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ECONOMIA E GESTIONE DELLE IMPRESE

Programma:

19 il pensiero sistemico

20 l’impresa nella concezione sistemica

21 l’impresa come sistema vitale

22 l’impresa sistema vitale e la complessità

23 i rapporti tra sistemi

24 l’organo di governo e i rapporti con la proprietà

25 la struttura operativa

26 la dinamica evolutiva dell’impresa

27 l’operatività del sistema

28 la flessibilità e l’elasticità dell’impresa

29 dinamica evolutiva e creazione di valore: modelli di analisi e azione di governo

L’obiettivo del corso è quello di avere la visione compiuta del governo d’impresa, che ci verrà fornito

attraverso quello che è dapprima l’approccio sistemico.

L’approccio sistemico intende l’impresa come un sistema e comprende diverse varianti; quella che

verrà adottata è una variante specifica denominata approccio sistemico vitale.

L’impresa è definita come un’organizzazione produttiva e di lavoro (non c’è impresa senza uomo).La

produzione porta alla nascita di prodotti che possono essere beni o servizi.

I prodotti sono l’autput dell’impresa. Gli imput sono le chiavi che attivano la produzione. Gli autput

hanno a loro volta un impatto sull’ambiente in cui l’impresa si trova, che a sua volta genera un imput di

natura informativa chiamato FEEBECK.

INPUT TRASFORMAZIONE OUTPUT prodotto

bene servizio

Feedback o retroazione informativa

Il feedback è una retroazione informativa, un meccanismo per il quale le informazioni riguardanti

l’output tornano all’impresa sottoforma di input. L’impresa colloca un prodotto sul mercato, e tramite il

feedback viene informata circa l’andamento delle vendite le quali formano un input che può

condizionare le scelte future dell’azienda.

L’impresa rappresenta un sub-sistema del più ampio sistema ambiente(ambiente socio economico)col

quale interagisce.

L’ambiente si può suddividere in:

(o general environment): comprende una pluralità di forze sia di natura

30 ambiente generale

economica che di natura non economica, che condizionano seppur debolmente l’attività

dell’impresa.

31 ambiente specifico (o task environment): coincide con il settore di attività economica

dell’impresa (come il settore automobilistico per la fiat) e raggruppa tutte le imprese che

svolgono la stessa attività produttiva, ovvero le imprese concorrenti includendo anche fornitori

e clienti (ad esempio colui che produce i freni, le batterie, le gomme ecc…)

Fino ad ora abbiamo visto l’impresa proiettata nel suo ambiente, ma anche l’impresa a sua volta è

composta da parti e partecipanti dette unità organizzative impresa.

L’approccio sistemico ci consentirà di studiare sia i rapporti tra impresa e ambiente, sia i rapporti tra

parti e partecipanti interni all’impresa; prima di dare una definizione di approccio sistemico, si cercherà

di comprendere perché si adotta questo tipo di approccio e come ci si è arrivati.

PENSIERO SISTEMICO

In primis un sistema è un insieme di componenti/risorse integrate e relazionati tra loro orientati verso

un fine comune che è la SOPRAVVIVENZA.

Data la definizione di sistema, possiamo associare quella di approccio sistemico (o system thinking-

pensiero sistemico)il quale considera qualsiasi fenomeno(anche l’impresa, ma anche l’economia, la

famiglia, l’essere umano) interpretabile studiando i suoi elementi e l’interazione tra essi e l’interazione

tra elementi e ambiente di riferimento (esterno); l’approccio sistemico quindi enfatizza, pone l’accento,

sulle relazioni (interne o esterne che siano).

L’approccio sistemico ha due valenze ovvero:

1 VALENZA DESCRITTIVA: ci descrive come sono fatti i sistemi..

2 VALENZA PRESCRITTIVA: talvolta denominata valenza normativa, ci dice come dovrebbero

essere fatti i sistemi e come dovrebbero comportarsi i sistemi al fine di migliorarne il

comportamento

C’è da dire però che ci sono altre due tipi d’approccio oltre l’approccio sistemico:

32 L’APPROCCIO OLISTICO: studia il fenomeno nella sua totalità e vede in questo l’unico modo

per conoscere il fenomeno; deriva dalla teoria biologica dell’olismo la quale afferma che

l’organismo deve essere studiato in quanto totalità organizzata e non in quanto semplice somma

di parti.

33 L’APPROCCIO ANALITICO/RIDUZIONISTA: questo approccio invece afferma che lo studio

e la conoscenza del fenomeno dipendono dalle singole parti. Non enfatizza le relazioni tra le

parti ma prende in considerazione ciascuna singola parte.

ORIGINI DEL PENSIERO SISTEMICO

Alcuni sostengono che l’approccio sistemico nasca, o perlomeno trovi un primo approfondimento, con

l’opera di uno scienziato russo degli anni ’20 (Bogdanov) intitolata tectologia nella quale concepisce

per la prima volta la realtà fenomenologia come sistema ed inoltre esegue una prima classificazione dei

sistemi in base alla loro natura dividendoli in tre macroclassi:

Un altro scienziato russo, Vernadskij, si occupò di sistemi in senso generale e studiando i sistemi

biologici individua la necessità di considerare,nell’approccio allo studio del sistema,anche le relazione

che esso ha con il contesto in cui è inserito. Con Vernadskij vengono così introdotti due concetti

fondamentali quali: filtro/barriera che si viene a frapporre tra tutti gli stimoli

1 concetto di confine di un sistema:

esterni che il sistema riceve e quelli che vengono poi fatti propri dal sistema.

2 concetto di modificazione strutturale di un sistema: anche se in questo periodo non vi è una

vera e propria concezione di cosa sia la struttura e cosa sia un sistema, Vernadskij lascia

comunque dedurre, attraverso la sua teoria, la definizione di cambiamento strutturale inteso

come la risposta adattiva del sistema al cambiamento ambientale.

Tali autori focalizzano l’attenzione proprio sulle interconnessioni studiate da altri autori successivi sino

ai nostri giorni con interesse motivato dai grandi sviluppi della tecnologia, si pensi ad esempio alla

globalizzazione, a internet ecc…

Dallo studio delle interconnessioni originano altre teorie molto estreme come la teoria elaborata dallo

studioso Renè Thom e che va sotto il nome di teoria delle catastrofi; questa teoria afferma che i

fenomeni sono pervasi da processi irreversibili di cambiamento. Lorenz invece elaborò la c.d. teoria

del caos, in parte derivante dalla matematica del caos ma che trovò un risvolto pratico tra le

interconnessioni dei fenomeni metereologici.

Tutti questi autori contribuiscono in maniera rilevante a dare un’idea ben precisa di cosa sia un sistema

ma l’autore che assume maggior rilievo per lo sviluppo dell’approccio sistemico è Von Bertalanffy

(intorno agli anni ’40), il quale si pone l’obiettivo di creare una base comune per tutte le discipline

scientifiche, un metodo da utilizzare in qualsiasi disciplina attraverso la formulazione di teoremi

codificanti delle caratteristiche nei sistemi, attraverso quella che viene definita la teoria generale dei

sistemi (General System Theory).I concetti portanti di tale teoria sono:

1) Ogni sistema fa parte di un sistema più vasto che lo comprende: la logica sistemica ci porterà

sempre a parlare di sistemi compresi nell’ambito di altri sistemi. Il sistema sul quale generalmente

focalizziamo l’attenzione è il sistema che si colloca a livello “L” che a sua volta è compreso in un

sistema più ampio di livello “L + 1” che si definisce sovrasistema:

Quando si riporterà tale logica sull’impresa, non si parlerà semplicemente di sistema L compreso in un

sovrasistema L + 1, ma sarà compresa in un sovrasistema sintesi di tanti sistemi che in qualche modo

comprendono l’impresa.

In prima approssimazione possiamo dire che il sovrasistema L + 1 è l’ambiente.

2) Ogni sistema comprende in sé altri sistemi che in qualche modo gli appartengono: si scopre una

nuova figura detta sottosistema o subsistema, che si trova collocata a livello L - 1.

Questa nuova figura individua ad esempio, reparti, aree di settore, gli attori…questo concetto può

essere applicato in maniera estensiva individuando a livello L - 1 un reparto o un’unità organizzativa, e

ad un ipotetico livello L - 2 ogni singolo attore.

Questo modo di procedere, nell’ottica di Bertalanffy è volto a creare delle proposizioni teoriche per un

linguaggio comune, ma ha delle conseguenze a livello analitico ben più importanti in quanto questa

sintesi della presentazione dei vari livelli di sistema, è alla base di una delle prime scelte metodologiche

che si adottano in un’analisi economica:

macro

LIVELLO DI ANALISI meso

micro

macro: qualsiasi analisi economica si focalizza sul sistema economico nazionale, europeo o esegue

l’analisi settoriale tipicamente realizzata dalle discipline dell’economia industriale (da industry =

settore e non intesa come “produzione industriale” contrapposta a “produzione artigianale”).

o livello organizzativo + livello inter-organizzativo corrispondente al sistema “L”, effettua delle

meso:

analisi focalizzate sull’impresa complessivamente considerata e inoltre si preoccupa di analizzare le

relazioni tra più organizzazioni a livello “L” sia da un punto di vista competitivo che da un punto di

vista collaborativo. Un tipico caso di relazioni collaborative (o cooperative) si ha nelle attività di

ricerca e sviluppo mirata all’innovazione dove vengono coinvolte ad esempio, impresa farmaceutica e

impresa alimentare, oppure l’impresa automobilistica e l’impresa aeronautica ecc… da precisare che i

rapporti collaborativi non avvengono necessariamente tra impresa e impresa, ma possono avvenire

anche tra impresa ed altre organizzazioni che imprese non sono (in collaborazione con l’università per

esempio).

micro: è il livello corrispondente al subsistema,o livello “L - 1”,e l’attenzione si incentra nelle relazioni

intra-organizzative e quindi si ha l’analisi interna delle parti dell’organizzazione,delle funzioni,delle

divisioni,ma anche l’analisi del singolo individuo che opera all’interno dell’organizzazione. Da

specificare che abbiamo definito il livello inter-organizzativo come un insieme di componenti (parti e

partecipanti) indirizzati verso un fine comune e la cui etichetta più generica è il termine “unità

organizzativa”. Tra le varie unità organizzative è possibile usare i termini generici area, ufficio, reparto,

che sono equivalenti ma non indicano qualcosa di specifico.

3) Il valore di un sistema è maggiore della somma dei valori delle singole parti.

La differenza di valore che intercorre tra le singole parti e il sistema è la c.d. sinergia intrinseca e

rappresenta l’essenza del sistema distinguendo un insieme di componenti da un sistema vero e proprio

derivato dall’interazione di essi.

Von Bertalanffy, attraverso la teoria generale dei sistemi si sofferma molto sul concetto di apertura

operando per la prima volta una distinzione molto semplice dell’interazione tra sistema e ambiente: se

un sistema interagisce con l’ambiente è aperto, viceversa è chiuso. Il sistema chiuso, secondo

Bertalanffy, può essere tale per natura (caratteristica intrinseca), oppure per scelta autonoma o per

volontà di un sovrasistema. Questa visione di apertura o meno di un sistema verso l’ambiente, è molto

semplicistica sia perchè non viene considerata la distinzione tra grado e capacità di apertura (che verrà

invece puntualizzata in teorie successive a Bertalanffy), sia perché non esistono sistemi perfettamente

aperti o perfettamente chiusi (in qualsiasi scienza), ma esistono sistemi parzialmente aperti o

parzialmente chiusi con una apertura che varia nel tempo. Accettare la condizione che un sistema sia

completamente aperto,significherebbe accettare la possibilità che il sistema cambi continuamente,

significherebbe che l’interazione con l’esterno sia continua e tale interazione condizioni continuamente

il sistema; nel caso delle imprese come nel caso degli individui questo non corrisponde a verità;

l’individuo come l’impresa è certamente un sistema aperto al punto di non sopravvivere senza

l’interazione con l’esterno, ma questo non significa che l’interazione è tale per cui non vengono

controllati i flussi in entrata e in uscita; questa interazione non è tale al punto di mutare continuamente

l’impresa o il sistema.

Bertalanffy nelle sue teorie sostiene e specifica inoltre che non esiste un ambiente assoluto, ma solo un

ambiente relativo quindi l’ambiente è un costrutto relativo che dipende dall’osservatore: l’ambiente di

un sistema è l’ambiente come esso lo percepisce,e si adatta adesso adottando le misure,le strategie più

consosne. Questo approccio è stato enfatizzato da teorie successive che postulano il relativismo di

qualsiasi realtà; cioè secondo tali teorie non esiste una realtà oggettiva, ma solo una realtà soggettiva,

dove tutto quello che si vive è frutto di una concezione che non esiste al di là del soggetto che la

concepisce in tale modo. Questo per dire, più concretamente, che modificando il punto di vista si

modifica la realtà osservata, e che l’insieme dei punti di vista formano sistemi diversi. L’aspetto

fondamentale che viene messo in luce negli approcci sistemici successivi alle teorie di Von Bertalanffy

(che ancora non opera una distinzione tra struttura e sistema), e soprattutto nell’approccio sistemico

vitale, è che al più tutti possono vedere allo stesso modo la struttura.

Altro concetto che si affianca a questo della apertura, è quello di entropia. Anche questo concetto è

stato formalizzato da Bertalanffy, e rappresenta una misura del disordine; se il livello entropico è molto

alto allora vuol dire che vi è molta disorganizzazione ed allora la sinergia intrinseca viene meno. Nei

sistemi chiusi (ricordando che in questo periodo storico ci sono solo sistemi aperti e chiusi), l’entropia

è destinata a crescere, e in vista di ciò il sistema è destinato a dissolversi. Nei sistemi aperti viceversa,

l’entropia può crescere, ma può anche mantenersi costante o addirittura decrescere proprio in virtù del

fatto che i sistemi aperti interagiscono con l’ambiente, ed è lo scambio con l’ambiente la chiave per

continuare a mantenere l’ordine o a ripristinarlo. Lo scambio con l’esterno ci consente di acquisire le

informazioni sui mercati di sbocco, attraverso la negoziazione, modificando la struttura pur

mantenendo l’ordine. invece si definisce come la capacità di un sistema di mantenersi in uno stato

Il concetto dell’omeostasi

di equilibrio attraverso l’adattamento.

Dalla teoria generale dei sistemi sono derivate poi una serie di altri approcci:

1 Teoria dei sistemi cibernetici→il sistema risponde all’ambiente esterno anche con risposte non

tangibili immediatamente

2 Teoria dei sistemi organici→il sistema è in grado di riprodursi e di rispondre in modo adattivo

ed autonomo all’ambiente facendo leva sulle proprie risorse interne

3 Teoria di Mturana e Varela→il loro concetto di sistema si fonda sul concetto di apertura.

Esistono per essi:a) sistemi totalmente aperti dove le relazioni con l’ambiente esterno sono

incondizionate e quindi non esiste il confine;b)sistemi parzialmente aperti dove le relazioni con

l’ambiente esterno sono condizionati da delle barriere ossia tali sistemi sono dotati di chiusura

operazionale:vengono fatti selezionati gli input positivi e scartati quelli negativi per la

sopravvivenza dell’impresa.

L’IMPRESA NELLA CONCEZIONE SISTEMICA

Nel tempo il pensiero sistemico si è affermato anche negli studi sull’impresa e questo

perché,rifacendosi alla definizione di sistema,è evidente che anche nell’ impresa si hanno delle

componenti relazionate tra loro per il raggiungimento del fine della sopravvivenza.

Per componenti si intendono le unità organizzative(l’unità più piccola è il soggetto),dove i partecipanti

sono le risorse umane e le parti sono tutto il resto ovvero le risorse tecniche, finanziarie, ecc…Le

finalità corrispondono al raggiungimento degli obbiettivi che impresa si è prefissata per poter

sopravvivere che sono la produzione,il profitto ecc...

1)Il primo modo di intendere l’impresa come sistema è quello che concepisce l’impresa come un

sistema meccanico. L’impresa è in tutto e per tutto paragonata ad una macchina la quale,deve avere

trovando la one best way.

come criterio base di gestione il miglioramento dell’efficienza

N.B. Ma cosa è l’efficienza?

Essa è il rapporto tra input ed autuput. Si possono identificare due tipi di efficienza: l’efficienza

produttiva o tecnica (o produttività) che richiama per l’appunto il generico rapporto output/input

riferito alle quantità fisiche,diverse dall’unità di misura “denaro” (ore di lavoro, kilogrammi, n° di

prodotto, ecc…).L’efficienza invece riferita all’unità di misura “denaro” è detta efficienza economica

(o economicità),anch’essa si basa sul generico rapporto output/input, applicando però le nozioni di

prezzo e di costo al numeratore e al denominatore.

Il criterio della efficienza è un criterio che può comunque essere applicato a qualsiasi impresa.

essa non è una finalità ma è un criterio di gestione.

L’efficienza

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Gestione delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof gatti Corrado.
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