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Province d'Italia e i loro capoluoghi

Le province italiane esistevano già prima del 1861 in molte zone dei vecchi stati italiani, ed entrarono così a far parte del regno senza subire mutamenti. La Legge Rattazzi, del 1859, provvide già alla riorganizzazione provinciale della Lombardia (sparizione della provincia di Lodi e Crema, accorpata a Milano e Cremona), dello Stato Sardo (soppressione di province a vantaggio di nuovi raggruppamenti), di Parma e Modena (la Garfagnana passa a Massa), in Emilia e Romagna, in Toscana, Marche e Umbria (cancellate le delegazioni pontificie di Perugia, Spoleto, Rieti e Orvieto, fuse in Perugia). Questo assetto resistette a lungo.

Riforme provinciali

Un'altra riforma, nel 1927, comportò invece la creazione di 17 nuove province, la soppressione di una di esse (Caserta) e di molti comuni; successivamente furono ampliate alcune città (Milano, Genova, Venezia, Firenze e Napoli) e costituite due nuove province (Littoria e Asti nel 1934 e 1935).

Nel periodo post-bellico, infine, è stata ricostituita la provincia di Caserta e sono stati ricreati diversi comuni; poi ancora tre nuove province (Pordenone, Isernia ed Oristano) e diversi circondari (Biella, Ivrea, Prato).

Ordinamento regionale

Con l’attuazione dell’ordinamento regionale, le regioni hanno provveduto a suddividere la propria area in zone comprendenti più comuni, uniti in associazioni intercomunali o comunità montane, a cui sono affidati la gestione dei servizi sociali e sanitari.

Evoluzione dei comuni

A proposito dei comuni: erano 9202 nel 1921, 7309 nel 1931, 7857 nel 1951 e 8075 nel 1978. Il maggior numero è sito in Lombardia (1546), il minore in Valle d’Aosta (74); fra le province, molti i comuni torinesi (315), pochi quelli triestini (6).

I comuni mediamente meno ampi sono quelli lombardi (1542 ettari), quelli più ampi gli umbri (9191), a livello provinciale poco estesi sono i comuni comaschi (836), molto estesi i grossetani (16085). L’area comunale media nazionale si attesta a 3730 ettari, cifra simile a quella di Rieti.

Variazioni provinciali

Nel 1862 vi erano quattro grandi province (Alessandria, Cuneo, Novara e Torino); nel 1927 si aggiunsero Vercelli, Ivrea ed Aosta (poi diventata regione autonoma dal 1945); infine nel 1934 fu formata Asti grazie a 105 comuni staccati da Alessandria.

Con la pace del 1947 passano alla Francia parte di La Thuile, parte della Val Susa e Briga Marittima e Tenda.

Sette erano le province previste dalla Rattazzi nel 1859; nove sono ora con Mantova (1868, con la riunione di parte italiana e austriaca) e Varese (1927, Lombardia prendendo da Como e Gallarate).

Pavia perse nel 1923 il circondario di Bobbio, spartito fra Genova e Piacenza. Originariamente contava due province: Genova e Porto Maurizio. Da Genova venne staccato nel 1923 il circondario di La Spezia, comprendente parte di quello di Chiavari; nel 1925 l'Isola di Capraia fu unita a Livorno.

Nel 1927 fu creata la provincia di Savona (Genova perde ancora i circondari di Savona e Albenga dunque). Nel 1923 furono fuse Oneglia e Porto Maurizio in Imperia; Imperia che cede nel 1947 la media valle del Roja ottenendo da Cuneo Briga Marittima.

Nel 1923 vi fu un’unica provincia, Trento. Nel 1927 i circondari di Bolzano, Bressanone e Merano si unirono nella provincia di Bolzano, che nel 1948 poi ottenne 15 comuni di lingua tedesca da Trento (Lauregno, San Felice, Senale, Anterivo, Montagna).

Poche le modifiche. Nel 1923 furono aggregati a Belluno i comuni di Cortina d'Ampezzo, Livinallongo e Colle S. Lucia, zone ex austriache staccate dalla Venezia Tridentina.

Formato da quattro province: due (Udine e Pordenone) corrispondono al Friuli, due (Trieste e Gorizia) corrispondono al Veneto.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-GGR/01 Geografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gerson Maceri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Geografia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Bartaletti Fabrizio.
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