Battaglia del lago Regillo e Foedus Cassianum
La caduta della monarchia etrusca avrebbe rimesso tutto in discussione. Ne venne compromessa la linea di comunicazione terrestre tra l’Etruria meridionale e gli insediamenti etruschi in Campania. Ad Arici i Latini, con l’aiuto dei cumani di Aristodemo, respinsero Porsenna. Roma si sarebbe ripresa presto; nel 499 o 496 la vittoria ottenuta contro i Latini nella battaglia al Lago Regillo ebbe come conseguenza la stipulazione nel 493 di un accordo fra Roma e i Latini (il trattato prende il nome dal console Spurio Cassio).
Volontà di resistere e il Foedus Cassianum
Volontà di resistere alla penetrazione di popolazione montanare appeniniche, Volsci ed Equi. Il Foedus stabiliva su base di parità i rapporti fra i due contraenti; escludeva reciproche aggressioni; prevedeva mutui appoggi militari e la divisione del bottino. Non fidando dell’aiuto degli alleati etruschi, si rifugia a Tuscolo dal genero Ottavio Mamilio e riprende la lotta con l’aiuto dei Latini. La sconfitta del Lago Regillo (499 o 496) pone fine alle sue speranze; si rifugia a Cuma, dal tiranno Aristodemo, ove muore nel 495.
Guerra contro Veio (485/483-475)
- 477: Sconfitta romana presso il fiume Cremera
- 475: Pace quarantennale
- (438-425) 438: Ribellione di Fidene
- 437: Veio chiede l’appoggio di Falerii
- 426: Fidene è presa dai romani
- 425: Pace ventennale – Fidene è ager romanus
- (405-396) 402: Capena e Faleri si schierano con Veio
- 396: Veio è presa e trasformata in ager romanus
- 395: Capena è conquistata
- 394: Pace con Falerii
Nel 400, un plebeo viene eletto tribuno militum consulari potestate. Introdotto uno stipendio per i legionari. Rinforzata la cavalleria. Nel 396, dopo una guerra decennale, rappresentò un evento epocale. La vasta estensione del territorio conquistato, l’insediamento di quattro tribù con distribuzioni di terra fertile, modificò la società e l’economia romane. Al tempo stesso, la confisca può essere considerata anche il primo risultato della nuova compagine militare romana. Ad una maggiore disponibilità di cittadini arruolabili veniva a corrispondere una più consapevole partecipazione della plebe alla vita politica, un più deciso impegno anche nelle azioni militari. È da notare che Veio fu lasciata sola dalle altre città etrusche nello scontro finale con i romani. Disunione che è da spiegare con la struttura sociale e politica delle città etrusche.
Furio Camillo
Furio Camillo fu il conquistatore di Veio. Sei volte tribuno militare con potestà consolare, dittatore, trionfatore, coinvolto anche nella rivincita romana con il sacco gallico. La sua leggenda è circondata da un alone di fatalità religiosa. Essa può essere alimentata da fattori storici, quali l’evocatio da Veio a Roma di Iuno Regina, e l’offerta inviata al santuario greco di Delfi, dopo la vittoria sulla città etrusca e collocata nel tesoro dei Messalioti, con i quali Roma era legata.
Sacco gallico di Roma
Questa ascesa di Roma fu solo interrotta dalla conquista gallica della città. Le bande galliche, che prima batterono i romani al fiume Allia, erano dei Senoni, venuti a stanziarsi sulla costa adriatica, a nord dell’agro piceno, dediti al mercenariato e alla razzia. La città etrusca di Caere ebbe un ruolo notevole. La città sarebbe stata poi la prima ad entrare nel novero dei cives sine suffraggio. I Galli si ritirarono, o perché fu pagato un riscatto, dopo di che proseguirono per la loro strada verso il sud, o perché minacciati nei loro territori dai Veneti. L’episodio non ebbe conseguenze di rilievo. La ripresa romana dopo il sacco gallico fu rapida.
Prima guerra sannitica (343-341)
- I Sanniti riconoscono il controllo su Capua dei Romani.
- I Romani lasciano campo libero ai Sanniti nei riguardi dei Sidicini.
L’intervento romano sul fronte dell’Italia meridionale fu motivato dal bisogno di acquisire nuove terre su cui fondare nuove colonie latine e dedurre colonie romane. L'espansione si mostrò difficoltosa perché i romani si trovarono di fronte le bellicose popolazioni delle montagne, le città della Magna Grecia. La natura del territorio del Sannio costrinse i Romani a mutare la tattica dell’esercito per adattarla alle condizioni di quegli spazi ricchi di montagne e colline. I Sanniti erano popolazioni insediate sul territorio montuoso retrostante la Campania e comprendente l’attuale Abruzzo e Molise. I Latini chiamavano Sanniti una sorta di confederazione di popoli, detti anche Sabelli, che parlavano la lingua osca (affine al latino), ereditata dalle popolazioni di Opici, che originariamente occupavano il territorio. Ogni popolo dei Sabelli si organizzava in una touto, cioè in un raggruppamento di tribù, che si articolava in pagi, distretti funzionali al reclutamento militare e all’organizzazione agricola.
Davanti al tentativo dei Sanniti di annettersi il popolo dei Sidicini, che avevano chiesto soccorso ai Campani e a Capua, i Romani colsero il pretesto per intervenire. Ma il breve conflitto si risolse in un compromesso che concesse ai Sanniti l’annessione dei Sidicini e ai Romani di consolidare la loro egemonia sulle città della costa marina. A partire dalla metà del IV secolo si estese il contesto politico e militare in cui Roma si trovò ad intervenire. Alcuni popoli della Campania richiesero l’aiuto romano contro i Sanniti, rude e fiero popolo dell’Appenino centro-meridionale. Furono Capua e i suoi alleati a richiedere l’appoggio militare di Roma contro i Sanniti che premevano sulla bassa valle del Volturno, punto strategico per il passaggio dagli altopiani della Sabina alle pianure costiere del Lazio e della Campania.
Guerra contro i Latini (340-338 a.C.)
Al termine del conflitto:
- La lega viene sciolta.
- Alcune località minori con forte connotazione sacrale e poste alla periferia di Roma, sono accolte nella cittadinanza romana (Aricia, Nomento, Pedo).
- Velletri e Anzio sono l’una privata delle fortificazioni e della popolazione, l’altra fatta oggetto di una colonia di diritto romano.
- Tivoli e Preneste perdono parte del loro territorio.
- Fondi e Formia ricevono la civitas sine suffraggio.
Seconda guerra sannitica (326-304 a.C.)
Prima fase (326-321)
- 328: Colonia latina di Fregelle.
- 326: Assedio di Neapolis come ritorsione per gli attacchi dei neapolitani ai romani che si erano stabiliti negli agri campano e falerno.
Questa prima parte del conflitto si chiude nel 321 con una pesante sconfitta romana a Caudio.
Seconda fase (316-304)
Nel 316 il conflitto si riaccende: nel 315 i Romani prendono Saticula ma sono nuovamente sconfitti a Lautulae; l’anno successivo ottengono la prima vittoria a Terracina in campo aperto contro gli avversari. Dopo la vittoria di Terracina, deducono una colonia latina a Lucera, al confine tra Daunia e Sannio, completando l’accerchiamento dei Sanniti intrapreso attraverso le alleanze con Marse, Frentane, Peligni. Altre colonie latine sono dedotte nel 313 a Satucula e Sinuessa, a Interamna nel 312 e a Ponza nel 311.
Nel 305 la presa di Bovianum chiude il conflitto. L’anno successivo si stipula una pace che rappresenta il fallimento del tentativo sannita di ridimensionamento della presenza romana nel basso Lazio ed in Campania. Nel 328 esplose il secondo conflitto sannitico, che venne determinato dai romani con la fondazione della colonia latina di Fregelle al di là del fiume Liri, cioè in zona di egemonia sannitica. Dopo le vittorie del 322 sia sui Sanniti che sugli Apuli. Le legioni romane, condotte dai consoli Veturio Calvino e Spurio Postumo, furono circondate e costrette ad una resa umiliante nella gola tra Santa Maria a Vico e Arpaia, le Furculae Caudine. Per un quinquennio la guerra venne sospesa con l’affermazione del dominio sannitico su quelle regioni. Quando la guerra riprese, i Sanniti riuscirono ad allargare il fronte delle proprie alleanze. Nel 305 a.C. avvenne la sconfitta dei Sanniti, con la riconquista del centro storico di Boviano, successiva ad una battaglia campale decisiva in una località denominata Tifernum (Faicchio). Fu caratterizzata da più insuccessi militari per i Romani. Ebbe come episodi culminati la guerra di Roma a Neapolis e l’assedio e la resa dell’esercito romano alle Forche Caudine. Significativa la costruzione nel 312, ad opera del censore Appio Claudio, della Via Appia che, collegando Roma a Capua, permetteva spostamenti di truppe.