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L’INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE: SCENARI E TENDENZE

CONCETTO DI INTERNAZIONALIZZAZIONE attivit à

L’internazionalizzazione comprende tutte le tipologie di che un’impresa svolge fuori dai

confini della propria nazione di origine (produzione, vendita, marketing, logistica, ricerca e

sviluppo, finanza, approvvigionamenti, ecc.)

settore

Relativamente a qualsiasi (agricoltura, industria, commercio e servizi)

frequenza

Con qualsiasi grado di (occasionali, sistematiche, continue) vengano svolte

impegno

Con qualsiasi grado di (diretto/indiretto, elevato/ridotto) vengano svolte

forma

In qualsiasi siano realizzate (esportazioni, accordi, investimenti diretti esteri).

E’ un tratto distintivo della nostra epoca, poiché ha comportato:

- Saturazione dei mercati occidentali; -Emergere delle nuove potenze

economiche (“BRICS”); - Articolazione internazionale della value chain.

-Progresso delle tecnologie nei trasporti e nelle comunicazioni;

- Globalizzazione dell’economia

Nello specifico, la globalizzazione si fonda su alcuni fattori determinanti:

 Imponente crescita economica di “nuovi” Paesi;

 Evoluzione delle tecnologie (specialmente ICT e trasporti);

 Nuova dinamica “globale” dei flussi di investimento

 Nuovi assetti istituzionali e politici: liberalizzazione e circolazione flussi di: merci,

 finanza, persone, risorse.

Effetti per l’impresa:

 Il Paese d’origine non è più il riferimento essenziale della propria evoluzione economica

 e competitiva,

Deve espandere la prospettiva d ’azione ad altri Paesi, soprattutto quelli ad alta

crescita (in termini di PIL, di risparmio, di consumi), non solo per finalità commerciali o

produttive, ma anche per scoprire, valutare ed esplorare opportunità imprenditoriali ove

esse si manifestino.

Dispone dell’opportunità/necessità di assumere configurazione internazi onale (aree

 commerciali, prod, logistiche, fin), poiché i fattori che influenzano lo sviluppo hanno

natura direttamente o ind. internazionale;

Conseguenze sulle dinamiche competitive:

 Maggiore interdipendenza tra i mercati dei diversi Paesi

 Permette di sviluppare un prodotto su scala internazionale, anche se progettato x il mkt

 del Paese d’origine. ’

LA GLOBALIZZAZIONE DELLA PROSPETTIVA DELL IMPRESA

La globalizzazione influenza il comportamento strategico dell’impresa in 5 aspetti:

Mercato ( apertura confini, nuovi mercati, spostamento baricentro economico, nicchie

globali, allungamento ciclo di vita dei prodotti e servizi, interdipendenza competitiva,

globalizzazione consumi

Concorrenza Produzione (direttta o esternalizzata, integrazione orizzontale e

verticale)

Persone e valori Risorse (finanziarie, materiali, rapporti tra corporate e sussidiarie)

A) MERCATI

Lo sviluppo di nuovi mercati in aree del globo marginali fino a 40 anni fa (Cina, India, Brasile)

ha beneficiato di:

Una progressiva liberalizzazione degli scambi commerciali e degli investimenti

 produttivi tra Paesi diversi;

L’affermarsi delle nicchie globali: segmenti di mercato aventi caratteristiche molto

 simili in numerosi Paesi.

Per l’impresa locale l’apertura internazionale dei mercati è:

Minaccia: la concorrenza è più intensa;

 Opportunità: estendere il volume di affari, sfruttando proprie competenze specialistiche in

ambito internazionale.

La ripresa del commercio estero e la diffusione della produzione internazionale, a partire dagli

anni ’70, hanno permesso di individuare una tendenza verso l’omogeneizzazione dei

comportamenti di acquisto dei consumatori,. il punto centrale

Fenomeno però tutt’altro che lineare (rispetto alle previsioni degli studiosi):

del marketing internazionale è difatti l’individuazione del corretto equilibrio tra:

Sviluppo offerta omogenea nei diversi mercati Differenziazione dell’offerta nei diversi

 

mercati (specificità).

Considerando le tendenze socio-culturali, si abbandona il concetto di omologazione in favore

della diversità e coesistenza di gruppi con caratteristiche diverse. Persone e organizzazioni

sono perciò multilocali (legati a più luoghi, interagenti fra loro); tale prospettiva avvicina il

concetto di realtà locale a quella globale, dove nella prima convivono identità diverse, nessuna

predominante.

B) CONCORRENZA

La maggiore intensità della concorrenza si deve alla:

Progressiva riduzione delle barriere al commercio internazionale;

 Nascita e rapida affermazione di nuovi competitors, da Paesi emergenti, favoriti da

 enormi bacini di domanda

{Dagli anni ’90, è cresciuta la percentuale di quelli originari delle economie emergenti (o “in

transizione”) (1992 (8%) 2000 (21%) 2008 (28%)). Caso rilevante: imprese cinesi, le cui quote

sono in parte controllare dir o indir dallo Stato}.

rapido successo elementi chiave dei loro

Il di questi nuovi sfidanti globali è spiegato dagli

Paesi di origine:

-Dimensione del mercato locale: l’enorme domanda interna ha offerto l’opportunità di

raggiungere rapidamente grandi dimensioni (es: settore delle telecomunicazioni o delle

costruzioni);

-Basso costo degli input produttivi (specialmente il lavoro);

-Competizione con le grandi imprese occidentali nel proprio territorio: grazie alla

quale hanno appreso velocemente le logiche competitive internazionali e sono entrate in

mercati più consolidati, ponendosi allo stesso piano dei leader occidentali.

Superando sfide di: strutture logistiche-distributive inefficienti, sistemi amministrativi

inadeguati, consumatori con limitata capacità di spesa, hanno imparato a presidiare mercati

emergenti meglio dei competitors internazionali.

- Espansione estera: significa organizzare le proprie attività su scala sovra-locale, sfruttando

le interrelazioni esistenti tra i diversi territori; è pertanto un cambiamento operativo-

strategico ma anche culturale del vertice d’azienda.

Storicamente, i nuovi sfidanti globali hanno:

Prima fase: privilegiato la crescita per via interna o al massimo tramite joint venture;

 Ultimi anni: maggiore ricorso alle acquisizioni o scambio di partecipazioni con i gruppi

 occidentali;

In futuro: previsto un consolidamento delle logiche di acquisizione odierne.

5 APPROCCI STRATEGICI seguiti dai nuovi sfidanti globali:

 1) Sviluppo a livello globale della linea di prodotti e del marchio consolidati nel

mercato locale: offrono ai mercati occidentali prodotti con costo basso in relazione alla

qualità offerta, raggiungendo un forte posizionamento nei segmenti intermedi degli

stessi, si traduce in maggiore visibilità del marchio e sviluppo di relazioni con la

grande distribuzione.

Questo grazie ai vantaggi di scala, a bassi costi di produzione e usando tecnologie

adeguate.

2) Sviluppo della R&S per garantire innovazione dell’offerta, in relazione alle

esigenze specifiche dei diversi mercati: gestire persone molto qualificate e

concentrarle in aree dove si può raggiungere un vantaggio competitivo rispetto ai

market leader, provenienti dalle economie avanzate. (es: settori telecomunicazioni,

farmaceutico, aerospaziale);

3) Specializzazione in una nicchia di mkt dove poter raggiungere rapidamente

una leadership a livello globale:

Favorisce: la visibilità del marchio, lo sviluppo di competenze specialistiche e la

concentrazione degli investimenti nella ricerca (rafforzamento livello innovazione)

La specializzazione e la presenza in molte aree permettono di realizzare grandi volumi di

produzione, con conseguenti costi unitari bassi;

4) Sfruttare la grande disponibilità di risorse naturali del proprio Paese e

produrre anche per i mercati esteri: Le imprese aumentano la produzione oltre i

livelli assorbiti dal mercato interno (sfruttando i bassi costi degli input), assieme allo

sviluppo delle capacità logistica e distributiva, per far arrivare i prodotti nei mercati

internazionali (es: settori agroalimentare e minerario);

5) Sviluppare il modello di business sperimentato con successo nel proprio

mercato, adattandolo alle specificità dei contesti geografici nelle diverse aree:

spesso si basa su una politica di acquisizione di imprese estere, per rendere l’entrata nei

Paesi target più rapida.

C) ORGANIZZAZIONE DELLA PRODUZIONE

La globalizzazione qui concerne la realizzazione di una quota sempre più elevata di attività

produttive in Paesi diversi da quello di origine (quindi una dispersione geografica delle attività

della value chain).

La volontà delle imprese è quella di sfruttare differenze di costi, risorse, logistica o mercato dei

contesti geografici.

2 obiettivi strategici portano alla localizzazione estera delle attività produttive:

-Volontà (e spesso necessità) dell’impresa di avere un maggiore radicamento nei

mercati più rilevanti;

-Ricerca delle condizioni di produzione più vantaggiose in termini di costi,

produttività e disponibilità di input.

Vi sono 2 indici essenziali all’analisi:

1) Indice di transnazionalità: misura il livello di proiezione internazionale dell’attività

produttiva di un’impresa.

E’ definito dalla sintesi del peso che gli asset, il valore aggiunto e gli occupati all’estero hanno

sul totale.

L’indice, calcolato sui maggiori 100 gruppi mondiali, (63% nel 2008).

K = rapporto tra immobilizzazioni investite nei Paesi esteri e il

2) Network spread index: totale delle immobilizzazioni;

I = a K + b X

 

misura il grado di

t X = rapporto tra gli occupati nelle sedi estere e il totale degli

concentrazione geografica

+ c Y

 occupati;

della presenza produttiva Y = rapporto tra il valore aggiunto realizzato nei Paesi esteri e il

internazionale dell’impresa totale del valore aggiunto;

(è pertanto indicativo del

0 < I < 1 a,b,c = parametri di ponderazione delle 3 variabili (aventi valore

t

livello di globalizzazione). tra 0 e 1). '

Numero Paesidove l impresa ha società controllate

Numero di Paesi dove potrebbe potenzialmente essere presente ,tramite il controllo di società estere

, (denominatore considera tutti i Paesi che hanno un valore positivo dello stock di IDE localizzati

al loro interno (=187)).

{I settori dove è maggiore la diffusione transnazionale delle imprese sono elettronico, chimico

e alimentare.

I settori dove invece è maggiore la concentrazione sono le costruzioni e le utilities}.

D) SVILUPPO DELLE RISORSE

La prima manifestazione della globalizzazione ha riguardato le risorse finanziarie.

Dagli anni ’80 si sono infatti consolidate: Apertura internazionale dei mercati finanziari 

Liberalizzazione dei flussi Competizione tra intermediari, anche su scala sovralocale.

Lo sviluppo di mercati e di strumenti finanziari ha posto le condizioni per l’instaurarsi di

collaborazioni fra le grandi istituzioni finanziarie ed i gruppi industriali di Paesi diversi, e reso

cross-border

disponibili grandi volumi di capitale per le operazioni M&A (internazionali). Un

ruolo significativo nel processo di internazionalizzazione produttiva e commerciale è esercitato

anche dalle banche d’investimento internazionali.

Le imprese che gestiscono gli approvvigionamenti su scala globale si fondano sul principio di

affidarsi ad operatori esterni, in grado di garantire standard internazionali di eccellenza e

capacità produttiva/organizzativa necessaria a rifornire le unità produttive localizzate nelle

varie aree geografiche.

L’accordo commerciale è stabilito dai vertici internazionali del fornitore e dell’impresa cliente,

fissando condizioni economiche generali e modalità principali dell’erogazione materiale dei

prodotti/servizi.

A livello centrale sono stabiliti:

Contenuti generali e standard qualitativi della fornitura; La struttura dei prezzi

Grado di standardizzazione internazionale della fornitura; Il grado di esclusività

del rapporto di fornitura.

A livello locale invece:

Tempi e modalità di esecuzione della fornitura; Organizzazione logistica;

Adattamenti locali.

Le relazioni di fornitura si sviluppano con un n° ristretto di fornitori la cui scelta si basa su

parametri di competitività (es: rapporto qualità/prezzo, modalità di consegna) e garanzia di

approvvigionamento su scala internazionale.

Inoltre il global sourcing ammette la possibilità di instaurare e sviluppare relazioni con

fornitori locali, se questi hanno la capacità produttiva e le competenze organizzative per

estendere la loro collaborazione a livello internazionale.

Altro aspetto della globalizzazione, rilevante per l’impresa, è lo sviluppo delle reti

internazionali di generazione della conoscenza. Se in passato l’acquisizione della

conoscenza avveniva a livello locale, oggi le imprese hanno la possibilità di partecipare a

progetti di ricerca internazionali, ottenendo così una discriminante competitiva essenziale.

Infine occorre ricordare la fortissima crescita della competizione per l’acquisizione

delle materie prime, che non riguarda solo singoli gruppi industriali, bensì i Paesi stessi (es:

politica di rafforzamento dei rapporti politici e commerciali dell’ex presidente cinese Hu Jintao,

in Africa e Sud America).

Infatti lo sviluppo industriale di alcune aree, finora marginali dal punto di vista produttivo, ha

prodotto un aumento della domanda di input produttivi (es: energia, chimica, elettronica,

agroalimentare).

E) VALORI E PERSONE

L’interazione tra mercati e attori, data dalla globalizzazione, ha omogeneizzato i modelli

gestionali; la stessa diffusione dei gruppi internazionali con una casa madre che controlla ne è

un fattore.

Diventa essenziale il raggiungimento di un equilibrio tra:

 autonomia lasciata alle singole consociate (per rispondere rapidamente ai problemi

 specifici del contesto)

controllo sul loro operato (per garantire unitarietà e coerenza delle azioni svolte dal

 gruppo).

L’estensione mondiale delle attività e l’imperativo di rapidità strategica-operativa, limitano il

ricorso a meccanismi di controllo burocratici/gerarchici, Si sviluppano strumenti volti a

favorire condivisione dei valori, senso di appartenenza e collaborazione sui progetti comuni tra

unità di Paesi diversi (es: convention, rete intranet). Tendenze che sono rafforzate anche

dall’internazionalizzazione delle società di consulenza strategica e tecnologica.

-La globalizzazione è rilevante anche nella gestione del capitale umano:

La presenza in molti Paesi implica l’impiego di HR eterogenee per valori, abitudini ed

aspettative; eterogeneità che rappresenta un fattore di competitività e riguarda anche i livelli

dirigenziali.

Altro aspetto importante è la sempre minore corrispondenza fra la nazionalità della casa madre

e quella del suo azionariato di controllo, conseguente all’apertura dei mercati finanziari e dello

sviluppo di M&A internazionali.

Il vantaggio competitivo derivante da tale prospettiva può concernere una migliore capacità

di innovazione, di comprensione degli scenari evolutivi e di integrazione di risorse e apporti di

soggetti esterni.

Per garantire un equilibrio tra lo sfruttamento di elementi di diversità e il mantenimento di un

orientamento convergente è stata ideata la funzione di diversity management, il cui

responsabile ha 2 compiti:

Gestione delle problematiche Valorizzazione delle diversità interne

 all’azienda.

GLI INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI (IDE)

DEFINIZIONE E DIMENSIONI DEL FENOMENO DEGLI IDE Dumping: quando in un Paese si

Investimento realizzato da un’organizzazione residente in vendono prodotti a prezzo più

un Paese, verso un’impresa (già esistente o creata ex- basso rispetto a quelli di mercato

novo) localizzata in un altro Paese. (vendita sottocosto)

Finalizzato ad acquisire il controllo ed a gestirne le

 “dumping fiscale”:

- Fenomeno del

attività in modo integrato e funzionale alle proprie; per pagamento ridotto delle tasse,

acquisire una responsabilità gestionale e per stabilire un ricorrente in alcuni Paesi

legame durevole con un'impresa (residente, o creata ex (es: Slovacchia).

novo, convenzionalmente, sono tali investimenti che

comportano una partecipazione al capitale ≥ 10%).

- Hanno una duplice natura:

in entrata:

Investimenti dal punto di vista del Paese in cui sono realizzati;

 in uscita:

Investimenti dal punto di vista del Paese dove ha sede l’impresa che li

 realizza.

Un IDE non è semplicisticamente una forma di investimento in termini finanziari sui mercati

 forma avanzata di internazionalizzazione delle imprese.

internazionali, ma rappresenta una

- I flussi di IDE sono determinati: dai flussi di capitale impiegati dall’investitore (direttamente

o attraverso una sua controllata) per acquisire il controllo di una struttura estera e dalle risorse

finanziarie fornite a quest’ultima dall’investitore stesso.

Possono avere natura:

Equity, Utili prodotti dall’impresa estera e reinvestiti al suo interno, Prestiti intra-

company.

- Il valore stock degli IDE:

( )

'

Capitale netto delle società controllate al l estero

+¿

/controllante

v o altre società dello stesso gruppo )

' ¿

Indebitamento netto società controllate all estero

IDEOLOGIE POLITICHE E IDE

1) Posizione contraria agli IDE (stampo marxista):

Le multinazionali sfruttano i Paesi riceventi, meno sviluppati (estraggono profitti; non danno

nessun valore in cambio; sono strumenti d

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 18luca di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia e gestione delle imprese internazionali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università internazionale degli studi sociali Guido Carli - (LUISS) di Roma o del prof Caroli Matteo.
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