggio è l’impossibilità di operare in gradiente perché alla variazione della
composizione della fase mobile corrisponde una deriva della linea di base. I rivelatori
RI usati sono: deflessione riflessione
- A e : entrambi sono realizzati con una cella di
misura ed una cella di riferimento. Un rivelatore a deflessione
sfrutta il principio della deflessione: si misura la deflessione di
un raggio di luce al variare dell’indice di rifrazione del liquido nella
cella di misura in confronto alla cella di riferimento. La presenza di
soluto provoca una modificazione dell’angolo di rifrazione,
generando una variazione del segnale che raggiunge il rivelatore.
L’entità del segnale è correlata alla concentrazione del soluto.
fluorescenza
I rivelatori a funzionano attraverso la misurazione dell’intensità della
radiazione di fluorescenza emessa quando un soluto è eccitato tramite UV di
opportuna frequenza.
elettrochimico
Il rivelatore si basa sull’ossidazione o sulla riduzione di un soluto su
un elettrodo e sulla misura della corrente risultante. Il processo è quantitativo. Questi
rivelatori si distinguono in due classi:
Amperometrici
- : sono i più diffusi.
Polarografici
- : utilizzati per applicazioni particolari.
La fase mobile deve essere resa elettricamente conduttiva con l’aggiunta di un sale,
ciò ne esclude l’utilizzo per tecniche cromatografiche caratterizzate da solventi apolari
(esano) e lo permette in metodiche HPLC a scambio ionico e fase inversa. Il campo di
applicazione di questi sistemi comprende matrici di alto interesse biochimico come
plasma ed urina. In questi casi la possibilità di ottenere un’alta sensibilità e selettività
è utile.
HPLC
In possiamo usare uno spettrometro di massa (MS) come rivelatore. I sistemi MS
vengono operati sotto alto vuoto; in HPLC la fase mobile presenta un flusso di circa 1
mL/min, che vaporizzata, sviluppa un volume incompatibile con i flussi di un MS,
questo inconveniente viene superato mediante un’interfaccia che elimina
selettivamente gran parte del solvente prima dell’ingresso del campione nell’MS.
attraverso il sistema HPLC-MS le molecole entrano nella camera di ionizzazione, in cui
avviene la frammentazione ionica dei soluti, separati prima dal sistema
cromatografico. Gli ioni, prima separati in base al rapporto m/z e poi rivelati da un
rivelatore che genera lo spettro di massa. Con il sistema MS viene prodotto un
tracciato cromatografico misurando la corrente ionica totale in funzione del tempo.
limiti
I dell’HPLC sono:
- Strumentazione costosa.
- Tempi di addestramento (6 – 12 mesi).
- Non sono disponibili rivelatori universali e sensibili.
- Materiali di consumo costosi.
- Le identificazioni richiedono conferma con metodi spettroscopici.
Allargamento di Banda in HPLC :
La capacità separativa di una colonna impaccata, viene definita come ‘’efficienza della
colonna’’. Tale fattore è direttamente connesso al grado di allargamento di banda nello
spazio e nel tempo. Questo processo è dipendente sia dalle caratteristiche intrinseche
della colonna sia dalle condizioni operative sperimentali. Depositando il campione in
testa alla colonna, esso occupa un certo spessore dello strato del materiale con cui la
colonna è impaccata, ossia avrà una determinata larghezza. Durante il processo
cromatografico, oltre ad una migrazione differenziale dei composti, si ha un
allargamento della banda iniziale del soluto. Questo allargamento è funzione del
tempo che il composto trascorre in colonna. Questo fenomeno è dovuto al fatto che le
molecole di uno stesso componente hanno diverse velocità. Si cerca di effettuare una
scelta ottimale dei parametri analitici, per operare nelle condizioni di massima
efficienza della colonna. Il numero dei piatti teorici (N) è un termine adimensionale
utilizzato per determinare l’efficienza. N = ( t /w ) 2
b b
.
W = ampiezza del p
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Spettroscopia - HPLC prima parte
-
Spettroscopia - HPLC seconda parte
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Esercitazioni con Simulatore HPLC
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Spettrometria di massa - Cromatografia - Gascromatografia - HPLC