Grafica editoriale
Lezione 1 del 12 marzo 2021: Introduzione al design
Per design intendiamo tutto l’insieme di progetti funzionali per ideare dei prodotti, lavorando miratamente sui bisogni del committente. Ne esistono svariati esempi, che partono dal campo artistico (loghi, icone etc.), all’architettura (sedie, lampade etc.), in generale vanno a toccare uno specifico target.
Il designer lavora più in gruppo e per altri più che per sé stesso, come un artista. Un esempio di designer può essere il grafico editoriale, che progetta e realizza un lavoro da comunicare visivamente destinato alla stampa, pubblicazione o trasmissione tramite media elettronici. Lo possiamo trovare nell’editoria, nel packaging, e così via. Ha conoscenze ampie delle capacità tradizionali come moderne, e alla base del suo lavoro si pone l’innovazione. Inoltre, fonde nella sua singola figura professionale anche altre, come il tipografo ad esempio.
È fondamentale conoscere gli elementi del linguaggio visivo per comunicare il proprio messaggio. Un progetto grafico lo possiamo suddividere in: analitico, creativo ed esecutivo.
Lezione 2 del 18 marzo 2021: La scrittura tipografica
Da Joahnn Gutenberg e i suoi primi prototipi fino ad arrivare al Gill Sans e all’Helvetica del 1960. Con l’invenzione della stampa a caratteri mobili si assiste anche alla creazione del primo carattere tipografico, Black letter. Questo prototipo d’ispirazione gotica risulta comunque poco leggibile, una volta inchiostrato e riportato su carta. Perciò nel giro di pochi anni si arriva immediatamente alla prima diretta evoluzione del carattere di Gutenberg, il Roman. La sua creazione la si imputa al francese Nicholas Jenson a cavallo tra il 1400 ed il 1500. Evidenti sono le differenze con il Black letter, prima tra tutte la migliorata leggibilità del carattere, grazie alla maggiore definizione di aste, occhielli, incroci e gambe.
Con l’inizio del XVI secolo, per effetto della grande diffusione in tutta Europa della stampa a caratteri mobili, si assiste alla nascita di più di un nuovo carattere. Sicuramente dopo l’utilizzo del corsivo, in concomitanza con il minuscolo e maiuscolo, l’innovazione più importante è quella francese del Garamond, per mano di Claude Garamond. In questo carattere sono evidenti l’asimmetria delle grazie superiori della “T” o l’assenza delle stesse nelle lettere “C” ed “S”. O ancora la maggiore rigidità di orecchio e collo nella minuscola “g”.
Ma è il 1600 il secolo della vera svolta per i caratteri tipografici. Infatti, grazie al cardinale Richelieu prima (1640) e Luigi XIV (1692) dopo, si costituiscono i primi studi scientifici sulla progettazione e realizzazione dei caratteri. Così si assiste alla nascita ad opera dell’incisore Philippe Grandjean del carattere noto con il nome di Romain Roi. Ma anche dell’unità di misura tipografica del punto (pt), risultato degli studi di Pierre Simon Fournier e Ambroise Didot. Quest’ultimo è anche autore di un carattere personalizzato che prende appunto il nome di Didot, caratterizzato dall’estrema regolarità del tratto e dal completo abbandono dello stile precedentemente adottato.
Nel XVIII secolo, dopo quasi cento anni di monopolio da parte degli olandesi, l’arte dell’incisione migra in Inghilterra. Così, grazie a William Caslon e John Baskerville, iniziano ad essere utilizzati i due omonimi caratteri. Quest’ultimo, caratterizzato da contrasti maggiormente evidenziati, grazie quasi orizzontali e richiami espliciti alla calligrafia post fiamminga, come nel caso della “q” maiuscola. Il carattere Baskerville presenta uno stile asciutto data l’assenza ad esempio di capilettera e decorazioni floreali in genere, il che lo rende molto apprezzato nel Vecchio Continente.
Luogo dove a partire dal 1800 si ritorna, dopo la parentesi inglese, a creare caratteri tipografici. Come del resto accade a Venezia con Bodoni ed il suo Manuale Tipografico. Carattere che denota una certa semplicità nel tratto, grazie sottili e parallele al rigo, nonché una struttura verticale ben inquadrata. Il XIX secolo però è anche il periodo in cui le applicazioni della stampa tipografica divengono sempre più numerose. Tanto che i nuovi caratteri si differenziano in tre correnti principali: i iperdecorati, gli ultra bodoni e gli egiziani. Tra questi ultimi da ricordare sono i Clarendon e il Rockwell, all’interno dei quali si esasperano gli spessori di grazie ed aste.
Nel 1900 si ritorna invece ad un approccio più scientifico con la compilazione di veri e propri manuali della tipografia, come nel caso di Edward Johnston e il suo "Writing & Illuminating & Lettering". Testo interamente dedicato all’arte calligrafica che riscuote grande successo sia in Germania che nella stessa Inghilterra. Tanto da indurre Frank Pick, amministratore delegato e vice presidente della London Passenger Transport Board, a commissionare proprio a Edward Johnston la creazione di un nuovo carattere per la nascente metropolitana di Londra. Il nuovo carattere tipografico neanche a dirlo prende subito il nome di Underground.
Con l’avvento dell’industrializzazione della stampa tipografica e la relativa affermazione sul mercato della Monotype, si ha una sostanziale rivisitazione dei caratteri già inventati. Fanno eccezione il Gill Sans di Eric Gill, incisore allievo di Johnston, e il Times New Roman. Carattere questo di larghissima diffusione la cui invenzione è da attribuirsi a Stanley Morison, consulente proprio della Monotype Corporation. Infine, una particolare menzione va a Max Miedinger e al suo Helvetica. Ritenuto da tutti gli esperti a tutt’oggi uno dei migliori caratteri in quanto a leggibilità e compattezza.
In tipografia, il carattere rappresenta generalmente la serie completa di segni (numeri, lettere, punteggiatura) realizzata con il medesimo modello grafico ed utilizzata per la stampa di un testo. In un contesto più specifico invece, con il termine carattere, è possibile anche riferirsi all’oggetto in quanto tale utilizzato per eseguire la stampa. Cioè più semplicemente al singolo tipo, che, come noto, può essere organizzato in matrici tipografiche diverse, a seconda che si tratti di stampa a caratteri mobili o fissi.
Indipendentemente dalla definizione che si considera, il carattere possiede comunque degli elementi distintivi. In generale quindi, il carattere può essere costituito da un’asta (o bastone), un occhiello, una grazia, un incrocio, una gamba, un collo, un orecchio, un braccio e da una cravatta.
La classificazione considera i caratteri tipografici suddivisi in 11 gruppi principali, secondo criteri storici e formali:
- Veneziani: Primi caratteri non gotici impiegati in tipografica, riconoscibili dalla poca differenza fra aste verticali e orizzontali e dall’asse obliquo di alcune lettere (quali ad esempio: “o” e “c”), nonché dalla forma concava della grazia (1495).
- Romani Antichi o Old style: Possiedono sia differenze marcate tra le aste (orizzontali e verticali), che la presenza di grazie piatte con terminazioni arrotondate. Tra i caratteri più famosi di questa categoria, sicuramente il Garamond.
- Transizionali: Gruppo di caratteri (tra cui il Baskerville) dall’asse verticale perpendicolare al rigo e con le differenze tra le aste ancora più marcate rispetto ai Romani Antichi.
- Bodoniani o Romani Moderni: Gruppo che prende il nome da Giambattista Bodoni e dal suo omonimo carattere, diventato in pochissimo tempo riferimento per le maggiori tipografie europee. Caratterizzato da grazie molto sottili e da una differenza marcatissima tra le aste verticali e orizzontali.
- Egiziani: Apparsi in Inghilterra si distinguono dagli altri caratteri a causa del maggiore spessore di aste e grazie.
- Lineari, i Lapidari, le Scritture: Gruppo quest’ultimo che per stile si ispira alla scrittura pre caratteri mobili e pre Gutenberg.
- Medioevali: Ancora con le loro varianti. Caratteri adottati ufficialmente in Germania, ma originari della Francia.
- Stranieri: Categoria all’interno della quale confluiscono tutte le scritture non latine o di origine diversa da quella romana (come ad esempio quella cuneiforme, cinese, l’arabo, cirillico, ecc.).
A questi 11 gruppi organizzati secondo criteri storici e formali, si accosta generalmente un’altra classificazione più semplice che fa riferimento ai soli aspetti formali del carattere. In questa nuova ottica quindi i caratteri si distinguono in cinque macro classi principali: Serif (o graziati), Sans-Serif (o bastoni), Script (o calligrafici), Monospaced. Categoria quest’ultima a cui appartengono i caratteri aventi tutte le lettere della medesima larghezza a prescindere dalla forma della lettera stessa.
Lezione 3 del 25 marzo 2021: Classificazione dei caratteri
Aldo Novarese è stato un disegnatore italiano di caratteri tipografici. Artista a tutto tondo, il suo interesse si manifestò soprattutto nella realizzazione di questi. Da giovane ha potuto avere una formazione di tipo professionale.
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