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GIOVANNI PASCOLI

Una delle figure più importanti della letteratura italiana è Giovanni Pascoli, grande poeta

sia in lingua italiana sia latina che ha ricevuto un'influenza da parte del simbolismo.

Egli nasce nel 1855 a San Mauro di Romagna ed è il quarto di 10 figli. Il padre amministra

una tenuta dei principi di Torlonia, dove viveva con la famiglia.

All'età di 7 anni entra nel collegio dei Padri Scolopi (Urbino) dove riceve un'eccellente

istruzione, soprattutto nelle lingue e nelle letterature classiche e ciò gli permetterà di

diventare un grande poeta latino.

Nel 1867 si colloca il primo evento decisivo nella vita di Pascoli: l'assassinio del padre per

mano di sconosciuti mentre da solo stava tornando a casa dopo una fiera e il fatto che il

delitto rimanga incompiuto crea nel giovane Pascoli un senso di ansietà e disperazione

ancora più profondo.

L'evento avrà numerosi effetti: la famiglia deve abbandonare San Mauro, le condizioni

economiche peggiorano; in seguito moriranno anche la madre e 3 fratelli e i rimasti si

disperderanno (alcuni andranno in convento, altri si allontaneranno per motivi lavorativi).

Questa serie di lutti familiari influisce notevolmente nella formazione psicologica di Pascoli.

Nel 1871 lascia il collegio di Urbino ma può proseguire comunque i suoi studi a Rimini,

Firenze e nel 1873 si iscrive all'università di Bologna grazie a una borsa di studio,

diventando allievo di Carducci nella facoltà di lettere. Però dopo alcuni anni sarà costretto

ad interrompere gli studi per mancanza di sussidi.

Comincia a frequentare circoli socialisti anarchici e a svolgere attività politica, accanto allo

studio. Nel 1879 viene coinvolto in una manifestazione sovversiva organizzata per

protestare contro la condanna di alcuni anarchici e viene arrestato. Rimarrà in carcere per

circa 3 mesi e verrà rilasciato grazie a una testimonianza a lui favorevole di Carducci.

Successivamente riprende con rinnovato entusiasmo gli studi e nel 1882 si laurea.

Divenuto professore di ginnasio, dapprima a Matera, poi a Massa e infine a Livorno, Pascoli

raggiungerà un'autonomia economica stabile.

A questo punto può pensare di riunire a sé le sue 2 sorelle Ida e Maria, fino a quel

momento ospitate da una zia a Sogliano. Pascoli progetta quindi la ricostruzione del nucleo

familiare (che poi egli designerà come il proprio nido) e sarà molto geloso nei confronti

delle sorelle, addirittura morboso. Egli infatti assume il ruolo di fratello, padre, figlio e

casto sposo e questo circolo di affetti finisce col diventare esclusivo, opprimente e

reciprocamente ricattatorio.

Sul finire degli anni '80 la vita del nido entra in crisi perchè questo sogno, oltre ad essere

fondato sull'amore, si basava su un sacrificio presunto gioioso che si era rivelato

completamente sbagliato.

Quando poi sua sorella Ida si sposa, Pascoli entra in crisi poiché interpreta questo atto

come un tradimento e un abbandono; andrà a vivere con Maria a Castelveccio di Barga

(Lunigiana) e convivranno per sempre poiché in campo sentimentale si ostacolano a

vicenda.

La poesia tipicamente pascoliana, incentrata sul tema del lutto e del culto dei morti, si

sviluppa tra il 1887 e il 1892, prima dell'abbandono di Ida, negli anni di crisi del nido,

poiché essa non nasce da una diretta reazione ai lutti vissuti nella sua giovinezza, ma dal

fallimento del progetto del nido e dalla sterilità affettiva a cui ha condannato

inconsapevolmente la sua vita.

Da questo momento in poi non ci saranno più eventi significativi nella vita di Pascoli, il

quale inizia ad ottenere successi sul piano professionale pubblicando antologie scolastiche,

saggi critici, conferenze e scritti di varia natura, tra cui numerose poesie che confluiranno

via via nella sua prima raccolta di poesie intitolata “Myricae”, pubblicata per la prima volta

nel 1891 (ne pubblica 9 edizioni, ampliandole fino al 1911).

Nello stesso anno vince un concorso internazionale di poesia latina ad Amsterdam,

concorso che vincerà più volte ed è grazie alla vendita delle medaglie d'oro vinte in queste

occasioni che Pascoli riesce a comprare la tenuta di Castelvecchio, costituita da una villa e

da un grande appezzamento di terreno.

Tra fine 800 e inizio 900 Pascoli si manifesta come poeta vate e importante è il passaggio

dall'insegnamento liceale a quello universitario: nel 1905 infatti gli viene conferita la

cattedra di lingua e letteratura italiana a Bologna. Egli succede così a Carducci e con ciò

viene consacrato poeta vate. Ma questo nuovo incarico lo amareggia perché nel confronto

col maestro si sente sempre inferiore.

Negli ultimi anni della sua vita, Pascoli si dedica alla stesura di “Poemi italici” e 2 discorsi

celebrativi, uno per celebrare il 50° dell'unità d'Italia mentre l'altro,“La grande proletaria

s'è mossa”, per esprimere il suo convinto nazionalismo. Nel 1913 compone “Poemi del

Risorgimento”

Pascoli muore di cancro nel 1912 a Bologna.

____________________________________ fine della vita________________________________________

Pascoli ama presentarsi al pubblico come eroe del dolore, un uomo che nonostante i suoi

lutti riesce a realizzarsi e a ricoprire quindi un ruolo importante sul piano morale e sociale.

Non riuscirà mai ad essere un poeta vate poiché non è un uomo sicuro di sé.

Attraverso le testimonianze della sua esistenza e dai suoi scambi epistolari è evidente che

Pascoli sia una persona malinconica e molto suggestionabile, che amplifica le proprie ansie

e considera la realtà circostante come un mondo ostile.

A volte in lui traspare un certo infantilismo, soprattutto nel Fanciullino, dove esprime il suo

concetto di poesia.

Sicuramente la sua personalità è segnata dai traumi della sua gioventù, primo fra tutti la

perdita del padre, e ciò traspare spesso nei suoi componimenti, dove oltre alla presenza

del tema del lutto è evidente anche la nostalgia per gli affetti perduti.

Si sente un orfano nostalgico della famiglia dispersa e questo dolore diventa sempre più

forte.

Egli nelle sue opere è solito rappresentare il nucleo familiare attraverso l'immagine del

nido, che celebra come un luogo dove si sta tutti uniti e ci si protegge reciprocamente dal

mondo esterno. Per Pascoli esso rappresenta il sogno di una totalità affettiva.

Ciò ci riporta alla famiglia patriarcale che diventa nella poesia di Pascoli un mitico rifugio,

un luogo che ci permette di sfuggire dalle responsabilità e dalle difficoltà. Mentre il nido è

un mondo sereno, percepisce la realtà circostante come un mistero, un mondo oscuro e

minaccioso, sia in ambito sociale sia naturale.

Egli riprende dal positivismo la visione meccanicistica di universo e natura, entrambi

animati da leggi scientifiche, e questa visione induce Pascoli ad assumere un

atteggiamento pessimistico poiché non offre nessun significato alla vita e nessun senso

alla morte.

Quindi lui si interroga e riesce, rifiutando ogni consolazione, a stabilire un rapporto

puramente emotivo e di sgomento con la natura, diventando egli stesso espressione della

crisi del positivismo.

La vita di Pascoli è animata da presenze inquietanti, le quali altro non sono che i suoi cari

defunti: egli li ama e li teme allo stesso tempo, poiché gli ricordano costantemente il suo

destino (la morte). Questa presenza però gli è cara perchè solo la morte può annullare il

senso di smarrimento.

Inoltre egli ha una visione animista della natura: sostiene infatti che anche animali, piante

e cose gli mandino messaggi oscuri.

La personalità di Pascoli è carica di contraddizioni; egli da giovane aderisce

all'internazionale ma il suo socialismo non è una lotta per il riscatto sociale, bensì una

religione umanitaria con cui esalta la pacificazione universale. Egli invita tutti gli uomini

alla pietà, unico sentimento che può accomunare oppressi e oppressori.

Dal punto di vista sociale Pascoli esalta la piccola proprietà privata. Il suo ideale sociale è il

contadino, colui che vive del suo lavoro ed è attaccato a casa e famiglia. Da ciò si

afferma nell'opera di Pascoli un altro simbolo: la siepe, delimitazione simbolica della

tenuta contadina, un limite all'accesso degli estranei. Essa rappresenta anche la gelosia e

l'antica saggezza del mondo contadino.

Nel 1897 compone un poemetto che dedica a D'Annunzio, il quale aveva esaltato la siepe

in un discorso in ambito del suo collegio elettorale. Per cui entrambi condividono l'ideale

della siepe, soltanto che per D'Annunzio essa rappresenta anche la necessità per

ripristinare l'ordine.

Pascoli esalta la piccola proprietà partendo da un'analisi concreta della realtà, però è

consapevole che essa non ha futuro poiché minacciata da una parte dal capitalismo

finanziario che avanza e dall'altra dal socialismo, per cui soccomberà qualsiasi sia

l'orientamento economico che tra i 2 prevarrà.

Pascoli si fa interprete dello smarrimento della piccola borghesia (che con la piccola

proprietà privata è destinata al declino), giungendo a un atteggiamento ottimista per via

intuitiva, ossia abbandonandosi alla suggestione.

Dal punto di vista politico Pascoli è un nazionalista convinto e aggressivo, prolungamento

del suo socialismo contadino. Egli infatti trasferisce l'egoismo della piccola proprietà

privata sul piano del …........................... internazionale.

Per cui esalta la politica coloniale di Crispi fino a celebrare la guerra in Libia col famoso

discorso che egli tiene il 26 novembre 1911 a Barga, dal titolo “La grande proletaria si è

mossa”: Pascoli definisce l'Italia “proletaria” perché esporta il proletariato nel mondo

(soprattutto in America).

La sua oratoria sarà un supporto ideologico del fascismo.

LA POETICA DI PASCOLI (DETTA “DEL FANCIULLINO”)

Pascoli ci lascia un documento di poetica illuminante (=in cui espone le sue idee sulla

poesia) che intitola “Il Fanciullino” (1897-1903).

Adottando una metafora a lui cara, egli sostiene che in ognuno di noi sia presente un

fanciullino, soprattutto come memoria dell'infanzia, il quale possiede la capacità di

guardare il mondo con occhi nuovi e rinnovata meraviglia ed è disposto a gioire e soffrire

di fronte alle cose più semplici, a provare paure immotivate, ad ingrandire le cose piccole e

rimpicciolire quelle grandi.

Esso rappresenta quindi ciò che abbiamo conservato dell'innocenza, il residuo infantile, il

fondo irrazionale che è dentro ognuno di noi, ma anche la facoltà poetica per eccellenza,

attiva (ossia dei poeti perchè secondo Pascoli è poeta solo chi in età adulta sa ascoltare la

voce del fanciullo che ha dentro sé) e passiva (dei lettori capaci di emozionarsi ed entrare

in sintonia con la poesia).

Quella del fanciullino è un'allegoria che permette a Pascoli di presentare la sua poesia

pura, libera da ogni influenza storico-culturale. E' una poesia vicina a quella del

simbolismo, alla concezione di poesia di Benedetto Croce.

Però Pascoli si distacca sia dai simbolisti (poiché non riconosce l'importanza al lavoro

tecnico – formale del poeta) sia da Croce (poiché secondo Pascoli la poesia scaturisce dalle

cose, mentre per Croce è una creazione).

Secondo Pascoli la poesia nasce dalle cose stesse, la scoperta dell'essenza poetica è già

presente nella realtà, per cui il compito del poeta è osservare le cose e dar loro un nuovo

nome, poiché egli incarna la capacità di vedere ciò che gli altri non vedono.

SCELTE LINGUISTICHE ARRIVATA QUI

Pascoli critica fortemente il linguaggio della tradizione lirica italiana poiché generico, poco

adeguato alla composizione poetica. Critica Leopardi e introduce nella sua poesia termini

specifici, soprattutto per animali e piante, che riprende dalla tradizione dialettale

(soprattutto romagnola).

E' una poesia pura e talvolta moralistica; infatti nel Fanciullino egli scrive che tutto ciò che

non è buono non interessa al fanciullino (ossia ciò che non è buono non è poetico);

riconosce quindi alla poesia un valore sociale e filosofico (??) poiché essa ispira “civili e

buoni costumi”.

La sua produzione è molto ampia, caratterizzata da una profonda affinità tematica e

formale (i temi si ripropongono).

Raccolta significativa è MYRICAE: Pascoli riprende questo titolo dalla frase “arbusta juvant

humilesque myricae” che significa “piacciono gli arbusti e le umili tamerici”. Le tamerici

sono arbusti piccoli e sempreverdi che crescono in condizioni impervie.

Egli sceglie questo nome per indicare il tono umile degli argomenti che vuole sviluppare.

La prima edizione viene pubblicata nel 1891 e ad essa ne seguiranno altre 4.

In questa raccolta Pascoli comprenderà componimenti che vanno dal 1886 al 1896.

la raccolta definitiva contiene 150 componimenti brevi in cui affronta temi campestri e

ripropone il ricordo della tragedia familiare.

Altra raccolta successiva è “I canti di Castelvecchio” in cui vi sono 70 poesie realizzate tra

il 1897 e il 1907. In essa riprende i temi campestri e le tragedia familiari sviluppandoli in

maniera più ampia e complessa.

Seguono i “Primi poemetti” e “Nuovi poemetti”, due raccolte strettamente collegate, la

prima pubblicata nel 1997 e ampliata fino al 1909.

Sono tutti componimenti in terzine; nei Primi poemetti racconta le attività quotidiane di

una famiglia contadina mentre nei Nuovi poemetti tratta argomenti umanitari e sociali.

Successivamente compone “Poemi conviviali”, intitolati così perchè pubblicati sulla rivista

“Il Convitto”, rivista romana portavoce dell'estetismo decadente. Gli argomenti sono tratti

dalla mitologia classica e dalla storia antica. Dal punto di vista metrico i componimenti

sono in endecasillabi sciolti.

Più tardi Pascoli realizza “Odi e inni”, pubblicati per la prima volta nel 1906. Qui l'autore

utilizza varie forme metriche (dalle terzine fino a sperimentare forme nuove che imitano la

tradizione greca ??). Vengono affrontati temi civili e umanitari prendendo spunto dalla

cronaca.

Egli esalta i moti del 1898, parla dell'uccisione del sovrano Umberto I, delle esplorazioni

polari ed esalta le guerre coloniali.

Dopo il 1905 Pascoli si dedica alla poesia epica e compone nel 1909 “Le canzoni di re

Enzio”.

Nel 1911 realizza “Poemi Italici” e 2 anni più tardi verranno pubblicati (postumi) i “Poemi

del Risorgimento”, i quali rimarranno incompiuti.

OSSERVAZIONE! Le opere di Pascoli sono apparentemente molto varie nei temi; in realtà

egli rappresenta la storia e la natura sotto svariati aspetti.

Per quanto riguarda la natura …….….. fin poi concentrarsi sui dettagli.

Così anche la storia, che egli esplora da quella antica (Medioevo, Risorgimento) fino a

quella attuale.

Non fa altro che alterare le piccole vicende private ai grandi temi collettivi.

Pascoli predica da una parte pace e fr

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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