Riassunto di Geografia basato su Geografia e cultura delle Alpi di Fabrizio Bartaletti
1. L’ambiente fisico / 1. Il quadro geografico / 1.1. Delimitazione delle Alpi
Le Alpi si sviluppano ad arco dal limite tradizionale del Colle di Cadibona (440 m) fino alle porte di Vienna, per una lunghezza
complessiva di circa 1200 km. Secondo Batzing (2003), le Alpi hanno una superficie di 192000 kmq e una popolazione di 14
milioni di abitanti, ripartiti in 6100 comuni. Altre delimitazioni più ampie (1995, Cee) comprendono la Baviera, la Foresta Nera
e Stoccarda, ma anche l’intera Austria e tutta l’Italia settentrionale con l’Appennino tosco-emiliano.
Tale delimitazione è forse creata ad arte per stemperare i caratteri e i problemi delle Alpi in una Mitteleuropa allargata,
raggiunge una superficie di 450000 kmq e una popolazione di 70 milioni di abitanti.
Delimitazioni più ristrette, come quella di Batzing del 1990, escludono le città al margine alpino con una popolazione uguale o
superiore a 50000 abitanti.
Lo spessore della catena alpina varia da 120-150 km fra Saluzzo o Avigliana e Grenoble, a ben 250 km fra Verona e Monaco di
Baviera. Nel tratto fra Colle di Nava (907 m) e di Tenda (1908 m), le Alpi scendono fino al mare, come nel comune di Sanremo
(M. Bignone, 1289 m) o fra Ventimiglia e Mentone (M. Grammondo, 1378 m).
Ad occidente le Alpi sono delimitate dalla Valle del Rodano, ma ad oriente non è facile individuarne il punto di separazione con
le Dinaridi: il confine si colloca fra Udine e Lubiana, escludendo il carso triestino.
A nord-ovest, il Mittelland elvetico, ondulato altopiano a 400-500 m di quota, resta generalmente escluso dalle Alpi. In Baviera,
le Alpi occupano una fascia ristretta di forma rettangolare: qui le Alpi cessano all’improvviso come nella pianura di Cuneo e di
Saluzzo, lasciando posto al vasto altopiano (500-700 m) ove si situa Monaco.
A nord-est, in territorio austriaco, il limite alpino corre lungo una linea che unisce le città di Salisburgo (inclusa) e St. Polten
(esclusa), dopo di chè le Alpi si spingo ad est fino ad includere tutti i comuni che confinano con Vienna.
Per quanto riguarda l’Italia, Batzing aggrega tutte le langhe cuneesi e buona parte dei comuni costieri della Liguria, mentre sul
versante francese il limite meridionale si sviluppa ad arco lungo la linea Grasse-Draguignan-Apt-Nyons (incluse).
La nostra delimitazione delle Alpi italiane è vicina a quella di Batzing, ma esclude Langhe, Gorizia, e tutti i comuni costieri
della Liguria a parte Sanremo, Ventimiglia e Taggia, esse hanno una superficie di 51000 kmq con una popolazione di 4200000
abitanti. 1.2. Ripartizione delle Alpi e descrizione dei principali gruppi montuosi
Nella tradizionale ripartizione delle Alpi, si è soliti distinguere fra occidentali fino al massiccio del Monte Bianco incluso (linea
Rodano-Col Ferret o Rodano-Passo del Gran San Bernardo), centrali dal Bianco al Brennero e orientali per la parte restante fino
a Gorizia.
Da qualche tempo tuttavia si è diffusa una più comoda, duplice ripartizione fra Alpi occidentali ed orientali, con limite posto
lungo la linea che dal Lago di Costanza risale il Reno fino allo Spluga. Quindi, la Rezia dall’Engadina all’alta Venosta è parte
delle Alpi orientali come la Ladinia, il Massiccio del Gottardo, lo Jungfrau e il Gruppo del Rosa sono nelle Alpi occidentali.
All’interno di questa macroripartizione, si distinguono una trentina di sezioni e sottosezioni, come le Alpi Liguri, sottosezione
delle Marittime, fra Cadibona e il Tenda, le Marittime dal Tenda al Colle della Maddalena e così via.
Le Alpi raggiungono le quote più elevate nella sezione nord-occidentale, e in particolare nelle Graie in corrispondenza del
Massiccio del Bianco, nelle Pennine e nelle Bernesi. Nelle Pennine, venti cime superano i 4000 m, e tra Pennine e Graie nove
superano i 4300 m. Nelle Alpi Bernesi troviamo il più imponente e compatto sistema di ghiacciai delle Alpi, che si diramano
dalla Blumlisalp, dalla celebre Jungfrau, dall’Aletschhorn e dal Finsteraarhorn, e che prosegue a est col massiccio del
Dammastock.
Il Gran Paradiso (4061 m) è l’unico “4000” interamente italiano, così come la Barre des Ecrins (4102 m), nel gruppo del
Pelvoux, è l’unico interamente francese, distinguendosi per essere il più meridionale fra i “4000” alpini.
In Savoia, tra Gran Paradiso e Pelvoux, si snoda la catena della Vanoise, 40 km con notevole copertura glaciale e diverse cime
superiori a 3500 m come la Grande Casse (3852 m).
Nelle Cozie è in evidenza l’ardita piramide del Monviso (3841 m), con piccoli ghiacciai in forte ritiro. A sud del Monviso, i
ghiacciai si riducono a piccole testimonianze (Chambeyron, Gelas), nessuna cima raggiunge più la soglia dei 3500 m. Principale
massiccio montuoso è il gruppo cristallino dell’Argentera (3297 m), dall’aspetto un po’ tetro e desolato, inciso da profondi
valloni. A occidente delle Alpi del Delfinato, spiccano alcuni brevi catene calcaree, come quella della Chartreuse a Grenoble, le
Montagnes de Lans e il Massiccio del Devoluy (Tete de l’Obiou, 2790 m).
A nord delle Alpi Bernesi, le Prealpi svizzere hanno quote inferiori a 2400 m, ma vantano picchi dalle forme singolari e
pittoresche (Vanil Noir), spesso molto panoramiche e valorizzate da belvedere accessibili con funivie e ferrovie a cremagliera.
La sezione più orientale delle Alpi occidentali è costituita dalle Lepontine o Ticinesi, e dal Gruppo dell’Adula. Le quote non
sono eccelse (Monte Leone, 3552 m) e la copertura glaciale è discreta.
Nel punto in cui le Lepontine si connettono con le Alpi Bernesi e di Uri, si colloca il nodo orografico del Gottardo, da cui si
diramano importanti fiumi europei come il Reno, il Rodano, il Ticino, l’Aare e la Reuss.
Le Alpi Retiche comprendono tre importanti massicci con estese coperture glaciali: il Bernina (4049 m), l’Ortler (3905 m), il
Cevedale (3764 m) e l’Adamello (3554 m); ma non mancano gruppi secondari imponenti e con discreta copertura glaciale come
il Disgrazia (3678 m, Valmalenco) o il Pizzo Badile (3308 m) fra Grigioni e Sondrio.
A nord del Bernina, il lungo solco prativo dell’Engadina, è limitato alla sinistra orografica da Piz d’Err e Piz Kesch (3200-3400
m). Esse si connettono a nord-est con il massiccio del Silvretta, con notevole copertura glaciale sul versante austriaco e attorno
al Piz Buin (3312 m). Naturale prosecuzione del Silvretta è a nord-ovest la catena del Ratikon (Schesaplana, 2964 m), limitata
ad ovest dal Reno. Alla sinistra orografica del Reno, si sviluppano a sud le Alpi di Glarona (Todi, 3614 m) con notevole
copertura glaciale; a nord le prealpi calcaree del Toggenburg e dell’Appenzell.
Separata dal Bernina dall’ampio solco della Valtellina, l’aspra catena delle Alpi Bergamasche (od Orobie), pressoché priva di
valichi carrozzabili, ha piccoli ghiacciai sul versante nord del Pizzo del Coca (3052 m) e interessanti gruppi calcarei fra Val
Seriana e Val Camonica.
Lo spartiacque principale Adige- Inn è costituito dal complesso sistema delle Alpi di Otztal, che culmina nella ghiacciata
Weibkugel (“Palla Bianca”, 3739 m). Da esso si diramano verso nord tre lunghe ed aspre catene, fra cui la Weibkamm che
ospita la più alta e pittoresca vetta di questa sezione alpina, la Wildspitze (3768 m). A est del Brennero la principale linea di
cresta prosegue nelle Alpi dello Zillertal fino al Dreiherrn Spitze (“Picco dei Tre Signori”, 3498 m): da qui verso est/nord-est le
ghiacciate cime dei Tauri, che culminano nel Grobglockner, la più alta vetta dell’Austria (3797 m).
Gli Alti Tauri si collegano ad est coi Bassi Tauri e questi con le Prealpi Austriache, che digradano progressivamente fino alle
porte di Vienna: l’ultimo massiccio rilevante (Schneeberg, 2076 m) è a circa 60 km dalla capitale austriaca. A est della Carnia,
le Alpi slovene, calcaree, sono comprese tra l’Isonzo e la Sava raggiungono la quota più alta nel Triglav (2863 m).
Il corso dell’Inn separa le Alpi centrali austriache, cristalline, dai massicci calcarei settentrionali (Lechtaler e Nordtiroler
Kalkalpen) non elevati con altissime pareti che precipitano a picco nel verde fondovalle, come il massiccio del Wetterstein, la
più alta vetta tedesca (Zugspitze, 2964 m), oppure il vasto altopiano calcareo dello Steinerness Meer (“Mare di pietra”) che
culmina con l’Hochkonig (2941). Ancora più a est, già nel Salisburghese, il Dachstein (2995 m) accoglie il più orientale dei
ghiacciai austriaci.
A sud del Brennero, infine, l’elemento più interessante e bello per singolarità ed armonie di forme sono le Dolomiti, complesso
sistema di gruppi calcarei, limitati ad ovest dal corso dell’Adige e dell’Eisack/Isargo, a nord dalla Rienz, a est dal Piave e a sud
dal Brenta. Qui vi sono numerose vette superiori ai 3000 m, celeberrime nel mondo dell’alpinismo e del turismo, fra cui il Sella,
la Saslong, il Civetta, Pelmo e Marmolada, che con i suoi 3342 costituisce il tetto delle Dolomiti con un ghiacciaio di 300 ha a
nord.
Nelle Alpi occidentali i soli passi naturali carrozzabili e normalmente transitabili in ogni stagione sono il Colle della Maddalena
(1991 m) tra Valle Stura e Ubaye, e il Monginevro (1850 m), tra le valli di Susa e della Durance.
Nelle Alpi centrali è sempre aperto e percorso il Sempione (2009 m), mentre Julier e Bernina comportano qualche difficoltà. In
particolare, tra l’asse Rodano-Reno e la Svizzera centrale, l’unica comunicazione stradale praticabile tutto l’anno è costituita dal
traforo del Gottardo (oltre 18 km).
Nelle Alpi orientali la situazione è migliore, coi passi Reschen (1507 m), Brennero (1375 m), Dobbiamo (1220 m) e Tarvisio
(785 m), agevoli e sempre percorribili fra Italia e Austria.
I più elevati valichi alpini attraversati da strada carrozzabile si situano prevalentemente in Francia, quindi in Italia e Svizzera. In
alcuni casi, si tratta di strade del tutto secondarie (es: Fauniera). Il valico più alto, l’Iseran (1937), supera di poco il miracolo di
ingegneria del 1825, lo Stelvio. Quanto al Col de la Bonette, aperto negli anni ’60, pur di raggiungere il record dei 2802 m, si è
fatto compiere alla strada un ampio giro.
Esistono altre strade che raggiungono punti e valichi a quote molto elevate, ma non hanno uno sbocco sull’altro versante. In
Piemonte, nel comune di Bardonecchia, una strada si inerpica in 20 km dalla frazione Rochemolles (1619 m) fino al Colle del
Sommeiller a 2991 m di quota. 1.3. Fiumi, laghi, ghiacciai
Dalle Alpi, nascono alcuni grandi fiumi europei come il Reno, il Rodano, il Po e l’Inn, ma per l’importanza che assumono per le
Alpi, ha poco senso citare il Reno (1326 km dalle sorgenti a Rotterdam) o il Rodano (812 km come asse per il Meditteraneo).
I fiumi alpini vanno valutati per l’entità della loro portata nel trato alpino, dalla quale dipende la possibilità di sfruttamento
idroelettrico e di derivazione di importanti canali di irrigazione, per la vastità dei laghi che essi formano, in quanto fattori di
mitigazione del clima e spazi adatti alla navigazione interna.
Alla luce di ciò, il Po riveste una scarsa importanza per le Alpi, in quanto attraversa per poco più di una ventina di km una valle
stretta e ripida, la cui testata è priva di valichi e sbocca quindi nella più ampia pianura italiana.
Il Rodano (264 km nel tratto alpino) taglia in senso longitudinale l’intero Vallese e attraversa terreni intensamente coltivati a
vigneti e frutteti. A Martigny piega verso nord e si immette nel Lago di Ginevra, da quale esce nell’omonima città ormai al di
fuori delle Alpi.
L’Isère (290 km), affluente del Rodano, nasce dai ghiacciai della Levanna (Val d’Isère), e attraversa la vasta depressione della
Combe de Savoie e del Grèsivaudan, fitta di insediamenti e attività industriali. L’Isère non dispone alla testata di valichi
percorribili in ogni stagione (Isèran e Piccolo San Bernardo). La Durance (305 km), affluente del Rodano, drena buona parte
delle acque delle Alpi meridionali francesi e costituisce un buon asse di penetrazione da Marsiglia alla conca di Briançon.
Subito a valle di Embrun, il corso della Durance è stato sbarrato per formare il Lago di Serre-Ponçon, il più vasto invaso
artificiale delle Alpi.
Il Ticino (91 km fino alo sbocco del Lago Maggiore) attraversa la stretta e profonda Levantina. L’Adda percorre l’ampio solco
longitudinale della Valtellina, ben coltivata a meleti e vigneti nella parte centrale.
L’Adige nasce dal Passo Reschen, attraversa la Val Venosta, quindi in corrispondenza di Merano piega a sud, percorrendo forse
la più importante valle trasversale delle Alpi, ad alta valenza agricolo, turistica, commerciale e artigianale.
L’Inn (330 km nel tratto alpino), affluente del Danubio, nasce presso il Passo del Malora e attraversa la lunga Engadina, vallata
celeberrima dal punto di vista turistico. In Austria, l’Inn attraversa il cuore del Tirolo, entra in Germania a valle di Kufstein ed
esce dal territorio alpino presso la città bavarese di Rosenheim.
Il Reno è costituito dall’unione di due rami principali che scaturiscono dal Gottardo e dal Massiccio dell’Adula e si uniscono
poco a monte di Coira. A Coira il grande fiume si dirige verso nord, lambisce il Lichtenstein e attraversa un ampio fondovalle
densamente coltivato e urbanizzato, prima di immettersi nel Bodensee a ovest di Bregenz, ove esce dal territorio alpino.
I laghi si possono ripartire in due grandi raggruppamenti, e cioè quelli prealpini, più estesi e profondi, e quelli entro-alpini. I
primi occupano per lo più fosse tettoniche, mentre i secondi devono la loro origine a sbarramento morenico o da frana, oppure si
situano in conche scavate da antichi ghiacciai.
Tra i laghi prealpini, quello d’Iseo ha la particolarità di albergare un’isola detta Montisola, le cui dimensioni (450 ha) sono
eccezionali per i laghi alpini: l’isola madre del Lago Maggiore è estesa meno di 1 ha.
I laghi di Costanza (Bodensee) e Ginevra, date le dimensioni, fungono per le popolazioni rivierasche e per i numerosi turisti
estivi da piccolo mare interno (anche se le acque sono fresche e poco trasparenti). Lago balneare per eccellenza è invece il
Garda.
Scarsamente balenabili è invece il Lago di Como, che nei rami di Como e Lecco presenta l’aspetto di un fiordo.
Tra i laghi interamente alpini, notevole importanza per la balneazione assumono quelli della Carinzia e in particolar modo il
Worthersee, per le sue acque tiepide, nonché quello del Bourget, con particolare riguardo per la stazione climatico-termale di
Aix-Les-Bains.
Nei laghi alpini, notevoli suggestioni trasmettono la lussureggiante vegetazione e il susseguirsi di ville ed alberghi sontuosi di
fine Ottocento o dei primi del Novecento, come fra Pallanza e Stresa sul Lago Maggiore e nella sezione centrale del Lago di
Como.
Nelle Alpi esistono circa 4250 ghiacciai, con una superficie che alla metà degli anni ’70 era stimata in 2900 kmq. La maggior
parte delle superfici ghiacciate si situa nelle Alpi svizzere (1340 kmq), seguite a distanza da quelle austriache (630).
In Italia, la massima estensione del glacialismo si ha nel gruppo dell’Ortler-Cevedale, con 102 kmq, seguito dall’Adamello-
Presanella, con 49 kmq, mentre in Austria il primato spetta al Tirolo e alle Alpi di Otztal. In Slovenia ci sono piccoli ghiacciai
sul Triglav.
Fra i primi 25 ghiacciai alpini più estesi, 19 si localizzano in Svizzera.
Massimo ghiacciaio delle Alpi è l’Aletsch, nel Vallese, con una superficie di 96,1 kmq, una lunghezza massima di 23 km e una
larghezza media di 3,8. Si compone di un enorme bacino di alimentazione, costituito dalle tre lingue principali dello
Jungfraufirn, dell’Ewigschneefeld e del Grosser Aletschfirn.
Nel 1653 e nel 1856 raggiunse la sua massima estensione storica, pari a 145 kmq. Ancora nel 1957 la superficie era valutata in
130 kmq. Il famoso Lago Marjelen, formato dallo sbarramento del ghiacciaio all’altezza dell’Eggishorn, che nel 1878 raggiunse
una lunghezza di 1712 m e una larghezza di 460, è oggi praticamente scomparso per l’enorme riduzione dello spessore del
ghiacciaio.
Eppure, nonostante il forte ritiro, all’altezza del Konkordiaplatz, l’Aletsch ha ancora uno spessore di circa 800 m.
Secondo per importanza fra i ghiacciai è quello del Gorner, sul versante nord-occidentale del massiccio del Rosa. Dispone di un
bacino di alimentazione enorme. La fiumana principale ha origine dalla Weissgrat, e scorre da est verso ovest in direzione di
Zermatt, ricevendo da sinistra 6 grandi ghiacciai, tra cui il principale è il Grenzgletscher. La superficie complessiva è di 59,7
kmq, la lunghezza massima di 13,5 km (1973).
Al Gorner segue la Mer de Glace sul versante settentrionale del Bianco (Chamonix), alquanto meno esteso (38,7 kmq) ma lungo
comunque 12 km. Deve il nome al suo aspetto ondulato ed è probabilmente il più visitato delle Alpi.
Altro noto belvedere è quello di Montenvers presso Champnix, ove nel 1978 si costruì il primo rifugio delle Alpi. Si compone
di due grandi rami: il Glacier du Tacul e l’altra grande lingua proveniente dalle Grandes Jorasses. La Mer de Glace scorre per
circa 5 km, e all’altezza dell’Aiguille de Tacul, lo spessore del ghiacciaio è di circa 400 m.
Tra gli altri ghiacciai delle Alpi, solo quello di Fiesch, che scorre praticamente a fianco dell’Aletsch, supera i 30 kmq di
superficie e per lunghezza (16 m) è il secondo delle Alpi.
Altri ghiacciai alpini si segnalano per la loro bellezza, come il Corbassière nel massiccio del Grand Combin, il Morteratsch ed il
Roseg nel Bernina, il Forno in Val Bregaglia, il Pasterze nel gruppo del Grossglockner e il Blanc in quello del Pelvoux.
In base al catasto dei ghiacciai italiani, i ghiacciai censiti nel 1959-61 erano 838 con una superficie di 525 kmq, mentre nel 1989
ne sono stati censiti 807, con una superficie di 482 kmq (-8,1%). 403 kmq spettano al bacino del Po, 76 kmq al bacino
dell’Adige e i restanti a quell
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