Giusnaturalismo
Per giusnaturalismo o dottrina del diritto naturale (dal latino ius naturale, diritto di natura) s’intende la corrente di pensiero filosofica che presuppone l’esistenza di una norma di condotta intersoggettiva universalmente valida e immutabile, fondata su una peculiare idea di natura, preesistente a ogni forma storicamente assunta di diritto positivo (termine coniato dai medievali, derivato dal greco thésis, tradotto in latino come positio; e, appunto, positivum riproduceva letteralmente il senso greco del dativo thései, riferentesi al prodotto dell’opera umana) e in grado di realizzare il miglior ordinamento possibile della società umana, servendo in via principale per decidere le controversie fra gli Stati e fra il governo e il suo popolo.
Secondo la dottrina giusnaturalistica, il diritto positivo non si adegua mai completamente alla legge naturale, perché esso contiene elementi variabili e accidentali, mutevoli in ogni luogo e in ogni tempo: i diritti positivi sono realizzazioni imperfette e approssimative della norma naturale e perfetta, la quale, da quanto risulta dal manuale settecentesco di Gottfried Achenwall intitolato Jus naturae in usum auditorum, può servire in via sussidiaria per colmare le lacune del diritto positivo. I temi affrontati dai teorici della dottrina del diritto naturale attengono al diritto, perché pongono in discussione la validità delle leggi, alla morale, in quanto riguardano l’intima coscienza dell’uomo, e, prevedendo limiti al potere dello Stato, alla politica.
Giusnaturalismo moderno
Il giusnaturalismo moderno è una dottrina politico-giudica elaborata nel Seicento, della quale Grozio è considerato il fondatore. Tutti i rappresentanti del giusnaturalismo hanno affrontato due problemi politico-giuridici:
- Da dove ha origine il diritto e qual è il suo fondamento?
- Quali sono i limiti del potere statale, sia rispetto ai sudditi, sia rispetto agli altri stati?
Alla prima domanda il giusnaturalismo risponde che esiste un diritto naturale, cioè un insieme di norme razionali e universali, valide da sempre e per sempre, indipendenti dalle decisioni umane, dalle convinzioni e dalle contingenze storiche. Il diritto naturale precede e giustifica il diritto positivo, cioè le leggi dei singoli stati e organismi politici. Anche nell’antichità e nel medioevo si era discusso dell’esistenza di un diritto, o legge di natura. Nell’Etica Nicomachea Aristotele scriveva che del giusto politico una specie è naturale, l’altra legale. Lo ius naturae è tornato poi nello stoicismo romano, in particolare in Cicerone che lo intende sia come legge univoca.
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Storia delle dottrine politiche - giusnaturalismo e Grozio
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