Le guerre del primo impero
L'incoronazione e l'instaurazione dell'impero
L’incoronazione del 2 dicembre 1804 instaurò ufficialmente l’Impero, che tuttavia non venne riconosciuto dalle altre monarchie europee. Si trattava di una dinamica prevedibile, per due ragioni: l’Impero napoleonico si configurava come un diretto prodotto della Rivoluzione francese, che le monarchie europee non avevano mai accettato e che avevano tentato di soffocare fin dal 1792 con la costituzione della Prima coalizione. Napoleone era un sovrano privo di collegamenti con la precedente dinastia francese, quindi illegittimo, e veniva equiparato a un despota militare che aveva assunto il potere attraverso la minaccia della forza (possibile grazie al consenso dell’esercito) e attraverso la demagogia nei confronti del popolo francese.
Al di là delle motivazioni di carattere ideale, le monarchie europee temevano la Francia napoleonica, che aveva alle spalle una tradizione di vittorie militari ereditata dalla Rivoluzione, un’economia florida, una struttura statale stabile e – soprattutto – una forte volontà espansiva. Le monarchie europee avevano in sostanza compreso che l’avvento di Napoleone al potere aveva permesso di focalizzare le forze vitali, ma anarchiche, risvegliate dalla Rivoluzione, trasformando la Francia in una nazione che avrebbe potuto legittimamente aspirare alla conquista del predominio continentale. La potenza più preoccupata degli ultimi sviluppi politici francesi era senz'altro la Gran Bretagna.
Le tensioni tra Gran Bretagna e Francia
Tra la Gran Bretagna e la Francia, i contrasti erano continuati nonostante la stipula della Pace di Amiens, i cui risultati erano stati compromessi dalla eccessiva vitalità dimostrata dalla Francia in ambito coloniale e nei confronti della Confederazione Elvetica. La figura fondamentale della politica britannica era William Pitt il Giovane che nel 1803-4 rivestiva la carica di ministro degli esteri. Napoleone sapeva che la Gran Bretagna rappresentava la minaccia più grave per la Francia. Senza dubbio essa non era in grado di mobilitare eserciti numerosi e già schierati sul continente come il Sacro Romano Impero, la Prussia o la Russia, ma la numerosa e ben addestrata Marina da guerra poteva consentirle di vanificare ogni tentativo di espansione francese, tagliando le linee di comunicazione e di rifornimento agli eserciti invasori come era avvenuto nel corso della campagna d’Egitto con la battaglia navale di Abukir dell’agosto 1798.
L’efficiente uso della flotta poteva anche consentire alla Gran Bretagna di proiettare in breve tempo un contingente in Europa, intervenendo così al fianco di qualsiasi alleato minacciato dalla Francia. Il più significativo elemento di forza della Gran Bretagna era tuttavia rappresentato dalla sua potenza economica. Londra era la più importante piazza finanziaria europea e ciò consentiva alla Gran Bretagna di fungere da potenza organizzatrice di coalizioni anti-francesi semplicemente finanziando gli eserciti dei suoi alleati.
La rottura della pace di Amiens
Nel 1803 si proclamò infranta la Pace di Amiens, le ostilità tra le due nazioni non ripresero immediatamente all’indomani dell’incoronazione imperiale di Napoleone. Prima di impegnare le sue scarse risorse umane e la sua preziosa flotta in un conflitto totale con la Francia, la Gran Bretagna doveva accertarsi che Napoleone avesse effettivamente intenzione di procedere ad una modifica dell’assetto europeo fissato con la Pace di Lunéville e con la Pace di Amiens.
Il regno d'Italia e le alleanze europee
Nel 1805 la Repubblica Italiana venne trasformata, per ordine del suo presidente (ovvero lo stesso Napoleone), in Regno d’Italia. Napoleone assunse la corona del nuovo stato demandando il governo diretto al viceré Eugenio Beauharnais, figlio di primo letto dell’imperatrice. Tale mossa venne considerata minacciosa dal Sacro Romano Impero, che temeva per la sicurezza dei suoi possedimenti in Veneto, nella Venezia-Giulia e in Tirolo.
Il Sacro Romano Impero avviò quindi una serie di fitti contatti diplomatici con la Gran Bretagna, dove il governo cadde e venne sostituito da un nuovo esecutivo con alla guida William Pitt il Giovane. Alla fine dell’agosto 1805 si delinearono due blocchi di alleanze contrapposti: le potenze della Terza coalizione (Gran Bretagna, Sacro Romano Impero, Russia e Svezia), e dall’altra la Francia, che poteva contare sul sostegno della Spagna e di due stati tedeschi, la Baviera e il Württemberg.
La Spagna aveva stipulato un’alleanza con la Francia, piuttosto inedita nella sua storia politica, dopo che la Gran Bretagna aveva attaccato il convoglio che annualmente portava in patria i proventi delle miniere spagnole situate nelle colonie del Nuovo Mondo. La Baviera e il Württemberg vedevano invece nell’alleanza con la Francia la possibilità di sfuggire al controllo del Sacro Romano Impero, magari acquisendo una posizione di rilievo nell’ambito tedesco.
Piani di guerra e strategie navali
I due blocchi di alleanze erano qualitativamente diversi. Le forze della Terza coalizione erano ingenti – potendo contare sull’efficiente Marina britannica e sui vasti eserciti schierabili dal Sacro Romano Impero e dalla Russia – ma il legante dell’alleanza era rappresentato dai finanziamenti inglesi e dalla paura dell’espansione francese. L’alleanza guidata dalla Francia era invece più coesa e risultava formata da nazioni che avevano subito un effettivo danno dai loro potenziali nemici; la Spagna con il sequestro di parte della flotta proveniente dal Sud America, la Baviera e il Württemberg con la politica del Sacro Romano Impero volta a frenarne appositamente.
Se lo schema delle alleanze era ormai delineato, i rispettivi piani di guerra presentavano ancora poca chiarezza. Napoleone aveva identificato la forza trainante della Terza coalizione nella Gran Bretagna e aveva concepito un ambizioso piano per effettuare uno sbarco anfibio sull’isola, prendendo rapidamente il controllo delle principali città. La condizione indispensabile per l’attuazione dello sbarco era ottenere provvisoriamente la supremazia marittima sul canale della Manica, in modo da consentire alla flotta francese di trasportare in Gran Bretagna le truppe d’invasione.
L’estate e l’autunno del 1805 videro un costante ammassarsi di truppe lungo le coste della Manica e la costruzione di un enorme acquartieramento per la cosiddetta “Armata d’Inghilterra” presso la città normanna di Boulogne. I cantieri navali francesi produssero migliaia di imbarcazioni leggere per il trasporto e lo sbarco delle truppe, con uno sforzo inedito nella storia francese, mentre la Marina da guerra francese venne mobilitata per un’operazione su vasta scala.
Strategie navali irrealizzabili di Napoleone
La strategia di Napoleone prevedeva che diverse squadre navali francesi partissero isolatamente dai principali porti atlantici della Francia, attirassero nell’Oceano Atlantico la flotta britannica posta permanentemente a guardia della Manica, raggiungessero le colonie francesi dei Caraibi e poi, fatte perdere le proprie tracce, ritornassero unite. Si trattava di una strategia irrealizzabile, per i seguenti motivi:
- Troppo complessa ed eccessivamente dipendente dal costante collegamento tra la flotta francese e la madrepatria per ricevere ordini, cosa impossibile considerate le distanze e le tecnologie dell’epoca.
- Tale strategia era concepita in base alla possibilità di prevedere con sicurezza i tempi degli spostamenti delle squadre navali francesi, quando invece lo spostamento di forze navali dipendeva strettamente dalle condizioni imprevedibili del vento e del mare.
- Napoleone sostanzialmente cercava di impostare una strategia navale con le stesse regole della strategia terrestre.
- La Marina francese, faticosamente ricostruita dopo la Rivoluzione, non era in grado di attuare una strategia così complessa né di combattere ad armi pari con la Marina britannica che, tra l’altro, non avrebbe mai lasciato indifeso il canale della Manica.
La battaglia navale di Trafalgar
Inizialmente la strategia francese ebbe successo. Nelson, il migliore ammiraglio di cui la Gran Bretagna disponeva in quel momento e perno del dispositivo di difesa britannico, venne ingannato circa i movimenti delle squadre navali francesi e le inseguì vanamente nel Mediterraneo, mentre invece esse attraversavano l’Atlantico.
La battaglia navale di Trafalgar è giustamente considerata un perfetto esempio di battaglia di annientamento. Nel corso dello scontro la flotta britannica guidata da Nelson ebbe costantemente il sopravvento sulla flotta franco-spagnola. La flotta franco-spagnola combatté con grande valore e la vittoria inglese venne ottenuta al prezzo del sacrificio di Nelson, che morì in seguito ad una ferita riportata nelle fasi iniziali della battaglia. La sconfitta bloccò sul nascere le velleità francesi sul mare e fece ricadere la Marina francese in uno stato di prostrazione.
Conseguenze della sconfitta navale e la situazione geopolitica
Nonostante si fosse tentato una ricostruzione della Marina da guerra francese con l’obiettivo di metterla in condizione di sfidare quella britannica, la sconfitta di Trafalgar provocò una perdita incolmabile di materiale e di comandanti esperti da cui l’Impero non poté risollevarsi, dovendo rinunciare per sempre non solo alla conquista della Gran Bretagna, ma anche al dominio del mare.
In ottobre il Sacro Romano Impero aveva invaso la Baviera, che si era appellata alla Francia. L’Armata d’Inghilterra venne quindi diretta verso la Germania per punire l’imperatore d’Austria. Con una serie di marce forzate, la Grande Armata (questo il nuovo nome dell’Armata d’Inghilterra) raggiunse la Moravia e inflisse agli austriaci una prima sconfitta a Ulm il 19 ottobre 1805, due giorni prima della disfatta di Trafalgar (fase terrestre della guerra contro la Terza coalizione).
Dopo la sconfitta di Ulm la situazione strategica della Terza coalizione diveniva complessa ed era opportuno che in contingenti russi giungessero in Moravia alla massima velocità. Napoleone ordinò a una parte della Grande Armata, al comando del maresciallo Murat, di inseguire le truppe austro-russe in ritirata e di bloccarle prima che potessero congiungersi con forze più fresche.
Napoleone aveva bisogno di concludere velocemente la campagna prima che si concretizzasse il pericolo di uno sbarco anglo-russo in Danimarca, mossa che avrebbe comportato l’apertura di un nuovo fronte per la Francia. Decise quindi di indurre gli austro-russi alla battaglia su di un terreno che già conosceva, ovvero la campagna della Moravia settentrionale. Allo scopo di attirare gli austro-russi, la Grande Armata diede vita ad una serie di scaramucce dando l’impressione di non voler rimanere nella Moravia occupata, forse anche di ritirarsi in direzione di Vienna. L’esercito austro-russo prese dunque l’iniziativa e decise di impedire l’ipotetica ritirata francese schierandosi nella località di Austerlitz.
La battaglia di Austerlitz
Il problema linguistico affliggeva in effetti tutto l’esercito austro-russo, rendendo complessa la collaborazione. Anche la struttura dell’esercito era problematica. Ad Austerlitz le forze austro-russe erano divise in otto grandi formazioni (la Guardia imperiale russa, una Avanguardia russa, una Avanguardia austriaca e cinque “colonne”), vagamente comparabili ai corpi d’armata francesi, in cui le unità austriache erano mischiate a quelle russe, con conseguenti problemi di comando. La Grande Armata francese era invece uno strumento più compatto.
La battaglia di Austerlitz si svolse il 2 dicembre 1805 e segnò un capolavoro di strategia bellica napoleonica. Dopo aver imposto agli austro-russi il campo di battaglia. La sconfitta provocò il sorgere di conflitti fra l’imperatore Francesco II e lo zar Alessandro I. Mentre lo zar intendeva continuare la guerra ritirando il proprio esercito verso la Polonia e ottenendo l’appoggio della Prussia, l’imperatore desiderava invece chiudere una campagna sfortunata che aveva devastato buona parte dei suoi possedimenti.
Il 4 dicembre Francesco II chiese un armistizio a Napoleone e il 26 dicembre francesi e austriaci stipularono la Pace di Presburgo. Napoleone si dimostrò un vincitore comprensivo e non impose eccessive amputazioni territoriali al Sacro Romano Impero. I possedimenti austriaci in Nord Italia e in Dalmazia vennero ceduti al Regno d’Italia, la Baviera venne liberata dall’occupazione austriaca e ottenne le regioni del Tirolo e del Voralberg, il Württemberg ottenne una porzione di Svevia austriaca.
La vittoria francese staccò dal Sacro Romano Impero un altro stato tedesco, il Baden, che si unì all’alleanza franco-spagnola. La conseguenza più importante della vittoria fu costituita dalla solenne promessa dell’imperatore Francesco II di non riprendere le ostilità contro la Francia, una promessa che rimase onorata fino al 1809.
La reazione della Prussia e della Russia
Il successo francese provocò grande inquietudine alla Prussia che, dopo aver assistito inorridita alla sconfitta del Sacro Romano Impero, cominciò a meditare sulla possibilità di divenire la nuova Nazione guida dell’ambito tedesco. La Russia non intendeva accontentarsi dello status quo fissato a Presburgo e iniziò a programmare una ripresa delle ostilità contro la Francia. La battaglia di Austerlitz aveva tuttavia dimostrato che l’esercito russo – composto in maggioranza da servi della gleba e guidato da nobili coraggiosi, ma con scarsa esperienza e con la nociva tendenza a sottovalutare il nemico – abbisognava di una radicale riforma.
Ricevuta la notizia della sconfitta di Austerlitz, il primo ministro inglese William Pitt il Giovane ordinò ai suoi collaboratori di arrotolare la mappa d’Europa, dimostrando di aver compreso che il vecchio ordine geopolitico continentale stava per essere sconvolto dall’emersione della potenza napoleonica.
Conclusione della Terza coalizione
Il primo ministro non sopravvisse fino alla sconfitta di Napoleone, morì infatti nel gennaio 1806 e con la sua morte ebbe fine la Terza coalizione. Napoleone giunse a Parigi il 26 gennaio 1806 e si impegnò subito in un’intensa attività diplomatica volta a consolidare il successo ottenuto. La battaglia di Austerlitz aveva segnato infatti una sconfitta per le forze russe, ma la Grande Armata non aveva inseguito l’esercito dello zar durante la sua ritirata verso la Polonia. In questo modo Napoleone aveva tenuto i suoi rapporti con la Russia in una situazione di indeterminatezza, che avrebbe potuto anche sfociare in un accordo di collaborazione per la spartizione delle aree orientali del Sacro Romano Impero.
Un simile accordo avrebbe portato alla nascita di un forte blocco continentale europeo formato dall’Impero russo e dall’Impero francese alleati, contro il quale il predominio marittimo della Gran Bretagna e la forza terrestre del Sacro Romano Impero non avrebbero potuto nulla. Nella prospettiva di una simile alleanza, nel gennaio del 1806 Napoleone avviò colloqui di pace con la Russia. I negoziati si rivelarono molto complessi, dal momento che lo zar era pienamente cosciente delle implicazioni che avrebbe comportato la stipula di un’alleanza con la Francia, soprattutto a livello dei rapporti tra l’Impero russo e la Gran Bretagna. Questa, infatti, acquistava dalla Russia legname e altre risorse, in cambio di alcuni generi molto in voga tra la numerosa aristocrazia russa (tabacco, tè ecc.).
La Gran Bretagna, al pari della Russia, non aveva cessato le ostilità nei confronti della Francia. La fine della Terza coalizione, infatti, era coincisa con la morte del primo ministro Pitt, ma il nuovo governo non aveva intenzione di concludere una pace con la Francia e continuava la guerra attraverso lo strumento rappresentato dalla Marina militare. All’inizio del 1806 la Francia fu colpita da una crisi finanziaria su piccola scala dovuta alla contrazione dei suoi commerci, soprattutto marittimi, devastati sia dalla concorrenza inglese, sia dalle scorrerie della Marina militare britannica e dai corsari da essa finanziati.
La gestione dell'impero e l'espansione dinastica
La soluzione alla crisi finanziaria consisteva nella ripresa della guerra d’espansione nei confronti del Sacro Romano Impero, della Prussia e dell’Impero russo. Napoleone decise di temporeggiare, in attesa che la posizione della Russia nei confronti delle vittorie francesi divenisse più chiara e che la Prussia si schierasse con la Francia o con le potenze che avevano costituito la Terza coalizione. Nel frattempo Napoleone si concentrò sulla gestione politica dell’Impero francese e dei suoi stati satellite. Nel febbraio 1806 la Francia occupò il Regno di Napoli e nel mese successivo Napoleone attribuì il trono a suo fratello Giuseppe, mentre la regina borbonica Maria Carolina (imparentata con l’imperatore del Sacro Romano Impero) si rifugiò in Sicilia sotto la protezione della flotta inglese.
Dall’isola la regina promosse la formazione di bande partigiane in tutto il meridione d’Italia, con l’obiettivo di resistere all’invasione francese. La resistenza attirò presto individui abietti dediti al brigantaggio, che di fatto gettarono la Calabria in una situazione di anarchia combattendo sia contro i francesi, sia contro i nobili borbonici ritenuti complici degli invasori. La Francia intervenne nell’Italia meridionale con molta durezza e dovette anche fronteggiare la minaccia di uno sbarco inglese sulle coste della Campania, con l’obiettivo di restaurare la monarchia borbonica e rendere il Regno di Napoli un alleato della Gran Bretagna. L’imposizione di Giuseppe Bonaparte quale re di Napoli rientrava nella strategia dinastica concepita da Napoleone che mirava a installare sui troni delle nazioni conquistate membri della propria famiglia in modo da creare un sistema politico filo-francese.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.