Boccaccio
Il più importante narratore italiano è quasi sicuramente Boccaccio il quale col suo capolavoro, il Decameron, tradotto subito in tutte le principali lingue, è conosciuto in tutto il mondo. Nella lingua italiana esiste l’aggettivo boccaccesco che indica situazioni di beffe scostumate e di sensualità allegra e grossolana.
Il Decameron e il suo contesto
Nel Decameron confluiscono i due aspetti fondamentali dell’educazione e della formazione del suo autore: quello borghese-mercantile della famiglia paterna e quello cortigiano della giovinezza napoletana. Il Decameron è quindi esempio d’arte tardogotica. La personalità di Boccaccio è tuttavia percorsa da un’esigenza preumanistica di rinnovamento che si rivela già nel suo capolavoro nell’esaltazione di una morale laicamente aperta e problematica e nella valorizzazione del momento individuale, dell’intelligenza e della furbizia. Questa tendenza all’umanesimo si evidenzierà nel corso della vita di Boccaccio dopo il Decameron e dopo l’incontro con Petrarca nella sua attività d’organizzatore di cultura e nelle opere in latino.
La vita di Boccaccio è divisa in due parti proprio dal triennio di stesura del Decameron, il primo caratterizzato dallo sperimentalismo e dalla prevalenza di temi tardogotici e il secondo caratterizzato dagli interessi preumanistici, frammisti ad altri di tipo religioso e morale. Il ventennio precedente al Decameron è caratterizzato da uno sperimentalismo all’interno di motivi cortesi, romanzeschi, mitologici provenienti dalla tradizione francese e da quella medioevale. Il venticinquennio dopo il Decameron è condizionato dall’incontro e dall'amicizia con Petrarca. L’uso del latino sostituisce il volgare, contemporaneamente come organizzatore di cultura diviene un tramite fondamentale tra Petrarca e il preumanesimo del Nord Italia e come politico contribuisce a gettare le basi del primo Umanesimo fiorentino in difesa della Repubblica.
La vita
Non è stato facile ricostruire la vita di Boccaccio per la difficoltà nel dividere le informazioni reali dalle invenzioni letterarie.
Infanzia fiorentina (1313-1327)
Nasce nel luglio 1313 a Certaldo a Firenze da Beccaccino di Chelino, figlio illegittimo. Il padre lo fa studiare a Firenze dove apprende il culto di Dante al quale resterà fedele tutta la vita.
La giovinezza napoletana (1327-1340)
Nel 1327 segue il padre a Napoli per lavoro ma non è interessato all’attività bancaria e inizia a studiare il diritto canonico e all’università segue le lezioni di Cino da Pistoia e sperimenta le lettere e conosce la tradizione lirica in volgare. Presto comincia a frequentare la corte angioina e a scrivere epistolae in latino e a scrivere in volgare (Filocolo, Filostrato, Teseida, La caccia di Diana). Impara i rudimenti del greco dal monaco calabrese Barlaam, conosce il teologo, maestro di retorica Dionigi da cui apprende la tradizione narrativa alessandrina che influenza soprattutto il Filocolo. È un autodidatta appassionato ed entusiasta. Si crea un mito letterario sul modello cortese e stilnovista: l’amore per Fiammetta, presunta figlia di Carlo d’Angiò e un’autobiografia ideale.
Il primo decennio fiorentino (1341-1350)
Nel 1341 torna a Firenze. Qui è senza un’occupazione stabile. Si inserisce nella vita culturale cittadina e si collega alla sua tradizione allegorica con le opere La Commedia delle Ninfe e L’Amorosa visione in cui è evidente l’influenza di Dante. Subito compone l’Elegia di Madonna Fiammetta e il Ninfale fiesolano. Continua il volgarizzamento di Tito Livio iniziato a Napoli. Nel 1348 è a Firenze durante la peste che uccide il padre e la madre. L’anno successivo inizia la composizione del Decameron finito nel 1351. Nel 1350 conosce Petrarca.
Il secondo decennio fiorentino (1351-1360)
In questo momento la vita di Boccaccio ha una svolta per due ragioni: 1) dopo l’amicizia con Petrarca gli interessi umanistici diventano sempre più pressanti; 2) il comune di Firenze gli affida incarichi importanti come invitare Petrarca a tenere corsi all’università e una missione ad Avignone presso il Papa. Durante un tentativo di tornare a Napoli visita la biblioteca di Montecassino e ne trascrive alcuni codici. Inizia il rapporto col grecista Pilato. Scrive in latino varie opere di compilazione erudita. Nel 1360 papa Innocenzo VI gli concede la facoltà di ottenere ufficio, prebenda o cura d’anime, avviandogli una carriera ecclesiastica che dovrebbe assicurargli sicurezza economica.
Il ritiro a Certaldo (1361-1365)
Fra la fine del 1360 e l’inizio del 1361 un tentativo fallito di colpo di stato coinvolge alcuni suoi amici e i sospetti nei suoi confronti lo tengono lontano dall’attività per 4 anni. Si ritira a Certaldo. Tenta di nuovo di trovare lavoro a Napoli ma non vi riesce. Lavora ad altre opere erudite in latino. Comincia a scrivere il Corbaccio che rivela una svolta radicale nel pensiero di Boccaccio e nel suo rapporto con le donne: dalla filoginia (amore per le donne) alla misoginia (odio per le donne).
Ultimo decennio Firenze-Certaldo (1365-1375)
Ritornano gli esuli a Firenze e Boccaccio può tornare a collaborare con la Repubblica fiorentina. Torna ad Avignone per convincere il Papa a tornare a Roma e due anni andrà a congratularsi per il ritorno del Papa. Sorveglia anche le truppe mercenarie fiorentine. Cura un edizione delle opere di Dante e vi premette il Trattatelo in laude di Dante. Trascrive il Decameron nel 1370 in un codice autografo. Peggiora la salute: soffre di obesità e scabbia. Commenta la Divina Commedia in pubblico. Muore il 21 dicembre 1375.
Lo sperimentalismo napoletano
Le opere giovanili di Boccaccio sono destinate al pubblico cortese della reggia di Roberto d’Angiò e rivolte alla costituzione di un mito letterario in cui l’elemento autobiografico e erotico è idealizzato e trasfigurato. La presenza delle donne non è solo un elemento realistico di cui l’autore deve tener conto; rientra anche in una mitologia personale, che traspone dati di vicende d’amore autobiografiche in scenari fantastici mutuati dal mondo cavalleresco e dai romanzi francesi cortesi o classici.
Sul piano letterario caratterizza questa produzione lo sperimentalismo, cioè la tendenza a sperimentare generi letterari diversi alternando prosa e versi. Si passa dal poemetto mondano-mitologico (Caccia di Diana) al poema epico (Teseida) dal poema narrativo rivolto a un pubblico più ampio e più popolare secondo la nascente tradizione dei cantari (Filostrato) al romanzo d’avventura e d’amore secondo la tradizione cortese proveniente dalla Francia (Filocolo) e alle Rime d’ispirazione stilnovistica ma con inserti giocosi. Lo sperimentalismo coinvolge contemporaneamente anche la metrica: terzine nella Caccia di Diana, le ottave nel Teseida e nel Filostrato e la prosa nel Filocolo.
Lo stesso sperimentalismo si ritrova nella materia: dagli argomenti classici usati nel Teseida e nel Filostrato a quelli tipici del romanzo cortese d’amore e di avventure impiegati nel Filocolo e alla cronaca mondana che caratterizza la Caccia di Diana e li mescola tra loro. È la tendenza al mescolato alla commistione e alla mescolanza di motivi, di situazioni e di stili diversi che caratterizza tutta l’opera boccaccesca. Essa può essere spiegata con la voracità di autodidatta. L’opera di Boccaccio è una summa tardogotica, un riepilogo variegato degli argomenti e delle soluzioni formali del mondo gotico e frutto di una fantasia accesa, alla ricerca di una sintesi originale.
La Caccia di Diana, poemetto in terza rima, in 18 canti, doveva riferirsi alla perduta epistola in forma di sirventese con cui Dante aveva raccolto le 60 più belle donne fiorentine: le belle napoletane partecipano a una caccia in onore di Diana. Le prede vanno consacrate alla dea della caccia e della castità così invocano l’aiuto di Venere grazie alla quale gli animali diventano i loro amati. Presenta il rovesciamento del mito di Circe.
Il Filostrato rispetto al Teseida, anch’esso in ottava ha un andamento più popolareggiante in quanto il secondo doveva fondare l’epica di stile tragico in Italia. Il Filostrato si ispira al Roman de Troie, e alla sua traduzione di Guido delle Colonne. La tematica amorosa supera quella guerresca. Troiolo si innamora di una donna greca prigioniera, Criseida e riesce ad ottenerne l’amore. Ma tornata al campo greco tradisce la promessa di fedeltà perciò Troiolo si fa uccidere da Achille in duello. Domina il tono comico e sentimentale: comico perché la loro vicenda si ispira ai criteri della letteratura realistica e a uno stile mezzano, con la parodia dello stile cortese e stilnovistico, con la prevalenza di temi sensuali, i sotterfugi, la morale finale che invita gli innamorati a star lontani dalla donna vogliosa; sentimentale per il personaggio Troiolo, emotivo. Non condanna Criseida ma è indulgente e interessato per gli aspetti opportunistici e calcolatrici della donna, secondo una morale più laica.
Il Teseida è un poema epico in 12 libri dedicato a Fiammetta. È influenzato dal Roman de Thebe e dal Tebaide di Stazio. Teseo ora ha una morale, si batte per un giusto Marte, con una funzione civilizzatrice nei confronti delle Amazzoni e dei costumi barbarici. I due combattenti (Arcita e Palemone) che si contendono Emilia si affrontano e il vincente rimane in fin di vita così concede la moglie al perdente. È il capostipite del genere eroico in ottave.
Il Filocolo è un romanzo in prosa di 5 libri narrato su invito di una gentilissima donna (Maria=Fiammetta). La materia è quella del poemetto francese di ambiente cortese e vi sovrappone lo schema del romanzo greco alessandrino da cui deriva il gusto retorico per la complicazione, per i contrasti.
-
Letteratura italiana - Giovanni Boccaccio
-
Decameron, Boccaccio, Letteratura italiana
-
Letteratura italiana - Giovanni Boccaccio
-
Letteratura italiana - Boccaccio