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Appunti di gestione sostenibile delle imprese basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Masotti dell’università degli Studi di Trento - Unitn, facoltà di economia, Corso di laurea in economia e management. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Gestione sostenibile delle imprese docente Prof. P. Masotti

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Strumenti di politica ambientale

-strumenti amministrativi: sono strumenti di comando e controllo, cioè un’ampia classe di strumenti, sotto forma di norme,

emanati dall’amministrazione pubblica per garantire standard di qualità dei singoli fattori ecologici ed ambientali e verificarne il

rispetto. In mancanza di osservanza, si è sottoposti a precise sanzioni giudiziarie o pecuniarie a scopo correttivo. Gli standard

fissati si riferiscono principalmente a emissioni, prodotti, processi produttivi e qualità dei corpi ricettori. – regolamentazione

diretta norme zero (livello di inquinamento pari a zero)

-strumenti economici: mirano all’internalizzazione dei costi ambientali attraverso tasse, sussidi, depositi cauzionali,

assicurazioni, incentivi e creazione di mercati di permessi di emissione trasferibili

-strumenti volontari: sono strumenti di autoregolmentazione volontaria o di accordo negoziato. Hanno come scopo la

diminuzione delle esternalità negative senza definire a priori standard uniformi o il miglioramento della gestione dei problemi

ambientali promuovendo e incentivando strategie di cambiamento attivo da parte delle imprese. Le motivazioni che inducono le

imprese a partecipare sono diverse: evitare una nuova regolamentazione restrittiva, ottenere risparmi sui costi, procurarsi

benefici d’immagine. Hanno favorito il passaggio da un modello aziendale passivo ad un modello proattivo.

Programma volontario= necessità di un approccio creativo e non burocratico, riduzione della possibilità di sanzioni formali e

regolamentazioni più severe.

È possibile identificare degli elementi comuni:

- Il carattere preventivo rispetto ai fenomeni inquinanti

- Responsabilizzazione dei partecipanti molto elevata

- Flessibilità dei meccanismi nella loro applicazione – rafforzano la volontarietà e responsabilità

- Trasparenza informativa nei confronti di clienti e cittadini in generale – maggiore cooperazione e fiducia tra imprese

- Esistenza di accreditamento o certificazione

Problemafree-raiders: imprese che non partecipano ad un programma, ma evitano ogni regolazione penalizzante grazie

all’adesione di altre imprese.

L’obiettivo del report di sostenibilità è quello di fornire la rappresentazione della performance sociale, economica ed

ambientale dell’impresa. La misura della performance economica, ambientale e sociale è demandata agli indicatori

distinti in:

significativi

-chiave e rilevanti per la maggior parte delle imprese

di

-addizionali interesse limitato

previsti

-specifici di settore dal settore di appartenenza

Solo per gli indicatori di performance sociale è prevista anche la distinzione degli indicatori in categorie esprimenti

ambiti particolari della responsabilità sociale d’impresa.

I dati prodotti dal GRI (global reporting initiative) possono essere raggruppati in:

-informazioni generali sull’impresa= assetto organizzativo e notizie riguardo il contesto competitivo.

-informazioni strategiche= linee strategiche ambientali sviluppate dall’impresa.

-rapporti con gli stakeholders

-informazioni sulle performance

-verifica esterna indipendente del report volontario

-altre informazioni

Le imprese sono libere di decidere di adottare integralmente le indicazioni del GRI o di iniziare la rendicontazione da

alcuni aspetti per passare gradualmente agli altri.

Principi comuni ai sistemi di gestione ambientale

ANALISI AMBIENTALE INIZIALE: qualunque impresa voglia introdurre strategie concrete, deve effettuare un’analisi approfondita

per conoscere ogni singolo aspetto ambientale rilevante. L’analisi ambientale è un’acquisizione di dati che parte dal generale e

arriva a considerare ogni dato specifico. L’analisi ambientale fornisce una fotografia delle interrelazioni del sito produttivo con

l’ambiente e la società circostante. Non è un elemento verificabile da un verificatore esterno perché difficilmente riuscirebbe ad

entrare nel merito degli elementi considerati e dei punti trattati con la metodologia adottata. Devono essere considerate le

attività normali, eccezionali e possibili casi di emergenza. Alla fine dell’analisi, deve essere redatto un RAPPORTO che mette in

evidenza la natura e le dimensioni delle problematiche ambientali rilevate, le possibili carenze, le priorità di intervento e le

risorse che verranno utilizzate.

POLITICA AMBIENTALE: definisce le linee programmatiche dalle quali prenderanno forma gli obiettivi e i programmi di

miglioramento ambientale. Gli obiettivi ambientali devono essere predisposti coerentemente con la politica e il programma ha il

compito di quantificare i contenuti, le risorse dedicate, le responsabilità e scandire i risultati nel tempo. Le dichiarazioni della

politica ambientale devono essere verificabili e adattate sulle caratteristiche dell’azienda: nel momento di un’eventuale verifica

esterna (audit) per ottenere la certificazione, l’auditor potrà verificare la coerenza di obiettivi e programmi e avrà la facoltà di

negare la certificazione.

La politica ambientale assume significati ben precisi quando vengono definiti obiettivi e traguardi ambientali. Gli obiettivi

stabiliscono le priorità, assegnano responsabilità e hanno una scadenza. Le norme richiedono che il programma ambientale

stabilisca con precisione le responsabilità e i mezzi assegnati per il raggiungimento degli obiettivi. La revisione implica che

correzioni e cambiamenti rispondano all’ottica del miglioramento continuo.

PERSONALE E FORMAZIONE: l’attuazione della politica richiede che siano individuati dei responsabili all’interno del personale

per la gestione. Definendo l’organigramma ambientale, si deve elaborare un piano di comunicazione, sensibilizzazione e

formazione del personale.

REGISTRAIZONE DEGLI EFFETTI E ADEMPIMENTI AMBIENTALI: l’attività dell’impresa deve essere sempre aggiornata e registrata

in 2 documenti che raccolgono tutti gli effetti ambientali rilevanti e tutti gli adempimenti normativi a cui l’azienda è soggetta.

CONTROLLO OPERATIVO: il controllo operativo attiene a tutte le attività che hanno impatti ambientali ed è finalizzato a tenere

sotto controllo l’efficienza dello svolgimento delle attività. È documentato da procedure scritte, elaborate e controllate da chi

svolge le funzioni coinvolte e le procedure fanno parte della documentazione del sistema, devono essere redatte in maniera

approfondita e verificabile.

VERIFICHE, PROVE, AZIONI CORRETTIVE E REGISTRAZIONI: questa fase comprende tutte le attività ed è svolta per assicurare il

controllo e le conseguenti attività correttive. Le normative richiedono l’individuazione e documentazione di tutte le operazioni

necessarie alla verifica per lo svolgimento corretto dell’attività.

DOCUMENTAZIONI DEL SISTEMA: la documentazione comprende:

- La politica ambientale, gli obiettivi e i programmi

- La documentazione di ruoli e responsabilità

- La descrizione delle interrelazioni tra gli elementi del sistema

AUDIT: strumento di gestione che comprende la valutazione sistematica, documentata, periodica ed obiettiva dell’efficienza

dell’organizzazione. audit

- Audit di prima parte interno all’azienda, effettuato prima della visita da parte dell’organismo competente per l’audit

di terza parte. Gli auditor interni hanno le stesse competenze di quelli esterni.

valutazioni

- Audit di seconda parte effettuate dall’organizzazione a seguito dei sopralluoghi presso le lori sedi operative

dei fornitori o degli appaltatori.

visite

- Audit di terza parte effettuate dalla società di certificazione esterne e indipendenti dall’organizzazione al fine di

rilasciare la certificazione stessa.

RIESAME: il sistema di gestione ambientale deve essere riesaminato per fare il punto della situazione e apportare eventuali

modifiche per un miglioramento continuo. Se l’alta direzione fa apportare delle modifiche alla politica ambientale, agli obiettivi

o alle procedure, deve essere tutto documentato in modo da permettere le azioni necessarie per apportare le modifiche

individuate.

COMUNICAZIONE ESTERNA: ruolo importante negli ultimi anni. I rapporti ambientali si sono diffusi a partire dai settori a

maggiore impatto ambientale che hanno subito le pressioni normative e del pubblico e si sono trovati spesso a gestire situazioni

critiche a seguito di incidenti o non conformità.

EMASha colto e istituzionalizzato l’esigenza di trasparenza dell’azienda verso il mondo esterno, ponendo la redazione

di una dichiarazione ambientale da parte dell’impresa un requisito necessario per ottenere la certificazione.

La norma ISOnon parla affatto, lascia qualsiasi attività alla discrezionalità dell’azienda.

Le comunicazioni a cui si riferisce, possono essere:

-interne dall’alto verso il basso (dirette al personale per informarlo sulle caratteristiche del SGA)

-interne dal basso verso l’alto (osservazioni, suggerimenti rivolti alla direzione)

-esterne verso l’interno (dalle diverse parti interessate)

-interne verso l’esterno (informazioni al pubblico riguardo la politica ambientale)

Di tutte queste informazioni deve rimanere traccia, ma non è previsto un registro delle comunicazioni.

Auditing

L’auditor effettua una valutazione periodica, documentata, sistematica e oggettiva sull’efficienza dell’organizzazione e del

sistema di gestone per facilitare la gestione ed essere certi della conformità alla politica ambientale.

L’audit è il processo attraverso il quale si ottengono delle evidenze (registrazioni, dichiarazioni o altro inerente ai criteri

dell’audit (insieme di politiche, requisiti).

Lo scopo dell’audit è quello di valutare: il grado di conformità del sistema, l’efficacia del sistema e se i criteri sono stati

soddisfatti.

La norma ISO suddivide il processo in 7 fasi:

1. Scopo e campo di applicazione

2. Riferimenti normativi

3. Termini e definizioni

4. Principi dell’attività di audit DEFINIZIONE

5. Gestione del programma audit PLAN DEGLI OBIETTIVI DEL PROGRAMMA considerando i

requisiti di legge, delle priorità del sistema di gestione, delle esigenze, dei rischi

connessi, dei risultati degli audit precedenti, compilazione dei moduli delle domande

guida

DO ATTUAZIONE DEL PROGRAMMA attraverso comunicazione del

programma agli interessati, coordinamento delle attività, definizione di obiettivi e

metodologie, costituzione dei gruppi di audit, fornitura delle risorse necessarie,

rispetto del programma, registrazioni controllate, riesame e approvazione

CHECKMONITORAGGIO DEL PROGRAMMA per valutare la conformità del

programma, le prestazioni dell’auditor, la capacità dell’audit, gli elementi di ritorno

dalla direzione, le esigenze di eventuale modifica.

ACT RIESAME E MIGLIORAMENTO DEL PROGRAMMA

GENERALITA’

6. Attività di audit – nomina del responsabile del gruppo di audit, presa di contatto iniziale con

l’organizzazione oggetto di audit – determinazione della fattibilità (risorse sufficienti?)

ESAME DELLA DOCUMENTAZIONE E PREPARAZIONE DEL PIANO DI AUDIT – documento

redatto dal responsabile del gruppo di audit e costituito da: obiettivo, criteri e documenti, aree e

argomenti da auditare, programma temporale, logistica e riservatezza

ASSEGNAZIONE DEI COMPITI di lavoro al gruppo di audit (considerando le competenze)

AVVIO DELL’AUDIT – esecuzione delle verifiche inspettive programmate o modificate nel corso del

processo di audit per verificare le azioni correttive. L’auditor sceglie la dimensione del campione e la

tipologia del campione tenendo conto della numerosità della popolazione

RIESAME DELLA DOCUMENTAZIONE – si esamina la documentazione durante la visita in modo

combinato con le altre attività di audit. Documentazione inadeguata= scelta se continuare o

sospendere l’attività

PREPARAZIONE E CONDUZIONE DELL’ATTIVITA’ SUL POSTO

PREPARAZIONE, APPROVAZIONE E DISTRUBIZIONE DEL RAPPORTO - Il rapporto deve essere emesso

nei tempo concordati, riesaminato come previsto e distribuito a tutti coloro che ne hanno diritto

COMPLETAMENTO DELL’AUDIT – l’audit si ritiene concluso quando tutte le attività descritte sono

state eseguite e il rapporto viene approvato e distribuito. I contenuti del rapporto non devono essere

divulgati a meno che non sia previsto per legge

GENERALITA’

7. Competenza e valutazione degli auditor CARATTERISTICHE DELL’AUDITOR(caratteristiche personali – buona

conoscenza del processo di audit, rispettoso dei principi etici, veritiero,

sincero, con mentalità aperta, con spirito di osservazione, capacità di

applicare le proprie conoscenze)

CONOSCENZE ED ABILITA’(competenza, sviluppo professionale continuo,

modalità di valutazione)

GRADO DI ISTRUZIONE, ESPERIENZE LAVORATIVE (le conoscenze possono

essere acquisite tramite istruzione, esperienza lavorative, formazione-

addestramento, esperienze nella conduzione di audit)

MANTENIMENTO DELLA COMPETENZA

VALUTAZIONE DEGLI AUDITOR

Principi dell’auditor e dell’audit:

riguarda

-integrità la condotta etica

obbligo

-presentazione imparziale di riferire tutti i fatti relativi alla verifica ispettiva in modo veritiero e accurato

-diligenzacapacità di dare un giudizio basato su un ragionamento preciso in ogni situazione

-riservatezzapuò venire a conoscenza di dati sensibili, non deve divulgarli

-indipendenzaper assicurare l’imparzialità dell’audit e per garantire l’obiettività

basarsi

-approccio basato sull’evidenza su evidenze oggettive.

Certificazione

Strumenti volontari cui possono accedere le aziende norme tecniche la cui osservanza è un elemento di

riferimento non vincolante (non sono obbligatorie)

Come si è giunti alla definizione delle attuali norme tecniche?

Gli standard inizialmente utilizzati nella normativa industriale assicuravano l’interscambiabilità dei prodotti

rendendo uniformi le dimensioni e le misure e sviluppando norme al fine di chiarire alcuni concetti relativi per il

corretto utilizzo delle tecniche professionali.

Successivamente si è esteso il concetto di norma introducendo la descrizione delle caratteristiche meccaniche,

fisiche, chimiche dei prodotti e si è arrivati alla normazione dei controlli di conformità delle specifiche.

L’evoluzione della norma tecnica si è indirizzata verso norme di prestazione dei prodotti, di attitudine all’impiego, di

valore d’uso. La fase finale di questa evoluzione ha portato alla serie ISO 9000 (sulla conduzione aziendale per la

qualità) e ISO 14001 (per le regole sulla gestione della qualità ambientale, ed EMAS (gestione ecocompatibile)

Chi emana le normative?

Gli enti di normazione. A partire dai primi decenni del 1900 si diffonde l’esigenza di codificare le relative specifiche

alle caratteristiche dimensionali e costruttive dei prodotti da parte di organismi indipendenti a carattere nazionale o

settoriale. In Italia, il primo settore è stato quello elettrotecnico in quanto particolarmente problematico. UNI svolge

un’attività normativa, ma anche una discreta attività nel settore della certificazione, oltre che mantenere i rapporti e

rappresentare l’Italia in sedi europee e internazionali.

ISO è una federazione mondiale che raggruppa oltre 140 organismi di standardizzazione nazionali e vuole

promuovere la normazione nel mondo per facilitare gli scambi di beni e servizi.

Cos’è la certificazione?

La certificazione è un documento con funzione di attestare che un prodotto è conforme ad una specifica norma o

documento normativo. L’operazione può essere:

prevista

-cogente dalla legge per assicurare il rispetto dei requisiti minimi obbligatori

-volontariascelta dal produttore.

Chi certifica?

Gli enti di certificazione che sono soggetti accreditati ad attestare la conformità di un sistema di qualità di prodotti,

servizi, aziende ad una determinata norma a cui si fa riferimento.

Tali enti di certificazione sono autorizzati da un ente di accreditamento nazionale.

Enti di accreditamento in Italia:

-SINCERTper gli organismi di certificazione di prodotti

-SINALper i laboratori che compiono qualsiasi tipo di prova

-SITper i centri di taratura sezione

-Comitato per Ecolabel e Ecoaudit Ecoaudit

Come si certifica?

Fase preliminare = impostazione dell’organizzazione aziendale e relativa documentazione secondo i requisiti

normativi rappresentano la parte più impegnativa del processo. Si richiedono molte risorse in termini di tempo, costi

ed energia. Ci si può avvalere di un consulente

Fase di scelta = definito il sistema di qualità e messo a punto il manuale, inizia l’iter d certificazione scegliendo l’ente

a cui rivolgersi documentandosi sulla qualità dell’organismo a cui ci si rivolge.

Fase dell’ispezione = si esamina il manuale della qualità, l’ente di certificazione concorda modi e tempi della visita

inspettiva e dei valutatori restano in azienda

Fase di certificazione = se l’azienda supera l’esame inspettivo, l’ente riporta al proprio organismo collegiale il parere

favorevole e rilascia il certificato. In caso contrario, l’impresa è invitata a correggere gli errori e sottoporsi

nuovamente a verifica.

COSTI AMBIENTALI

Il concetto di costo ambientale include tutti i costi sostenuti dall’impresa ai fini della salvaguardia dell’ambiente.

I costi ambientali potrebbero essere distinti in costi interni, sostenuti dall’impresa e costi esterni, sostenuti dalla

collettività

Il costo ambientale viene qualificato come costo sostenuto per prevenire, ridurre o rimediare a danni ambientali

causati dalle imprese, o per conservare risorse rinnovabili o non rinnovabili.

Si possono identificare costi ambientali in senso stretto e costi della gestione ambientale:

-costi ambientali in senso stretto deriva dalle attività svolte dall’azienda proattiva per migliorare il rapporto con

l’ambienta.

-costi della gestione ambientalecosti sostenuti per ridurre a valle gli impatti negativi dell’attività dell’impresa. Si

cerca di restare entro i limiti consentiti dalle norme.

È importante identificare i costi ambientali per misurare il costo di una strategia, effettuare calcoli riguardo la

convenienza, decisioni da assumere in futuro.

Il criterio adottato è quello della motivazione prevalente dell’intervento attuato e la finalità del costo sostenuto. I

costi sostenuti prevalentemente per ragioni economiche, non rientrano nella definizione di costo ambientale anche

se generano un effetto benefico per l’ambiente.

Utili classificazioni dei costi ambientali interni si ottengono raggruppandoli in base a:

l’ampiezza

-dimensione temporale temporale ci fa classificare i costi in passati e futuri. I costi passati sono quelli

già sostenuti, quelli futuri possono essere certi o potenziali.

alcuni

-grado di discrezionalità sono discrezionali (sostenuti per prevenire, ridurre o riparare i danni ambientali),

altri obbligatori per le norme ambientali presenti.

-utilità economical’imputazione dei costi dovrà essere operata in base alla correlazione che ci porta a considerare

la competenza del periodo. Sono investimenti ambientali quei costi sostenuti e correlati all’attesa di benefici

economici futuri il cui scopo principale è prevenire, ridurre o riparare danni all’ambiente.

-costi per natura o destinazionei costi ambientali possono essere classificati in base alla loro funzione economica,

in questo caso vengono raggruppati per area d’intervento ai fini della tutela delle diverse componenti del patrimonio

naturale.

-costi ambientali speciali o comuni i costi speciali sono quelli attribuiti agli oggetti di calcolo mediante

misurazione oggettiva, quelli comuni sono attribuiti mediante ripartizione.

tale

-costi ambientali fissi e variabili classificazione si basa sul comportamento dei costi al variare del volume di

attività dell’azienda. I costi variabili variano in misura proporzionale al variare del volume di attività. Sono costi fissi

quelli che non subiscono modificazioni al variare del livello di attività.

In base all’approccio incrementale, il costo ambientale è la quota parte del costo sostenuto avente una esplicita

motivazione ambientale. Il valore di tale parte può essere fatto pari al differenziale di costo esistente tra il costo

sostenuto e il costo ipotetico per un bene simile, privo del dispositivo di protezione ambientale. Il maggior costo

sostenuto per acquisire il bene costituisce il valore del dispositivo di salvaguardia dell’ambiente.

L’impiego più restrittivo dell’approccio incrementale porta ad escludere dall’identificazione quei costi incrementali

che non possono essere considerati esclusivi per la tutela ambientale.

Si contrappone l’approccio globale che considera come costo ambientale tutto il costo sostenuto, tale approccio

però potrebbe far aumentare notevolmente l’impegno dell’azienda sul fronte della tutela ambientale


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e management
SSD:
Università: Trento - Unitn
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carlottabellin1995 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Gestione sostenibile delle imprese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Trento - Unitn o del prof Masotti Paola.

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