Estratto del documento

L'opera e il suo contesto

L’opera è dedicata a Lucien Febvre e tratta del Mar Mediterraneo, uno dei punti cardine dello sviluppo delle civiltà occidentali. Lo stesso titolo dell’opera sottolinea la centralità del luogo sulle civiltà, una cosa che non verrà compresa dagli storici che hanno tradotto l’opera. È un titolo innovativo, poiché mette al centro un soggetto geografico.

Braudel vuole creare, con questo studio, un nuovo tipo di storia, definita “imperialistica”, basata su uno studio storico che si allarga e “conquista” settori di altre discipline, soprattutto in questo caso nella geografia. L’autore propone quindi temi diversi con un linguaggio storiografico del tutto nuovo, che andando oltre il solito linguaggio passato, lo supera “catturando” il linguaggio delle altre discipline.

Braudel utilizza questo nuovo linguaggio attraverso l’uso di metafore, e anche se questo linguaggio è rivoluzionario, è soggetto a critiche, che lo accusano di non essere preciso a causa di queste metafore, che solo suggeriscono il loro contenuto (es. Braudel parlerà della Lombardia come un’isola).

Temi fondamentali

Il tema fondamentale dell’opera è il rapporto tra tempo e spazio, soprattutto sulla molteplicità dei tempi, costruita sulla struttura dei tre tempi di Braudel (indicata con la metafora dell’oceano). Altro tema contenuto nel libro è la multiscalarità, poiché Braudel compie salti di scala per avere più punti di vista in modo molteplice.

Struttura dell'opera

La struttura del libro è divisa in tre parti, secondo la struttura triplice dei tempi braudeliana. Immaginato come un palcoscenico, il Mediterraneo si costituisce di due scene: le penisole montagnose e i mari. In relazione a queste scene, si estende da sud verso est, la “grande diagonale arida”, luogo dei deserti caldi e dei deserti freddi (parte dall’Oceano Atlantico africano, attraversa l’Africa, gli altopiani iranici e si addentra in Asia). Questa diagonale si estende nella fascia tropicale per continentalità e per i monsoni.

A nord, invece, l’Europa centro-settentrionale è influenzata dall’Oceano Atlantico, ed è quindi fuori dall’influenza del Mediterraneo.

Le penisole e il Mar Mediterraneo

Il primo capitolo è dedicato alle penisole montagnose, che fanno da cornice ai mari, per passare poi al mare, che occupa la posizione centrale nel Mediterraneo, e ancora ai suoi limiti, ossia a dove si “espande” il Mediterraneo. Si parlerà poi di clima, e di come esso agisca sul Mediterraneo, e dell’azione dell’uomo e delle relazioni tra le sue città. Si parte quindi da una scomposizione per poi passare a una ricomposizione.

Le penisole

Le penisole sono:

  • L’Italia
  • La penisola balcanica
  • L’Anatolia
  • L’Africa del nord (ossia Marocco, Algeria e Tunisia, interessate dalla catena dell’Atlante, il primo esempio di metafora di Braudel)
  • La penisola iberica

L’Africa settentrionale è una penisola perché a sud confina con il deserto del Sahara, che segna una cesura territoriale decretando questa parte di territorio come una penisola.

I mari

I mari si dividono invece in mari stretti e nelle grandi distese. I mari stretti sono:

  • Il Mar Nero, ritenuto da Braudel “mediterraneo solo a metà” perché tecnicamente è un altro mare, diviso dal Mediterraneo dal Bosforo e dal Dardanelli. È comunque mediterraneo perché per accedervi bisogna per forza passare dal Mediterraneo.
  • Il Mar Egeo o Arcipelago (esteso fino a Cipro), mare composto da isole
  • Il Mar Adriatico, che è il più definito
  • Il Mar Tirreno, comprendente anche il Mar Ligure per la rilevanza di Genova in questa porzione di Mediterraneo
  • Il canale e Mar di Sicilia (mare compreso tra Sicilia e Africa)
  • La “manica mediterranea” (Mar di Alboran), che indica il mare tra Spagna ed Africa, dove si trova lo stretto di Gibilterra.

Questi sono definiti mari stretti per la loro vicinanza alle coste e per la grande popolarità commerciale di queste zone marittime. A questi mari si affiancano poi le due “grandi distese”, che sono:

  • La zona compresa tra Spagna ed Italia (il Mar delle Baleari ed il Mar di Sardegna)
  • La zona tra il Mar Ionio e la Siria (il Mar Ionio, il Mar di Creta e Il Mar di Levante)

Questa è un’intelaiatura generale da tenere sempre a mente.

Le penisole montagnose

Braudel considera, parlando delle penisole montagnose, i materiali che le compongono, che si ripetono tra le varie penisole:

  • Le montagne
  • Gli altipiani e le colline
  • Le pianure

Una modalità di rapporto tra questi “mattoni” è la transumanza.

Le montagne

Nel Mediterraneo le montagne sono largamente invasive e caratterizzano le penisole montagnose, fornendo, con le parole di Braudel, “lo scheletro ingombrante, pesante ed onnipresente che buca la pelle del Mediterraneo”.

Le montagne si dividono in due tipologie:

  • Le montagne più recenti, legate all’orogenesi alpino-hymalaiana, del periodo terziario e quaternario, tuttora attiva, che ha creato i rilievi spagnoli, dell’Anatolia, la catena dell’Atlante, del Caucaso e le Alpi. L’attività terremotica e vulcanica è quindi molto attiva nel Mediterraneo;
  • Le montagne più antiche, risalenti al periodo primario, che sono i rilievi della Spagna nord-occidentale, della Francia, della Sardegna, della Troade e dell’Anatolia nord-occidentale;

Le montagne mediterranee sono in gran parte quindi più recenti e quindi più alte, e si presentano o come catene montuose continue con solo dei stretti passaggi fra loro, o come catene intervallate da spazi sub-pianeggianti, che distanziano due catene montuose. Le coste mediterranee sono in prevalenza poi alte e rocciose, e poche basse e sabbiose.

Ma la presenza di queste montagne cosa comporta?

L’altitudine influisce tramite:

  • L’abbassamento delle temperature
  • Le precipitazioni di tipo orografico

Tra i 0-2000 m di altezza, per ogni 1000 m si presenta un gradiente di discesa di 6,4°, che cala a seconda dell’altezza raggiunta. Il maggior freddo del clima montano è dovuto alla rarefazione dell’aria, che porta alla minore irradiazione solare e alla minor influsso dell’effetto “rimbalzo” dei raggi solari.

Questo abbassamento di temperatura comporta la formazione di precipitazioni di tipo orografico, causata da una massa d’aria calda e umida che si scontra con le catene montuose, e che, innalzandosi, raggiunge il livello di formazione della rugiada, e ciò porta alla pioggia. Attraversata la catena montuosa, scendendo di altitudine la massa d’aria perde la sua umidità, creando masse d’aria secca ed arida.

Le conseguenze sono:

  • Differenze climatiche
  • Successioni di diverse fasce di vegetazione

Nel Mediterraneo vi saranno quindi climi molto differenti (Braudel dice che “il Mediterraneo ha il suo nord in alto”), avendo paesaggi di tundra artica a poche decine di chilometri dal deserto. Si avranno anche zone molto piovose e zone poco piovose, e tra loro una differente vegetazione. La successione climatica orizzontale si svolge in “rapidità” in verticale.

Le catene montuose mediterranee, inoltre, nel periodo invernale saranno in gran parte impraticabili, a causa della neve, spesso anche permanente, che darà origine ad una attività economica particolare, come il commercio del ghiaccio, raccolto e stipato in specifiche strutture che ne impedivano il discioglimento (le “giasare”), utilizzato per la conservazione dei cibi a freddo. Il suo commercio avveniva tagliandolo a blocchi, che, avvolto in panni per non disperderne troppa acqua, veniva trasportato di notte verso le città commerciali del ghiaccio, come Il Cairo e la Sicilia. Questo commercio forniva introito anche attraverso la sua tassazione.

Sulla scena economica odierna, il ruolo del ghiaccio è stato soppiantato dalla neve, ma per una dimensione diversa, una dimensione puramente turistico-sportiva.

Il ruolo della montagna

Secondo Braudel, la montagna è una “terra di contrasti”, perché tendenzialmente sono regioni povere, anche se possono contenere risorse molto ricche, e per lo studioso sono “riserve di proletari”. Abitualmente essa crea zone isolate, anche se alcuni valichi e valli sono fonte di un forte passaggio dell’uomo. Sono poi zone vuote, poco popolate, anche se esistono delle “montagne rifugio”, poiché le popolazioni rifuggono i problemi della pianura trasferendosi in montagna. Inoltre, in montagna è un luogo naturale dove l’uomo è costretto ad adeguarsi alle condizioni ambientali, e ciò comporta una differenza culturale e tecnologica dalla pianura.

Le montagne inoltre possono diventare luoghi di resistenza contro un’imposizione esterna, che sulla pianura ha più presa sulla popolazione. Braudel, per questo, ne fa luoghi di conservazione di pratiche superstiziose e magiche. In questa visione si inserisce il lavoro di Binzburg, con l’opera “Storia notturna”, nel quale l’autore considera la zona montagnosa della Francia sud-orientale, dove si praticano i primi sabba e dove, secondo l’Inquisizione, si sono concentrati le sedi di diffusione della peste nera, di cui sono accusati gli ebrei. Oltre a questo, qui confluiscono antiche tradizioni celtiche riguardanti fate e folletti.

Agamben, sullo studio della dimensione magica umana, individua due sistemi fondamentali: i vivi ed i morti. A questi fondamenti, sono affiancati però due intermedi: i “vivi non ancora vivi”, ossia i bambini, e i “morti non ancora morti”, cioè vampiri, fantasmi, ecc., che non sono ben definiti.

La separazione dei due sistemi geografici si concretizza anche politicamente, con la montagna che sfugge all’ingerenza dei sovrani che regnano largamente in pianura (la cosiddetta “libertà montanara”). La distanza sociale in montagna, in più, non è così netta come in pianura, è per questo, oltre a sfuggire ai poteri centrali, è considerato il “regno della libertà”.

Risorse e adattamento

La differenza tra montagna e pianura si riscontra anche sul fronte delle risorse ambientali, visto che la montagna offre legname, usato nelle carbonaie e come materiale da opera per la costruzione di edifici e di navi e per il consolidamento del terreno (come ad esempio Venezia), ghiaccio, risorse idriche per l’utilizzo di macchine idrauliche (ad esempio mulini, magli, segherie, cartiere, ecc.), pascoli per il bestiame, che si collega al discorso della transumanza, cave d’estrazione mineraria e valli e pendii coltivabili (la domesticazione dei pendii avviene con la pratica del terrazzamento, pratica che abbisogna di molta manodopera e che si dedica a prodotti ad alto valore aggiunto vista la sua dispendiosità, come olio, uva, agrumi, mele, tabacco, ecc.).

Per collegare queste risorse alla pianura esistono vari sistemi, come la transumanza, il terrazzamento ed il trasporto del legname e la trasformazione delle risorse industriali, come nel caso delle miniere.

Secondo Braudel, ad un certo punto, in montagna, “l’alveare diviene troppo affollato”, cioè si raggiunge la soglia del sovrappopolamento, e quindi compare il bisogno di “sciamare”, di emigrare. Si verificano quindi emigrazioni stagionali, o anche permanenti, verso la pianura, dove la popolazione montanara viene impiegata come manodopera (qui nasce la “maschera del montanaro”, ossia coloro che vivono in pianura considerano rozzi e gretti chi proviene dalla montagna). Le popolazioni della montagna inoltre si spingono a valle perché impiegata in lavori specializzati, come l’attività artigianale, l’attività commerciale e quella militare, a cui sono adatti per una maggiore resistenza alle privazioni ed una maggior efficienza.

In sintesi, la montagna è una “fabbrica di uomini” al servizio degli altri, soprattutto delle pianure, e la popolazione si può considerare come il prodotto principale dei rilievi montani.

Fasi storiche della montagna

La montagna attraversa per l’autore due fasi nella storia mediterranea: nella prima fase le pianure esercitano sugli uomini un’azione repulsiva, spingendoli a rifugiarsi sulle montagne, per la maggior salubrità dell’ambiente e per la maggiore difendibilità da attacchi esterni. A questa fase segue, dopo il ritorno della pace nelle pianure, il ritorno delle popolazioni in pianura, che diviene ora il centro degli insediamenti dell’uomo, mentre la montagna viene degradata a periferica della pianura (gli altipiani invece non svolgono, secondo Braudel, una funzione importante).

Gli altipiani

Gli altipiani si dividono in:

  • Pianure alte, realtà ambientali sub-orizzontali poco piovose o anche aride, costruite da rocce (ne è un esempio l’altipiano carsico, formato da rocce calcaree e gessi, rocce solubili all’acqua che, scendendo in profondità, crea dorine, cioè depressioni ad imbuto, e foibe), e perciò sono delle terre “magre”;
  • Paesi a spalliera, considerati da Braudel quasi delle oasi. Queste aree più piovose, infatti, non hanno i problemi legati alla pianura e sfruttano i vantaggi derivati dalla montagna, come un terreno adatto alla pianura, e dalla vicinanza al mare, divenendo degli “stretti nastri di vita prospera”. Anch’essi però ha un’importanza ridotta, a causa della loro poca estensione e del bisogno di continue manutenzioni;
  • Colline, che per essere coltivate si deve domesticarne il ciglio attraverso il ciglionamento, una sorta di terrazzamento costituito in questo caso da argini erbosi, e non da muretti come nella più ripida montagna.

L’importanza della collina comunque rimane per Braudel non così rilevante.

Le pianure

Le pianure non sono tante, ma essenziali per lo sviluppo. Esse si concentrano nelle “pieghe” delle zolle tettoniche, che si riempiono di detriti portati dai corsi d’acqua dei ghiacciai sulle montagne. Le pianure oggi, nelle loro fisionomia, portano i segni del disegno dell’uomo.

Si devono però distinguere, parlando di pianure, due tipi: la pianura alta, costituita da ciottoli e ghiaia, che viene a formarsi dove all’uscita dai corsi dei fiumi montani, dove vengono lasciati i materiali più pesanti trasportati dall’acqua, e la pianura bassa, costituita da sabbie e argille.

La pianura alta di ciottoli e ghiaia presenta un terreno essenzialmente magro, con poca fertilità e scarsità d’acqua, quest’ultima dovuta ad una maggiore rapidità d’assorbimento dell’acqua del terreno in profondità. Il materiale qui è inoltre più grossolano e le pendenze più rilevanti, comportando la creazione di falde d’acqua che, costruite in alto, scendendo tendono ad emergere, nella zona delle risorgive. Le risorgive, che sono molto costanti a livello di temperatura e risentono più tardi del fenomeno pluviale, indicano l’inizio della bassa pianura (un esempio vicino a noi è la falda pedemontana).

La bassa pianura invece presenta materiali più fini e un’abbondanza di acqua superficiale, che porta alla creazione

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Primus93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia storica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Padova o del prof Pase Andrea.
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