Gli stati ellenistici
La morte di Alessandro e l'eredità dell'impero
La morte di Alessandro. Alessandro fu assassinato? Nel 323 a.C. Alessandro Magno morì a Babilonia, non si sa bene in quali circostanze. Il figlio del grande sovrano, Alessandro IV, nacque postumo, mentre Filippo III Arridèo, fratello di Alessandro Magno, era re solo di nome perché minorato mentale. Dopo la morte di Alessandro Magno, si creò un vuoto di potere, che non poté essere saturato perché mancava al regno una figura di pari valore ed energia. Il re fu ucciso o morì di malaria?
Nel caso della morte per avvelenamento, il maggior sospettato fu Antìpatro, cui Alessandro aveva dato il governo del regno macedone; qui Antìpatro e Olimpìade entrarono in contrasto. Nella primavera del 324 a.C. Antìpatro fu richiamato a Babilonia per rendicontare il proprio governo in Macedonia; intanto a Babilonia aveva spedito il figlio Cassandro e proprio in quei giorni Alessandro moriva. In realtà il sospetto ricadde su Antìpatro in modo infondato, quando il re era morto ormai da un bel po’. Il sospetto sorse nel periodo in cui i diàdochi (i successori di Alessandro) si facevano la guerra: in questa prospettiva è semplice capire che poter screditare un regnante era negli interessi degli avversari.
La prima spartizione tra i diàdochi: 323 a.C.
Poiché nel 323 a.C. Alessandro non aveva lasciato testamento, gli eredi del vasto impero conquistato furono giocoforza i suoi gerarchi. I diàdochi si dividevano in due opinioni dominanti: conservare l’unità dell'impero (in ossequio alla corona macedone) e formare degli stati autonomi (serbando interessi personalistici). Anche se alla lunga l'impero effettivamente si sarebbe disgregato producendo la formazione degli stati ellenistici, inizialmente la posizione tenuta dai generali fu quella di favorire l'unità imperiale.
I diàdochi si dividono l’impero. Dapprima fu nominato come reggente Perdicca (il maggior fautore dell’unità imperiale, cui peraltro Alessandro diede il suo anello prima di passare a miglior vita) e ciò sarebbe dovuto rimanere finché non fosse nato il figlio di Alessandro (che infatti nacque postumo: Alessandro IV, avuto da Rossane). Ma in seguito anche Antìgono Monoftalmo prima e Seleuco I dopo seguirono l’opinione dell’unificazione imperiale (a patto che essa fosse gestita sotto la propria esclusiva egemonia).
Quindi i diàdochi nella primissima fase ebbero il compito di governare le province loro assegnate e di rispettare la reggenza di Perdicca che ottenne il titolo di 'chiliarco' (il 'gran visir' persiano). Ad Antìpatro fu assegnata la Macedonia e la Grecia (da lui già controllate durante la spedizione di Alessandro) e gli venne attribuito il titolo di stratego d’Europa. Gli altri generali si spartirono le satrapie del vasto impero: a Tolomeo andò l'Egitto (che riuscì sempre a conservare e a tramandare ai suoi successori); a Lisìmaco la Tracia; ad Antìgono Monoftalmo la maggior parte dell’Anatolia (Frigia maggiore, Licia, Panfilia, Pisidia); a Leonnato la Frigia ellespontica; a Èumene la Cappadocia. A Cràtero fu affidata la prostasi (cura) del regno, in qualità di tutore di Filippo III Arridèo (perché ritenuto minorato mentale) e del nascituro Alessandro IV.
Antìpatro doma la ribellione della Grecia: la guerra lamìaca (o ellenica)
Dopo la morte di Alessandro (323 a.C.), molti stati greci (Argo, Sicione, Elide, Messenia, Focide, Lòcride, Etòlia) si coalizzarono inizialmente sotto la guida dell’ateniese Iperìde, contro l’opinione del filo-macedone Fociòne. Intanto Demòstene, che fin da dopo la battaglia di Cheronea non si era risolto ad accettare l'egemonia macedone, aveva continuato nel suo sogno di riconferire ad Atene l'antica grandezza, fu fatto rimpatriare.
La strategia andò all’ateniese Leòstene e nell’assedio che a Platea, alle Termopili di Làmia (Tessaglia) tenne in scacco Antìpatro, riuscendo così a ottenere l'appoggio dei Tessali. Leonnato venne ucciso, ma Cràtero arrivò in soccorso di Antìpatro; ancora nel 322 a.C. Antìpatro ruppe l’assedio, ribaltò la situazione e in breve la ribellione fu sedata in modo energico. I filo-macedoni a capo di Focione, Dèmade, Demetrio Falèreo, per paura di ritorsioni strinsero una pace con Antìpatro che fu rovinosa per Atene: la democrazia venne abolita e al suo posto fu instaurata una oligarchia censitaria; un terzo forse persino due terzi della cittadinanza ateniese (costituita da circa 30000 individui) furono esiliati in Tracia come coloni; l’occupazione di una guarnigione macedone a Munìchia (il colle sulla parte orientale della penisola del Pireo). Demòstene, fuggito a Calauria (un’isola a est dell’Argolide), si suicidò nel 322 per non cadere in mano nemica.
Con l'ostilità della Grecia, la Macedonia non poteva usare le proprie energie per garantire l'unità imperiale; infatti è logico aspettarsi che proprio la Macedonia, patria di Alessandro Magno, riunisse tutti. Ma probabilmente ciò che alla Macedonia mancò non furono le energie sottratte dalla Grecia, bensì un sovrano come era stato lo stesso Alessandro.
La lotta tra i diàdochi (323-301 a.C.)
Non essendoci un sovrano nemmeno lontanamente equiparabile ad Alessandro, i diàdochi finirono per lottare gli uni contro gli altri, tra alleanze estemporanee e congiure contro i nemici dell'ultimo minuto. Nel 301 a.C. sarebbero sorti i regni ellenistici, i quali presentarono da quel momento in poi un assetto grosso modo definitivo e acquisirono una matura indipendenza.
La prima fase delle lotte (321-317 a.C.)
La ‘prima guerra dei diàdochi’. Poiché Perdicca era stato nominato reggente generale, era il maggiore fautore dell'unità imperiale e non ultimo aveva l’appoggio di Olimpìade, e covava l’intenzione di sposare Cleopatra sorella di Alessandro, gli si misero contro Antìpatro, Antìgono, Lisìmaco e Tolomeo (a cui si unì anche Seleuco); l’unico alleato rimasto a Perdicca fu Èumene. Perdicca si diresse contro Tolomeo, ossia colui che era il più determinato fautore del separatismo. Ma Perdicca fu battuto da Tolomeo e morì in Egitto, mentre Cràtero morì contro Èumene.
La seconda spartizione tra i diàdochi: Triparadiso, 321 a.C.
Morti i principali fautori dell’unità imperiale, fu necessario per i diàdochi riunirsi e operare una seconda spartizione dei propri domini: ciò avvenne nel 321 a.C. a Triparadiso (in Siria). A Tolomeo fu confermato l'Egitto; ad Antìpatro furono confermate Macedonia e Grecia (e poiché si trovava a gestire il principale suolo reale divenne tutore dei re al posto del defunto Cràtero); ad Antìgono Monoftalmo fu dato anzitutto l’ordine di uccidere Èumene (accusato ufficialmente di tradimento) e gli venne attribuita l’Asia (in questa fase fu affiancato dal figlio di Antìpatro Cassandro in qualità di ipparco); a Seleuco fu data la regione babilonese.
La ‘seconda guerra dei diàdochi’
Nel 319 a.C. Antìpatro morì lasciando il suo regno a Polipercònte, il quale privò del potere Cassandro. Cassandro non la prese bene e la sua reazione provocò l'inizio della seconda guerra dei diàdochi. Egli cercò l'alleanza di Antìgono, Lisìmaco e Tolomeo contro Polipercònte (alleato di Olimpìade e di Èumene, sul quale in pratica pendeva una taglia). Nel 319-318 a.C. Polipercònte a nome dei re macedoni fece un decreto molto interessante, in base al quale venivano ripristinate le costituzioni volute da Filippo II al tempo della Lega di Corinto. La diretta conseguenza è che le varie città greche, come Atene, rivedevano la restaurazione della democrazia (e l'abolizione dei regimi oligarchici voluti da Antìpatro che avevano portato di fatto le democrazie alla situazione post-guerra del Peloponneso).
Nel 317 a.C. Cassandro riuscì a riconquistare Atene che venne data alle cure di Demetrio Falèreo. Demetrio Falèreo facendo un compromesso costituì un regime oligarchico moderato, pertanto abbassò il censo per l'ingresso alla cittadinanza. Nel 317 a.C. questa prima fase di conflitto tra i diàdochi si concluse con l'assassinio del re macedone Filippo III Arridèo e della moglie. Infatti Olimpìade, alleata di Polipercònte, fece eliminare Filippo III e la moglie Euridice.
La seconda fase delle lotte tra i diàdochi (316-309 a.C.)
Nel 316 a.C. Cassandro batté Olimpìade, giustiziata dai macedoni, e divenne tutore di Alessandro IV. Il bambino (che non era l’ultimo Argèade rimasto come vedremo) venne rinchiuso con Rossane nella fortezza di Anfipoli. Cassandro mirava a estendere il suo dominio in Grecia e a tal proposito rifondò la città di Tebe, a suo tempo distrutta da Alessandro. Con quest’azione mirava al contempo a prendere le distanze da Alessandro Magno ma anche a presentarsi come suo legittimo erede.
Sempre nel 316 a.C. Antìgono, cui si era alleato Seleuco (ma subito dopo Antìgono e Seleuco saranno acerrimi nemici), riuscì finalmente a uccidere Èumene, amico sostenitore di Perdicca e unico individuo che desiderasse ancora l'unità imperiale, prendendogli la Cappadocia. Ora Antìgono aveva praticamente l’Anatolia. Ma Cassandro sembrava ascendere troppo in fretta, così Antìgono usò contro di lui un'arma simile, screditandolo come usurpatore del regno di Macedonia, al fine di presentare se stesso come propugnatore dell'autonomia greca. Cassandro rispose e intanto i due si sfidarono per un po’ a suon di proclami che privilegiassero l'autonomia dei Greci.
Da questo momento in poi l'amicizia tra Antìgono e tutti gli altri diàdochi venne meno. Antìgono si rivolse nel 316 a.C. contro la provincia di Babilonia, retta al periodo da Seleuco. Ma Seleuco fuggì in Egitto lasciando la Babilonia in balia di Antìgono. Seleuco rimase tra il 315 e il 312 a.C. accanto a Tolomeo, il quale negli stessi anni combatté accanitamente Antìgono e il figlio Demetrio (poi chiamato Poliorcète, ossia assediatore di città).
La ‘terza guerra dei diàdochi’
Cassandro cercò una nuova coalizione contro Antìgono, il cui dominio pareva inarrestabile: aderirono tutti, Tolomeo, Lisìmaco e Seleuco. Nel 312 a.C. cominciò la terza guerra dei diàdochi. Nel 312 Seleuco, che era ancora accanto a Tolomeo, ricevette da lui un esercito abbastanza forte per organizzare una spedizione a Babilonia, così da scalzare l’egemonia di Antìgono. Intanto Tolomeo batteva Demetrio a Gaza e conquistava la Celesiria (la perse l'anno dopo ma la riacquisì dopo il 301 a.C.), la Celesiria, (regione siriaca che si affacciava sul mare, ossia la Siria meridionale costituita dalle coste e dai territori interni di Fenicia e della Palestina), era destinata a rimanere motivo di discordia tra Lágidi e Seleucidi fino al 168 a.C., per la quale furono combattute ben sei guerre siriache). Mentre al trono macedone rimaneva il piccolo Alessandro IV, una costante dal 316 fino al 311 a.C. (ma anche dopo) fu la coalizione di Cassandro, Lisìmaco, Tolomeo e Seleuco contro Antìgono e Demetrio; ma questo periodo, 316-311 a.C., dopo successi e rovesci da parte di Antìgono e Demetrio, fece giungere niente meno che a una situazione di stallo.
La pace del 311 a.C. e la terza spartizione tra i diàdochi: 311 a.C.
Ai diàdochi non rimase che giungere a un ennesimo accordo in cui si riconoscevano il dominio dei territori preesistenti. Così nel 311 a.C. fu stipulata una pace tra i diàdochi che avviava la terza spartizione dalla morte di Alessandro Magno: ad Antìgono veniva lasciato il dominio dell'Asia, a Cassandro la Macedonia, a Lisìmaco la Tracia, a Tolomeo il solito Egitto. Seleuco rimase fuori dagli accordi, ma in cambio poté fare rientro in Babilonia, da cui era dovuto fuggire da Antìgono. A ogni modo dal 312/311 a.C. era cominciata l’era seleucidica. Infatti Seleuco, ripresa la regione babilonese, in questa fase tese a mantenere saldamente questo dominio, puntando a stabilizzarne la parte orientale (infatti nel 305 a.C. si sarebbe accordato con il re indiano Chandragupta), come la Susiana e la Media.
Nel 310 a.C. Cassandro ordì una congiura contro Rossane e Alessandro IV. Nel 309 a.C. Polipercònte, che ormai era diventato alleato di Cassandro, eliminò l'ultimo Argèade rimasto, Èracle, il figlio di Alessandro e Barsìne. Ora che la dinastia argèade era stata completamente e veramente eliminata, le spinte separatiste aumentarono e accrebbero la rapacità dei singoli diàdochi: i successori di Alessandro non erano più legati al vincolo della corona. Si preparava una nuova fase sanguinosa.
La terza fase delle lotte tra i diàdochi (307-301 a.C.)
Un nuovo e ultimo periodo di ostilità, compreso tra i 307 e il 301 a.C., si produsse per iniziativa di Antìgono, aiutato dal figlio Demetrio; costoro combatterono accanitamente contro la vecchia coalizione di Lisìmaco, Tolomeo, Seleuco e Cassandro (il padre Antìpatro era morto nel 319 a.C.). Ma queste lotte avrebbero visto la sconfitta di Antìgono e del figlio, il quale però sarebbe riuscito a fuggire e a conquistare contro ogni aspettativa la Grecia.
Nel 307 a.C. Antìgono e Demetrio avviarono un processo di accrescimento dell’autonomia delle città greche; avevano cacciato Demetrio Falèreo da Atene e restaurato la democrazia, alla cui guida andarono Stratòne e Demòcare (nipote di Demòstene; questi però non si sarebbero trovati d’accordo e infatti Demòcare in seguito andò in esilio come lo zio).
Nel 306 a.C. Antìgono e Demetrio, battuto Tolomeo a Cipro, assunsero per primi il titolo di re; nel 305 a.C. a ruota anche gli altri diàdochi fecero lo stesso. Nel 305-304 a.C. Demetrio acquisì il soprannome di ‘Poliorcète’ (assediatore di città), per l’assedio operato a Rodi. Nel 302 a.C. padre e figlio restaurarono la Lega di Corinto.
Padre e figlio e anche il noto Pirro (che perse il trono nel 317 a.C. quando Cassandro gli uccise il padre, trono che riacquisì nel 306 a.C., che riperse nel 302 a.C. e che riassunse nuovamente nel 298 a.C.) furono sconfitti nel 301 a.C. e Antìgono ucciso dalla coalizione, nella battaglia di Ipso (in Frigia). Demetrio riuscì a fuggire.
La formazione dei regni ellenistici all'indomani del 301 a.C.
Con la sconfitta di Antìgono, nel 301 a.C. grosso modo si produsse l'assetto definitivo dei regni ellenistici, autonomi, ma che con progresso di tempo sarebbero stati assorbiti dall’egemonia romana. Roma, per la quale i tempi non erano ancora maturi, avrebbe dovuto attendere sino alla fine della seconda guerra punica (201 a.C.) per affacciarsi sull'oriente greco e stabilirvisi saldamente nel giro di un cinquantennio.
La quarta spartizione tra i diàdochi: 301 a.C.
Pertanto i diàdochi si diedero a una quarta suddivisione dei territori imperiali. A Tolomeo I (e ai Lágidi, ossia i successori; da Lago padre di Tolomeo) fu confermato l'Egitto; Tolomeo però si oppose alla decisione di dare la Celesiria a Seleuco: questo affaire era destinato a rimanere un’annosa questione (che si sarebbe protratta per 140 lunghi anni). A Seleuco I (e ai Seleucidi) fu attribuita, oltre ai domini orientali, l’Anatolia orientale (credo fino al Tauro) e la Siria (che da allora in poi avrebbe costituito il dominio più stabile).
A Cassandro (che sarebbe morto nel 296 a.C. lasciando successori molto deboli) la Macedonia; di fatto la Grecia rimase per il momento a Demetrio Poliorcète. Morto Antìgono, a Lisìmaco fu data l’Anatolia e riconfermata la Tracia (e presto avrebbe ingrandito smisuratamente i suoi domini a Macedonia e Tessaglia, motivo per cui fu assai avversato da Seleuco).
Questa divisione sulle prime piacque un po’ a tutti e infatti la conferma ci viene dai matrimoni occorsi subito dopo, conseguiti allo scopo di rinsaldare i legami tra i diàdochi e rendere stabili i domini posseduti. Così a questo scopo il solo Tolomeo I diede in matrimonio tre suoi figli: Tolemàide come promessa sposa a Demetrio Poliorcète, Arsìnoe II a Lisìmaco, Tolomeo II ad Arsìnoe I (figlia di Lisìmaco); in seguito avrebbe dato anche Lisandra ad Agàtocle (figlio di Lisìmaco).
Inoltre la Repubblica di Rodi che si era dimostrata forte nei mari e diplomatica nei confronti dei diàdochi, nonostante avesse subito l'assedio nel 305/304 a.C. da parte di Demetrio, chiamato appunto per questo Poliorcète, conservò una certa autonomia, anche perché diede molti contributi nella lotta contro i pirati; la stessa Roma l’avrebbe stimata.
Un altro stato ellenistico importante era Pergamo, che funse da ago della bilancia nello scontro tra Roma e i Seleucidi. E silenziosamente divenne più forte ai danni del regno seleucide.
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