Le guerre persiane
La prima guerra persiana (IGP)
I fatti che preparano la IGP
La spedizione di Dario I in Scizia (514 a.C. circa). Alla fine del VI secolo a.C., la Ionia era fedele ai Persiani. Ma sussisteva del malcontento a causa delle vessazioni fiscali subite. Di lì a breve sarebbe scoppiata una ribellione il cui punto d’origine fu dai satrapi.
L’impero persiano non era un impero debole, dunque il solo pensiero di poterla fare franca con un simile colosso era assai azzardato, anche se le sue misure amministrative erano percepite in modo oppressivo. Però se la Ionia arrivò a maturare un’idea del genere, in parte fu per la sostanziale sconfitta che lo stesso Dario I aveva subito verso il 514 a.C., durante la spedizione nella Scizia d’Europa (i territori a ovest del Mar Nero: Romania, Bulgaria, Romania). Superato l’Ellesponto, i Persiani portarono le operazioni militari nella zona del Danubio, da cui però dovettero fuggire con gravi perdite. Ciononostante, prima del ritorno in Asia, essi riuscirono a conquistare la Tracia e la Macedonia (che però pochi anni dopo si liberarono).
La rivolta ionica (499-494 a.C.)
La rivolta della Ionia partì da Mileto. Aristàgora, tiranno di Mileto, convinse Artafèrne, satrapo di Lidia, a conquistare Nasso poiché si era data un governo democratico. Artafèrne, persuaso dal suo piano, gli consegnò una flotta e lo inviò a Nasso, ma l’assedio non andò a buon fine.
Così Istièo, ex tiranno di Mileto (che aveva partecipato a suo tempo alla spedizione di Dario I in Scizia), gli consigliò di ripararsi dalla probabile rappresaglia persiana in questo modo: aizzare la Ionia, già stufa a sufficienza, contro i Persiani. Per farlo, Aristàgora cercò anche l’appoggio dei Caèri, dei Lidi e dei Ciprioti. Furono richiesti degli aiuti anche nella Grecia continentale, ma, mentre Sparta non poté inviarne perché occupata contro Argo, le sole Atene ed Erètria inviarono un ausilio (rispettivamente di 20 e di 5 navi).
Nel 499 a.C. giunse perfino a conquistare la città di Sardi, capitale della satrapia lidia (per capire l’importanza di questa città, si pensi che Dario I a suo tempo aveva fatto costruire una strada lunga 2400 km che partiva dalla persiana Susa, sopra il lontano Golfo Persico, e arrivava fino a Sardi). La ribellione si estese fino ad altre zone, Caria, Licia, Troade, e si strascicò per altri pochi anni. Aristàgora morì ucciso a tradimento in Tracia. Nonostante i successi dei Greci, alla fine ebbero la meglio i Persiani che nel 494 a.C. distrussero punitivamente Mileto, destinando i suoi abitanti a una fine atroce (Erodoto ci parla della crudele evirazione dei fanciulli), e riconquistarono le città perdute della Ionia. Le ex ribelli furono costrette a consegnare la flotta.
Lo scontro si avvicina
Ad Atene si respirava un clima di guerra. Dario I, oltre al desiderio di estendere il suo dominio in Europa (nella fallita spedizione in Scizia), ora aveva anche un pretesto plausibile per ottenere tale scopo. Dario I pensava già all’epoca dell’esemplare punizione di Mileto a una nuova spedizione, stavolta in Grecia: Atene ed Erètria erano state le uniche città ad aver alzato la cresta, perciò avrebbero dovuto pagare. In realtà, Atene ed Erètria non avevano inviato chissà quali aiuti, ma tanto bastava per allargare i confini dell’impero. Perciò, sapute le intenzioni dei Persiani, Atene si preparò alla guerra; invece la Ionia piegò il capo fingendo riconoscenza ai Persiani, per la sostituzione delle tirannidi in governi democratici (certo a vocazione persiana).
Il ritorno di Milziade ad Atene: Temistocle eclissato da Milziade
Atene si aspettava e temeva un attacco da parte della Persia. Mentre la fazione filo-persiana desiderava un compromesso con Dario I, il popolare Temistocle non era dello stesso avviso.
L’idea di Temistocle era battere i Persiani, le cui milizie erano troppo numerose, sfruttandone il nervo scoperto: il mare. Per vincere i Persiani per mare sarebbe stato necessario potenziare la flotta e costruire un porto nel Pireo. Ma l’avversario e aristocratico Milziade, rientrato da poco tempo in patria dal Chersoneso tracico, riuscì a far passare le sue idee [in seguito le idee di Temistocle avrebbero prevalso. Si può dire che furono di capitale importanza per la futura grandezza di Atene].
Milziade, durante la rivolta ionica, si era diretto nel Chersoneso per prenderne possesso dopo la morte del fratello Stesagora (la penisola apparteneva alla sua famiglia). Qui si accrebbe il suo potere a tal punto che, andando contro la linea di condotta imposta dai Persiani, conquistò Lemno e Imbro che andò popolando di coloni ateniesi. Con questo gesto si era inimicato Dario I, infatti si vide costretto a fuggire e a ritornare ad Atene. Santippo, sostenitore degli Alcmeonidi allora al potere (era proprio il padre di Pericle), lo accusò di tirannide (sempre Santippo nel 489 a.C. lo avrebbe accusato di tradimento). Dunque Milziade, rientrato dal Chersoneso, convinse gli Ateniesi a concentrare l’impegno nel potenziamento delle truppe oplitiche (in modo da escludere i teti che altrimenti avrebbero partecipato in modo attivo per la prima volta e avrebbero richiesto più potere).
Primo tentativo di Dario di attaccare Atene
Un primo abbozzo di attacco da parte di Dario I si ebbe nel 492 a.C. Dario I affidò al nipote e generale Mardonio il comando della flotta e dell’esercito, al fine di riconquistare la Tracia e la Macedonia e, infine, passare all’azione punitiva contro Atene ed Erètria. In quest’occasione, però, dopo aver superato l’Ellesponto, le ingenti truppe terrestri di Mardonio furono ricacciate dai Traci, mentre la flotta fu affondata da un grosso fortunale. Questo fallimento tuttavia fu controbilanciato da un’accorta azione diplomatica persiana, grazie alla quale le pòleis greche rimasero ben divise, anche perché già allora molti Stati temevano l’espansione politica di Atene.
La IGP: L’ateniese Dario I si muove
Ippia, figlio di Pisistrato destituito nel 510 a.C. e rifugiatosi in Persia (quasi fosse una prefigurazione del futuro Alcibiade) spronava Dario I ad agire contro Atene. Il suo invito fu accolto, anche perché Dario desiderava ardentemente vendicarsi del torto subito dai Greci e espandersi verso ovest (che odiavano profondamente il complesso e artificioso cerimoniale di troppo ossequiosa devozione verso il persiano Re dei re – la cosa più odiata era il servizievole inchino da fare al suo cospetto).
Un esercito ciclopico contro un esercito di quattro gatti
Due parole sulle stime numeriche dei rispettivi eserciti, quello persiano e quello greco. Erodoto, che ci narra le guerre persiane, ci dà per entrambe stime a dir poco inverosimili. E stessa cosa possiamo leggere nell’opera di Cornelio Nepote. Il numero dei soldati persiani nella IGP oscilla nelle fonti tra i 200000 e i 600000; invece è più probabile un numero come 20000, certamente più realistico. L’esercito ateniese oscilla tra i 6000 e i 10000, cui vanno aggiunti i 1000 uomini inviati da Platea.
La battaglia di Maratona e la vittoria di Atene (-Platea)
Dario I diede il comando di flotta ed esercito a Dati e ad Artafèrne. I due generali per prima cosa attaccarono le Cicladi, in seguito si spostarono velocemente nell’Eubea dove una delle due complici della rivolta ionica fu punita subito: Erètria fu distrutta. I Persiani usarono l’Eubea come testa di ponte per accedere più agevolmente all’Attica in modo da portarvi l’attacco. A questo scopo si accamparono nella piana di Maratona (sita 42 km a nord di Atene).
Erodoto parla a questo punto in modo fin troppo conforme a come la battaglia fu raffigurata nella stoà Poikìlh ateniese (della raffigurazione ce ne parla Pausania), eppure può essere interessante parlarne. Mentre i Persiani avevano posto l’accampamento presso una palude poco a nord della Baia di Maratona, i Greci giunsero al tempio di Eracle presso Maratona. C’era molta indecisione tra i 10 strateghi circa le operazioni militari da adottare, tanto che sussisteva una perfetta e opposta parità di intenti: 5 erano restii ad attaccare, gli altri 5 invece volevano attaccare subito. Dopo un convincente discorso di Milziade, il fermo parere dello stratego e polemarco Callimaco si spostò a favore dell’attacco. Così Milziade, considerato primus inter pares nel collegio dei 10 strateghi, prima di dare il via volle comunque attendere di essere pritano.
Dopodiché disse ufficialmente di ritardare quanto più l’avanzata persiana (affinché non arrivasse ad Atene e la depredasse incendiandola), attaccando i nemici seduta stante con una battaglia campale di sfondamento a ranghi compatti (come la formazione oplitica permetteva). I due eserciti, quello greco (rimpinguato nel frattempo dei 1000 di Platea) e quello persiano, erano ora ad almeno 8 stadi di distanza (1,5 km). I Greci si mossero a passo di corsa senza cavalieri, senza arcieri e non meno importante senza paura verso le temute armature dei Medi (che fino ad allora aveva terrorizzato qualunque Greco). I Greci poterono sfruttare a proprio favore non solo l’altura prospiciente alla piana di Maratona ma anche un gruppo sparso di alberi ai piedi della collina, grazie ai quali impedirono ai Persiani di mantenere una formazione ordinata e di circondarli.
Gli opliti greci arrivati vicino ai Barbari si scagliarono letteralmente contro di essi decimandone l’esercito in modo proporzionale alla propria sete di vittoria e alla propria ferrea disciplina. Ma al principio della lunga battaglia il corpo centrale nemico, formato dai Persiani e dai Saci, piegò e spinse violentemente il corrispettivo reparto greco. Frattanto le ali ateniesi e plateesi avevano la meglio su quelle nemiche; dopo che le ali greche le ebbero surclassate, fecero una conversione che le portò dietro il reparto centrale persiano che aveva continuato a fare indietreggiare il corpo centrale greco. Quest’ultima operazione mise la maggior parte dei Persiani in fuga verso la costa, affinché almeno potessero tentare la carta della flotta; solo 6000 di loro rimasero nella piana a combattere contro 200 Ateniesi, che furono massacrati. Così mentre una parte dell’esercito greco inseguiva il grosso dei fuggitivi verso la costa cercando di incendiare le loro navi o di impossessarsene, anche Milziade con il resto dell’esercito si spostò quanto più velocemente poté verso Atene.
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