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Giovanni Verga: Biografia

Giovanni Verga nasce a Catania nel 1840 da una famiglia di agiati proprietari terrieri. Compì i primi studi presso maestri privati da cui assorbì il gusto letterario romantico. Nel 1861 compone il suo secondo romanzo I carbonari della montagna. In questi anni i testi su cui si forma sono gli scrittori francesi moderni di vasta popolarità. Nel 1865 Verga lascia la provincia e si reca una prima volta a Firenze, allora capitale del Regno, dove conosce Capuana e nel 1866 scrive Una peccatrice. Vi ritorna nel 1869 consapevole del fatto che per diventare scrittore doveva venire a contatto con la vera società letteraria italiana; nel 1871 scrive Storia di una Capinera.

Nel 1872 si trasferisce a Milano dove scrive Eva, Eros e Tigre Reale ancora legati al gusto romantico. Nel 1878 avviene la decisiva svolta verso il Verismo, con la pubblicazione del racconto Rosso Malpelo. Seguono nel 1880 le novelle Vita dei campi, nel 1881 il primo romanzo del Ciclo dei vinti, nel 1883 le Novelle rusticane e Per le vie, nel 1884 il Cavalleria rusticana, nel 1887 le novelle di Vagabondaggio. Nel 1889 scrive Mastro-Don Gesualdo.

Dal 1893 vive definitivamente a Catania e dopo il 1903, anno dell’ultimo dramma Dal tuo al mio, lo scrittore si chiude in un silenzio pressoché totale. Muore nel gennaio 1922, l’anno che vedrà la marcia su Roma e la salita al potere del fascismo.

La svolta verista e le tecniche narrative

La svolta al verismo avvenne nel 1878 con la pubblicazione del racconto Rosso Malpelo, narrata in un linguaggio nudo e scabro, che riproduce il modo di raccontare di una narrazione popolare. Alla base vi è il concetto di impersonalità dando origine a una tecnica narrativa profondamente originale.

Nelle sue opere l’autore si eclissa calandosi nella parte dei personaggi. A raccontare i fatti non è il narratore onnisciente; il punto di vista dello scrittore non si avverte mai nelle opere di Verga. Il narratore si mimetizza nei personaggi stessi adottando il loro modo di agire e pensare. Mette in scena personaggi primitivi come contadini, pescatori, minatori la cui visione è ben diversa da quella borghese. Di conseguenza anche il linguaggio cambia diventando spoglio e povero ricco di paragoni, proverbi popolari. La tecnica narrativa utilizzata da Verga si chiama impersonalità e regressione.

  • Es. Lettera a Salvatore Farina – Verismo come documento umano.

L'ideologia verghiana

Nella Prefazione al Ciclo dei vinti, dalla quale si apprende l'ideologia verghiana, egli afferma, fra l'altro, che l'autore non deve intervenire perché non ha il diritto di giudicare e di criticare gli eventi: chi scrive deve quindi usare la tecnica dell’impersonalità, che si configura come il modo più adatto per esprimere una realtà di fatto, ovvero la presenza incontrastata del Male nel mondo. La vita è infatti una dura lotta per la sopravvivenza, e quindi per la sopraffazione: un meccanismo crudele che schiaccia i deboli e permette ai forti di vincere. È questa la legge della natura – la legge del diritto del più forte – che nessuno può modificare in quanto necessaria.

La scoperta dell'umanità delle plebi, l'analisi del risvolto negativo del progresso, spinsero Verga a considerare il presente e il futuro con un pessimismo che lo indusse alla critica della società borghese, ma anche alla rinuncia sfiduciata ad ogni tentativo di lotta.

Vita dei campi

La brusca svolta verista con la pubblicazione di Rosso Malpelo nel 1878 venne influenzata dalla letteratura di Zola i cui romanzi erano già diffusi negli anni '70 negli ambienti milanesi, in particolare L’Assommoir. Un'influenza determinate ebbe anche Capuana che con le sue recensioni contribuiva a diffondere la conoscenza di Zola. L'opera è una raccolta di otto novelle pubblicata per la prima volta nel 1880. Raccoglie racconti scritti fra il 1878 e il 1880. Protagonisti sono contadini, pastori, minatori, uomini della campagna siciliana in cui domina il latifondo.

Verga, oltre a raccontare le vicende di personaggi di umile estrazione sociale, ne assume anche il punto di vista, oltre alla prospettiva culturale e linguistica: la voce narrante non è più quella dell'autore, ma dei protagonisti stessi. L'adesione alla nuova poetica è dichiarata esplicitamente nella premessa alla novella L'amante di Gramigna nella lettera dedicatoria a Farina, ma evidente anche in un altro racconto programmatico, Fantasticheria, che illustra la genesi dei Malavoglia.

Rosso Malpelo

  • Narratore - La voce narrante è interna, Verga si mimetizza nei personaggi stessi adottando il loro modo di agire e pensare secondo la tecnica narrativa dell’impersonalità e regressione.
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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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