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Gli avvenimenti più importanti della commedia

Appunti di letteratura italiana: tutti gli avvenimenti più importanti dell'inferno, del purgatorio e del paradiso, che il professore ha spiegato a lezione. Sistemati e ben curati, attraverso i quali ho preso 29 all'esame. Università degli Studi di Pisa - Unipi. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Letteratura italiana docente Prof. M. Santagata

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- Farinata degli Uberti (X inferno): era stato il capo riconosciuto dei

ghibellini di Firenze e nel 1260 (Montaperti). A seguito di quella

battaglia, Farinata era considerato il nemico principale dei

fiorentini che regolarmente procedevano a espropri, a conquiste,

e nel 1283 farinata, morto nel 1264, quasi 20 anni dopo, venne

condannato proprio dai fiorentini per eresia; vennero quindi

disseppellite le sue ossa e vennero bruciate. Fa una profezia

sull’esilio di Dante.

- Cavalcante Cavalcanti (X inferno): nello stesso canto di Farinata

era un guelfo, quindi di partito politico opposto, si domanda il

perchè suo figlio Guido Cavalcanti non stia insieme a Dante e

crede che fosse morto. Suo figlio Guido aveva sposato la figlia di

Farinata.

- Brunetto Latini (XV inferno) : intellettuale molto importante e

punto di riferimento per governo e cultura cittadina. È come se

Dante si professasse suo erede. Dante lo incontra tra i sodomiti

anche se non ci sono documenti ufficiali, se non una canzone in

cui Brunetto lamenta le sue pene d’amore per un uomo invece

che per una donna, che ne assicurano l’appartenenza sessuale.

- Venedico Caccianemico (XVIII inferno): Guelfo nero bolognese

alleato con i Geremei. Nel 1300 era ancora vivo perchè morì nel

1303

- Guido da Montefeltro (XXVII inferno): ghibellino, grande

comandante militare che però non viene riconosciuto da Dante,

va al potere a Pisa dopo il Conte Ugolino.Viene messo tra i

consiglieri fraudolenti per il consiglio dato a papa Bonifacio VIII,

che, in guerra contro i Colonna sia perchè questi pesavano che

avesse costretto papa Celestino V a dimettersi, sia perchè

rubarono il carico di un trasporto autorizzato proprio da papa,

doveva sconfiggere l’ultima roccaforte dei Colonna, ossia

Prenestina. Per ottenere dei benefici per sé e per la sua famiglia,

nel 1296 si ritira in convento e muore dopo 2 anni. Nel canto non

si sarebbe presentato se fosse stato sicuro che Dante non

sarebbe potuto ritornare sulla terra. Mentre nel convivio era

rappresentato positivamente, qui invece Dante lo infamia.

- Guidi da Romena (XXX inferno): attraverso il mastro Adamo

Dante nomina i Guidi di Romena come falsificatori di moneta, e

mette un fratello (Aghinolfo) nell’inferno anche se nella realtà era

ancora vivo, perché non pensava che l’avrebbe più rivisto, invece

lo ritrova con l’arrivo di Enrico VII. Erano i signori indiscussi della

Lunigiana e Dante era stato loro ospite dopo l’esilio.

- Il conte Ugolino della Gherardesca (XXXIII inferno): Guelfo, dopo

la battaglia della Meloria va al potere di una Pisa ghibellina che lo

mal sopporta; per cercare di restituire la pace alla città dona dei

castelli Pisani ai Lucchesi. I pisani non lo accettano, fanno una

sollevazione popolare e rinchiudono lui e la sua famiglia in una

torre, lasciandoli morire di fame. Nel canto mangia avidamente la

testa dell’arcivescovo Ruggeri che l’aveva rinchiuso nella torre.

Dopo di lui andò al potere Guido da Montefeltro.

- Manfredi (III purgatorio): scomunicati pentiti all’ultimo momento.

Si presenta come nipote di Costanza d’Altavilla e non come figlio

di Federico II perchè era all’inferno. Dante ha il compito di dire a

sua figlia Costanza che non si trova all’inferno come tutti

pensavano, perchè era morto scomunicato, ma che si trova nel

purgatorio per il perdono di Dio; perdono che non è invece stato

attuato dal pastore di Cosenza che aveva dissotterrato le sue

ossa e le aveva messe al confine settentrionale del regno. Sua

figlia era madre del re di Aragona e del re di Sicilia; gli Aragonesi

erano i maggiori nemici degli Angioini e di Carlo d’anni, che

appunto uccise Manfredi per conquistare la Sicilia.

- Jacopo del Cassero (V purgatorio): Messo in relazione con

Bonconte da Montefeltro, era un guelfo che combatté insieme a

Dante nella battaglia di Campaldino, e anche se ne uscì sconfitto

non morì in quell’occasione. Quando Jacopo era podestà di

Bologna, aveva fatto una forte repressione nei confronti degli

Estensi di Ferrara, in particolar modo contro Azzo d’Este che non

lo perdonerà; infatti quando Jacopo diventò podestà di Milano

dovette dirigersi in quella città, ma non passò per il territorio

estense in quanto non si fidava, bensì passo via mare verso la

laguna di Venezia; appena entrò nel territorio padovano gli

estensi lo raggiunsero e lo uccisero.

- Bonconte da Montefeltro (V purgatorio): figlio di Guido da

Montefeltro incontrato nell’inferno. Come Dante e Jacopo del

Cassero combatté nella battaglia di Campaldino, però nello

schieramento opposto, quindi quello dei guelfi. Si presenta

dicendo a Dante che in terra non aveva nessuno che pregasse

per lui perchè i parenti se ne erano dimenticati; con questa

immagine Dante richiama alla memoria i parenti di Bonconte, in

particolare una figlia (Manentessa) che si era sposata con un

uomo appartenenti ad un ramo dei Guidi al quale Dante si era

affidato per ottenere l’amnistia personale; visto che questa non fu

mai applicata, Dante dice che i parenti non si ricordavano di lui

proprio per sminuirli. A differenza de padre che si trovava

nell’inferno e che non avrebbe dichiarato la sua identità se non

fosse stato certo che Dante non sarebbe potuto ritornare sulla

terra, Bonconte si presenta e vuole che il suo nome venga

ricordato. Dante chiede spiegazioni del fatto che il suo corpo non

fosse mai stato rinvenuto, e lui disse che alla sua morte gli si

presentarono un angelo e un diavolo che discussero su dove

sarebbe dovuta andare la sua anima, poi l’angelo se la prese, ma

il diavolo, per punizione, attraverso un temporale, fece

scomparire il suo corpo; la stessa immagine è presente nel canto

del padre in cui si contendevano la sua anima San Francesco e

un diavolo.

- Pia dei Tolomei (V purgatorio): disse di essere nata a Siena e di

essere morta di morte violenta in Maremma, per mano di suo

marito. Di più non si sa.

- Sordello (VI purgatorio): Sordello fece un discorso molto simile a

quello di Marco Lombardo. Il canto inizia con Sordello che chiede

a Dante e a Virgilio da dove provenissero, e scoperto che Virgilio

veniva da Mantova, ossia dalla sua stessa città, lo abbracciò a

lungo. Iniziò poi un discorso contro i problemi dell’impero

sottolineando sempre il fatto che l’impero era vacante e che

quindi le leggi, anche se c’erano, non veniamo rispettate, e che la

responsabilità di tutto ciò non è solo degli uomini di chiesa che

comunque si interessano di più dei beni materiali piuttosto che di

quelli spirituali, ma sta nel fatto che gli imperatori, fino a quel

momento, non si erano mai interessati all’Italia ma solo alla

Germania. Nomina quindi Alberto I d’Asburgo, predecessore di

Enrico VII morto nel 1308, e suo padre Rodolfo, che Dante

chiama Alberto il tedesco perché appunto non scesero mai in

Italia. Manda a questo punto una maledizione a colpire la loro

stirpe (il figlio di Alberto, prossimo al potere, morì un anno prima

del padre) e disse che tutti i futuri imperatori dovevano temere

questa maledizione e dovevano fare in modo che non cadesse

sulle loro casate, occupandosi anche dell’Italia. Probabilmente in

quel momento Enrico non aveva ancora fatto notare la sua

volontà di scendere in Italia. La visuale di Sordello passa quindi

dall’impero in generale all’Italia in particolare, e alle guerre

intestine tra i due schieramenti guelfi e ghibellini, parla delle città

martoriate da questo conflitti e delle famiglie feudali che sono

stressate dalla mania di espansione sia del papa che dei comuni;

nomina poi Roma che piange per essere stata abbandonata, ma

non dal papa, che era ad Avignone ma per l’imperatore, e poi

chiede a Dio se per caso si è dimenticato dell’italia anche lui.

Segue poi una forte invettiva contro Firenze basata tutta

sull’ironia attraverso la quale Sordello dice che firenze è ricca e in

pace, che i suoi cittadini si addossano volentieri il peso delle

cariche pubbliche, e infine la paragona ad una malata che non

riesce a trovare una posizione comoda neanche su un letto di

piume. Per Dante quindi le cause della caduta di firenze e

dell’impero in generale sono il trono vacante e il papa che ha

preso il potere temporale. Nel canto successivo, il VII, Dante

esorta Sordello a passare ad una visione più ampia, dopo essere

arrivati in una valle, simile a quella del Limbo in cui erano

presenti le anime dei più grandi principi re d’Europa, attraverso i

quali Dante può criticare le nuove monarchie emergenti che si

distaccano dall’imperatore; infatti nomina molti imperatori tra cui

Rodolfo e Alberto d’Asburgo, l’anima che consola Rodolfo che

era Ottocaro che lo aveva lungo combattuto in vita (anche da

bambino era sicuramente migliore di come è suo figlio da adulto).

Parla poi di Filippo III l’Ardito (Nasetto, padre di Filippo IV il

bello)che si stringe a consiglio con Enrico di Navarra, suocero di

Filippo il bello che è qui chiamato il mal di Francia. Poi parla di

Carlo d’Angiò e di Enrico Plantageneto che è l’unico il cui figlio è

migliore di lui.

- Carlo d’Angiò (VII purgatorio): chiamato dal papa Urbano IV nel

1265, sconfigge Manfredi, figlio di Filippo II e diventa re di Sicilia.

- Malaspina (VIII purgatorio): Grande elogio a questa famiglia,

incontra Corrado Malaspina

- Guido del Duca (XIV purgatorio): strettamente legato all’anima

che gli sta vicino, Rinieri da Calboli, lo troviamo tra gli invidiosi

con gli occhi cucini. Essendo in questa condizione non riescono a

vedere Dante e Virgilio e parlano di loro, chiedendosi chi fossero,

come se gli altri non potessero sentirli. Dopo la loro richiesta

Dante fa una lunga metafora per presentarsi e dire che veniva

dalla valle dell’Arno, ma senza nominarla. Rinieri quindi comincia

a fare un lungo discorso sulla valle dell’Arno e sui suoi abitanti

che, o colpiti da una maledizione o per il loro atteggiamento,

rifuggono la virtù come fosse un serpente e dice che gli abitanti

della valle si sono trasformati in bestie (porci: casentino, castello

di Porciano/ botoli ringhiosi: Aretini / lupi: Fiorentini / volpi:

Pisani). Finalmente si capisce chi siano queste anime. Quella

che parla è Guido del duca, vissuto nella prima metà del 200

appartenente ad un’importante famiglia di Ravenna, l’altra è

Rinieri da Calboli. Guido fa una profezia sul nipote di Rinieri,

Fulcieri, che caccerà i fiorentini e li ucciderà, lasciando Firenze in

uno stato tale che non si riprenderà neanche dopo 1000 anni.

Fulcieri infatti, diventato podestà di Firenze nel 1303, si

distinguerà per la sua crudeltà contro i ghibellini e i bianchi

fuoriusciti. Guido poi si presenta e presenta Rinieri, e essendo

romagnoli, fa una lunga invettiva contro la nuova stirpe

romagnola e di tutte le casate i cui successori sono tutte bestie;

sono più fortunate le casate che si estinguono per mancanza di

eredi. Quindi con queste anime si parla prima della Toscana e poi

della Romagna.

- Rinieri da Calboli (XIV purgatorio): Insieme a Guido del duca si

trova tra gli invidiosi e ha gli occhi cuciti. Suo nipote è Fulcieri da

Calboli.

- Marco Lombardo (XVI purgatorio): di lui non sappiamo

praticamente nulla a discapito del nome. Non è infatti importante

la sua figura ma quello che dice, propone infatti una dura

invettiva contro il papa in cui, dopo la domanda di Dante sul

motivo per il quale l’impero stai andando in rovina, dice che la

colpa è sia della fatto che le leggi ci siano ma che non vengano

rispettate perché l’impero è vacante, e sia del papa perchè,

unendo in sé sia il potere temporale che quello spirituale, ha

creato un unico potere che non è in nessun modo in grado di

portare il regno alla salvezza. Il papa è troppo attaccato ai beni

materiali. La colpa è quindi sì del papa, ma anche del fatto che gli


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in informatica umanistica (Facoltà di Lettere e Filosofia e di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali)
SSD:
Università: Pisa - Unipi
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher martasantorelli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Pisa - Unipi o del prof Santagata Marco.

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