Le variazioni del vocabolario
La maggior parte delle parole appartiene alle scienze umane, varia continuamente a seconda del pensiero che le anima e utilizza (continua evoluzione). Il termine civiltà è stato introdotto da Turgot nel 1752 col significato di passaggio allo stato di civiltà. Nel suo nuovo significato, civilisation si contrappone a barbarie. La società francese di Luigi 14° si compiacque di veder riflesso il proprio autoritratto. A partire dalla Francia, la parola si diffonde in Europa. Nel 1772 in Inghilterra, civilisation sostituisce civility, in Germania sostituisce bildung. L’Italia già possedeva il termine civiltà (Dante), ora è adoperata con il senso di civilisation.
Nel corso del suo viaggio in Europa, la nuova parola fu accompagnata dal vecchio termine cultura, a lungo sinonimo di civiltà. La nozione di civiltà è duplice perché comprende sia valori morali che materiali. Marx poi distingue infrastrutture (materiali) e sovrastrutture; la civiltà implica due ordini di fenomeni: non ci si è accordati sulla distinzione terminologica, perciò varia da un paese all’altro. Nel 1879, “civiltà” si arricchisce di un plurale: inizia a definire l’insieme dei tratti caratteristici della vita collettiva di un gruppo (al singolare non corrisponde più al valore intellettuale/morale del 700).
La civiltà in relazione con le varie scienze umane
- Geografia: civiltà in relazione allo spazio geografico; ogni civiltà è definita da un dato rapporto uomo/natura, ed è figlia di privilegi immediati di cui l’uomo si è impadronito (per esempio, civiltà fluviali, talassocratiche). Ciascuna combinazione di elementi (clima, mari…) offre all’uomo una sfida e la risposta dell’uomo crea le basi della civiltà. L’area culturale è lo spazio in cui predomina l’associazione di certi tratti culturali, anche se ogni spazio può essere scomposto in regioni più ristrette. Inoltre, anche se lo spazio occupato da una civiltà è racchiuso da frontiere immobili, esiste una permeabilità di queste frontiere ai beni culturali: ogni civiltà importa/esporta beni culturali.
- Sociologia: società e civiltà sono due termini in continua interrelazione, spesso usati come sinonimi; per descrivere una civiltà occorre descriverne gli uomini, i suoi gruppi, tensioni, valori, ideali.
- Economia: ogni società dipende dalle condizioni materiali/biologiche. In generale, ogni fenomeno d’espansione demografica ha favorito lo sviluppo della civiltà, poi le catastrofi biologiche e naturali. Solo l’industrializzazione sembra aver dato all’uomo il suo valore e possibilità di lavorare.
- Psicologia: civiltà come mentalità collettive; in ogni età l’intera massa sociale è animata da una data rappresentazione del mondo e delle cose, una mentalità collettiva predominante che ispira gli atteggiamenti, orienta le scelte, rafforza i pregiudizi.
- Religione: è il passato e presente della civiltà, soprattutto in Oriente (ogni azione trae la propria forma e giustificazione dalla religione), in Occidente coesistono religione e pensiero razionalistico, fin dal mondo greco.
Le civiltà come continuità
La storia di una civiltà è la ricerca di quelle coordinate del passato che rimangono ancora valide: una civiltà ha un suo ritmo, si presenta come una storia a eclissi che si potrà scomporre in una serie di pezzi quasi estranei tra loro. Strutture della civiltà: per esempio, i sentimenti religiosi, l’atteggiamento davanti alla morte, al lavoro… Le strutture in genere sono antiche, di lunga durata e sono caratteri distintivi e originali che danno alla civiltà un volto particolare che non viene mutato perché considerato un valore insostituibile.
In genere, una civiltà ripugna l’adozione di beni culturali capaci di mettere in pericolo le sue strutture profonde. Una civiltà prende di continuo in prestito dai propri vicini beni che verranno poi reinterpretati e assimilati, ma può anche avvenire che rifiuti nettamente una particolare offerta esterna. Sono processi (rifiuto/assorbimento) di estrema lunghezza. La scelta è quasi sempre incosciente, ma grazie ad essa la civiltà si trasforma poco a poco, allontanandosi da una parte del proprio passato. Essa opera lentamente una selezione, scartando o accettando, e così ricompone un volto che non è mai interamente nuovo e non è più quello di prima.
Ci sono gli urti violenti di civiltà: per lo più inutili e fallimentari, i vinti cedono al più forte, ma la loro sottomissione è provvisoria. Questi periodi di coesistenza obbligata comportano concessioni/prestiti spesso fruttuosi, ma non giungono mai oltre un certo limite. Le civiltà sono interminabili continuità storiche.
Carr – Sei lezioni sulla storia
Lo storico e i fatti storici
Che cos’è la storia? Risposta di Carr con due esempi:
- 1896 pubblicazione Enciclopedia Cambridge Modern History: “l’opera permette di far entrare nelle case di ogni lettore le più recenti scoperte e conclusioni. Ogni dato di fatto è a portata di mano e ogni problema è diventato possibile di soluzione” (Acton)
- 1957 “ogni giudizio storico implica atteggiamenti e punti di vista individuali, tutti i giudizi si equivalgono e non esiste una verità storica oggettiva” (Clark).
Mutamento di visione complessiva della società nel corso del tempo: in Acton fede positivistica nel progresso, in Clark rischio di relativismo (dopo due guerre mondiali, nazismo, comunismo, l’idea di progresso decade). Il 1800 è l’età d’oro dei fatti (culto dei fatti). Lo storico Ranke afferma che “il compito dello storico è semplicemente dimostrare come le cose sono andate”. Per tutto l’800 i positivisti sostengono che l...
-
Riassunto esame Filosofia del diritto, Prof. Barberis Mauro, libro consigliato Come Internet sta uccidendo la democ…
-
Riassunto esame Filosofia del Diritto, Prof. Biondo Francesco, libro consigliato Diritto in evoluzione, Barberis
-
Riassunto esame Filosofia del Diritto, Prof. Biondo Francesco, libro consigliato L'evoluzione del diritto, Mauro Ba…
-
Riassunto esame Filosofia del Diritto, Prof. Biondo Francesco, libro consigliato L'evoluzione del diritto , Mauro B…