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Giuseppe Ungaretti

Giuseppe Ungaretti è una delle voci più importanti della poesia del Novecento. Intellettuale cosmopolita, interpreta il bisogno di rinnovamento che permea la cultura di inizio secolo elaborando una poetica originalissima, che costituirà un punto di riferimento essenziale per le esperienze letterarie successive e per quella ermetica in particolare. Si definiva un nomade, in una poesia de L’allegria un nomade d’amore; poeta dalla fusione di culture diverse, desideroso di trovare una lingua e un paese di appartenenza. Come in Apollinaire, i suoi testi hanno poesie di guerra e poesie di pace. Primo poeta di guerra e nell’uniforme da soldato trova la sua patria.

De Robertis segue con attenzione la poesia di Ungaretti e si diverte a ricomporre le poesie de L’allegria con metri tradizionali, le ricompatta e scopre che sono endecasillabi e settenari. La poesia di Ungaretti si differenzia da quella futurista in quanto non deve essere gioco o divertimento, ma deve avere impegno morale, è una poesia sincera. Lui crede nel mistero e quindi la parola è sempre ricerca, cercare la verità nella vita dell’uomo e dell’individuo. Data sempre le sue poesie nel momento in cui le concepisce e non quando le scrive.

Vita ed opere

Nasce l’8 febbraio 1888 ad Alessandria d’Egitto, da genitori provenienti dai dintorni di Lucca (il padre muore nel 1890, vittima di un infortunio mentre lavorava come operaio agli scavi per il canale di Suez). Nella città africana frequenta fino al 1905 l’Ecole Suisse Jacot e inizia ad occuparsi intensamente di letteratura, leggendo i maggiori scrittori moderni e contemporanei, da Leopardi a Nietzsche. Di questi anni rimarrà in lui la memoria di un paesaggio fantastico e irreale che si ritroverà nei suoi versi.

Nel 1912, passando per l’Italia, si reca a Parigi dove frequenta i corsi del College de France e ha modo di approfondire la conoscenza della poesia decadente e simbolista, da Baudelaire a Mallarmé, l’autore che più lo suggestiona, esercitando su di lui un’influenza fondamentale. Frequenta gli ambienti dell’avanguardia, scrivendo anche versi in francese e conoscendo alcuni fra i maggiori artisti e scrittori: Apollinaire, Picasso, De Chirico. Nel 1914 prende contatto con i principali esponenti del gruppo fiorentino, Papini, Soffici, Palazzeschi, grazie ai quali pubblica nel 1915 le sue prime poesie su “Lacerba”.

Nel 1914 Ungaretti si reca in Italia per partecipare con entusiasmo alla guerra, arruolatosi come volontario è inviato a combattere nel Carso, dove prendono la loro forma originale e inconfondibile le liriche pubblicate a Udine, alla fine del 1916, con il titolo Il porto sepolto. Questi versi, unitamente ad altri del periodo successivo, appaiono in Allegria di naufragi, del 1919. Le due raccolte confluiranno poi, con qualche altro testo, nel volume L’allegria (1931). Dopo aver combattuto in Francia nella primavera del 1918, alla fine del conflitto è nuovamente a Parigi, dove nel 1919 si sposa con Jeanne Dupoix.

Nel 1921 Ungaretti si trasferisce a Roma; aderirà poi al fascismo, convinto che la dittatura potesse rafforzare quella solidarietà nazionale dalla quale si era sentito a lungo escluso. Dal 1919 datano le poesie comprese poi nella raccolta Sentimento del tempo, del 1933. Attivo anche sul versante giornalistico, redattore di “Commerce” e condirettore di “Mesures”, riviste di punta della cultura europea. Divenuto uno dei più noti e prestigiosi intellettuali italiani, la sua figura costituisce un punto di riferimento essenziale per la nuova poesia, che darà vita al definirsi di una poetica ermetica.

Nel 1936 ricopre la cattedra di letteratura italiana presso l’Università di San Paolo in Brasile, incarico che occuperà fino al 1942, quando, rientrato in Italia, inizia a insegnare letteratura italiana contemporanea all’Università di Roma; nel medesimo anno viene nominato accademico d’Italia e l’editore Mondatori intraprende la pubblicazione delle sue opere, con il titolo Vita di un uomo. Le vicende della Seconda guerra mondiale segnano il maturare di una nuova e dolorosa consapevolezza, preceduta da alcuni gravi lutti familiari: la morte del fratello, nel 1937, e la perdita del figlio, due anni dopo.

Da queste esperienze è profondamente segnata la prima raccolta poetica del dopoguerra, Il dolore (1947), alla quale seguiranno La terra promessa (1950), Un grido e paesaggi (1952) e Il taccuino del vecchio (1961). Nel 1949 vede la luce il volume di prose Il povero nella città; del 1961 è Il deserto e dopo, che comprende, tra l’altro, gli articoli di viaggio usciti sulla “Gazzetta del Popolo”. Ridotta l’attività creativa, Ungaretti attende all’edizione completa e definitiva dei suoi versi, pubblicati nel 1969 presso Mondadori con il titolo Vita di un uomo. Tutte le poesie. Muore a Milano nella notte tra il 1° e il 2 giugno 1970. Nel 1974 esce il volume degli scritti critici. Non va dimenticata, infine, la sua importante attività di traduttore: Traduzioni (1936); XXII sonetti di Shakespeare (1944); Da Gongora a Mallarmé (1948); La Fedra di Racine (1950); Le visioni di William Blake (1965).

L'allegria

L’edizione definitiva de L’allegria esce nel 1931, prima importante raccolta in cui Giuseppe Ungaretti riunisce, sistema e riordina le precedenti pubblicazioni che, con altri titoli, avevano contenuto le poesie che via via l’autore aveva prodotto.

La prima di queste precedenti pubblicazioni risale al dicembre del 1916 e porta il titolo Il porto sepolto, un piccolo volume pubblicato a Udine da un suo amico e commilitone, il tenente Ettore Serra. Conteneva il primo nucleo dell’edizione definitiva del 1931, comprese le poesie scritte al fronte, dal 22 dicembre 1915 al 2 ottobre 1916. La prima poesia è Veglia, stesa a Cima Quarto il 23 dicembre 1915. L’ultima poesia è Commiato, concepita a Locvizza il 2 ottobre 1916.

Veglia: è una poesia scritta al fronte il 03/12/1915. Si assiste...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/11 Letteratura italiana contemporanea

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